Intervista a Consalvo (Coil Commemorate Enslave, ex Eyelids)

Ho aspettato pazientemente che i Coil Commemorate Enslave tornassero con un nuovo album per poter andare a fondo nelle loro idee e nelle loro intenzioni. Questa è l’intervista che avevo in mente da tantissimo tempo. Ringrazio Consalvo, un’Artista a tutto tondo, come leggerete, per avermi consentito di entrare a pieno nel mood di un progetto musicale che tutt’oggi reputo unico. [F]

In un’intervista di qualche anno fa, hai raccontato che il moniker Coil Commemorate Enslave non ha un significato preciso, trattandosi solo di parole che legano bene l’una con l’altra. Sei ancora di questa opinione? Dobbiamo ritenerci fortunati che tu non abbia optato per Sole Cuore Amore? In generale cosa pensi del rapporto tra un nome e l’identità di un progetto artistico? Sì, continuo ad essere della stessa opinione. Penso anche che la maggioranza delle band cerchino di dare un senso al proprio moniker soltanto in seguito, creando inutili retoriche arzigogolate. Io faccio parte di quelli che genuinamente ammettono la scelta casuale dello stesso. Ti dirò, inoltre, che CCE non mi piace più molto e che spesso ho pensato di cambiarlo.

A proposito, spiegami i nomi che vi siete dati nei vari lavori di CCE. All’epoca del foscoliano Agl’infanti provvido è il sonno eterno eri Narcoman e il tuo compare Amnesia, poi sei diventato Consalvo e lui Bruto minore. Questo cambiamento ha seguito anche la mutazione della tua ispirazione, che si è spostata su Giacomo Leopardi in modo più esplicito? Facevamo massiccio uso di sostanze stupefacenti e ci esaltavamo l’un l’altro in ciò. Arrivammo al punto di pensare che questo progetto avrebbe dovuto parlare di droga (creammo anche un logo con delle siringhe)… Narcoman e Amnesia erano perfetti. Quando sette anni più tardi ripresi in mano la musica de L’infinita vanità del tutto la mia ispirazione principale non era più la gnugna, ma Leopardi e il pessimismo cosmico… a quel punto i vecchi nomi suonavano sinceramente demenziali e li sostituimmo con Consalvo e Bruto minore (entrambi personaggi delle liriche Leopardiane).

Ti ho citato il tuo vecchio alter ego Narcoman e per questo ti chiedo: cosa volevate fare nel 2006, quando nacque la band? Avevate dei sogni o delle speranze? Nacque tutto per gioco, Marco/Amnesia non ascoltava nemmeno metal… e trasportandolo in questo mondo scoprimmo che tale genere permetteva al suo travagliato mondo interiore di esprimersi. Sì, avevamo sogni e speranze, è tipico dell’età adolescenziale. Vivevamo in un mondo di favola, in un’ incoscienza atavica.

Eravate poco più che due adolescenti fissati con Dissection e Spite Extreme Wing, ok, ma personalmente non sono d’accordo con te quando definisci Agl’infanti provvido è il sonno eterno come disastroso e schizofrenico. Perché questo giudizio? Oggi riesci a salvare qualcosa? Ti svelo alcuni retroscena. Entrammo in studio senza aver preparato i brani sul click manco fossimo dei jazzisti! In oltre, per Marco era la prima volta in studio e andò in totale paranoia. Il risultato lo ritengo sinceramente disastroso, ma a qualcuno piace. Salvo sicuramente alcuni spunti compositivi che ritengo interessanti.

Che reazioni ci furono da parte degli ascoltatori alla demo? Tu fosti subito convinto di quanto mi hai appena detto? Inizialmente mi piaceva, successivamente giunsi alle conclusioni che sai. Qualcuno si accorse che gli strumenti andavano ognuno per cazzi suoi. Uno su youtube scrisse “sarebbe carino, se non fosse per il cantante che urla come se avesse un cazzo in culo”. E aveva ragione!

Oscuri perigli vi aspetta(va)no: cosa ti è successo tra il 2008 e il 2014? E come ha cominciato a prendere forma la musica che sarebbe diventata il primo full length di CCE? In realtà nel 2009, a sommi capi erano già pronti i brani sia de L’infinita vanità del tutto che di Maxima moralia sovraumanità, ma non c’era la testa per registrare. Con la fine del liceo prendemmo le nostre strade. Io mi trasferii a Chieti per frequentare l’università, diventai depresso e tornai a Ferrandina dove con Marco arrangiammo il disco che fu registrato artigianalmente nella nostra sala prove.

L’infinita vanità del tutto è uscito in due versioni. Quali sono le differenze nel contenuto? Quale delle due copertine è maggiormente adatta all’album? Che significato hanno? Nel 2014 ero totalmente fuori dal mondo musicale, e pensai sciaguratamente di stampare cento copie promozionali da distribuire a label e zine… per poi risvegliarmi in un mondo totalmente digitalizzato. Con ATMF stampammo l’album con una nuova veste grafica liberamente interpretata da Francesco Gemelli. La copertina del demo con il Vesuvio e Napoli (rimando alla ginestra di Leopardi) resta comunque quella che a mio parere caratterizza meglio il disco.

Benché la musica risalga alle sessioni del full length, con Maxima Moralia Sovraumanità, uscito appena un anno dopo, sembrava che CCE avesse trovato una certa regolarità. Almeno, questo era il mio pensiero dall’esterno. Per te è stato così? C’è stato un periodo in cui la strada ti è sembrata meno tortuosa? Trattandosi soltanto di quattro brani da arrangiare e registrare in modo amatoriale, non ci è voluto poi molto. Oltretutto la voce di Tevildo [il cantante] continuava ad adattarsi bene alla musica così come le vocals in italiano scritte da me. Maxima moralia ha preso quindi forma in naturale continuità con il full in poco meno di un anno. Il seguito della storia è stato più travagliato…

L’album appena citato è visivamente connotato da un giallo acido, oltre che da immagini stranianti che in precedenza non avrei mai associato a CCE. Credi che colore e iconografia rispecchino il contenuto di Maxima Moralia Sovraumanità? Essendo iconograficamente basato sul film Gummo di Harmony Korine, i colori inizialmente scelti per l’artwork erano i colori pastello tendenti al giallognolo tipici delle camere super 8, ma durante il processo creativo della cover Gemelli mi propose il giallo acido su cui la scelta in seguito ricadde. L’obiettivo, era quello di costellare la copertina di personaggi reietti e ambigui come il pagliaccio triste, il bambino con le orecchie da coniglio (protagonista di Gummo), il tossico che si buca (finito solamente sulla t-shirt per mancanza di spazio). Il nichilismo di quel lavoro è riassunto appunto in un’ idea anti-romantica dell’esistenza che mette sullo stesso piano, ad esempio, un pedofilo con un chirurgo che salva vite umane, oppure una premurosa madre di famiglia con una prostituta malata.

In passato hai rivelato che nei tuoi piani Her Dancing Eyes avrebbe dovuto essere cantata, ma la voce designata non era disponibile per l’incisione. Sono passati diversi anni. Puoi dirmi ora chi era questo/a cantante e soprattutto quale sarebbe stato il testo prescelto? Si tratta di un brano estremamente dolce composto interamente da Marco, indubbiamente abbastanza slegato dal resto dei brani, ma che ho deciso comunque di registrare pensando appunto di trarre le vocals (rigorosamente clean) dalla poesia Her dancing eyes di Emily Dickinson (calzante rispetto all’atmosfera del brano). II cantante sarebbe dovuto essere Varg D. dei defunti Bland Vargar, che ho interpellato anche per The unavoidable, ricevendo in entrambi i casi una promessa di partecipazione che non si è mai riuscita concretamente a finalizzare.

Qual è stata la tua vita dopo Maxima Moralia Sovraumanità? Il mondo esterno ti ha subito cominciato a dare spunti per nuova musica? E poi sul finire del 2015 hai annunciato che il cantante Tevildo era fuori, cosa è successo? Dopo un iniziale periodo di smarrimento dovuto al timore di non riuscire a comporre nuova musica senza l’ausilio di un chitarrista con cui provare, ho iniziato lentamente a comporre The Unavoidable lavorando meccanicamente con il pc dove registravo i riff di chitarra per poi suonarci sopra con la batteria in cuffia. Ci è voluto chiaramente più tempo. Mi resi conto fin da subito che i nuovi brani necessitavano di clean vocals, cosa che Tevildo non avrebbe mai potuto fare, da qui la scelta di cambiare cantante.

Da fine 2017, per circa un anno, hai fatto parte degli Eyelids come batterista. Che ti porti dietro di quell’esperienza? La cosa che mi ha stupito di più è stata vederti suonare live, visto che CCE rimane in studio. Ecco, quindi gli umani (o meglio, alcuni di loro) in fondo sono compagnie accettabili? Come ho avuto modo di dire in altre interviste io non ho nessun problema con le persone, nonostante pensi che l’uomo medio sia un mostro. Degli Eyelids mi porto dietro una piacevole amicizia e molti bei momenti passati insieme. D’altro canto, questa breve esperienza live ha rafforzato in me l‘idea che suonare in Sud Italia è una deleteria perdita di tempo.

Arriviamo finalmente ai tempi più recenti. Ad aprile ha visto la luce il tuo nuovo album, The Unavoidable. Quando hai iniziato a pensarlo e poi a realizzarlo? Ho composto i sei brani nel corso del 2016, ho registrato la batteria e poi mi sono dedicato ad arrangiare le canzoni finendo per registrare basso e chitarre a metà 2017. A quel punto per una serie di sciagure e problemi fra i più svariati (fra cui la mancanza di fondi) ci sono voluti quasi altri due anni per avere i brani completi delle vocals e fare il mixaggio.

Leggendo nel libretto si scorgono alcuni nomi nuovi per l’universo CCE: Daniele Rini, Francesco Faniello e Mattia Fagnano, oltre che un ritorno dal passato come Marco Stano/Bruto Minore. Spiegami quando sono entrati in gioco e quale è stato il loro contributo. Marco compare nei credits in virtù del contributo compositivo in due tracce. Francesco Faniello è un caro amico che ha composto è registrato il solo di chitarra in Nothing else but black, collabora con noi e ci segue fin dagli esordi! Mattia Fagnano, che ho conosciuto durante l’esperienza Eyelids, ha invece creato l’intro e l’outro dell’album, mentre Daniele Rini si è occupato delle vocals dando un contributo fondamentale alla riuscita dell’album.

La copertina e i disegni interni sono opera di Vincenzo Parisi. Cosa rappresentano il fanciullo e la balena? Sono un’ interpretazione del tema dell’ineluttabilità dell’esistenza, il fanciullo sornione che nuota in un liquido amniotico fatto di rovin. Ennesima particella su questo “atomo opaco del male” come direbbe il poeta. Il cetaceo è invece un caso emblematico dell’evoluzione! Dal mare giunge alla terra ferma per poi ritornare in acqua. Simboleggia per me la precarietà di ogni forma di certezza.

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Un’altra novità è consistita nell’utilizzo della lingua inglese per gran parte del disco. Come mai? Scelta ponderata assieme a Daniele? E soprattutto perché i testi non sono presenti nel digipack? Stavolta sono meno importanti? Spiegameli, a me paiono più diretti del solito in alcune parti. Per quanto riguarda il booklet banalmente non c’erano soldi per corredarlo di un libretto. La scelta dell’inglese è maturata invece in seguito al tentativo da parte mia di continuare la tradizione dell’Italiano come nei precedenti album, ma la musica non si adattava bene alla metrica dell’Italiano… scrivendo i testi e provando a creare le linee vocali mi accorsi ben presto che qualcosa non funzionava. Dunque, chiesi a Daniele di scrivere le vocals in inglese prendendo spunto dai testi che avevo già creato, basati rispettivamente su Cioran (Anti-prophet), Guido Gozzano (Nemesis), Pascoli (La voce) e Laforgue (Nothing Else but black), mentre le vocals di E.F.S.D. e The Snake and the rope sono state liberamente scritte da lui. La tua sensazione è quindi giustificata dal fatto che nonostante abbia partecipato alla scelta dei temi, le lyrics non sono concretamente opera mia.

Il nuovo album, per alcuni preordini, era accompagnato da un tuo dipinto olio su tela. Il mio lo posto in basso. Mi spieghi questa tua opera? Sono attratto dalla bellezza, ma non ho gli strumenti giusti per comprenderla. Essendo espressionismo astratto, dipingo con l’intenzione di non voler rappresentare nulla. Creo un nuovo oggetto informe che da quel momento inizia a far parte della natura. Dunque, non è un tipo d’arte che si può spiegare e non ha senso porsi domande su eventuali significati. Devi fruire del dipinto semplicemente osservandolo con la mente sgombra dall’idea di cercarci qualcosa. A quel punto ti assicuro che ti sentirai molto sollevato.

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Nella famosa intervista di cui ho saccheggiato diversi contenuti, dicesti una frase che – non lo nascondo – inizialmente mi sembrò una provocazione che andava un po’ sopra le righe di quanto esposto fino ad allora. Per questo ti chiedo di ampliare questo tuo concetto: “se devo scegliere fra il fragoroso suono di un ruscello e le case di cemento con l’aria condizionata preferisco le seconde”. Quella frase era un ulteriore tentativo di distinguermi dalla banale visione che vede il musicista black metal come un demente che sta nel bosco con gli scoiattoli e che odia il progresso e l’industrializzazione. Pensa a quanto farebbe ulteriormente schifo l’esistenza senza il riscaldamento e l’elettricità. E poi, che miseria da strapaese pensare che suonare un certo genere musicale significhi essere ideologicamente simile al resto dei musicisti di quella scena!

Esiste qualcosa di assoluto nella vita umana o sei più propenso al relativismo? D’altronde nascere “venditori di almanacchi” ci renderebbe dubbiosi solo per brevi momenti della nostra esistenza, e così facendo sentiremmo solo un frammento del peso che sente (o crede di sentire?) sulle proprie spalle il “passeggere”. Ragionando in modo rozzo, alla fine il venditore ha ottenuto ciò che voleva, cedendo l’almanacco in cambio di denaro, mentre il passante non ha soddisfatto la sua fame esistenziale. Penso che per assicurare la prosecuzione della specie, il nostro organismo contenga naturalmente degli “anti-corpi” che ci permettano di essere “venditori di almanacchi” per la maggior parte del nostro tempo. Lavorare, studiare, copulare, porci degli obiettivi a lungo termine, sono tutte attività totalmente inutili se si ha una visione della vita come quella che ho io (e che ha il “passeggere”), ma nonostante ciò qualcosa ci spinge a “fare”. Oserei dire che essere “passeggere” h24 sia una condizione incompatibile con la vita. Sentire il peso dell’impalpabilità dell’esistenza in continuazione, senza pause, rappresenta una condizione che non può che portare al suicidio.

Quale sarebbe il modo più appropriato per uscire definitivamente di scena? Mi riferisco sia al progetto CCE, sia alla tua carriera artistica, sia alla tua permanenza su questa terra. Farmi esplodere contro gli studi televisivi di C’è posta per te! Oppure rapire Alessandro Di Battista e con i soldi del riscatto iniziare una carriera da narcotrafficante in Colombia! A parte questo, non so se ho ancora voglia e soldi per comporre e registrare un ulteriore disco che verrà ascoltato da te e altre venti persone (compresi i parenti). Dopo dieci anni di sacrifici sono un po’ stanco, e come recita l’aforisma, se continui a scrivere poesie dopo i diciotto anni o sei un poeta o sei un cretino… e io oramai ne ho ventinove. Vedremo…

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