Intervista ai Devoid Of Thought

Alla lunga mi stancherò, già lo so. Un giorno, spero lontano, all’ennesima affermazione sconsolata sul death metal di oggi e sugli italiani che non sanno suonare, smetterò di interagire e chiuderò il discorso con un sonoro vaffanculo. Ma prima di allora, permettetemi di rinnovare le buone maniere e, con la cortesia che mi contraddistingue, vi faccio tuffare nel cosmo necrotico, contorto e affascinante dei Devoid Of Thought. Hanno pubblicato due demo e uno split da fuoriclasse e le mie aspettative per il loro futuro sono altissime. [F]

Oggi siete Devoid of Thought, ma fino a qualche anno fa (2016 mi pare) vi chiamavate Warstorm. Come sono andate le cose fino ad allora? Vi siete divertiti o non vedevate l’ora di farla finita? Ciao! Warstorm era un progetto adolescenziale, vede la prima volta mia e di Lorenzo (chitarra ritmica) alle prese con la registrazione di un full-length. È stata quindi sicuramente un’esperienza formante, la nostra gavetta e il gruppo tramite cui abbiamo cominciato a suonare con Marek (basso) e Davide (batteria) che saranno diventati poi la sezione ritmica di Devoid Of Thought. Dopo diversi cambi di line-up, periodi di stallo e anche di concerti interessanti sentivamo il bisogno di un nuovo inizio, di separarci da quelle canzoni e da quel moniker che ormai non ci rappresentava più. Siamo comunque affezionatissimi al nostro disco Goatspel, che ha gettato le basi per le nostre composizioni odierne.

Guardando la formazione avete dismesso solo il cantante, che vi ha fatto di male? C’è altro dietro questa “rinascita”? A quel punto la ricerca di una sonorità ed identità più oscura e aggressiva era il nostro obiettivo. Dopo diversi tentativi purtroppo ci accorgemmo che la voce punkeggiante di Giorgio non si sposava più con il sound che stavamo sviluppando, niente di personale. Mi riscoprii vocalist per necessità, improvvisando… la scelta di accordare gli strumenti più bassi ci spinse inevitabilmente verso territori più estremi, ma era importante per noi non perdere l’elemento di velocità tipico del thrash metal che adoravamo (Vektor, Voivod)

Visto il netto cambiamento, vi hanno mai detto polemicamente che siete dei voltagabbana che seguono i trend del metal? In effetti avrebbero senso i Warstorm oggi? Credo che come Devoid Of Thought siate molto più interessanti e attuali, ma questo era sottinteso. Non ci soffermiamo sui cliché anzi, proprio Warstorm era un progetto che seguiva il revival thrash metal di quegli anni mentre con D.O.T. abbiamo sempre puntato a mescolare le nostre diverse influenze creando qualcosa che piacesse innanzitutto a noi e ci identificasse sul piano sonoro rispetto ad altre band del filone. Speriamo di essere sulla strada giusta, sicuramente c’è l’intenzione di non suonare solo “metal”, ma magari di rompere qualche obsoleto canone.

In generale vi ha stancato il thrash metal? È oramai il passato, così come lo sono i Warstorm? Se cerchiamo su Google il vostro nome, uno dei primi risultati è un pezzo degli Evile, chiamato appunto Devoid of thought. No non ci ha stancato, Davide e Lorenzo sono ancora alle prese con riff del genere nel loro gruppo thrashcore Rejected. L’omonimia con una canzone degli Evile è stato un caso, ma ormai il moniker ci piaceva e la coincidenza non ci ha preoccupato. Come dicevo si tratta solo di un naturale passaggio nel nostro processo compositivo che maturando ha trovato sede in uno spettro sonoro più oscuro, tecnico, dissonante e atmosferico.

Qual è la prima cosa che avete fatto quando siete diventati Devoid of thought? Avete avvisato tutti i vostri amici/fan o era già nell’aria che le cose si sarebbero messe decisamente meglio? Ahahaha siamo partiti in sordina in realtà. Abbiamo fatto un paio di concerti con Psychotomy e Mindwars se non ricordo male in cui ci siamo presentati come “D.O.T. Ex-WarstorM”! Era un esperimento e non sapevamo dove sarebbe andato a finire, ma siamo contenti di aver seguito il nostro istinto e di esserci migliorati.

DoT band 2

I Devoid of thought scrivono le canzoni in modo diverso dai Warstorm? Come funziona la tempesta di idee che porta a un vostro pezzo? Al momento è esattamente una tempesta di idee. Organizzare il ventaglio di riff e panorami che cerchiamo di creare è difficile e ci siamo ultimamente allontanati dal metodo compositivo che usavamo ai tempi di Warstorm. In saletta si improvvisa e si va avanti per tentativi, ricercando l’equilibrio tra flow e feel. Questo non è uno standard, ma prevale nei periodi in cui tra lavoro e studio non riusciamo a dedicare quanto tempo vorremmo alla composizione. Quindi per ottimizzare ci concentriamo sul viaggio ideale che la canzone dovrebbe rappresentare, bilanciandolo con il feel, la sensazione di gaudio che proviamo nel suonare un determinato tipo di riff. In seconda sede entrano armonie dissonanze e atmosfere.

Da dove arriva la passione per le tematiche astrali e cosmiche (utilizzo termini presi dai titolo delle vostre cassette) associate al death metal? Non abbiamo mai voluto avere tematiche classiche come Lovecraft, i film horror o la blasfemia, abbiamo quindi ritrovato nella mitologia e nella scienza un serbatoio interessante di elementi che potevamo associare al concerto di morte e vuoto che intendevano rappresentare. Il parallelismo, o meglio contrasto, tra il mistero della vastità dell’universo e l’inattaccabilità dei concetti scientifici mi parve un buon modo per rendere il dualismo che spesso pervade l’esistenza umana: sempre fluttuanti in un vuoto, tesi tra le poche certezze che abbiamo e l’incommensurabile vacuità che è la nostra vita dopo la morte.

Come siete finiti su Caligari Records, una delle migliori label underground degli ultimi anni? Un fan su Facebook vorrebbe un festival dell’etichetta e l’idea non è niente male, che ne pensate? Ho scoperto l’etichetta perché pubblicò i primi lavori di Fuoco Fatuo e di Hadit. Sarebbe davvero figo imbastire un festival del genere, Caligari è ormai un’istituzione.

La copertina di Astral Necrosis riporta qualcosa di nient’affatto banale. Vi sentite un po’ degli aruspici a suonare questa musica? Sicuramente sbudellare un animale per inebriarsi con le esalazioni post-mortem era il riassunto di quello che poteva essere per noi suonare, sì. In particolare il concetto di ascesi dal marcio terreno al vuoto astrale della trance mi aveva interessato molto.

Credete di essere migliorati tra la prima demo e Cosmic Apoptosis/Four Cerulean Ways? I brani pubblicati quest’anno sono tutti figli delle stesse sessioni o li avete scritti gradualmente? Il nostro processo da Astral Necrosis è stato continuo. Proprio per questo abbiamo deciso di pubblicare il resto del materiale che stavamo suonando in release più piccole prima di imbastire un vero e proprio full length.

Mi spiegate quello che succede in Necronaut, traccia di apertura di Cosmic Apoptosis, specialmente alla fine della canzone? Sapete che certa gente ha come scopo lo sputtanamento altrui e non vede l’ora di dire che i Devoid of Thought si sono venduti avendo inserito alcuni secondi di voce “pulita”? Da quando ho cominciato a esplorare la mia voce mi sono interessato a diverse tecniche e non ho mai disdegnato la voce pulita. Anzi, trovo che in band come i Bolzer l’equilibrio tra le diverse vocalità sia un punto di forza. Non mi interessa tanto cosa ne pensano i defender. Mi baso sui miei compagni, sono loro a indirizzarmi verso un uso equilibrato della voce poiché sperimentando spesso mi capita di uscire dai binari. Il finale di Necronaut crea spesso scompiglio, ma in generale piace, siamo contenti dell’effetto che crea soprattutto dal vivo.

Che animalaccio orrendo c’è sulla copertina di Cosmic Apoptosis? Non lo sappiamo. Manuscript Of Death ce lo ha inviato dicendo che l’aveva disegnato ispirandosi a noi e ci ha fatto abbastanza schifo, tanto che abbiamo voluto usarlo per la copertina della tape. Noi lo chiamiamo parassita spaziale.

Quando è iniziata la storia d’amore con gli Into Coffin? Il loro bassista Giona abitava dalle nostre parti e ci conoscevamo poco, avevamo condiviso qualche palco… a un certo punto cercavamo band per condividere qualche data fuori dall’Italia e il contatto è stato immediato. Ci siamo trovati molto bene con loro e suggellare l’alleanza con lo split ci è sembrato giusto.

Qual è il concetto che lega alla piramide che si vede in copertina sia i pezzi degli Into Coffin che la vostra Four Cerulean Ways? Il testo degli Into Coffin è palesemente a tema mitologia azteca, e la loro idea di avere uno ziggurat color sangue come artwork ci sembrò perfetta. A quel punto il brano Four Cerulean Ways è stato leggermente adattato per risonare anche lui di tematiche azteche, essendo un brano sulla nascita/fine del cosmo non è stato difficile inserire riferimenti ai punti cardinali e alle credenze astrologiche di questo popolo.

Passando agli aspetti tecnici: qual è la cosa che fa più incazzare Andrea quando registrate? Anche il mix lo fate assieme o se ne occupa solo uno di voi? La cosa che più mi fa incazzare è registrare la batteria, il nostro metodo rudimentale ci taglia le gambe e quando poi passiamo alle chitarre ci accorgiamo di errori commessi prima. Sono registrazioni molto amatoriali, ma riusciamo a ottenere un sound che valorizza un minimo i nostri pezzi. Sicuramente per il full length la batteria verrà registrata in uno studio professionale, così come per il mix che invece per le demo è stato fatto da me e Marek.

Chi sono Milo FF e Gio S., gli individui ringraziati nei booklet di Cosmic Apoptosis e dello split con gli Into Coffin? Come vi hanno dato una mano a diventare quel che siete? Milo, frontman di Fuoco Fatuo, ci ha dato diverse dritte riguardo al mix, mentre Giorgio Salmoiraghi di Hypershape Records ha costruito per me dei pedali interessanti e prestato alcuni microfoni per le registrazioni.

Suonate live in contesti molto eterogenei, ad esempio con Hierophant, O, Goath, Selva e Adversam, in Italia e all’estero. Sono tutti gruppi che mi piacciono molto, ma taluni potrebbero pensare in mala fede che non avete una direzione precisa e suonate dove capita. Cosa vi piace del fare concerti e quali sono i vostri obiettivi? Suoniamo in contesti diversi perché la nostra musica non è definitivamente etichettata a nostro modesto avviso. Ci piace suonare in contesti diversi e spesso scesi dal palco riceviamo critiche positive riguardo la nostra eterogeneità. Molti, come dici, potrebbero vedere in questo una mancanza, mentre noi cerchiamo di farne il nostro punto di forza cercando comunque di mantenere una matrice death metal. Il nostro divertimento è stare con band che ci piacciono, in contesti che condividiamo e godere quando suoniamo.

Quali parti delle vostre canzoni vi escono meglio dal vivo? C’è un monento (fisso o occasionale) in cui vi preoccupate di quello che possono pensare gli spettatori o tirate dritti, concentrati su voi stessi? Il finale di Stargrave ci emoziona e diverte sempre quando lo usiamo per chiudere i nostri show. Sicuramente la tensione sale quando dobbiamo suonare il nostro brano più lungo e frenetico (Sidereal Breath) al cui interno è stata inserita una parte semi improvvisata non presente nella tape!

Quali sono le condizioni basilari per farvi suonare bene e quali sono i dettagli che vi fanno pensare che stanno per fregarvi? Vedete differenze tra i locali italiani e quelli oltre confine? Questa è una domanda scomoda. Mentirei se dicessi che all’estero non mi sono trovato meglio che in Italia. I nostri show in Svizzera e Germania sono stati di un livello che in Italia si fa fatica a trovare e lo possiamo confermare anche per quanto riguarda le nostre esperienze con altri progetti musicali. Senza nulla togliere a determinate esperienze nostrane che si sono distinte chiaramente… Cerchiamo di avere una backline che valorizzi il nostro sound e i nostri ampli e di trovare un personale collaborativo, siamo ragazzi tranquilli e vogliamo offrire uno show completo e vario. Chi cerca di fregarti ormai si è fatto il nome e cerchiamo di evitarlo. In generale basta vedere come un promoter si pone per capire la sua serietà.

Paghereste per suonare in tour accanto a un nome grosso del death metal di vostro gradimento? Già ricevuto offerte. Rifiutate.

Qual è il segreto per riuscire, con soli tre brani pubblicati, a organizzare un mini tour di cinque date tra Svizzera e Germania? Era l’inizio del 2019 e Cosmic Apoptosis ancora non era uscito. Abbiamo suonato dal vivo anche i brani di Cosmic Apoptosis… semplicemente ho messo insieme contatti che avevo in comunque con Into Coffin e Fuoco Fatuo. Devo dire che il pubblico ha apprezzato molto il materiale, seppur grezzo e poco conosciuto. Il segreto è portare rispetto alle persone con cui hai a che fare, rimanendo umile, ma allo stesso tempo avere un obiettivo reale e definito.

Avete piazzato i brani di Astral necrosis su vinile ed è uscito fuori uno split con gli Shroud of vultures. L’incontro con gli Into Coffin è degenerato nello split su 7″, uscito a luglio. Le demo sono su tape. Quanto odiate il cd per averlo ignorato fino ad oggi? Scelta di cuore? Lo riconsidererete in futuro, magari per un album lungo? Anche Cosmic Apoptosis avrà a breve una sua versione in vinile tramite la fidata Fucking Kills Records di Chris Munch in Germania, sempre con una band americana, questo giro particolarmente cavernosa… Il cd per noi avrebbe senso solo per LP, EP o raccolte. Nessun disprezzo, una scelta pratica.

DoT live

Ad oggi non ho incrociato nessun vostro detrattore, nel senso che credo siate piaciuti un po’ a tutti quelli a cui vi ho consigliati. Sicuramente vi sarete imbattuti in critiche, porte in faccia, silenzi o insulti, no? Come li avete presi? Siamo contenti di essere piaciuti e quindi di essere stati capiti. Con sorpresa gente a cui non piacciono Warstorm o Fuoco Fatuo invece ha apprezzato Devoid Of Thought. Insegno musica e accettare critiche fa parte del processo di apprendimento e maturazione. Se sono costruttive pendiamo dalle vostre labbra!

È importante avere una certa immagine sul web e crearsi una reputazione solida, anche tramite social? Sulla carta voi suonate orrida, per alcuni dovreste esserlo anche nelle relazioni sociali, eh. I social per noi hanno un uso esclusivamente economico/pubblicitario. Ci aiutano a raggiungere persone che potrebbero essere interessati alla nostra musica e quindi indirizzarla meglio. Cerchiamo di non abusarne e soprattutto di non utilizzarli in maniera personale o per esprimere opinioni. Sono solo una vetrina.

Vi sentite, per modo di intendere il death metal, dei tipi da Killtown? C’è qualche altro gruppo italiano con stile e idee simili a voi? L’ultimo disco death italiano che mi è piaciuto è la demo dei Bedsore! Sicuramente ¾ delle band nel bill di Killtown ci piacciono e suonare lì sarebbe figo. Ma come già detto cerchiamo di non etichettarci in maniera troppo costruttiva. Suonare a un festival hardcore o black metal potrebbe entusiasmarci altrettanto.

Vi lascio in pace finalmente, ma prima datemi una data entro cui succederà qualcosa che vi riguarda. A breve Cosmic Apoptosis vedrà luce in vinile, in split con una band americana che ha debuttato quest’anno con una demo putridissima. Entro fino anno dovremmo entrare in studio e stiamo imbastendo un minitour italiano per novembre. Ti ringrazio molto per questo spazio!
Un saluto ai lettori.
Andrea e Devoid Of Thought

DoT cover

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