Intervista agli Esogenesi

Puntare un gruppo, azzannarlo, spolparlo fino all’osso. Quando ciò avviene prima ancora dell’esordio, in attesa spasmodica dello stesso, la soddisfazione è doppia. Con gli Esogenesi ci siamo trovati diversi mesi fa, a metà del 2018. Inutile dirvi che sono rimasto sotto quando ascoltai il loro brano Abominio dalla compilation della Transcending Obscurity Records dello scorso anno. [F]

La Treccani definisce in linea di massima l’esogenesi come “formazione per via esterna, determinata da fattori esterni”. In che senso voi avete scelto questo nome? C’è un fattore esterno alla volontà umana che ha portato alla nascita degli Esogenesi? [Jacopo, cantante]: Il termine esogenesi può assumere due significati diversi: il primo relativo alla nascita della vita sulla Terra per mezzo di un fattore esterno, per esempio una cometa che trasporta le basi chimiche della vita e “feconda” il pianeta. L’altro invece si riferisce ad una creazione artificiale della vita come probabilmente avverrà in futuro su un pianeta da noi scelto allo scopo. Il nome assume perciò una dualità di significato che racchiude sia la filosofia che la fantascienza, esponendo il dilemma della nascita della vita attraverso il rincorrersi delle due ipotesi, potenzialmente all’infinito. Nel disco la canzone che propone questo concetto è Incarnazione dell Conoscenza. Tuttavia, lo ammettiamo, era anche uno dei pochi nomi interessanti non ancora rivendicati da qualche gruppo.

Davide, quando la tua vecchia band, i Collasso Cronico, ha cessato di esistere, tu eri già orientato a cambiare totalmente rotta? Si può dire che gli Esogenesi hanno germogliato sul cadavere di un gruppo hc/punk? [Davide, chitarrista]: Decisamente. Ero già orientato al doom ben prima dello scioglimento ufficiale dei Collasso Cronico; per troppo tempo ero rimasto fermo su quel genere e avevo bisogno di sperimentare dell’altro. Sicuramente gli Esogenesi riflettono in buona parte il mio passato hardcore e Abominio, tra tutti i brani, ha dei richiami lampanti alla mia formazione crust.

Questione batterista. So che ci sono stati diversi problemi dal punto di vista della stabilità. Confermate? Siamo rimasti senza batterista circa un anno fa, quando Michele ci ha lasciato per dedicarsi ad altri suoi progetti. Nel frattempo che troviamo un batterista a tempo pieno, ci aiuta con la promozione del disco in uscita.

Ragazzi, è una coincidenza assurda. Tre interviste di fila, tre gruppi usciti fuori con album notevoli dai Toxic Basement Studios, tre stili diversissimi: Crisis Benoit, :Inferno9: e ora Esogenesi. Cosa vi ha trasmesso Carlo Altobelli? Che avete imparato da lui? [Davide]: Già conoscevo Carlo Altobelli per via delle registrazioni coi Collasso Cronico ed è stata una scelta praticamente scontata ritornare da lui. È una persona estremamente competente, conosce il panorama e soprattutto sa come deve suonare un disco di metal estremo. E non dimentichiamoci che stiamo parlando di una persona che ha lavorato coi Cripple Bastards…

Eravate partiti con un’idea, prima di entrare in studio, ma i brani sono usciti fuori trasfigurati. Ecco, in futuro riuscirete a riprendere certe idee di funeral doom più puro? [Carlo, bassista]: Non lo escludo. È innegabile che tra un brano e l’altro di questo album ci sia un’ampia varietà di stili, ma penso anche che coi prossimi pezzi cercheremo di rimanere più coesi al doom tout-court e cercheremo di spaziare molto di più sul fronte compositivo che su quello stilistico.

Carlo, sei entrato solo successivamente nella band. Nel tuo profilo di Villaggio Musicale ho trovato dei generi preferiti che vorrei commentare con te: “Trip Hop, Classical jazz, Rock progressivo, Rock psichedelico, Rock anni 60, Rock anni 70, Doom metal, Black metal, New Wave, Musica pianistica, Chill out”. In altre occasioni avrei chiesto cosa ci fa uno così con un gruppo doom, ma visto che Davide faceva hc e Michele suona black/death, tutto è puramente e splendidamente coerente con voi Esogenesi! [Carlo]: Diciamo che sono una persona molto confusa. Però sì, rispetto agli altri quattro che sono più dentro al metal dalle scarpe ai capelli, io mi ci bagno solo fino alle ginocchia. Per me non si tratta di un credo musicale o il punto d’inizio e di fine della musica tutta, ma uno dei tanti tasselli che la compongono. Credo però di aver trovato nel doom il punto di congiunzione tra la musica estrema e ciò che più apprezzo nei miei ascolti abituali. È un genere dalle potenzialità enormi e, se posso sbilanciarmi, molto più incline alle sperimentazioni di altri sottogeneri più blasonati.

Ci sono differenze tra le registrazioni di inizio 2017 e quelle avvenute in seguito? Si sente nel risultato finale a vostro avviso? Non si rischia l’effetto collage? [Michele, batterista]: In parte sì, ma tieni presente che il mix e i due diversi master sono stati fatti solamente alla fine e in unica volta. Nei limiti del possibile siamo riusciti a coprire le differenze sotto il punto di vista del suono. La differenza sostanziale sta nella scrittura dei brani in sé, a nostro avviso, che hanno, diciamo, “risentito” del tempo trascorso.

È quindi oltre un anno che il vostro esordio è pronto e tirato a lucido per l’uscita. Perché avete deciso di puntare sulla ricerca di etichette e non sulla pubblicazione autonoma? [Carlo]: Facile: vogliamo metterci alla prova. Ci piace suonare, esporci, conoscere persone e confrontarci. Avere una buona etichetta al proprio fianco ti permette di fare tutto questo in maniera più efficace e più capillare rispetto al fare tutto da soli.

La copertina del disco è meravigliosa. Di cosa si tratta? Mi ha ricordato qualcosa di un vecchio albo di Dylan Dog dei vecchi tempi… forse Il Male o Golconda. Ne farete delle magliette, spero! [Jacopo] L’artwork è ad opera di Carmine (Korvo). Si è ispirato ad alcuni elementi dei testi che Davide gli ha proposto, per poi lavorare senza troppi vincoli o paletti da parte nostra. Gli abbiamo lasciato molta libertà e siamo entusiasti del risultato. Sono sicuro che farà parlare di sé oltre al contenuto che racchiude. Tornando alla domanda: il mostro raffigurato sarebbe uno degli “abomini” dell’omonima canzone, e in basso si può notare una figura umana di fronte a un portale, che va a richiamare il dimensionauta protagonista delle tracce finali. Ad ogni modo, abbiamo in mente diversi merchandise basati su questo artwork, e sull’estensione dello stesso (sempre dalla mano di Korvo). Vedrai che sarà sfruttato a dovere!

Ho conosciuto la vostra Abominio a inizio 2018, perché contenuta nel sample della vostra etichetta, Transcending Obscurity Records. Avete avuto buoni feedback dalla presenza in quella compilation? Perché avete scelto proprio quel pezzo? [Davide]: Crediamo sia il nostro brano migliore. Ha tiro, comincia in maniera ipnotica per poi evolversi in qualcosa di completamente diverso ma senza perdere la sua vena grezza e prepotente! E inoltre è il brano che più ci piace suonare dal vivo.

Gli Esogenesi credono nell’esistenza di un Abominio come narrato nella omonima traccia? Io sono affascinato soprattutto dal processo digestivo dell’Abominio, lo ammetto. [Jacopo] Siamo tutti affascinati dal mondo della fantasia e della fantascienza, chi più tramite libri e cinema e chi più dai videogiochi e dalla musica. Restando coi piedi per terra, però, ricordo che lessi dell’esistenza di un limite fisico per le dimensioni di un essere vivente, oltre le quali i processi chimici e biologici non funzionerebbero più, soprattutto per quanto riguarda i segnali che viaggiano nel sistema nervoso e nel cervello.

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“Eroso giace il fulcro del reale. / L’assoluto vacilla, l’oscurità languisce”. È tutto relativo, in questo universo? Cos’è reale? [Jacopo] Col passare degli anni si stanno facendo progressi e scoperte in campo quantistico che forse un giorno ci permetteranno di rispondere a queste domande. Personalmente credo in una dimensione oltre la nostra fatta di leggi fisiche diverse, che vanno a sconvolgere totalmente la nostra concezione del reale. Si ipotizza addirittura che eventi cosmici ad altissima energia possano aprire squarci nel tessuto spazio-tempo, creando paradossi fisici che aprono per pochi istanti delle “finestre” su altri universi vicini.

L’umanità arriverà davvero a quanto da voi narrato nelle ultime due canzoni, da considerare assieme, ossia Esilio Nell’Extramondo e Incarnazione Della Conoscenza? [Jacopo] È presto per dirlo, ma considerando l’avanzamento tecnologico esponenziale che l’umanità sta generando tra pochi secoli si potrebbero forse già avere delle basi teoriche solide su cui iniziare un percorso in quella direzione, ma per il reale concretizzarsi di portali su altri mondi e manipolazione delle leggi fisiche a proprio piacimento servirà probabilmente molto più tempo. Un ruolo cruciale sarà sicuramente costituito dalle intelligenze artificiali, le quali faranno progredire l’umanità a ritmi incredibili in futuro.

Il dimensionauta ha vinto? Ad ascolto concluso non prevale un sentimento di “ottimismo” in senso lato, un lieto fine che è totalmente all’opposto del cuore doom della vostra proposta? [Jacopo] L’ascoltatore è volutamente lasciato nell’incertezza del destino che spetta al personaggio e a ciò che ha creato. Potrebbe rimanere a osservare la sua “copia” dell’universo e della Terra per sempre, così come trovare un modo per ritornare al di qua del portale, o autodistruggersi per la solitudine e l’angoscia di essere sperduto in un mondo che desiderava si conoscere, ma che non è suo e in cui è imprigionato per sempre. L’incertezza della condizione umana e il tentare di scoperchiare i segreti dell’ignoto sono temi molto presenti nei nostri testi e sicuramente lo saranno anche in futuro, ma insieme a tematiche più diversificate.

Transcending Obscurity è una gran bella label, molto attiva e ispirata. Però vi ha tenuto con le “mani legate” per un sacco di tempo! Cosa avete fatto nell’attesa della pubblicazione? [Carlo]: Due cose principalmente: buttare giù idee per i nuovi brani e trovare un secondo chitarrista. Per la natura intrinseca delle nostre composizioni, una seconda chitarra era fondamentale, sia per quanto riguardava il suonare dal vivo e sia a livello compositivo. Purtroppo e per fortuna, non sono in molti a voler suonare doom e sono ancora di meno quelli disposti a farlo con una certa serietà. Ci sono voluti dei mesi e un po’ d’inciampi, ma alla fine abbiamo trovato in Ivo tutto ciò di cui il gruppo aveva bisogno.

Kunal Choksi ha avuto qualche esitazione nell’ascoltare pezzi in italiano? [Carlo]: Non ha mai sottolineato la cosa, perciò penso proprio di no. Del resto, se guardi il roster della TO vedi gruppi provenire da ogni angolo della terra, perciò penso che la barriera linguistica sia l’ultimo dei suoi problemi!

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La ricerca di un secondo chitarrista è stata dettata da ragioni musicali? Le vostre idee stavano continuando a sgorgare limpide, ma vi mancava un tassello essenziale per sentirvi completi? [Carlo]: Col senno di poi, ciò che ha fatto Ivo è andato ben oltre quello di cui pensavamo di aver bisogno. Non ti nascondo che rimanere in attesa di essere pubblicati per oltre un anno senza una formazione completa stava lentamente iniziando ad abbattere gli animi e a minare la coesione interna del gruppo. Il fatto di essere arrivato a cose quasi compiute e con una carica d’entusiasmo molto superiore alla nostra in quel momento, Ivo ci ha aiutato a riprendere in mano le redini del progetto e a rinvigorire gli animi. Se adesso stiamo cominciando ad essere più presenti sia nel mondo digitale che quello reale, lo dobbiamo a lui.

Che contributo sta dando Ivo nel sound degli Esogenesi? Nei nuovi pezzi (quelli di un ipotetico secondo disco) si sente la sua mano? [Carlo]: È ancora un po’ presto per dirlo, ma ho l’impressione che il suo contributo non sarà per nulla indifferente… Non state suonando molto dal vivo.

Ho notizia solo di un live nello scorso ottobre assieme a Ulvedharr, The Oath e Obsolete Theory. Come mai? Non vi sentite ancora pronti? [Carlo]: Trovare concerti interessanti per un gruppo del nostro genere è abbastanza difficile e continuare a suonare a formazione incompleta era una scelta sin dall’inizio poco convincente. Ora che non abbiamo più scuse e che ci siamo affiancati a Leynir Booking stiamo cominciando a ingranare qualche marcia in più.

Qualche mese fa ho intervistato gli Assumption, vostri aurei colleghi, che mi hanno detto: “Il concetto di base è che l’ascoltatore con la soglia di attenzione bassa non ci interessa granché. Abbiamo la testa fottuta per doom, death metal e psichedelia, quindi continueremo a fare quello che ci piace finché abbiamo la forza di farlo“. Rispecchia la vostra visione delle cose? Volete aggiungere altro? [Carlo]: Personalmente condivido questo ragionamento fino a un certo punto. È chiaro che non ci s’imbatte nel doom così casualmente come potrebbe accadere con un brano pop, rock, R&B e via dicendo; e mi pare altrettanto chiaro che quelle (poche) persone che a una certa ora del giorno decidono di dedicare i loro prossimi sessanta minuti all’ascolto di un disco del genere lo facciano con una certa consapevolezza, e verosimilmente con una certa attenzione. Se posso dilungarmi, credo che uno dei rischi maggiori di chi suona musica “impegnativa” sia di cadere in uno stato di narcisismo tale per cui l’ascoltatore viene posto al di sotto dell’autore, il quale decide arbitrariamente chi è ammesso e chi no alla sua arte. Ora, io non penso che lo scopo ultimo della musica sia dare tutto ciò che il pubblico vuole o ciò che si aspetta, ma trovo altrettanto assurda la totale intransigenza di una certa fetta di musicisti che cerca di allontanare le persone. Che senso ha pubblicare certi dischi allora? Credo che dare qualcosa, anche solo un minimo elemento del tuo stile, con cui l’ascoltatore possa familiarizzare ti permetta di raggiungere idee che altrimenti non uscirebbero mai dalla tua testa. La grandezza di artisti come Ahab, ma anche come Julia Holter, sta a mio avviso nell’aver preso gli aspetti più estremi del proprio genere di provenienza coniugandoli ad arrangiamenti e scelte che suonano universali. Questo è ciò che più apprezzo nella musica e ciò che voglio continuare ad esplorare con questa band.

Ragazzi, postate foto troppo colorate su Facebook per essere un gruppo doom: rilasciatemi una dichiarazione profondamente negativa e pessimista così chiudiamo, bilanciando il tutto. [Jacopo]: Stiamo lavorando per hackerare facebook e renderlo in bianco e nero.

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