Intervista agli Extirpation

Adoro passare da un estremo all’altro. Pochi giorni fa avete goduto del pessimismo cosmico dei Coil Commemorate Enslave e oggi vi faccio impattare con una band che più diversa non potrebbe essere. Gli Extirpation stanno facendo un percorso non altisonante, ma ad alto tasso di grande musica. In particolare il loro ultimo album è un gioiellino di black/thrash con piglio e produzione molto attuale. L’intervista non è lunghissima come al solito perché i ragazzi lombardi seguono una linea molto schietta e sincera, sia musicalmente che nel loro raccontarsi. Risponde Eros, chitarrista e membro fondatore. [F]

Cari Extirpation, siete arrivati a dieci anni di carriera. Avreste dovuto sciogliervi prima o dobbiamo aspettarci altri dieci anni di musica? Ciao! Si, ce l’abbiamo fatta! Chi l’avrebbe mai detto? Scioglierci prima no di certo, personalmente spero di farne altri dieci.

Le prime canzoni risalgono al 2010. Vi ricordate qual è il primissimo riff creato come Extirpation? I primi riff risalgono al 2009, avevamo 15/16 anni. Ricordo bene il primo, era per la canzone Equality, comparsa poi nella demo, mentre dal vivo suonavamo per lo più cover di Slayer, Razor, Violent Force, Darkness ecc… Prima ancora della demo, abbiamo registrato qualche pezzo in uno studio scabrosissimo dentro un centro di recupero per ragazzi con problemi. Lato positivo? Era gratuito!

Non tutti i pezzi della demo sono stati ripresi in Reverse The Reality. Perché? Roba troppo immatura? Eravamo giovani, volevamo suonare Thrash ma stavamo piano piano cominciando a fare cose ben più mature rispetto a quei pezzi scritti a 16 anni.

Reverse The Reality è uscito come volevate voi, nonostante le registrazioni siano durate ben… due giorni? Avevamo 18 anni credo, io ero un po’ allo sbando e non andavo manco a scuola. Gli altri due studiavano, non veniamo da famiglie benestanti e non potevamo permetterci di registrare in più giorni. Pensa che abbiamo registrato in un centro sociale con tanto di galline che si facevano sentire fra un pezzo e l’altro, mentre le voci le abbiamo registrate in un bagno. Nel suo essere marcio ho dei bei ricordi e secondo me è stato un bel lavoro per dei ragazzi come noi.

I Goblin vi hanno già fatto storie per aver utilizzato Suspiria come intro senza scriverlo sul libretto del cd o la state facendo franca? È stato un errore della label. La comunicazione tra la nostra etichetta serba e noi tre sbandati non era il massimo. Un’etichetta americana doveva stamparci il vinile e avrebbe ovviamente pagato/chiesto i diritti, ma come ogni label con cui abbiamo raggiunto un buon deal… è fallita prima di stamparci alcunché.

La vostra scaletta live prevede solo la roba dell’ultimo album o cercate di fare qualcosa di più variegato? Trovano spazio anche brani di Reverse The Reality? Ci penseremo a tempo debito… Presto news!

Nel 2014 avete fatto uno split con quei caproni dei Whipstriker. Come è andata? Ci avete pure suonato assieme! Bene direi, l’etichetta ha finito tutto in meno di un mese! Victor è uno in gamba e sta tirando fuori dischi sempre più fighi coi Whipstriker!

Il brano che avete utilizzato è stato poi ripreso per il vostro secondo album. Cosa cambia tra le due versioni? Ci piaceva molto quel brano, la versione dello split l’abbiamo registrato in una cantina di una casa occupata (aridaje!) con una batteria elettronica e quindi che fai? Non la riregistri insieme agli altri pezzi?

È poco prima di Wings of Decadence che siete diventati un quartetto? Perché avete deciso di aggiungere un chitarrista? Da un certo punto di vista noi non cercavamo un secondo chitarrista anche se averlo era l’ideale. Magick è nostro amico da molto tempo, oltre ad essere un grande chitarrista a livello umano era l’unico che potevamo prendere. Se lui non fosse venuto saremmo rimasti in tre.

A circa quattro anni da Wings of Decadence siete tornati con un nuovo brillante album. Ritenete di averci messo troppo o era il giusto tempo da prendersi? Ci abbiamo messo il giusto, abbiamo suonato un po’ dappertutto e nel mentre ci siamo messi a comporre. Non siamo velocissimi, ma fare le cose con calma è molto meglio.

A Damnation’s Stairway to The Altar of Failure: titolo impegnativo per quello che credo sia il vostro apice (per ora). Ho notato una maturazione incredibile, sia musicale che nei testi. È così anche per voi o vi sentite più o meno gli stessi di sempre? Sì! L’ultimo disco è sicuramente il nostro apice! I pezzi sono molto più ragionati e i riff parecchio più malati. Siamo sempre i soliti cazzoni, ma col tempo siamo cambiati, forse in meglio o forse in peggio… il tempo ce lo dirà!

Abbiamo parlato delle registrazioni flash di Reverse The Reality, ma anche A Damnation’s Stairway… ha avuto tempistiche concentrate. Vi piace lavorare con ritmi serrati o dovevate per forza concludere tutto in quel tempo? Siamo poveri! Abbiamo registrato da Stefano Santi ( SPVN studio) perché era quello che volevamo per questo album, ma non avevamo tanto tempo a disposizione tra denaro e pause dal lavoro. Sono stati cinque giorni lunghissimi, ci siamo beccati tutti assieme in studio forse per cinque ore, per il resto del tempo abbiamo fatto avanti/indietro fra lavoro e studio.

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Tre dischi, tre etichette diverse, tre tipi di produzione diversi. Perché siete così irrequieti? Nessuno di questi vi ha soddisfatto a pieno? Credo che il lavoro sull’ultimo disco di Marco (The Devil’s Mark Studio) sia veramente eccezionale – e nemmeno quello di Carlo Altobelli su Wings… è stato da meno! Avrei voluto anche io un etichetta sola, credimi! Purtroppo non siamo stati così fortunati o ce la siamo giocata male. Per quanto riguarda la produzione è proprio questo il bello: tutti lavori diversi, ma alla fine il nostro marchio c’è su ogni album! Marco ha fatto un lavoro eccellente in pochissimo tempo tra l’altro. Soddisfattissimi! Con Carlo è stato molto diverso dal momento in cui abbiamo fatto tutto da lui di persona, inutile dirti che ci siamo trovati molto bene. La sua bravura lo precede!

Vi piace promuovervi sui social? Trovate che sia difficile lavorare su quelle piattaforme alla diffusione della propria musica per un gruppo “tradizionale” come voi? No! Non ci piace affatto, ma ci tocca farlo ogni tanto, non avendo un manager o chi ci gestisce pagine. Pensa che due di noi non hanno mai avuto un computer, né Facebook, immagina come siamo messi!

Non fate tantissimi concerti. È una scelta o una necessità? Meglio i tour (come quello che avete fatto con gli Indian Nightmare e gli Hexecutor) o le date singole? Un po’ tutte e 2 le cose… i tour come quelli con Hexecutor, Cadaveric Fumes e Indian Nightmare ti lasciano dentro tanto, sono esperienze incredibili, ma non sempre le date vanno come vorresti. Preferiamo sicuramente fare data secca e/o suonare in festival come abbiamo fatto negli ultimi anni.

Siete un gruppo difficile da accontentare per organizzatori di serate e gestori di locali? Quali sono le cose più gradite e quelle meno gradite in un live? Ahahah! No, ma va! Ci piace molto tornare a casa sbronzi e con tutto quello che abbiamo chiesto (soldi, richieste varie, eccetera).Quando certe condizioni vengono a mancare non è molto soddisfacente. Purtroppo in Italia capita (a volte!)

Due di voi erano nei Terrorsaw. Mi mangio le mani per avervi scoperti tardi, quando oramai vi eravate già sciolti. Come mai avete deciso di mettere fine a quel progetto? Puntate tutto sugli Extirpation? È stata una scelta comune. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. È giusto capire quando finire! Nessuno torna indietro e ci siamo lasciati dei bei ricordi e un disco in mano. Gli Extirpation non c’entrano nulla in tutto ciò.

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Sono compatibili le parole “siete mitici, Extirpation” col semplice ascolto di un brano o di un full stream su Youtube? Sputtaniamo i nostri soldi in dischi, tutti quanti noi. Purtroppo le cose stanno piano piano cambiando, ci sono album che su YouTube hanno 1374639 visualizzazioni, ma non per forza hanno venduto tante copie… i complimenti li accettiamo da tutti comunque, ognuno fa le sue scelte su come ascoltare un certo tipo di musica. Non sono io a dover giudicare.

C’è una regola che secondo voi tutti i gruppi blackened thrash, dai maestri del genere a quelli nati ieri, dovrebbero rispettare per evitare di fare dischi penosi o di perdersi per strada? Ognuno fa quello che vuole. Magari siamo noi a perderci per strada! 666

4 pensieri su “Intervista agli Extirpation

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