La mega-intervista agli AufbrucH

Vista la gran mole di domande e risposte che vi apprestate a leggere, non mi dilungo tanto nell’introdurvi un gruppo stranissimo, che inizialmente mi aveva stordito. Ho deciso di comprare il primo album degli Aufbruch solo dopo qualche tempo, quando ho pian piano messo in ordine i tantissimi dettagli che quella musica mi aveva regalato. Vien da sé che ho sentito subito la necessità di andare a fondo nella vicenda. Ringrazio tutti i musicisti per avermi regalato un’altra pagina memorabile di questo blogghetto pieno di setole marroni. Gli Aufbruch sono: O.L.S. – voce, chitarrra; Taccio – basso; M° – chitarra; LKT – batteria. [F]

Conosco pochissimo il tedesco, quindi mi sono rivolto a Google Translate che mi ha rivelato una possibile traduzione del vostro nome: partenza. Cosa volete comunicare con tale scelta lessicale? [O.L.S.] Ciao, innanzitutto grazie dell’interesse nei confronti degli AufbrucH e del supporto che ci dai nei tuoi interessantissimi spazi che gestisci in rete. Seguendoti da tempo e reputandoti una persona di riferimento per ciò che scrivi è davvero un piacere per noi essere entrati a far parte della tua selezione d.o.c.! La traduzione di Google ti ha detto giusto. AufbrucH vuol dire partenza nel senso di abbandono del mondo / società attuale in frantumi, ormai privato/a da ogni suo significato essenziale, verso un domani eretto sulle fondamenta di nuovi principi rivoluzionari, umani e culturali. Con questo termine descriviamo un modello applicabile alla società attuale tanto quanto la corruzione interiore dell’individuo, cose che vanno ahimè di pari passo… L’ispirazione mi è venuta leggendo un libro in cui veniva descritto lo “stato d’animo” del popolo tedesco intorno agli anni venti, nel’immediato dopoguerra e la parola che l’autore usava era proprio il nome che poi è diventato quello della band. Anche in quel tempo molti sentivano il bisogno di abbandonare determinati concetti e schemi per costruire qualcosa di valore a livello sociale e culturale.

Che tipi eravate senza gli Aufbruch, attorno al 2013? Alcuni di voi già suonavano assieme? [O.L.S.] Il Taccio ed io ci conosciamo da molti anni, ma non avevamo mai suonato assieme prima d’ora. Lui è sempre stato molto impegnato in vari progetti, ma soprattutto con la sua punk rock band storica The Nerds Rock Inferno. Grazie al fatto che è un bravissimo ingegnere del suono è sempre stato molto attivo sul territorio per lavorare in studio con le band underground locali e non, ed ha anche dato grande aiuto ai Malasangre per registrare i loro dischi. Quando ho sentito che era il momento giusto per partire con questo progetto lui è stato il primo ed unico bassista che ho contattato. Ha accettato! Ahahah! LKT suonava già da tempo negli Splattergoat, ma ci siamo conosciuti solo nel 2014, quando ha iniziato a suonare con noi. In questo caso le cose sono andate diversamente, prima di lui avevamo fatto diverse audizioni, ma per svariati motivi nessuno se la sentiva di entrare a far parte della band. Il problema di base era il blast beat e una corretta interpretazione del mood o attitudine, che come tutti sappiamo è assolutamente necessaria che arrivi anche dal batterista. LKT invece non ha avuto nemmeno la necessità di “entrare” nel mood. Il feeling è stato immediato ed in lui abbiamo trovato un musicista che rispecchia perfettamente ed in maniera naturale le nostre vedute, il nostro modo di vivere la musica. Oltre ad essere molto tecnico e preparato, quando si è unito alla band sapeva già tutti i pezzi ed è stato fondamentale per mettere la parola fine alla stesura dei brani che sarebbero usciti su cd. M° è quello che ha la storia più strana. Quando siamo andati in sala per l’audizione ci aspettavamo un batterista, invece si è presentato lui alla chitarra con un batterista ahahah!!! Qui torniamo agli esordi della band, addirittura alla prima audizione col primo batterista che avevo contattato… Massimo Marangon. Storico amico di vita e già compagno di M° nei Flytrap, un istrionico personaggio che ho avuto il piacere di conoscere in quella fase, ai tempi aveva deciso di invitare M° alla prima prova in quanto sapeva da me che avevamo una chitarra sola. Da una situazione e da personaggi “sui generis” come quella che ti ho in breve dipinto, non poteva che scaturire un epilogo altrettanto particolare. Infatti il batterista ha dovuto rinunciare dopo poche prove e, successivamente, si è dato al canto lirico. Oggi fa parte di un’affermata orchestra che gira teatri di tutta Europa, vantando collaborazioni di tutto rispetto, mentre M° è rimasto. In lui riconosciamo il vero motore della band, uno che sia a livello musicale che a livello motivazionale tira dritto come una treno in corsa e non molla mai, oltre ad avere una mente aperta alla sperimentazione e sempre una moltitudine di idee e alternative per la stesura dei pezzi. Una vera perla rara e di grande stimolo. Io ai tempi arrivavo dal periodo Malasangre, dopo l’uscita di Lux Deerit Soli e le date che sono seguite, ed avevo appena concluso l’esperienza con i Viscera/// proprio per dedicarmi in toto ai pezzi degli AufbrucH. Avevo registrato molto materiale anche di altra natura per altri progetti che sono attualmente “in sospeso”, ma quello che ha preso forma in maniera naturale è stato proprio AufbrucH e quindi ho seguito la chiamata! Ed eccoci qua.

Siete in giro e suonate da circa sei anni. Nei primi momenti di vita, come si muovevano gli Aufbruch? È difficile trovare concerti se non si ha nulla di registrato e pubblicato? [O.L.S.] Onestamente non stravediamo per fare concerti. È sicuramente una cosa divertente e che ci piace fare, ma la priorità va data ad altro: aspettare quella che in tanti chiamano ispirazione, che a noi serve per calarci nel giusto mood e scrivere del materiale nuovo. Questo è da mettere in relazione con i tempi che la vita ci detta, i vari impegni personali e quindi l’equazione è subito fatta. In questo siamo tutti d’accordo e ci tengo ad affrontare il discorso più volte con i ragazzi quando ci vediamo in sala prove. Suonare deve essere un gioco, uno svago e un divertimento. Solo così una forma artistica può prendere forma e solo così un artista di qualsiasi genere, può avere il tempo di ascoltare e seguire l’ispirazione. Non esiste l’arte o l’ispirazione “on demand”, quindi no stress. Trovare le date comunque non è mai un grosso problema, in parte perché spesso siamo noi ad organizzare lo scambio con altre band, in altri casi qualcuno bussa alla nostra porta e in più abbiamo la grossa fortuna di avvalerci dell’aiuto di un grande cultore e sostenitore della scena underground, lo zio Mario (Francesco Mario Salvadeo), che spesso ci trova contatti e collaborazioni qua e là. Il suo aiuto come ufficio stampa, anche nella gestione dei contatti e dei social è davvero fondamentale, è un ragazzo che si dedica con passione al 1000%, questo traspare in maniera papabile da come opera e i risultati si vedono. Merita veramente un grosso grazie da parte della band. Dato che non stravediamo per i live, lui a volte può rivelarsi perfino pericoloso! Ahahah! Nella nostra zona è attiva da diverso tempo anche la Oltrepò Metal Crew: un movimento di cari amici in giro dal 1985 che si prefigge lo scopo di promuovere il metal nella nostra terra. Lavorare in sinergia con i locali: anche questo dà una grossa mano sia alle band che al fermento metal che da anni contraddistingue questo territorio. Coraggio ragazzi!!!

Mi commentate questo video? Era il 2014. I brani finiti poi su Blasting The Void erano già pronti? Perché poi ci son voluti altri quattro anni per vedere l’album pubblicato? [O.L.S.] In quel tempo l’unico obiettivo era provare i pezzi e testarli in ottica live per capire se ci piacevano davvero, se potevano funzionare dal vivo o se c’era da limare qualcosa. Per fortuna tutto andava per il verso giusto, ma non avevamo ancora affrontato la questione studio e in verità ti dico che, come in passato, quando abbiamo pianificato di entrare in studio abbiamo anche deciso che avremmo fatto tutto noi (o meglio il Taccio). Scherzi a parte, questo combacia molto bene con la realtà. Abbiamo fatto un test dei pezzi, tutto funzionava, ma mancava ancora Husk of Desire all’appello. Come ti ho detto prima, il tempo non gioca mai dalla nostra parte e quindi tra finire quella canzone, registrare, seguire la fase di post produzione che ha curato Christ presso i suoi studi di registrazione ha richiesto un bel po’ di tempo. C’è da ribadire comunque che non abbiamo bisogno di stress e non abbiamo nemmeno tanta fretta, quindi anche questo tipo di filosofia ha giocato un ruolo chiave! A disco finito e master in mano c’è stata la ricerca dell’etichetta e l’attesa fino ad ottobre 2018, quando è uscito.

Che differenza c’è tra Aufbruch e le vostre altre band? È più facile o più difficile a livello di gestione? Mi vengono in mente i nuovi Abbinormal, ma anche esperienze risalenti che abbiamo già sfiorato come Malasangre, Splattergoat e anche i meravigliosi Viscera///, in cui O.L.S. ha suonato. [O.L.S.] Parliamo di diverse band, ma anche di diversi periodi storici che si sono susseguiti. Per alcune i muri delle sale prove, giorno dopo giorno, hanno visto invecchiare i membri delle band. In altri casi le band vedono ed utilizzano la sala prove come un banco prova dei pezzi solo dopo aver fatto un lungo lavoro a casa. Con i Malasangre infatti le condizioni generali erano totalmente diverse, in settimana l’unica cosa che si faceva era ascoltare musica, suonare a casa e parlare di musica. Quando arrivava il weekend la nostra vita si spostava totalmente in sala prove: il sabato si sperimentavano le idee della settimana, a volte in due in tre, quattro. Era un luogo di ritrovo in cui spesso e volentieri passavano gli amici a bere una birra e alla sera magari si ordinavano delle pizze e si cenava li. La domenica si provava tutti e cinque per tutto il pomeriggio e, a volte, si rincasava per cena. Con i Viscera/// per me le cose erano già molto diverse. Lavoravo molto a casa, viste le distanze che mi separavano dal centro operativo della band, e la domenica andavo a provare i pezzi in sala distante un centinaio scarso di chilometri da casa mia. Il discorso degli AufbrucH cambia ancora. Le idee nascono a casa, nel quotidiano. Spesso dico che sono la colonna sonora di ciò che sperimento durante la mia vita e quindi, a seconda del mood, mi viene in mente un riff o una semplice atmosfera che può sposarsi con quella determinata esperienza. Da li la registro e ci lavoro un po’ su, molte volte passa il Taccio a sentire e a dire la sua. Quando ho qualcosa che sembra stare in piedi mando tutto agli altri, a volte anche i riff scartati che fanno una sorta di “storico del riff” e quindi spiegano l’evoluzione che c’è stata per arrivare fin li. Successivamente si va in sala, dove ognuno fa le proprie considerazioni e si lavora molto sulla fluidità e la spontaneità del pezzo. Alla fine dei conti i riff non sono nient’altro che degli ingredienti, la parte importante è saperli miscelare, bilanciare… o almeno provarci ahahah!!! Metal Archives però non ci dice proprio tutto. Infatti da diversi anni suono anche nei Collateral Damage, un combo hardcore old school in cui suonano anche il Koro, bassista di Jilted, Drunkards e Bhopal; il Lele, batterista dei Legendary Kid Combo e LKT, che già conosciamo. Qui le cose funzionano in maniera ancora diversa: grazie al Koro, che è una fonte inesauribile di idee, e il Lele, che fa da arrangiatore, ti ritrovi a mettere giù dei pezzi nuovi in tempi velocissimi. Probabilmente tra in po’ infatti si registrerà qualcosa di nuovo.
[LKT] Almeno a livello gestionale, le differenze tra AufbrucH e Abbinormal sono pressoché inesistenti. Il discorso è un po’ differente per quanto riguarda gli Splattergoat, dato che si rende necessario incastrare le prove con i turni di lavoro, per cui è necessaria molta flessibilità. Inoltre, sempre negli Splattergoat ci sono stati vari cambi di formazione ultimamente, ma adesso hanno raggiunto una formazione definitiva e stanno lavorando ad un album.

Mi dicono dalla regia che il vostro chitarrista stava nei Flytrap, gruppo attivo nel 1990. Che mondo è quello di oggi rispetto a quello di allora? I Flytrap avrebbero avuto vita facile ora? [O.L.S.] Mi confronto spesso su queste cose con M°. Quando avevo sui tredici/quattordici anni vidi i Flytrap suonare una domenica pomeriggio in un centro giovanile attivo in quegli anni, qui nella nostra piccola città. Ci saranno state almeno un centinaio di persone. Nello stesso posto pochi anni dopo organizzavamo sempre una rassegna dedicata alle band locali. Ne abbiamo viste di tutti i colori e al martedì sera la sala era sempre gremita! Le differenze tra oggi e allora sono abissali! Che allora il movimento fosse diverso è sotto occhi di tutti. Il discorso di band – passami il termine – “classica” e quindi composta da chitarra, basso e batteria non solo era ancora attualissimo, ma erano gli anni in cui godeva del massimo richiamo da parte di tutti, il metal era al massimo del suo splendore e i ragazzi della generazione che lo aveva reso grande erano poco più che ventenni. Si suonava ovunque, qualsiasi genere, e c’era sempre un folto numero di persone ad ascoltare. Pochi erano quelli tra il pubblico che suonavano. Sembra assurdo, ma molti non avevano mai toccato una chitarra elettrica, per chi suonava possederne una non era facile come ora e molte volte ti dovevi accontentare di quello che c’era nel negozio in cui riuscivi ad andare o gli usati che vendevano i tuoi amici. Posseggo ancora la mia prima attrezzatura e nonostante fosse di buona qualità ammetto che è a dir poco imbarazzante, nel senso che forme e colori non sono minimamente adatti per un adolescente in aria di metal, mentre per gli ampli ci sarebbe da aprire un discorso a parte. Basta dirti che il secondo che ho avuto lo presi usato da uno che faceva liscio nelle balere… ma quello c’era e quello andava bene. Per le prove ficcavo la chitarra nello zaino di scuola e, con la bici, andavo a farle nel garage condominiale di un mio amico, mentre se si parlava di sala prove era una casolare, gestito da un ragazzo un po’ più grande che teneva i rapporti con la proprietà, diviso su più piani attrezzato con i classici portauova ai muri e qualche materasso qua e là per isolare. Per prenotare all’ingresso c’era un calendario, in cui di fianco al giorno segnavi nome e orario, e per pagare c’era una cassetta in cui mettevi i soldi e ti pendevi il resto. Voilà! Dopo qualche anno ho cambiato la chitarra. Da malato di Carcass mi ero preso l’Ibanez che usava Steer. Sul catalogo (cartaceo, nota bene) quella linea era sponsorizzata da Frank Gambale! Un bel po’ di anni dopo, nel 2007, ho preso la otto corde e le cose erano già cambiate. Aprivi il catalogo e sembrava di sfogliare un numero di Kerrang! Idem per i percorsi di studio. Io per anni ho avuto la fortuna di avere come insegnante Fabio Casali, un grande chitarrista di derivazione rock/jazz/fusion, molto all’avanguardia perché già ai tempi nelle sue scuole proponeva corsi personalizzati, musica d’insieme, ore settimanali di teoria e solfeggio. Durante le ore di strumento ascoltava quelle che erano le mie inclinazioni e aggiustava il tiro secondo le cose che più mi interessavano, ma questo era un lavoro che faceva lui. Oggi invece il metal viene riconosciuto e proposto come corso vero e proprio e questo è un grosso passo avanti senza parlare dell’Aalto University, del progetto Modern Heavy Metal Conference e della sua rete… cosa che potrebbe e dovrebbe essere anche proposta qui da noi. Come avrai capito, non mi tiro mai indietro se c’è da fare una disamina sociale, ma non politica. Tempo addietro infatti lavoro ce n’era a bizzeffe, potevi scegliere se andarci o meno, se fare un lavoro poco impegnativo che bastava solo per pagarti i vizi o avere un lavoro classico da otto ore e se non ti piaceva potevi cambiare e provare a migliorarti. La qualità della vita era nettamente superiore per tutti. Il morale, la spensieratezza e la voglia di uscire a divertirsi erano a livelli diversi e tutte queste cose le percepivi durante il corso delle 24 ore della giornata, che ti bastavano sempre perché sapevi che il giorno successivo sarebbe stato uguale, se non migliore. Oggi tra il pubblico il 99% delle persone suona, puoi avere l’attrezzatura che desideri con un paio di click o almeno puntare su qualcosa di consono alle tue esigenze e che non ti faccia cagare anche se sei un neofita. Un buon disco te lo puoi fare con un investimento minimo se non irrisorio. Però gli anni sono passati e come non è più il momento di determinate dinamiche usi e costumi degli anni che furono, non è più nemmeno il momento della musica “classica” di cui parlavo prima e infatti ci confrontiamo con scenari del tutto diversi. Vedere gli Iron al Monster of Rock del 1988 era una battaglia conquistata, oggi una data degli Iron o dei Metallica è diventata un’esperienza, una giornata per famiglie. Con questo non voglio dire che era meglio o peggio, se ti piace suonare e ami un certo tipo di ricerca hai e avrai sempre modo di metterti in gioco e avere delle soddisfazioni, anche e soprattutto guardando le mutazioni che avvengono nelle cose. È cultura. Per chiudere la risposta: i Flytrap oggi avrebbero avuto vita durissima, perché ci sono gli AufbrucH!!!

In particolare, a me piacciono tanto i Malasangre. Lì le cose sembrano ferme dal 2012 e Lux Deerit Soli, una roba allucinante composta praticamente da due universi che sulla carta sono canzoni da oltre trenta minuti. O.L.S., fammi un paragone tra questa esperienza lenta e dilatata e gli Aufbruch. [O.L.S.] Allora, come ti ho anticipato i tempi dei Malasangre erano quelli che ti ho descritto sopra. In più al loro interno ci sono personaggi come FH37 e VP33 che hanno sempre avuto molto da dire e da dirmi in termini artistici, culturali, di sperimentazione ecc… quindi li le cose andavano avanti in sala provando, ascoltando i vari riff, ascoltando le varie atmosfere, chitarre, synth, batterie in fase compositiva e con il resto della band in fase di prove vere e proprie. Sono momenti molto intensi che ricreano stati d’animo, che ti cambiano in molti aspetti, sia umani che artistici. Con gli AufbrucH è un lavoro più di pancia, basato sul riff e una comunicazione apparentemente più diretta. La cosa in comune sul modus operandi è la coerenza delle cose che vengono fatte e dette. Non che gli AufbrucH abbiano la verità in tasca, ma di sicuro quello che viene scritto e suonato è comunque frutto di svariate revisioni per testare anche una sorta di “onestà intellettuale” per fare in modo che le cose combacino con l’idea iniziale, laddove è nata l’idea del brano o il concept del disco. Per quello che riguarda i musicisti non trovo alcuna differenza in quanto, in entrambi i casi, ho avuto la fortuna di suonare con persone motivate, serie e dedicate al 100%. Un grande arricchimento personale anche a livello umano e culturale!

Anagraficamente non siete quindi nati l’altroieri. Ognuno ha le sue esperienze risalenti. Ebbene, cosa provate oggi ad essere considerati ancora una volta degli esordienti, con gli Aufbruch? Il disco è in effetti una novità per voi o in qualche modo è figlio anche di tutte le vostre band precedenti? [O.L.S.] Eh, in effetti se ci guardiamo indietro un po’ di tempo è passato (per fortuna!) e le esperienze che tutti abbiamo avuto costituiscono un buon background, oltre ad un buon curriculum di esperienze. La cosa che mi piace di tutto questo e di tutti questi anni è sentire sempre un richiamo, stimoli freschi, trovare persone serie che hanno voglia di collaborare e dei canali giusti in cui convogliarli. Questo è l’aspetto che più mi attira e gli AufbrucH li vedo proprio come una continuazione della mia crescita artistica ed umana, che ovviamente è partita da quando ho iniziato ad ascoltare musica, passa e si porta con se le esperienze con le altre band e anche tutto quello che sono io come uomo. In questo senso è figlio di tutto quello che c’è stato prima, ed è anche figlio di tutto ciò che prima non sarebbe mai potuto essere stato.

aufbruch live 1

Spesso si sentono i metallari più attempati lamentarsi amaramente perché non esce più nulla di bello, che si stava meglio prima e che le nuove band non sono buone a nulla. Voi siete in una posizione molto curiosa: persone mature eppure alla ricerca evidente di una miscela originale, nuova, sulla carta con un solo album all’attivo come Aufbruch. Voi come vi inserite nel dibattito? C’è speranza per il futuro? [O.L.S.] Mah questi discorsi li sentivo spesso anche io. Da un po’ di tempo a questa parte li sento meno perché a molti ho espresso la mia opinione e quindi, a volte, vedo che evitano il discorso. Io metto sempre in primis la responsabilità di chi parla o di chi agisce e il proprio coinvolgimento attivo nel fare le cose. Per quello che mi riguarda dire che non c’è più nulla di bello mi trasmette l’idea di volersi trincerare dietro una comoda dichiarazione passiva per non voler dire semplicemente: “Mi sono rotto le scatole di ricercare musica nuova e le robe vecchie le conosco ormai a memoria. Forse è arrivato il momento che faccia altro”. Come giustamente noti tu stesso parli di metallari più attempati, e il fatto che questa dinamica sopraggiunga dopo un certo numero di anni è del tutto comprensibile e spiegabile. Quando sei un ragazzino, alle spalle hai tutto un mondo musicale (e non) che è già stato scritto, che gode già di una certa storia e di una certa fama, quindi non hai che da basarti su di una quantità affascinante di materiale sperimentale e non per soddisfare i tuoi bisogni a livello musicale, in più sei giovane ed hai un mucchio di tempo a disposizione, zero pensieri e ancora tutti i “canali sensoriali” completamente senza filtri, aperti ad accettare ogni novità e valutarla, in più aggiungiamoci anche che sei adolescente o che comunque l’adolescenza sta per sopraggiungere. Una spugna dotata di cuore orecchie e cervello e, probabilmente, anche una bella ragazza al tuo fianco! Arrivare ad una certa età con ancora questo tipo di predisposizione è già un miracolo, se osserviamo tutte le cose che possono capitare nella vita. Alcune tendono proprio ad indurire o seccare questi che io chiamo per convenzione “canali sensoriali”, che hanno a che fare con i mondi più sottili, artistici ed onirici e non con il mondo pratico. In più dover anche fare accurata ricerca perché la “pappa pronta” te la sei giustamente mangiata gli anni prima è una cosa che può presentare molti scogli e forse è proprio qui che cominci a dire “non c’è più nulla di buono”. Io la vedo così. Il futuro lo vedo roseo come il presente. Ci sono sempre nuovi “ambienti” da esplorare e ci saranno sempre menti vulcaniche a proporre qualcosa di interessante e dare spunti per immaginare, sognare, collaborare, creare e dare l’insegnamento che, a mio avviso, è questo: se si avverte un richiamo c’è da seguirlo. E ci sarà sempre chi lo sentirà e lo seguirà. Il resto non conta. Una cosa che mi auguro, che secondo me è molto importante e che mi sono detto più volte disposto a far partire, è una sorta di dialogo. Il mondo del metal underground deve parlare, organizzare dei tavoli e proporre/imporre un dialogo culturale su tutto quello che questa filosofia gli ha insegnato nella vita e per la vita. Dalla nascita del metal è già passata una generazione abbondante quindi abbiamo già i numeri, lo storico per vedere dove e come sono finiti i metallari che hanno dato inizio a questo movimento, a questo tipo di cultura in Italia durante i cosidetti early days. Vediamo dove e come sono finiti quelli che venivano additati come casinari, sporchi, poveri, cattivi, ignoranti. Qualcuno sarà finito al gabbio, qualcuno farà il giudice, altri faranno gli operai ed altri ancora saranno medici, o imprenditori, o musicisti. Chi lo sa? In ogni caso molti di loro vivono con questo marchio indelebile ficcato nella carne e, probabilmente, quando salgono in auto al mattino per andare a lavoro mettono gli Iron Maiden o i Disgorge. Al di là della questione musicale, sono certo che il metal ha dato molto anche in termini filosofici, culturali, sociali. Si è esteso in molteplici sfaccettature di contenuto che bisogna prendere in esame, sviscerare in modo da creare una vera e propria corrente di pensiero o comunque un ambiente di confronto in continua evoluzione. I canali ci sono già e, come ti ho detto, io mi sono in più di un’occasione fatto avanti per mettere la prima pietra. Se mi permetti colgo l’occasione per rinnovare ed estendere la cosa, se qualcuno fosse interessato potremmo continuare il discorso.

Torniamo agli Aufbruch e arriviamo al nocciolo della questione. Ma voi come definite la diavoleria che suonate? Doom, death metal, d-beat, black metal: c’è tantissima roba. Ecco, voi avete un certo ordine? Da quando siete nati avete man mano aggiunto questa roba oppure c’era già questa tempesta di suggestioni diverse? [O.L.S.] Non la definiamo, per convenzione diciamo death/black. Semplicemente provo a trovare una colonna sonora delle mie sensazioni, della mia quotidianità, delle mie esperienze, dubbi paure, propositi o speranze… bella vita di merda dirai tu! Ti capisco! Quindi è sempre tutto presente da quando suoniamo, ed il diktat che ci siamo dati (che è quello del no stress) deriva proprio dal fatto che per maturare certe idee serve la mente libera e tempo. Merce rara… quindi si va in sala solo quando sentiamo che ci potrebbe essere qualcosa di buono su cui lavorare. È comunque molto interessante e mi da una certa soddisfazione sapere che ci hai trovato svariate assonanze a più generi, non tanto perché ti sto velatamente dicendo che ci sono e sei stato bravo a coglierle o perché mi fa piacere sentirlo dire. Onestamente non m pongo mai la domanda, ma denota una certa cura e attenzione all’ascolto. Questo significa molte cose e, last but not least, rispetto per le band. Grazie!

Come funziona tra di voi nella creazione della musica? Vi vedete assieme e cominciate a stratificare le idee? Anche se da un coacervo particolare come il vostro mi posso anche attendere un metodo di composizione altrettanto eccentrico. [O.L.S.] Prima di tutto ci deve essere un’idea o una base che sia “sentita” e questo va di pari passo con la questione di “onestà intellettuale” che ti dicevo prima. Non posso andare in sala con dei riff belli solo perché “mi son venuti”, ma ci deve essere un perché, un motivo. Quando c’è quello, monto nel mio studio una o più parti, a seconda delle idee, e le giro agli altri con una piccola descrizione e anche qualche passaggio prima della versione che possiamo dire “definitiva per cominciare a lavorare sul pezzo”. Dopo un po’ di tempo che ascoltiamo le cose si va in sala e tutto quello che abbiamo sentito viene già suonato per diverso tempo e valutato. Pregi e difetti, e intanto ci si improvvisa sopra per renderlo “umano”. Se non passa questa fase, e quindi la parte risulta macchinosa, la si scarta perché vuol dire che non va bene per noi o non va bene in questo momento e si passa a qualcos’altro, motivo per cui si cerca sempre di avere più idee da sviluppare in una sessione, se no corri il rischio di trovarti con nulla da fare o, peggio ancora metterti a selezionare i riff e vedere quelli che stanno bene e quelli che stanno male… roba da far rabbrividire che, a mio avviso, farebbe risultare i pezzi e i dischi e le band un assemblato di riff senza una propria spina dorsale. Se il pezzo invece gira come intendiamo noi allora ok, lo mettiamo li lo suoniamo, lo registriamo e cominciamo a lavorarci su per vedere cosa ci trasmette, per fare le modifiche del caso, e da quando parte il lavoro in sala, l’arrangiamento sulla mia idea iniziale viene fatto praticamente da tutti. Tutti hanno voce in capitolo.

Di conseguenza voi avete faticato per trovare dei suoni adatti alla vostra musica, no? Come siete riusciti a far uscire bene in studio, nel contesto dello stesso disco, passaggi di stili musicali all’apparenza diversissimi? [O.L.S.] Questo è stato un lavoro gestito quasi in toto dal Taccio e da Christ. A livello di band, con la supervisione del Taccio, ci siamo solo presi l’incarico di fare le take di tutti gli strumenti, successivamente siamo passati da Christ, che è un amico di vecchia data nonché ottimo musicista e produttore, presso il suo studio per tutta la parte restante. Non posso dire che abbiamo faticato perché è una cosa che ci piace e Christ sa sempre dove mettere le mani, ma comunque è stato un meticoloso lavoro di cesellatura. Onde evitare di dirti delle inesattezze ho interpellato direttamente lui. Sentiamolo.
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Christ] Direi che una parte consistente della produzione, prima ancora del mixaggio, è stata dedicata proprio alla ricerca di un suono che desse alla band una dimensione propria. Sulle chitarre (ritmiche) ad esempio, la scelta è stata avere una combinazione di sei differenti testate.

aufbruch live 2

Breeding Pestilence ha un assolo bellissimo che dura circa un minuto. Al suo interno ci sono dei passaggi dal gusto… romantico, addirittura. Raccontatemi come è nato. [O.L.S.] Se non ricordo male Breeding è stato il primo pezzo ad essere completato ai tempi della stesura dei brani. È anche il pezzo più “melodico” che è finito sul disco e questo lo si deve in gran parte proprio all’assolo. Come le idee per le ritmiche anche quelle degli assoli nascono, generalmente, quando penso e non quando suono… quindi l’input di partenza è venuto così e poi l’ho sviluppato improvvisando sulla ritmica con l’intenzione di mantenere sempre la stessa frase, ma aggiungendo sempre qualche piccola modifica ad ogni ripetizione in modo da variare sempre un po’ ed aumentare anche la tensione. Nella seconda parte, quella che forse ha un’approccio più onirico, la cosa si è fatta ancora più divertente perché, pur avendo un’altra melodia, mantiene sempre la stessa base ritmica e questo mi piace molto perché improvvisare sulla stessa ritmica, trovando diverse soluzioni, è una cosa che mi ha sempre divertito e che apprezzo particolarmente, anche quando la ascolto in altri chitarristi. Riuscire a far suonare diversamente una parte pur avendo il “vincolo” della stessa ritmica mi da l’idea di completezza, divertimento e fantasia.

Anche Husk of Desire ha una parte solista molto incisiva, ma decisamente diversa da quella di cui abbiamo parlato poco fa, quasi alla Meshuggah direi. Perché avete voluto far suonare Christ, il vostro produttore? [O.L.S.] Doomque, ancor prima di essere il nostro produttore Christ è, come ho già detto, un amico di vecchia data. Ci siamo conosciuti ormai quasi trent’anni fa quando suonavamo cover in una band locale che avevo messo in piedi io. È sempre stato un personaggio di riferimento sia a livello umano che a livello musicale. Negli anni ci siamo sempre confrontati grazie all’amicizia che ci lega scambiandoci idee, pareri, ascolti trovandoci ad improvvisare nel tempo libero e molto altro ancora. Non esagero quando dico che è uno dei migliori musicisti che abbia mai ascoltato, ed avere avuto, per la prima volta nella mia vita, il piacere di potergli finalmente proporre uno spazio espressivo all’interno di un nuovo disco che avrei registrato è stata una cosa molto gratificante. Gli ho girato le ritmiche del solo senza alcun tipo di indicazione e, pochi giorni dopo, avevamo il solo bello e pronto. Calcola che Christ ed io abbiamo frequentato la stessa scuola di musica, io però sto ancora cercando di capire il routing del multieffetto! Ahahah! In generale comunque mi fa piacere quando penso al fatto che, senza aver preso a prescindere una decisione di evitare alcune realtà, ci siamo trovati ad avvalerci di collaboratori che provengono tutti esclusivamente dalla nostra zona, a partire da noi membri passando per il discorso produzione fino ad arrivare alla gestione social e alla direzione del video. Questo mi fa notare come negli anni ci siamo circondati ed abbiamo contribuito a creare un habitat artistico/culturale nel nostro territorio, in cui ognuno ha scelto liberamente, o meglio per vocazione la propria strada e collabora in una sinergia assolutamente dedicata e professionale.

Qua e là ci sono delle parti parlate, dei sample. Da dove sono tratti e che significato hanno nell’album? [O.L.S.] Stando molto “larghi” il tema principale del disco è incentrato sul comportamento di quel tipo di persone egocentriche, arroganti, superficiali, impulsive, che manipolano in maniera spietata gli altri senza provare vergogna, colpa o rimorso; senza essere guidate da una morale o da dettami di coscienza, mancano totalmente di empatia ed hanno solamente una consapevolezza astratta, intellettuale dei sentimenti altrui. Non sto parlando dei serial killer o assassini vari. Mi sono documentato un po’ su questo ambito leggendo i libri di un luminare in tema, il dottor Robert. D. Hare e, da profano quindi senza voler sminuire la figura del dottore in alcun modo, ho cercato di interpretare al meglio ciò che sono riuscito ad immagazzinare dai suoi libri, che si sono rivelati di grande aiuto anche per la realizzazione del disco e anche per un mio arricchimento. Ho conosciuto questo illustre personaggio grazie ad una citazione che trovai in un un libro di un autore che amo molto, Pablo Tusset, nel suo Nel Nome del Porco… ma basta citazioni. I campioni del disco sono discorsi che, nel bene o nel male, si collocano in quell’ambito e le parti noise le faccio io con il synth.

Quante volte avete scatarrato prima di avere la take giusta da inserire in Order Disorder? Perché lo sputo? [O.L.S.] Migliaia! In quell’occasione ho capito che c’è uno stile anche per scatarrare, come gratti, come sputi, la coda che vuoi dare ecc… ahahah! Scherzi a parte, in fase di registrazione il Taccio ed io ci eravamo dimenticati di farlo e ce ne siamo accorti solo in fase di mix in studio da Christ. Risate generali: lo sputo lo abbiamo fatto lì, ed in effetti ha richiesto un discreto numero di prove prima di meritarsi il sì definitivo! Uno sputo in faccia è una cosa che non ho mai fatto e credo mai farò, proprio perché lo ritengo un gesto molto forte, però a livello simbolico dice molto ed in un punto come quello ce lo vedevo proprio a pennello, in più è stato usato da molte band in ambiti parecchio diversi, e ciò rendeva il fatto di inserirlo ancora più “sfidante”… quindi perché no?

Mi spiegate la copertina dell’album e le immagini interne del libretto? [O.L.S.] Booklet e grafiche sono stati curati da me, in quanto sono lavori grafici che svolgo abitualmente. Sono quasi tutte immagini che ho preso da libri che ho a casa o foto che ho scattato durante i miei pellegrinaggi in Ungheria o Repubblica Ceca. Terre dell’Est che amo molto sia per cultura che per tradizione. Il disco parla per metafore ad anche qui ho cercato di creare una trama con le immagini di ciò che meglio rappresentavano i miei stati d’animo nei momenti in cui nascevano e prendevano vita i pezzi del disco. La copertina è infatti il dettaglio di un triste monumento che si trova all’esterno della Casa del Terrore di Budapest. Imparare dagli errori commessi in precedenza, soffermarsi un attimo a pensare a chi e perché ha sofferto è sempre una buona cosa secondo me. Verso la fine troviamo un frame di un film tedesco degli anni Venti, Der Mude Tod, diretto da Fritz Lang, un’opera tanto poetica quanto apparentemente spietata in cui tutto alla fine torna con un significato tanto delicato quanto geniale, mentre nel retro troviamo una runa Eoh o Eihwaz, il cui significato mi ha sempre affascinato molto.

aufbruch cover

È curioso che non siano riportati i testi. Perché? E comunque qualcosa dei temi trattati si capisce dal fatto che abbiate ringraziato la vita e la società per la rabbia che vi hanno regalato. [O.L.S.] Sulla pubblicazione dei testi ci sono più risposte: la prima è che il Taccio ha detto no, qualcun’altro magari ed io ho fatto orecchio da mercante in quanto, se avessimo aggiunto i testi, avrei dovuto riprogettare tutto il discorso grafico… Ti pare? Il primo a farmi notare sta roba è stato comunque il già noto zio Mario, il quale si è reso anche disponibile a correggere gli eventuali errori e pubblicarli sulla nostra pagina di Bandcamp, in cui a breve credo che li vedremo. Il grazie alla vita è ironico, ma non troppo. Diciamo che in un mondo che parla abitualmente di riuso, riciclo, differenziata, riuscire a rielaborare frustrazione, rabbia, incazzatura per produrre qualcosa di buono è un ottimo modo di “riciclare” e un discreto sistema per rigenerarsi e per risparmiarsi litri e litri di Gaviscon. Anche il concetto di resilienza si sarebbe sposato secondo me, infatti un altro slogan che avevo pensato era Resilient Evil. Mi piaceva, ma l’ho scartato perché sapeva troppo di battuta.

Prima vi ho chiesto dei primi live della vostra carriera. Ora vorrei capire come suonate oggi e soprattutto come vi approcciate agli ostacoli che può trovare nel 2019 un gruppo singolare come voi nella ricerca di concerti. [O.L.S.] Oggi l’obiettivo principale per i live è quello di sapere bene i pezzi, suonarli spontaneamente, con disinvoltura per poterci divertire con il pubblico senza avere altri pensieri mentre siamo sul palco. Al di la di quello che troviamo in ambito live, quando prendiamo una data siamo certi di volerlo fare, quindi siamo sempre entusiasti e ci divertiamo sempre. Non abbiamo mai avuto problemi e collaboriamo sempre con gli organizzatori ed i gestori dei locali per minimizzare il rischio. Quando succede qualcosa ci si mette sempre una pezza. L’imprevisto è quello che rende tutto più bello, no? Se c’è chiarezza all’interno della band, e sei sincero quando hai a che fare con gli altri, il rischio di avere veri ostacoli è minimo, soprattutto per una band come questa che non fa molte date. Un altro aspetto che curiamo molto, grazie all’esperienza del Taccio, è quello dei suoni. Non ci ammazziamo certo di seghe mentali perché l’approccio rimane sempre “accendi e vai”, ma con qualche suo consiglio riusciamo sempre ad ottimizzare le prestazioni della nostra attrezzatura ed essere bilanciati, sia a livello sonoro che come posizionamento a livello di frequenza dei vari strumenti sia sul palco che fuori. Certo la resa dipende poi anche da altri fattori come bene sappiamo tutti, però cerchiamo sempre di avere una base solide. Ultimamente abbiamo preso anche delle luci per creare diverse situazioni a seconda del pezzo, ma dobbiamo ancora lavorarci per bene.

In un’altra intervista avete rivelato che nei live vi piacerebbe proiettare qualcosa nel telone dietro di voi. Avete pensato a quali immagini o video possono abbinarsi bene alla vostra musica o è un discorso da affrontare in un futuro più lontano? [O.L.S.] Esatto. È una cosa che facevamo con i Malasangre e mi piacerebbe molto riprenderla anche in questo contesto. In effetti è da affrontare con tempo e calma, va di pari passo con altre idee, sempre sul discorso palco, che ho in mente già da un po’ ma non trovo mai il tempo per cominciare a fare delle prove. In sé non è nulla di speciale, ma preferirei creare un conteso piuttosto sfocato ed oscuro, probabilmente facendo anche passare noi stessi in secondo piano a vantaggio di uno show molto più compatto a livello concettuale a favore del mood che si creerebbe ed in cui l’ascoltatore sarebbe immerso totalmente. Senza distrazioni. Parlando di compattezza concettuale non potremmo non dedicare un’attenzione particolare alle eventuali visuals che dovrebbero essere pennellate ad hoc sui pezzi e sull’andamento della serata. Idee: simboli e spezzoni di film per adesso sono le ipotesi più accreditate, ma non c’è ancora nulla sul piatto. Vedremo, in tal caso comunque dovremmo anche contare sull’appoggio dei locali per quanto riguarda almeno il posizionamento del proiettore ed eventualmente anche sul resto, cosa non sempre fattibile proprio a livello pratico… per una questione di realtà mi sono già fatto dei discorsi e qualche osservazione in merito. Dai, si vedrà!

Vi siete divertiti a girare il video di Corporhate Murder? [O.L.S.] Sincero: io per niente! Ahahah! La la proposta che ci è arrivata dal mio amico regista Marco Rosson, che tra le altre cose organizza insieme a me il Voghera Film Festival, è stata accettata di buon grado da tutti e quindi non potevo mancare. È stata comunque una bella giornata in collina passata in buona compagnia che ci ha fruttato un video con un girato ed un montaggio di alto livello, dunque non mi posso lamentare. In più ha riscosso un buon riscontro a livello mediatico e tutti sono stati molto entusiasti, quindi il problema probabilmente è solo mio, derivante anche dal fatto che in quel periodo avevo dei ritmi di vita pesantissimi ed ero parecchio stanco!

Gli Abbinormal hanno chiamato il loro album 1996. Se anche voi foste costretti a utilizzare un anno nel titolo dell’album, quale scegliereste e perché? [O.L.S.] 1984 e, non ci crederai ma abbiamo già qualche pezzo da metterci dentro… se vuoi ti dico i titoli delle canzoni: una di sicuro Hot For Teacher, un’altra Panama e credo anche un’altra che si intitolerà Jump. Stiamo investendo molto su questo disco. Ps: con le domande prima andavamo meglio eh ahahahah!

Da fan estremo dei Van Halen, non potevate citare un anno migliore! Voi sapete già come sarà il prossimo disco degli Aufbruch? In cosa sarà simile e in cosa sarà diverso da Blasting The Void? Al momento abbiamo un pezzo finito, che presentiamo live già da qualche mese. Altre cose con una struttura che fila attualmente non ci sono, ma idee da sviluppare stanno già girando da un po’ di tempo, sempre con la nostra proverbiale “flemma doom”! Di sicuro sarà simile nell’utilizzo dei campioni e dei synth e probabilmente da Blasting prenderà le parti più ferali e brutali come punto di inizio per il mood generale, credo. Più caotico ma non inintelligibile. In qualche modo il riff ci deve sempre essere! So che ti stai chiedendo se sarà tutto così o ci sarà la il solito miscuglio e la risposta è: si, ci sarà! Infatti un pezzo sul quale stiamo lavorando è proprio l’esatto contrario di quello che ti ho appena descritto. Non ti prometto nulla ma magari al prossimo giro troveremo una definizione per la diavoleria che suoniamo [cit.], o magari ci darai una mano tu!

All’inizio vi ho chiesto come eravate quando gli Aufbruch non esistevano. Per chiudere invece la domanda è simile: come e dove sareste oggi se gli Aufbruch non fossero mai esistiti? [O.L.S.] Mah io personalmente ho un disco pronto da registrare che era stato terminato nello stesso periodo di Blasting, o forse addirittura anche qualche tempo prima… È un progetto che ha a che fare con il doom, la band si chiama Unde Malum e vede coinvolti altri due musicisti già noti nell’ambiente VP33 dei Malasangre ed Eos, il batterista che segue VP33 nella sua nuova ed interessantissima band Il Golem di Cristallo. Abbiamo fatto dei live qualche anno fa per vedere se la cosa stava in piedi date le singolari caratteristiche. Passato il test abbiamo dato l’ok, ma non è mai stato registrato per un motivo molto semplice: al traguardo è arrivato prima Blasting ed è stato giusto seguire lui. In più anche gli altri due ragazzi sono impegnati con diversi progetti, tra cui Il Golem che ti ho citato prima e quindi, per questioni che ben si capiscono, le cose sono state temporaneamente messe in stand-by, ma questo non vuol assolutamente dire che il discorso non verrà ripreso. Poche settimane fa ho incontrato gli altri in occasione di una serata live ed abbiamo proprio parlato di questo. C’è solo bisogno di trovare il tempo per ripassare i pezzi ed entrare in studio, per me con un minimo di organizzazione riusciamo a stare in una tempistica decente e quindi spero di farlo al più presto. In più io nutro un discreto interesse per il mondo del synth e simili, quindi non escludo nemmeno una strada di questo tipo.
[M°] Ci è andata bene a formare gli AufbrucH, altrimenti a quest’ora saremmo probabilmente in qualche parte del mondo su una nave da crociera a far parte dell’orchestra, circondati da gente facoltosa e belle signore in cerca d’avventura in posti dove c’è sempre il sole…
[Taccio]: Al bar.

[O.L.S.] Strano, avrei detto seduti su una panchina a pensare quanto sarebbe bello suonare per una band che non sa definire ciò che suona! Ahahah! Frank, non mi resta che ringraziarti a nome mio e di tutta la band per questa divertente chiacchierata e per lo spazio che ci dedichi nei tuoi canali web. Ti faccio i complimenti perché ho trovato le tue domande particolarmente costruttive, mi hanno dato lo spunto per esaminare un po’ più a fondo alcuni temi ed immergere me stesso, per una volta in più, in alcune importanti riflessioni. Conoscerti è stato davvero un piacere, come lo è seguire i tuoi consigli musicali sul tuo sito, come sulla pagina Facebook e Bandcamp! A presto!

2 pensieri su “La mega-intervista agli AufbrucH

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