Intervista a Egodystonia

Per me intervistare vuol dire anche guardare dentro le persone, analizzando assieme a loro quello che sono (o che vogliono apparire). Sono andato a importunare chi sta dietro al nome Egodystonia: mi sono prima sentito bene per la scoperta musicale – di cui in futuro sentiremo parlare sempre di più -, poi male, sempre peggio. Perché il mondo narrato da questa one man band “allargata” (Hansban non è un vero e proprio membro ufficiale) è veramente un mondezzaio e pensare a certe cose, a certi episodi, mi ha fatto sentire sporco. Grindpunk from nowhere! [F]

Cominciamo dalle cose semplici. Che significato ha il nome di questo progetto? Ryan O’Neil: Il termine Egodystonia è basato sul termine “egodistonico”, che significa (citando Wikipedia) “qualunque comportamento o idea che non sia in armonia con i bisogni dell’Io, o specificatamente coerente con l’immagine e la percezione di sé che ha il soggetto.” Ho pensato che questo sia un argomento abbastanza interessante perché rispecchia ciò che ho vissuto e che sto vivendo tutt’ora: cercare di attraversare alcuni blocchi mentali di cui, ovviamente, non vado fiero. Non a caso alcune mie canzoni parlano più o meno di argomenti del genere (oltre al classico “odio tutti” stile punk, criticando i veri motivi dei miei stati mentali).

Quando hai iniziato a pensare a Egodystonia e cosa ti ha spinto a esporti su Bandcamp e Facebook, scartando l’ipotesi di tenere queste idee tutte per te? Ryan: Partendo dal principio, pensai di fare musica già dalla mia pre-adolescenza quando ancora ero completamente ignaro della scena punk e grind (ascoltavo rock e metal più convenzionale e musiche che mandavano di solito in TV). Durante il 2011 però cominciai a conoscere prima gli Excrementory Grindfuckers e successivamente i Cripple Bastards, che mi hanno fatto capire che la musica estrema in fondo non è poi così male, ed eventualmente cominciai a trasferirmi nel grind stile punk portando con me allo stesso tempo quell’influenza metal che mi ha sempre accompagnato. Penso che Bandcamp e Facebook siano due delle piattaforme più “accessibili” per la pubblicazione delle proprie release, anche perché sono ancora completamente indipendente e compongo musica non per lavoro, ma “perché si”. L’importante secondo me è fare quello che si vuole fare, poi viene il passa-parola/marketing.

Nasci come musicista o come urlatore? Quale delle due cose preferisci? Ryan: Nella vita cominciai ad urlare prima ancora di aver capito di essere interessato alla musica, quindi la risposta è ovvia. Ahah! Comunque, penso di essere ancora molto indietro sia come musicista che come urlatore. C’è ancora un grandissimo margine di miglioramento, del potenziale non ancora sfruttato. E se devo essere sincero, preferirei essere più musicista che urlatore, ma entrambe le cose vanno più che bene insieme.

Lo pseudonimo Ryan O’Neal suona bene. Ti sei voluto ispirare al famoso attore? Ryan: Suona decisamente bene! Ma il vero motivo di tale scelta lo si trova in un film in cui l’attore – il vero Ryan O’Neal – recitò come protagonista senza nome. Il film è del 1978 e si intitola ‘The Driver’, dove Ryan interpreta un personaggio serio, riservato, molto “badass”, quasi di poche parole, che non si fida di nessuno (al di fuori dell’attrazione romantica, tipico dei noir); un personaggio che – volontariamente o meno – agisce nell’ombra e vive la vita SOLO dove il suo talento chiama. La sua persona rispecchia la mia (anche se sul “badass” ci devo ancora lavorare su!) e credo che l’attore abbia interpretato il suo ruolo alla perfezione. Ovviamente la mia personalità non si applica nelle mie canzoni Grindcore per ovvie ragioni, e in un certo senso è meglio così. Posso dire con certezza che The Driver è il mio film preferito in assoluto e un pezzo importante dei car chase movie, quindi anche per questo ho voluto omaggiarlo con il mio pseudonimo. Ah, e sia io che il bassista Hansban siamo fan di questo genere di film, con muscle car americane anni ‘70 che si menano tra loro.

Se la matematica non è un’opinione, sono passati quattro anni tra le registrazioni e la pubblicazione della tua prima demo, New Year of Violence. Cos’ha causato questo ritardo? Ti eri pentito di quello che avevi fatto? Ci sono state modifiche oppure semplicemente hai preso la roba del 2014 e hai fatto l’upload su Bandcamp? Ryan: Diciamo che fu per via di un insieme di cose che non mi hanno permesso di pubblicare subito quelle canzoni, ma i motivi principali erano la mia totale inesperienza riguardo il mixing/mastering e la quasi totale mancanza di tempo ed esperienza per il cantato. Non mi ero per niente pentito delle mie canzoni, per questo ho provato frustrazione per un bel periodo. Il mio side-project Grindustrial nacque anche per questo, ho dovuto colmare quel vuoto in qualche modo, dandomi anche la possibilità di sperimentare ancora di più sul sound e la produzione in generale. Quel side-project è stato almeno un ottimo allenamento in generale. Per New Year of Violence, tra il 2014 e il 2018 ci sono state solo piccole modifiche al songwriting, ma per il resto, nell’anno del rilascio, sono stati introdotti finalmente il mio cantato e il basso di Hansban, oltre che un sound e produzione diversi rispetto al passato. Vorrei anche precisare che la traccia Ama I Tuoi Errori del secondo EP l’ho composta nel 2015, anche se il testo è recente.

In particolare, girano voci sulle bizzarre registrazioni della traccia che ha dato il nome alla demo, e qui interpello anche il bassista Hansban. Cosa è successo in quel frangente? C’entra il fatto che si tratta del brano più lungo? Ryan: In pratica le canzoni erano già pronte per il rilascio quando Hansban propose di dare il suo contributo, quindi nel mio caso era solo questione di tempo mentre lui doveva sudare freddo per registrare tutto come pianificato.
Hansban Österreich (bassista session): Effettivamente sì: colpa mia! Per tutte le altre tracce ho registrato i riff in clip separate e lui li ha uniti (ed è andata così anche per Mondezzaio). Io non avevo mai suonato grindcore e sono uno scarpone anche in generale, ma per quella canzone ho voluto mettermi alla prova… probabilmente per un boost di autostima, avevo deciso che l’avrei registrata LIVE (una registrazione unica). Dopo infiniti tentativi (prima o poi, facevo sempre qualche cazzo di errore stupidissimo che rovinava tutto) e diverse esortazioni di Ryan che, nonostante la mia determinazione, insisteva sul ‘’vabbè, ma registrala riff per riff, dai, tanto non cambia niente!’’, finalmente… ho rotto una corda! Ed era la più spessa! C’è un riff mid-tempo cazzutissimo a metà canzone, in cui plettro in un modo in cui l’ultima plettrata del riff è sempre dal basso verso l’alto e la facevo sempre MOLTO aggressiva (la banda delle frequenze aveva un picco assurdo in quel momento e il suono pulito del basso clippava con il colpo) e ad un certo punto la corda ha detto basta. Ma io no. Disperatissimo, frustrato e incazzato, sentivo comunque di star facendo progressi. E allora prendi la macchina, vai da Guitar a Tortona (gentilissimo Roberto che mi ha dato una corda provvisoria senza chiedermi niente, siccome l’ho rotta mentre stavo registrando e dovevo finire di registrare!), prendi la corda, torna a casa ed ero di nuovo sotto… qualche altro migliaio di tentativi e alla fine ce n’erano un paio che andavano bene, anche se non ero ancora del tutto soddisfatto (dopo non ricordo se letteralmente una giornata e mezza o soltanto un’intera giornata). Il risultato però ha ripagato… tutto il sudore, birra e sangue versati ne sono valsi la pena alla grande e sono molto soddisfatto del risultato finale. Ce l’abbiamo fatta!

Rimaniamo su Hansban Österreich. Da dove è uscito fuori? Come ha contribuito alle tue uscite? Ryan: Hansban Österreich è un caro amico che, tantissimi anni fa, ebbe il coraggio di uscire “dalle fottute pareti!!!” della mia riservatezza e guidarmi verso mondi musicali che ancora non conoscevo, oltre che (come tutti gli amici) a darmi la possibilità di esplorare e analizzare caratteristiche della mia personalità che ancora non avevo scoperto. Dato che Hansban possiede e suona il basso, propose quindi di dare il suo contributo nelle mie canzoni per dare a Egodystonia quel basso che tanto serve in un genere come il grindcore. Perché il grindcore senza un basso super-distorto non sarà mai Grind al 100%.
Hansban: Io, invece, lo devo ringraziare per aver accettato questa proposta, avendomi dato la possibilità di dare un contributo notevole sia a New Year of Violence che a Mondezzaio. La collaborazione è valsa la fatica: lavoriamo bene insieme! Inoltre, sono quasi sicuro di aver sentito per la prima volta la parola ‘’grindcore’’ proprio da Ryan, dunque l’introduzione a nuovi mondi musicali è in parte reciproca! In merito allo pseudonimo ridicolo, come session member non potevo essere né Salva né Mario, dunque devo ringraziare Hank Amarillo per l’ispirazione, ma io volevo qualcosa di molto più germanico! Suona benissimo, devo dire… e sì, non gli avrei mai perdonato far uscire un album così figo con il basso pulitissimo e fingerstyle che emulava il software! Scott Carlson docet!

Qualcosa non ha funzionato tra di voi? Cosa ti ha convinto a fare davvero tutto da te nel lavoro più recente, Legge di Gravità, a cui arriveremo in seguito? Ryan: Quando cominciai a lavorare a Legge di Gravità, Hansban era abbastanza occupato nella vita, principalmente per via dell’università. Ed è un peccato perché non mi avrebbe affatto dispiaciuto avere di nuovo il suo contributo visto il risultato finale di New Year of Violence. Quindi condivido una piccola fun fact. Io decisi di comprare al volo un basso, super-economico (avendo un budget limitato) per suonarlo nelle canzoni di Legge di Gravità. Il problema è che era quasi insuonabile e stonava di brutto nei primi tasti, quindi finite le registrazioni decisi di riportarlo subito indietro. Per fortuna che qui si suona il GRIND!!!!! e quindi le imperfezioni possono a volte rendere il tutto più caotico, in senso buono, giusto?

Italiano o inglese? Nella prima demo hai usato entrambi. Poi hai virato verso la lingua nostrana. Come mai? Ti sei ispirato ai big tipo i Cripple Bastards? Ryan: I Cripple Bastards mi hanno dimostrato che si può benissimo fare musica cantando completamente in lingua italiana senza essere comunque limitati solo ad un pubblico italiano. Basti pensare che fu proprio il loro cult Misantropo a Senso Unico a far aprire centinaia di portoni ai membri della band verso mondi inesplorati. All’inizio pensai di mischiare italiano (per argomenti “italiani”) e l’inglese (per argomenti più generali) nelle mie release, ma dopotutto l’italiano è la mia lingua madre, in ogni caso mi esprimo meglio in questo modo.

C’è un antidoto al Degrado Urbano? Ryan: Nella vita ho imparato che certi paesi, certi ambienti e certe cerchie sociali sono insalvabili e non bisogna sperare che la loro situazione possa cambiare. L’antidoto è quindi ciò che sta dentro di noi, ma per usarlo si necessita di coraggio e speranza per ricominciare da capo, altrove, in un ambiente più adatto, più aperto. Perché un ambiente non dovrebbe essere privo di opportunità e non dovrebbe escludere nessuno.

Vi siete dati una spiegazione al fatto rappresentato nella oramai celebre e triste immagine che avete messo in copertina, ossia quel che restava del ponte Morandi? Ryan: Il ponte Morandi necessitava di supporto e di manutenzione, ma qualcuno ai piani alti non ha avuto voglia di considerare il suo stato, motivo della famosa tragedia che poteva essere evitata. Chi ha dovuto pagarne le conseguenze? Delle persone innocenti, purtroppo. Quel ponte può essere usato, secondo me, come metafora per rappresentare la vita e la situazione di alcune persone. Attualmente – creature sociali che siamo – stiamo vivendo nell’era del “self-love”, di celebrità super-famose/considerate che incoraggiano il “self-partnering”, della filosofia che “se non ami te stesso non hai diritto di essere amato”, della mentalità che “se sei una persona sola è unicamente colpa tua” (la traccia Cuore in Esilio è anche una critica a questa mentalità). Tutto questo mentre noi guardiamo i telegiornali che parlano di persone – di solito calme e tranquille – trasformarsi in bombe a orologeria per via di solitudine, esclusione e mancanza di supporto, con l’impulso di danneggiare sia se stesso che gli altri. Non tutte le persone sopportano la solitudine. Il ponte Morandi ha deciso di praticare il “Going Postal” contro persone innocenti che sono semplicemente state nel posto sbagliato al momento sbagliato, perché da solo non poteva reggersi in piedi a lungo, mentre la gente ai piani alti è fissata con la completa individualità – non quella salutare ma quella forzata – sottovalutando l’imminente crollo della struttura. Sia persone che strutture tendono eventualmente a crollare senza supporti adeguati.
Hansban: Per me tutta la faccenda è surreale e altamente ridicola. La colpa sta come sempre soltanto nell’essere umano. Inoltre, quando i tre stronzi sono andati in visita a Genova dai familiari delle vittime a fare le lacrime di coccodrillo dovevano prenderli a SASSATE, altrochè applausi! In zona da me, tra Voghera, Tortona e dintorni, in questi mesi è anche pieno di buche per strada così grandi che sembra di stare nella Dresda della WWII. Appena è estate e ci scappa il morto motociclista, allora la capiscono e le sistemano tutte, come è successo anche per il Ponte Morandi e altri mille casi. Viviamo in uno stato così e ci andrà bene così, a quanto pare…

Quali sono le differenze tra le due versioni di Mondezzaio Nazionale? Ryan: La differenza principale sta nel sound e nel fatto che nella prima versione c’è stato Hansban al basso, per il resto solo modifiche minori. Ho voluto ri-registrare la traccia per l’EP sia perché era nei piani, sia perché personalmente non mi è piaciuto il sound della prima versione.
Hansban: La differenza sta nel fatto che nella prima versione avevo il basso nuovo da inaugurare! Io sono molto soddisfatto del suono ciccione ed impastato di quella canzone, invece. Nel complesso, la trovo molto evocativa, proprio a livello di atmosfera/mood/emozioni che trasmettono i riff con quel suono bello impastato, caotico e molto “caldo”… e confesso anche che ultimamente i suoni impastati (o “muddy”, per gli anglofili) mi piacciono sempre di più, anche grazie a molte perle che condividi sulla pagina Facebook del blog, tra l’altro (e a un mio amico che canta/suona in un gruppo che hai intervistato da poco)! Riguardo la chitarra, quella è la prima registrazione con un pedale clone dell’HM-2 che è stato usato anche poi in Legge di Gravità e credo che continui a usarlo anche per eventuali prossime uscite… no?
Ryan: Esatto. Merito tuo per quel bel regalo! D’altra parte mi sono anche ricordato che per le chitarre di New Year of Violence ho usato due pedali della distorsione nel software, di cui uno un fuzz.

Passiamo all’ultimo tassello, Legge di Gravità. In Semilavorato urli: “Quello che avrebbe dovuto guidarci, ci ha degradato”. Di cosa si tratta? Ryan: Semilavorato è una critica al sistema scolastico, principalmente alle scuole che ho personalmente frequentato io. Ad un certo punto del testo c’è un riferimento nascosto al nome dell’istituto in cui andavo. In altre parole, ciò che avrebbe dovuto “prepararti alla vita” (dipendentemente dall’ambiente che si frequenta può essere vero o falso), in realtà non ti ha fatto neanche superare lo stato di prodotto semilavorato: un prodotto con tante fessure e imperfezioni che necessita di altro tempo di riparazioni extra per farlo ritornare finalmente in carreggiata.

Cuore in esilio? È davvero possibile farlo? E se fosse il solo modo per sopravvivere, anche se da fantasmi? Ryan: Per Cuore in Esilio mi sono ispirato al fatto che sia solitudine che isolamento possono comportare problemi fisiologici (oltre che psicologici) ad un individuo. Ovviamente con il testo vado un po’ sull’esagerazione, ma è incredibile come un organo che TU possiedi al tuo interno ne possa risentire per la mancanza di presenze esterne.

Legge di Gravità si chiude con una cover dei Discharge. Mi spiegate questa scelta? Ryan: Two Monstrous Nuclear Stockpiles è una traccia dei Discharge che, seppur molto basilare, mi è piaciuta particolarmente. Il “problema” è che soffre di una produzione abbastanza scarsa rispetto agli altri lavori di quell’iconica band, quindi decisi di suonarla per conto mio con il mio sound applicando anche altre piccole modifiche, come l’assolo. Inutile dire che farci una cover del genere è anche un modo per omaggiarli.
Hansban: Oddio, AMO i Discharge, ma come ha già detto lui, Never Again è inascoltabile! È l’unica uscita dei Discharge dell’epoca d’oro che non sopporto affatto. Oltre alle tre canzoni di quell’EP, OGNI altra canzone sarebbe stata uno scempio da fare come cover… musica intoccabile e non proprio compatibile con il sound di Egodystonia (a mio parere) ma ha fatto una scelta saggia: è meglio dell’originale! Inoltre, fun fact: avevo proposto anche Slaughter of the Innocent dei Repulsion, ma l’abbiamo scartata subito… avremmo preferito avere una batteria reale per fare la parte di un batterista così iconico come Dave Grave.

Su Bandcamp leggo che suoni “cheap vocal chords, cheap guitar, cheap bass, MIDI drums”. Credi che si senta che è tutto davvero “cheap”? Temi possa inficiare il giudizio degli ascoltatori? Ci sarà, in un futuro, qualcosa di meno “cheap”? Da questo punto di vista, sono sincero, non mi sono piaciuti i suoni di Legge di Gravità, perché mi aspettavo un passetto in avanti rispetto al buon lavoro di New Year of Violence. Ryan: Comprensibile. In fondo neanche io mi sento soddisfatto della produzione di entrambe le release e solo ora mi accorgo che Legge di Gravità soffre di una batteria molto timida che si nasconde sotto a delle chitarre fin troppo squillanti. Mixing e mastering li faccio da solo (con delle cuffie abbastanza economiche come riferimento) e sono sempre, SEMPRE indeciso su che tipo di sound puntare. Ho appena finito di lavorare su un nuovo sound per cercare di migliorare ancora di più la produzione per le release future. Beh, credo che sia a questo che servono le demo: sperimentare e capire la propria strada prima di passare a release importanti come i full-lenght (in cui, sicuramente, riproporrò tracce da New Year of Violence e Legge di Gravità). Accenno a ogni cosa che è “cheap” per il semplice fatto che c’è ancora un grosso margine di miglioramento e ancora oggi dipendo in parte dai software per gli strumenti ed effetti; la mia chitarra è di “medio livello”, ma tutto il resto come microfono, software di simulatori di ampli e mancanza di pratica con le “urla” influenzano un po’ negativamente ciò su cui voglio puntare. Sono sicuro che con dell’equipaggiamento adatto, il sound verrebbe molto più naturale, più organico e più ascoltabile. Per adesso però mi devo accontentare così.

Secondo te chi può apprezzare quello che suoni e quello che canti? Che sensazioni vuoi suscitare nel pubblico? Ryan: Bella domanda! Il grindcore è già di suo un genere molto di nicchia e nella scena sono ancora uno Zio Nessuno che porta un megafono del marketing ancora mal funzionante. Per questo sento quel rush di dopamina ogni volta che qualcuno mi dice cosa ne pensa dei miei lavori, nel bene o nel male, perché è uno dei modi per farmi capire dove e come potrei continuare. Ma ora come ora, non sono ancora sicuro su chi potrebbe apprezzare i miei lavori. Io non porto innovazioni e nei miei lavori si possono percepire molto le influenze dei big come i Cripple Bastards e Venomous Concept, ma mentre loro sono dei veri veterani in tutti i campi, io sono ancora ai primi anni e autodidatta. Sempre ritornando alle mie ispirazioni, ci tengo a menzionare l’album Variante alla Morte dei Cripple Bastards che rappresenta quasi alla perfezione ciò che voglio suscitare nel pubblico: riff semplici ma creativi che ti fanno dire “wow”, quel pizzico di punk sotto un’atmosfera oscura tipica del metal estremo e il cantato che varia di stile. Non penso di essere maturato abbastanza da poter scrivere dei “riffoni” e collegarli in modi fattibili per far dire “wow” agli ascoltatori, non in modo costante almeno, ma vedremo dove mi porta il futuro.

Breve parentesi su un’altra tua creatura. Che rapporti ci sono tra Grindustrial e Egodystonia? Continueranno in parallelo o un giorno si incontreranno? Ryan: Non posso di certo dire di aver abbandonato Grindustrial, ma Egodystonia è ciò che ho sempre voluto fare, in altre parole il mio progetto principale. Grindustrial funziona più da “sfogo creativo” considerando il mix di generi su cui ho puntato. Insomma, è davvero molto bizzarro (in senso buono ovviamente) e più incentrato sullo humor. Entrambi i progetti non si incontreranno mai, anche se Grindustrial ha avuto qualche elemento tipico di Egodystonia, nel senso che alcuni riff di quel progetto li avrei trasferiti volentieri. Ora che Egodystonia esiste, immagino nella mia testa un cambiamento di direzione per Grindustrial se mai avrò tempo e idee per lavorare su una prossima release.

Mi hanno detto che hai da parte altri progettini, anche risalenti, in fase embrionale. Ci sono speranze di ascoltarli in futuro? Ryan: Mai dire mai. Ho composto brani industrial metal, ambient e crust punk, ma per vari motivi (in parte per causa mia) non hanno mai visto la luce.

Ho saputo che con Egodystonia non hai mai suonato dal vivo, ma c’è stata una volta in cui ci sei andato molto vicino. Come mai è saltato tutto? Perché non riprovarci? Hansban: Praticamente Michele dei Three Horns mi aveva contattato chiedendomi se con ‘’la mia band’’ (Mic, sei un grande, ma purtroppo sono poco più di un session member!) sarei stato disposto a suonare in apertura per loro ad una data a Spazio Musica a Pavia… naturalmente ne ero onorato e avrei accettato immediatamente: AMO i Three Horns e sono anche grandissimi amici, ma la decisione non spettava a me. C’era anche il problema del trovare il batterista per suonare dal vivo, ma ricordo che il Fadda (batterista di due pilastri del crust alessandrino, Drunkards e Jilted), in una sciallissima chat su Facebook nel periodo in cui spammavo a tutti quelli a cui poteva interessare il neonato EP, mi aveva detto che nonostante il genere gli facesse cagare, non gli sarebbe per niente dispiaciuto suonare questa roba dal vivo. Nonostante ciò e nonostante le incessanti e numerose pressioni del sottoscritto, Ryan non aveva intenzione di rivedere la sua posizione nei confronti del suonare dal vivo. Capita! Chiedete a Fenriz, resuscitate Quorthon, chiedete ai Teitanblood o (H)El(l)ia che sicuramente sapranno qualcosa in merito…
Ryan: Sempre della scena di Voghera, vorrei anche ringraziare Carlo degli Aufbruch per il supporto e per aver mostrato il suo apprezzamento in questo progetto.

In Mondezzaio Nazionale c’è un sample di Un Giorno di Ordinaria Follia, film oramai iconico: ti sei mai trovato sul punto di fare come Michael Douglas? Rassicurami sul fatto che non hai intenzione di imitarlo e dammi anticipazioni sulle prossime uscite Egodystonia! Ryan: Mi dispiace deluderti, ma eccome se ho intenzione di imitarlo. Con il potere della musica, però! Per rispondere alla tua domanda, non mi permetterei mai di fare del male agli altri, ma mentirei se dicessi che personaggi del genere non mi rappresentano affatto, perché so benissimo come ci si sente ad essere calpestati per poi passare automaticamente dalla parte del torto, vivere in una situazione alla “uno contro tutti”, rimanere incompresi per quasi tutta la vita fino a dire “basta”. E qui ritorniamo allo stesso discorso del ponte Morandi: se il personaggio di Michael Douglas non fosse stato così solo – nonostante i segni evidenti di un crollo mentale imminente – e fosse stato ripagato adeguatamente per i suoi sforzi, avrebbe compiuto lo stesso certi atti estremi? Come accennato prima, ho lavorato ad un nuovo sound per Egodystonia, risolvendo i difetti di Legge di Gravità. Aspetto solo che il mio cervello mi dia il via per aprire le porte alla creatività e all’immaginazione e cominciare i lavori di songwriting. Niente full-lenght per ora, non mi sento ancora pronto per quello: devo ancora trovare il mio sound, un tema centrale per i testi e qualcuno con basso e batteria reali (non in MIDI) che possa suonare il tutto.

Hansban: Ora, perdonaci per l’appropriazione abusiva di questo spazio finale, ma ci terremmo a ringraziarti per l’intervista.
Ryan: Esatto, grazie di cuore per l’intervista! Le domande sono state interessanti. Egodystonia/Hansban: E ci terremmo anche a ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno in qualche modo supportati esplicitamente.
Pietro Gandolfi, che ci ha condivisi sulla sua pagina Facebook, introducendoci come la proposta più estrema tra i gruppi che andava a promuovere e che sicuramente ha portato agli ascolti da parte di qualche altro cultore del marcio! Sorpresi e lieti che ti piaccia!
Italo, che ha fatto pubblicamente un apprezzamento su New Year of Violence: siamo contenti che ti sia piaciuto!
Grindwar, che ha pubblicato Mondezzaio Nazionale sul suo fighissimo canale Youtube: thanks a lot, mate!
E i già menzionati Mic (e i Three Horns), Carlo (e gli Aufbruch) e il Fadda (di Drunkards e Jilted): grazie di cuore!
Un ringraziamento speciale va a Rava (dei Terror Firmer) che alla sesta edizione dell’Anarcholocaust mi ha trovato davanti al bar che contavo dei centesimini di rame di merda e mi ha offerto da bere. Subito dopo, alla domanda ‘’Suoni in qualche gruppo?’’ ho risposto ‘’Sì, più o meno, suono il basso nel progetto grindpunk di un amico!’’, alla quale ha prontamente replicato ‘’Bravo! Continua a supportare la scena grind!’’ ed eccomi qua!
Grazie ancora per lo spazio che ci hai dedicato, Frank! Auf Wiedersehen!

Egodystonia covevr

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