C’era una volta un’antica abbazia… Gli Evol e la genesi del black metal veneto

Ebbene sì. Il momento è giunto. Ho accarezzato l’idea per tanti mesi, l’ho coltivata pazientemente e adesso dovrei essere in grado di cogliere qualche frutto. L’oggetto del piacere è il Veneto. Ci sono tante zone d’Italia particolarmente fertili per quanto riguarda il black metal, ma la regione in questione mi ha letteralmente ossessionato. Mi sono accorto di avere una discreta collezione di dischi di quella zona e da quelli sono partito cercando collegamenti vari tra musicisti. I siti buoni ora vi delizierebbero con una forbita analisi antropologica, culturale, economica e geopolitica, magari con diagrammi e passi commentati di opere letterarie. Io invece vi lascio una raccolta di efficaci proverbi locali, così entriamo subito nel mood estremo, senza soffocarci le palle con inconcludenti giri di parole.

Il punto da cui partire per approfondire il binomio “black metal” e “Veneto” non può che identificarsi con gli Evol. Ecco, ho avuto timore ad approcciarmi a loro. Dopo aver letto questo memoriale di uno di loro (Giordano Bruno), pensavo che poco potesse aggiungersi a quella storia. Invece ho trovato in Lord of Sorrow (altresì chiamato Samael Von Martin) un grande interlocutore di cui leggerete le parole a breve nei vari box, come quello che segue.

“Ho vissuto il black metal a 360 gradi a partire dagli anni Ottanta tramite sensazioni come Bathory, Hellhammer, Celtic Frost, Venom e altri (sono veramente troppi da citare… anche i primi Sepultura, Sarcofago ecc), quindi non era solo un gusto musicale, ma proprio una fede. Nel 93 conobbi Giordano Bruno, anch’egli con la stessa passione. Fu in quel periodo che entrammo in contatto con Euronymous (tramite l’ep Deathcrush) e altre realtà norvegesi di tutto rispetto…”

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Lord of Sorrow / Samael Von Martin

Nata tra i banchi di scuola per mano di due ragazzi e una ragazza con i nomi d’arte di Giordano Bruno (o anche Prince of Agony), Samael Von Martin (alias Lord of Sorrow) e Suspiria (Princess of Disease), questa entità decisamente sui generis pubblicò le prime due demo (The Tale of The Horned King e The Dark Dreamquest part I) tra il 1994 e il 1995. La seconda, in particolare, uscì per Maggot Records, label storica che ha contribuito a dar lustro a tantissime band italiane di culto.

“Il rapporto con la Maggot è stato fantastico. Il manager della label, tale Daniele Castagnetti, che io considero un guru nel settore, oltre che un pioniere, ha acquistato il nostro primo demo The tale of the horned King e, dopo averlo apprezzato, subito ci fece la proposta di stampare un 7″ ep con materiale inedito. All’epoca eravamo molto giovani, seppur determinati, e pensavamo di poter uscire solo con la Deathlike silence di Euronymous e appunto Maggot Records. Non tanto per la qualità della proposta contrattuale, ma perché nel 92-93 c’erano poche case discografiche ad occuparsi solo ed esclusivamente di black metal. Fu così che accettammo di “firmare” (in verità l’accordo era verbale se non ricordo male) per la label italiana con la clausola di fare uscire un 45 giri di due o tre pezzi, massimo sei minuti o sette per lato. Colti dall’entusiasmo, registrammo oltre ai vari intro e outro anche Sad doom of a dark soul, The ancient King of ice e la suite di Witchlord, che da sola durava più di sette minuti, impossibile da realizzare in un 7″ ep. Fu così che Daniele optò per la realizzazione di un secondo demotape, più curato e professionale del primo. Da qui iniziò una distribuzione in tutta Europa (e non solo) che portò ad esaurire le mille copie esistenti”.

Le versioni originali non sono facilissime da trovare, forse è leggermente più reperibile la compilation Dies Irae, che le raccoglie assieme ad alcuni brani live, ad opera della Black Tears Of Death. Il sound era sin dall’inizio un crogiolo di influenze che all’epoca forse potevano sembrare divergenti, sicuramente eretiche per i metallari ortodossi.

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Giordano Bruno / Prince of Agony

“Quando formammo gli Evol, suonavamo in maniera piuttosto grezza, simil-Darkthrone dell’epoca, fu in seguito che usammo le tastiere e la voce femminile per arricchire il nostro sound chiaramente ispirato dai Celtic Frost. Al tutto aggiunsi personalmente un tocco gobliniano (la mia vera passione è la musica malvagia dei Goblin) ed ecco spiegato il nostro sound che non suona freddo, ma mediterraneo e barocco, spesso influenzato dalla terra nella quale viviamo”.

Gli anni erano quelli d’oro del genere e se apparentemente i riferimenti possono non aderire all’immaginario classicamente grim & frostbitten scandinavo, Samael Von Martin ha le idee chiare e mi ha aiutato a contestualizzare gli Evol nella regione di riferimento.

“Sì, [gli Evol] erano una sfaccettatura dell’ormai variegato black metal. In quel periodo in Veneto esistevano solo formazioni thrash e death metal (simil-Sepultura, Fear Factory ecc) per cui la nostra proposta musicale non venne capita nella nostra regione. Non si può parlare di una scena estrema. Eravamo gli unici a suonare così. Ricordo in Italia solo Necromass, Mortuary Drape, Opera IX, Arum, Temophab, Nashehrhum e pochi altri.”

Il full length di esordio, The Saga Of The Horned King, inaugura il contratto con Adipocere Records, altra etichetta che gli estimatori di metal europeo di metà anno Novanta conoscono benissimo, con cui il gruppo veneto pubblicò tre cd, un mini e si arrivò alla registrazione di un live, mai diffuso. Prendo in prestito alcune parole dello stesso Prince of Agony, che a Metalskunk definì l’album come “materia autenticamente viscerale: grezza e istintiva, ma anche profondamente vissuta e intima”, con testi incentrati sul satanismo tradizionale.

Appena un anno dopo, nel 1996, arrivò Dreamquest: stavolta il grande punto di riferimento è H.P. Lovecraft, soprattutto The Dream-Quest of the Unknown Kadath. Le differenze consistono in una maggiore complessità delle strutture e una produzione più professionale.

“Ascoltavo molta horror music di matrice Italiana e soprattutto molto prog. Appena venni a contatto con il vinile Anno Demoni (Antonius Rex) mi appassionai subito agli Jacula, cercando di trarne le giuste influenze per ricreare atmosfere simili…Organi intrecciati a chitarre e basso, voci funeree che recitano l’apocalisse e come potrai notare, sul brano Dark Stairs di Dreamquest, c’e un riff che assomiglia molto ad un fraseggio di organo del brano Missa Nigra tratto dal sopra citato disco. Suona puramente italiano, avevamo creato un sound mai apprezzato pienamente o capito dalla nostra patria”.

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Suspiria / Princess of Disease

Ancient Abbey è invece un EP del 1998 in cui il piatto principale è la ripresa – con modifiche – di Witchlord (da The Dark Dreamquest I). La chicca è un bel rifacimento della seminale Phenomena del maestro Simonetti, ma attenti alla title track perché gli Evol così black non si erano mai sentito… Fino ad allora.

Sì, perché in Portraits, terzo e ultimo full length dei Nostri, ci sono tutti gli ingredienti di un ottimo disco symphonic black, accanto a parti in cui la lezione dei Goblin e del rock occulto italiano è assimilata alla perfezione. Stavolta i testi sono basati su un volume di racconti scritto da Giordano Bruno/Prince of Agony, tra i più personali mai partoriti dalla band. Sebbene la carriera degli Evol si sia svolta principalmente su Adipocere Records, Samael Von Martin esprime parole di grande gratitudine verso le altre label che hanno creduto negli Evol.

“Durante il corso di questi anni, per tributare Daniele e la sua onestà, volemmo far uscire per Maggot Records un 7” ep picture con un brano live , una versione differente de Il castello evitato (comunque presente nel mini cd Ancient Abbey) e una versione differente di Inquisition Begins, la cui prima versione è contenuta nel disco Portraits. Recentemente case discografiche come la svizzera The Second Coming, la tedesca No Colours o la brasiliana Obscure Kaos, e varie altre, hanno ristampato i nostri lavori in vinile, doppio cd, cassette ecc… Il mercato è molto buono all’estero. Veramente buono. In Italia no, a parte la Black Tears Of Death di Daniele Pascali, che ci ha sempre sostenuti, è stata la prima a ristampare in cd i nostri demo e ha realizzato la prima t-shirt ufficiale. Il nostro rapporto con tutti loro è stato ottimale e abbiamo avuto carta bianca su tutte le composizioni e sulle scelte sonore. Con qualcuno siamo ancora in contatto. Ad esempio la Maggot Records ha continuato negli anni la collaborazione con noi facendo uscire cd ed lp di altre mie band. Idem per Pascali”.

Lo scioglimento arrivò poco dopo, all’apice di una carriera qualitativamente molto intensa.

“L’addio, seppur con qualche fraintendimento tra noi all’epoca, avvenne in modo abbastanza naturale. Stiamo parlando del 1998, periodo nel quale il black metal era decisamente morto… non tanto la musica, che cominciava ad essere raffinata, quasi commerciale, ma sto parlando dello spirito. L’atmosfera che impregnava gli anni precedenti era veramente sulfurea, al vetriolo. Tutto stava diventando sterile per quanto riguarda la scena sia in Italia che all’estero. Noi non ci sentivamo musicisti, ma profeti del Nero Principio, filosofi oscuri. Fu naturale porre fine al cammino dopo il terzo album. Il decadimento era alle porte. Ora è tangibile”.

Brani scartati dalle sessioni creative degli Evol sono stati pubblicati diversi anni più tardi a nome Negatron, si parlò anche di una possibile reunion attorno al 2009… ma di questo ne parleremo forse in un futuro non definito, quando riuscirò ad occuparmi di altre band venete storiche, a partire dai Satanel. Ma – come si sul dire – questa è un’altra storia. [F]

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