Intervista agli À Répit

Sono un normalone. Leggo dicembre sul calendario e mi butto su una delle band più glaciali che ci siano in Italia. À Répit è una creatura che merita tutta l’attenzione di chi si ciba periodicamente di black metal fortemente caratterizzato dal luogo in cui è nato. Lascio lo spazio ai due musicisti coinvolti, che non saranno di molte parole, ma hanno dato diversi spunti e indicazioni a un curiosone come me. [F]

À Répit, la “magna leggenda” che dà il titolo al vostro primo album è la stessa che ispira il nome che portate? Va letto in francese o come? Gypaetus (chitarrista, bassista, autore dei testi): No, sono due cose differenti. Il moniker va letto in francese, dando enfasi alla i, ma dipende anche in che parte del Nord-Ovest ci si trova perché e’ una sorta di patois (dialetto). Il significato del termine À Répit viene anche definito “doppia morte”.

Com’era À Répit quando è nato, nel lontano 2012? Gypaetus: Era solo una bozza grezzissima. Dopo aver smesso con i Nefarium [nel 2001 secondo Metal Archives] ho venduto la strumentazione, non ne volevo più sapere di musica e mi sono dedicato alle alle altre mie più grandi passioni: la natura, la caccia e la pesca. La montagna, in generale, ha poi fatto sì che riprendessi in mano gli strumenti per dar voce alle sue storie… In questo Skarn è stato fondamentale.

I brani erano già pronti all’epoca oppure si sono plasmati col tempo? Skarn (cantante, chitarrista, batterista): I brani sono stati creati per l’album, a parte due che erano già stati registrati in maniera embrionale da Gypaetus nelle loro versioni demo e in seguito plasmate per esser inserite in Magna Leggenda.

Gypaetus, è stata determinante la collaborazione con l’altro membro, Skarn, arrivato a fine 2016? Saresti comunque arrivato a Magna Leggenda da solo oppure sarebbe uscito fuori diversamente? Dopotutto vi siete divisi pressoché equamente la scrittura della musica, no? Gypaetus: Come ti anticipavo, Skarn è stato fondamentale. È stato lui a credere in me e al progetto dei bambini mai nati.

Nella primavera 2019 vi siete uniti per uno split con altre importanti entità del black metal italiano, Inferen, Malauriu e Vultur, molto diverse tra loro ma accomunate da cosa? Chi ha avuto l’idea? Skarn: Eravamo in contatto con Asmodeus dei Malauriu e mi pare che tutto sia partito da lui. L’idea dello split era ed è quella di unire quattro band cosi diverse, ma dello stesso genere per creare un legame forte da Nord a Sud, isole comprese. Siamo molto soddisfatti da quello che è uscito fuori.

Parlatemi dei due brani inclusi in Teschi Ossa Morte. In cosa differiscono da quelli di Magna Leggenda? Li reputate migliori di quelli dell’album? Skarn: Li reputo come giusto proseguo di quelle dell’album. Sono state composte apposta per lo split. Per quanto riguarda quelle migliori, da parte mia non si pone il problema, sono il primo fan delle canzoni che scrivo quindi non c’è una migliore dell’altra, magari tra dieci anni potrò risponderti diversamente.

Avete già creato qualcosa di nuovo, che ascolteremo presto? O state procedendo lentamente? Skarn: Sì, stiamo componendo per un nuovo album, ma procediamo con molta calma, non abbiamo fretta e soprattutto c’è stato troppo caldo ultimamente per i nostri stilemi… Non ci siamo prefissati nessuna data.

Nella vostra musica si fa riferimento al respiro della montagna, al canto dell’Alpe… È vita della natura, quella che descrivete. Gli umani c’entrano qualcosa? Forse la montagna è più una sorta di divinità che non è soggetta alle leggi umane? Skarn: Hai colto nel segno. È vita della natura e anche l’uomo ne fa parte, ma sicuramente la montagna, i suoi boschi e le sue vallate oscure sono intese come divinità e come scrigno di occulti e arcani segreti. La montagna non è soggetta alle leggi umane, ma sicuramente l’uomo è soggetto alle sue leggi.

Quando arriverà il tempo di pregare i demoni dall’alto dell’Alpe, come avete profetizzato nella title track? C’è un senso religioso dietro la vostra musica? Skarn: I testi sono tutti opera di Gypaetus, so come li intende e so che non c’è una risposta concreta alla tua domanda. È una cosa che si può vivere, ma non spiegare.
Gypaetus: Concordo con quanto detto da Skarn. L’uomo vede la montagna con sottomissione, paura e massimo rispetto… per questo ha costruito antichi santuari, i ghiacciai diventano dimore di draghi antichi, gli alpeggi diventano luoghi dove si svolgeva la “Seungoga” (sabba). Tuoni e lampi sono la lingua dei giganti.

Vivere al confine, a cavallo di due regioni (Skarn in Piemonte e Gypaetus in Valle d’Aosta) che a loro volta contengono il confine per eccellenza, ossia le Alpi, vi ha formato in modo particolare dal punto di vista umano e musicale? Oltre al momento della contemplazione, insomma, avete guardato spesso e volentieri al di là del confine? Skarn: Io vivo ai piedi delle Alpi, quindi ho le montagne davanti agli occhi giorno e notte. Sono sempre stato influenzato da loro da che ne ho ricordo e se mi allontano ne sento il richiamo. Quindi posso affermare che sia a livello umano che musicale mi hanno formato e mi hanno indirizzato. Abito in una provincia che va dai piedi della montagna fino alle alte vette, posti pieni di storie e di ricordi ormai dimenticati.
Gypaetus: Le Alpi sono la mia anima. Quando lassù, sotto i pini mughi vedi volare un gruppo di pernici bianche, puoi dire che sono le anime dei morti che ci porgono un saluto.

È così difficile avere una personalità nel black metal? Credete di averla acquisita? Non parlo di originalità, ma di come ad esempio avete inserito -bene, per quanto mi riguarda- una frase tutto sommato classicamente black come “venti e tempeste sono la mia casa, la neve il mio vestito” nella vostra e solo vostra Arpian. Skarn: Non so cosa voglia dire avere una personalità black metal e non cerco originalità, mai interessato. La frase che hai citato, anche se li è riferita propriamente ad Arpian, penso sia abbastanza naturale per chi vive in questi paesaggi o per chi si sente tutt’uno con la montagna.
Gypaetus: Arpian e lo spirito dell’Alpe narra della vita dei pastori, una vita dura, una sorta di odio e amore che mai si cancellerà.

a repi facce

Il vostro messaggio può essere compreso più facilmente da che tipologia di ascoltatore? E chi può fraintenderlo? Skarn: Sinceramente non sono interessato a chi possa comprendere o fraintendere un messaggio che nemmeno mi sono prefisso di mandare. La musica e i testi vanno vissuti, sognati, non c’è propaganda, io sono per le emozioni, poi sta all’ascoltatore tradurle in positive o negative.

Gypaetus, tu sei stato nei Nefarium per qualche anno. Che differenze ci sono tra quell’esperienza e À Répit? Gypaetus: I Nefarium sono stati una bella esperienza, ma ben lontana dal mio modo di concepire la musica. À Répit è più intimo, personale, direi poetico. Narra dell’ amore per la natura della montagna e delle sue genti.

Gypaetus, sempre sui Nefarium. Avernus e la demo del 1999 si vendono su Discogs tra i 16 e i 33 euro: sono prezzi giusti a tuo avviso? Ti senti orgoglioso, valorizzato o altro? Gypaetus: Sinceramente non sapevo neanche dei prezzi e non sono la persona più adatta a rispondere alla tua domanda perché fondamentalmente non mi interessano questi discorsi ahahah!

Skarn ha la sua creatura, i Paymon, da oltre vent’anni. Cosa pensate di una possibile “paymonizzazione” degli À Répit? Sareste aperti a una contaminazione di sonorità in questo senso o vedete le due cose su piani totalmente differenti? Skarn: Una “paymonizzazione” non avrebbe senso in nessun caso. Penso già di contaminare il tutto solo per il fatto di suonare negli A’ Répit. Ti svelo un segreto: non ci mettiamo a comporre pensando questo va bene e questo no, se quello che esce ci piace ed è attinente al progetto, per noi è perfetto.
Gypaetus: Sono due entità completamente differenti, come dice Skarn. Se quello che viene fuori ci piace, noi lo componiamo.

Skarn, tu invece cosa pensi di aver imparato accanto a Gypaetus nella registrazione e nella pubblicazione di Magna Leggenda? C’è qualcosa che ti sarà utile anche per Paymon? Skarn: In realtà nella registrazione nulla, in quanto sono io che registro e miscelo le parti, però ho imparato da Gypaetus un diverso modo di suonare e di intendere alcuni riff che sicuramente mi sarà utile anche per Paymon (sto componendo un nuovo album al momento).

V’hanno mai detto che il vostro è un falso, indegno, impuro black metal perché usate le tastiere e fate anche dei cori? Skarn: Ahahahahah non mi pare al momento, ma anche se fosse penso che me ne farò una ragione… ribadisco, suono per mio piacere personale e non devo convincere nessuno, quindi chiunque può avere la sua idea a riguardo.

Voi À Répit siete riusciti a farmi dare uno sguardo attento a Nord Ovest, ma secondo me la regione italiana più gravida di gruppi black metal notevoli è il Veneto. Se, come molti mi hanno detto, non esiste una “scena nazionale”, quantomeno si può arrivare a delimitare determinate aree geografiche particolarmente produttive! Cosa ne pensate? Skarn: In primis ti ringrazio per averci dato la tua attenzione.Non ho mai creduto in nessuna scena e l’Italia è piena di band, buone, meno buone, storiche, giovani… Io di solito non guardo la provenienza, se ce ne sono tante, ben vengano!

Come si può portare dal vivo l’enfasi, l’intensità e l’emotività di un disco come Magna Leggenda e dei pezzi dello split? Fino ad ora non avete mai suonato dal vivo, ma vi siete comunque posti questo dilemma? Skarn: Ebbene sì, io me lo sono posto e sono dell’idea che un giorno (o forse mai) si possa fare… ma è una mia idea personale. Sicuramente se questo avverrà avremmo bisogno di session e di impostare bene la cosa. Gypaetus: Tutto è possibile ahahah anche se la dimensione live non mi è molto consona!

Come vi spiegate l’attenzione di Vacula Productions per il black metal italiano? A memoria ricordo oltre a voi i Necandi Homines, Hörnhammer, Common Grave, Lilyum, Inféren e chissà quante altre che non mi vengono in mente! Skarn: Vacula è stata quella che ci ha dato più attenzione mentre cercavamo la label e in effetti dopo l’uscita di Magna Leggenda ho notato che praticamente produce quasi tutti gruppi italiani, ma non saprei dirti il motivo. A noi sarebbe comunque piaciuto aver una label italiana. Purtroppo (per non dire altro) in Italia a volte si parla molt,o ma i fatti poi sono pochi. È anche vero che magari produrre un gruppo emergente è un rischio, però sicuramente all’estero almeno ti dicono un “no grazie” o comunque ti rispondono, cosa che qui, proprio perché non sei nessuno, nemmeno viene fatta (a parte pochi).

Gypaetus, Magna Leggenda è dedicato alla memoria di tuo padre. Te la senti di condividere qualcosa di lui? Se il disco che stiamo ascoltando è così bello, è anche merito suo, sebbene indiretto? Gypaetus: Direi che è stata la mia guida, colui che mi ha insegnato tutto sulla natura, sui suoi cicli, sulla vita degli animali, le loro tracce e sul come va affrontata la montagna. Mai con senso di sfida, ma con timore e rispetto… Magna Leggenda è un po’ anche suo.

Come ho già fatto in passato con Noesis, altro progetto fortemente suggestivo e legato alla terra in cui è nato, vi chiedo di chiudere l’intervista con un’immagine, un volto, un paesaggio che vi ha reso quel che siete oggi. Skarn: Guarda, posso dirti che quando io e Gypaetus ci incontriamo, in Piemonte o in Valle d’Aosta, il risultato è sempre lo stesso: ci mettiamo a parlare di musica e progetti, magari vicino a un ruscello o sotto a un albero con le foglie mosse dal vento o su un burrone a guardar il precipizio. Forse questo è il black metal per noi. Grazie per il tempo che ci hai concesso.
Gypaetus: Grazie mille per aver colto il vero significato del nostro progetto e per il tuo interessamento.

a repit ch

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