Intervista agli Innero

Quello che state per leggere è il motivo principale per cui continuo a importunare i gruppi e a chiedere loro di spiegarmi tantissime cose, dalle più importanti alle più futili. Tutto è finalizzato a soddisfare la mia sete di conoscenza, senza rinunciare al piglio da ficcanaso che non riesco ad eliminare, o quantomeno a contenere. Vi ricordate con affetto di Principia Discordia dei Malnàtt e i Bland Vargar? Bene, ora avete un nuovo fantastico gruppo da seguire, gli Innero. [F]

Partiamo dal nome. All’inizio pensavo che Innero fosse da intendersi in italiano, cioè In Nero tutto attaccato. Dopo un po’ di ricerche ho capito che la mia interpretazione, basata su una associazione naturale alla nostra lingua, usata da tante band geograficamente e umanamente vicine (Malnàtt, Vade Aratro, In Tormentata Quiete, Eva Can’t), era un abbaglio. Infatti voi siete Inner-O (oppure Inner-0), ossia Inner Circle, però scritto comunque Innero. A cosa è dovuto questo nome? Arctos (chitarra): In realtà hai azzeccato entrambe le accezioni principali: una prima versione del nome prevedeva un piccolo spazio tra In e Nero, poi abbandonato perché ci rendemmo conto che involontariamente avevamo replicato l’ Inner Circle. Devi sapere che i membri di Malnàtt sono tutti membri di quello che viene chiamato Circolo Interno… E se mi passi il gioco di parole, abbiamo chiuso il cerchio, in quanto eravamo in tre e tutti ex membri di Malnàtt.
Alces (voce): Il nome era già stato scelto al mio ingresso nella band. Diciamo che questa interpretazione trve black è stato l’espediente usato dagli altri per farmelo accettare… (risata sotto i baffi, quelli posticci di Rory Culkin). Cazzate a parte, gioca sull’ambivalenza di significato, è sia Innero perché, fatta esclusione per i blue jeans anni 90 di Fuscus, è così che siamo vestiti h24, Innero perché Everything Went Black, per dirla alla Black Flag, ce l’ho tatuato sul petto. Inner O, perché abbiamo dichiarato guerra a tutte le nostre gioie, i nostri beni materiali, il nostro senno, che non è sulla luna e nemmeno con un ippogrifo potremmo recuperare dal buco nero che li ha inghiottiti. Avevo detto basta cazzate. Ma in fondo è domenica, anzi no, è giovedì, non ho vinto nessun biglietto dorato nella barretta di cioccolato piccante appena mangiata, e vedrai l’ Inner O che Outer O diverrà fra poco… Alla soglia oramai dei 40 potrebbe anche diventare Inner O))), perché dopo anni di tremolo picking, blast beat e doppio pedale siamo stanchi, abbiamo l’artrosi e i crampi sono lì che ti fanno lo sgambetto sul pavimento pisciato del bagno del Köpi di Berlino, il batterista preferisce uscire a mangiare animali vivi e a me piace cantare il blues sotto la doccia. Insomma, Young till I die tua sorella, senza offesa. Il death metal ci piace, la Svezia non è bella quanto la Norvegia, ma noi viviamo a Bologna, quindi stigrancazzi, nei negozi di dischi ci vado solo io, non abbiamo nessun luogo di ritrovo segreto che non sia il giardino di Arctos dove di solito ci limitiamo a infastidire i vicini immolando sulle braci animali senza distinzione di razza. E poi diciamocelo, indubbiamente la noia ti fa fare cose impensabili, ma bruciare le chiese? Una chiesa romanica in blocchi di marmo più grossi del bilocale dove vivo? Dai, va oltre le nostre capacità, poi ok, in passato ho fatto cose che voi umani… Più o meno come Rutger Hauer in Furia Cieca, ma con le mani legate, Roy Batty le mani se ci riesci… Sto peggiorando, sono da internare. Un po’ mi piace entrare nelle chiese e mettere in imbarazzo i fedeli, ma in fondo mi fa anche pensare che architetto-geometra-muratore siano un power trio migliore di Cronos-Mantas-Abbadon, e con qualche ritocco all’arredamento diventerebbero dei luoghi magnifici. P.S. Nel momento in cui scrivevo questa risposta non si era ancora verificato il rogo della cattedrale di Notre Dame…

Allo stesso modo avete scelto dei nomi particolari: Alces, Crassodon, Fuscus e Arctos. Cosa significano? C’è una particolare tradizione o cultura a cui vi rifate? Arctos: Sono nomi di alcune razze di lupi. Il lupo è il nostro animale totemico. Molti pensano sia una bestia feroce e cattiva, in realtà è un animale sociale con gerarchie precise, misantropo. Proprio come me.
Alces: Non sono altro che sottospecie diverse di canis lupus. Nella ricerca spasmodica e inconcludente di nuovi nomi di battaglia, l’unico risultato comune ci portò nei boschi delle nostre montagne di nuovo abitate dal lupo dove il cane di Arctos ci mangiò i panini alla mortadella e ci diede nuove identità.

Prima ancora di essere Innero, tre di voi sono stati nei Malnàtt, nella formazione di Principia Discordia. Un album che adoro, la cui musica è stata scritta da Arctos. Chiariamo una cosa: siete voi ad aver lasciato Porz o è stato lui a farvi fuori dai Malnàtt? Arctos: Siamo stati scaricati da Porz come dei sacchi di immondizia, gli vogliamo bene lo stesso però. Sono contento che ti piaccia PD , vado molto fiero del lavoro che abbiamo fatto per quel disco e del risultato finale.
Alces: Chi?

Già all’epoca di Principia Discordia, nel 2012, avevate un’idea embrionale degli Innero? Cosa avete fatto tra la fuoriuscita dai Malnàtt e la creazione della attuale conformazione degli Innero? Arctos: Nel 2012 non avevamo nessuna idea di quello che sarebbe successo. Quando Porz ci scaricò ho provato a convincere per settimane Aldamèra (Fuscus) e Lerd (Crassodon), finché a gennaio 2014 non ci siamo rimessi a scrivere pezzi nuovi.
Alces: _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _  Riempi con lettere a caso.

Alces è arrivato nel 2016 dopo la fine dei Bland Vargar. Come è avvenuto il suo ingresso come cantante? È stato un processo naturale? Arctos: All’inizio del progetto Innero avevamo coinvolto Porz come guest, ma l’esperimento non proseguì a lungo. Provai io a gestire anche la voce ma non sono abbastanza multitasking da fare due cose insieme (specialmente se mano e polso destri sono un continuo frullare sulle corde). Fuscus ad un certo punto propose il progetto ad Alces, che conosceva per aver suonato assieme un pochino nei Bland Vargar. Alces arrivò alle prove, fece due scream e ci diventò subito simpatico. In poco tempo realizzò testi per pezzi alla cui stesura non aveva partecipato e registrò le sue take con l’influenza. Grazie ad Alces abbiamo completato Chaoswolf. Peccato che non gli piaccia, ma a lui non piace nulla.
Alces: Nell’ultima incarnazione dei BV, mai uscita dalla sala prove, io passai alla sola voce, Fuscus imbracciò il basso dopo una breve permanenza alla batteria, e Crassodon arrivò a mangiarci la merenda mentre noi facevamo le prove. Qualche mese e numerose salsicce dopo, Fuscus mi fece sentire una pre produzione di alcuni pezzi composti da loro e la mia reazione fu “scusa, mi fanno male le orecchie, sono sordo, ho la lebbra, chi sei tu, chi sono io, mi dispiace devo andare, il mio posto è là…” Di lì a poco mi accorsi che qualcosa non andava, Fuscus aveva disciolto qualcosa nella mia birra. Fu l’ultimo ricordo, mi risvegliai in una stanza con altri tre energumeni, il face painting, uno smanicato di una taglia più piccola e l’ordine di urlare al microfono…

innero cover

Chaoswolf è stato registrato tra la primavera e l’estate del 2017: voce e batteria sono stati catturati nello studio di Marcello Magoni dei Vade Aratro, chitarre e basso invece da Arctos. Qual è stato lo strumento più difficile da registrare? Arctos: Tutti. È stata la mia prima esperienza di produzione dalla A alla Z.
Alces: Me stesso con la febbre e la bronchite.

Arctos si è occupato anche del mixaggio, mentre per il mastering vi siete rivolti a Simone Lanzoni degli Eva Can’t (ma anche ex dei Malnàtt e degli In Tormentata Quiete). Credete di essere riusciti a padroneggiare questi aspetti della produzione? È uscito il disco che volevate? Arctos: Sono abbastanza soddisfatto di quanto sono riuscito a fare considerando che non lo faccio di professione. Ho passato giorni interi, mesi per cercare di ottenere un risultato soddisfacente. Oggi rifarei tutto in modo diverso, dalla batteria alla voce, ma solo perché ho un pochino più esperienza. Forse Alces è il più insoddisfatto di tutti, ma a lui non piace mai nulla, quindi non mi meraviglierebbe leggere che il disco gli fa schifo.
Alces: Per essere stato il primo lavoro di Arctos come produttore siamo soddisfatti, poteva uscire una merda colossale e invece proverbiali capra e cavoli sono stati condotti sani e salvi a casa. Io personalmente non mi ci sarei mai messo, i tempi e gli sforzi sono stati biblici, come lavoro totalmente diy e pressoché registrato in una camera da letto non posso che ritenermi soddisfatto. Il nostro amico Lanzo, vate tecnologico delle colline felsinee, ha fatto un buon lavoro sul mastering, molto aperto, potente e limpido, forse troppo per i miei ascolti, ma si tratta di puro gusto personale. In conclusione, in tutta sincerità, è un disco che riregistrerei quasi totalmente, che pecca di difficoltà incontrate ed errori di inesperienza, ma è stato un buon banco di prova per le fatiche future. E poi non ci è costato praticamente un cazzo… (risata sempre sotto i baffetti di Rory Culkin)

Chaoswolf sta piacendo in giro? Vi interessa sentire cosa pensa la gente di voi? A prescindere dal vostro gradimento, vi segnalo che il punto più controverso, sui cui si concentrano alcuni commenti non sempre positivi, sono le voci (pulite e urlate). Come mai, secondo voi? Arctos: Abbiamo ricevuto recensioni solo positive, e sappiamo che il disco è piaciuto molto in America Latina ad esempio. Anche in Europa c’è stato un buon riscontro. Allo stesso tempo ci sono stati alcuni commenti negativi, in particolare sulle vocals del disco. Io ascoltavo la merda che girava nel 1993, roba inascoltabile, registrata e prodotta da cani . Oggi forse siamo troppo abituati a produzioni di livello anche nella musica estrema che non sappiamo più distinguere il vero dall’artefatto. Personalmente mi piacciono le tracce di voce, in alcuni casi si poteva fare sicuramente meglio a livello di produzione, lo riconosco, in altri non credo che alcuni commenti siano stati scritti con consapevolezza tecnica e musicale.
Alces: Guarda, le recensioni ricevute sono tutte molto positive, ben più della mia! E comunque non me ne può fregare di meno di cosa pensa chi ci ascolta, l’unica opinione che mi interessa è la mia (i baffetti di Rory Culkin iniziano a darmi un po’ fastidio). Tra i commenti negativi letti su YouTube, alcuni li ho trovati in realtà molto pertinenti. Non voglio giustificarmi dicendo che ero malato durante le riprese, e che il tempo per rifarle non c’era, e che sicuramente il lavoro fatto in fase di mixing, con effettistica usata un po’ impropriamente e in quantità eccessiva non abbia giovato al risultato finale, ma in fondo questi sono tutti cazzi miei, come disse qualcuno “sei un Roger Waters senza talento”, e da buona Vergine me ne compiaccio. Di contro posso dire che ho ascoltato e ascolto tutt’ora con soddisfazione e piacere dischi registrati molto peggio, con errori di esecuzione, strumenti scordati e voci terrificanti, dicendo anche in più di un’occasione “Che cazzo di capolavoro!”

Il popolo cita gli Immortal e i Primordial come nomi a voi vicini: c’è del vero oppure musicalmente avete dei punti di riferimento diversi? Arctos: I Primordial sono sicuramente una delle nostre ispirazioni più forti. Citerei anche Enslaved e Dissection, stiamo scrivendo nuovi pezzi che hanno dei forti rimandi a queste band.
Alces: Va dato merito agli Immortal di avermi introdotto all’uso e consumo del black metal. Galeotti furono Battles in the North e Pure Holocaust prima, At the Heart of Winter poi… Però sono proprio i Primordial che annovero tuttora nel pantheon delle mie band di riferimento in ambito estremo, insieme a Ulver, Mayhem, primi Satyricon, Emperor, Dissection per citare i big del settore, senza andare a scomodare un calderone ricchissimo di band underground o comunque minori di livello altissimo. Sicuramente il mio approccio e i miei ascolti sono più old school e recorded-in-cantina rispetto ai miei compari, ci sono band che Crassodon definirebbe cacofonia inascoltabile, mentre Fuscus ascolta gli Oasis (non gli Oesais pugliesi, magaaari…). Ascolto generi musicali così diversi tra loro che inevitabilmente ne vengo influenzato. Non nego che come già tentammo di fare con i Bland Vargar back in the days, esplorare nuovi territori dal progressive all’ambient, dal folk alla psichedelia non mi dispiacerebbe affatto. Ovviamente non si farà perché siamo quattro teste di cazzo con idee e gusti completamente opposti ma accomunati da un pessimo carattere (mi sono strappato i baffetti di Rory Culkin).

innero live

Cosa simboleggia il lupo nel vostro immaginario? È una presenza costante di Chaoswolf, dal titolo all’ululato nella finale strumentale Under The Moon We Gather. Arctos: Come dicevo, il lupo è il nostro animale totemico. Sono affascinato dal lupo come animale, ho persino un Alaskan Malamute come animale domestico. Stranamente anche Alces è affascinato dallo stesso animale.
Alces: Il ChaosWolf, nell’allegoria che ho immaginato per la band, è l’animale ancestrale totem del primo sciamano di cui io non sono che una delle innumerevoli reincarnazioni. Con il suo ritorno, esso divorerà tutti gli dei fino ad ingoiare il sole e la luna, così come i lupi Fenrir, Hati e Skoll della mitologia norrena, segnando la fine prima di un nuovo inizio. E’ stato un percorso naturale per me quello di attingere al mondo della natura più primordiale, al terrore e al rispetto provato dall’uomo verso la sua inspiegabile potenza. Il ChaosWolf ci riporta alle nostre radici pre-cristiane financo a prima della rivoluzione neolitica.

Un altro tema che credo sia importante in Chaoswolf è la ribellione: contro il monoteismo (Among Wolves), contro le catene (Unbowed, Unbent, Unbroken), contro gli invasori (Durum In Armis Genus). Oggi è un concetto ancora valido oppure bisogna limitarsi a considerarlo con la giusta distanza storica? Alces: Per anni ho caricato i miei scritti di allegorie, di ermetismo, di sensazioni personali, fin quasi a slegarmi completamente dalla realtà, presente o passata che fosse. Con Innero ho cambiato songwriting, concentrandomi su argomenti che mi stanno a cuore, nonché dando un piglio più storico e letterario ai miei testi, manco fossi Steve Harris insomma… Non a caso cito Nietzsche su Among Wolves, Tito Livio in Durum… (Preciso che tratta dello scontro tra i Ligures e i Romani avvenuto a partire dal III sec. A.C., ma non visto secondo un’accezione di lotta all’invasore, bensì con spirito d’ammirazione verso una popolazione che ha abitato le mie terre e che come culto principale aveva quello delle vette, in estremo legame e simbiosi con la natura e il territorio. Arrivo poi a dire, in conclusione, che nonostante l’espansione e la grandezza di Roma, spesso e volentieri verificatasi a spese di popolazioni autoctone, anche il più grande degli imperi non è sopravvissuto all’avvento del Cristianesimo, probabilmente la peggiore peste nella storia dell’umanità), mentre in Unbowed… passo dal declamare un canto degli schiavi a una poesia di Alceo, in Open Eyes ho preso liberamente spunto dallo scritto Verso il nulla creatore di Renzo Novatore… Forse che il momento storico che stiamo vivendo non abbia risvegliato la mia sopita indole di vecchio anarchico, questo sentimento di ribellione (non giovanile) che, come dici, è un tema importante nel disco, non si è generato casualmente, e verrà sviluppato anche nel prossimo disco. Ad ogni modo, non vorrei che si facesse l’errore di considerare Innero una band politicizzata, sia chiaro. Il black metal va ben oltre ciò, o così dovrebbe essere, ma se i miei testi dovessero offrire qualche spunto di riflessione o indurre alla ricerca, non nego che ne sarei molto orgoglioso.

Alla luce di quanto ho letto e ascoltato non mi aspettavo di trovare in copertina e nel digipack delle foto islandesi e un testo preso in prestito da Edgar Allan Poe. Mi spiegate queste due circostanze, in apparenza lontane tra loro? Pensandoci bene Third I Rex non è nuova a copertine “marittime” di questo tipo. Alces: Leggo Poe da una vita, se non fosse per il suo credo cristiano avrei già profanato la sua tomba per copulare con le sue ossa e ringraziarlo di tanti anni di personale onanismo letterario. Volevo musicare Alone già con i Bland Vargar in chiave acustica, ne registrai qualche tempo dopo una versione dark country con un paio di amici, mai risuonata nemmeno una volta. Quando sentii i riff di quella che poi è diventata la nostra Alone capii che questa volta ce l’avrei fatta. La scelta della copertina è invece l’ennesimo racconto di mesi di discussioni inconcludenti su quale grafica adottare. Alla fine, presi per sfinimento, decise per noi HAL9000.

Sulla vostra pagina Facebook, alla voce “influenze” leggo tra gli altri: Heathenism, Ancient times, History, Rituals, Spirituality, Abstract, Philosophy, Nature. Oggigiorno queste tematiche sono spesso associate ad ambienti di estrema destra. Vi hanno mai accusato apertamente di essere dei nazisti? Siete d’accordo con Einar Selvik dei Wardruna si duole proprio del fatto che si è lasciato che il NSBM si appropriasse della cultura nordica pagana? Alces: “Vi hanno mai accusato apertamente di essere dei nazisti?” Hahahahahaha ti prego, fa che succeda!!! Adoro le polemiche, ci sguazzo dentro come un ippopotamo nella melma. Ho già in parte risposto precedentemente riguardo al mio pensiero. E’ assurdo che si debba dubitare dell’orientamento politico di una band (o affibbiargliene per forza uno) sulla base di temi trattati che con la politica, tantomeno con la prevaricazione razziale e il totalitarismo, nulla hanno a che fare. Mi ha piacevolmente colpito lo statement di Einar Selvik, è incoraggiante che personaggi in vista facciano chiarezza su argomenti così delicati e su simboli e cultura utilizzati impropriamente da una masnada fin troppo folta di cerebrolesi. Quoto il commento del mio socio qui di seguito.
Arctos: Il NSBM è merda.

Avete fatto diversi concerti negli ultimi mesi (Mortuary Drape, ad esempio, ma anche la tripletta Teleport – Assumption – Bedsore, oppure la recentissima apparizione coi Wayfarer e gli Entropia). Quale di queste occasioni ricordate con più piacere e perché? Alces: La serata con i Drape è stata molto soddisfacente per affluenza e puro edonismo, menzione particolare per gli amici Valgrind e Nibiru, una garanzia, mentre suonare con Assumption, che sono amici di lunga data (il bassista Claudio ha costituito con me il core dei Bland Vargar), nonché una delle migliori band italiane attualmente in circolazione, e fare conoscenza delle nuove leve Bedsore è stato altrettanto piacevole, nonostante un pubblico risicato e un po’ freddo. La serata con i Wayfarer non è stata tra le più partecipate, ma devo dire che la nostra performance è stata una delle nostre migliori, e gli americani sono stati una bella scoperta live.
Arctos: Il live con i Drape è stato molto bello per l’affluenza, ma a livello umano preferisco band come Bedsore e Assumption. Grandi (e giovanissimi) talenti e bel feeling tra le band.

Vi piace suonare dal vivo? Come vi approcciate ai live? La parola “rituale” vi si addice? Non trovate sia molto abusata al giorno d’oggi per chi suona black metal? Arctos: Ci piace moltissimo suonare live, ci piacerebbe suonare molto di più. Piano piano stiamo lavorando per creare una bella scenografia e presenza di scena.
Alces: Ci fu un momento in passato in cui avrei voluto comporre dischi in studio e basta, non sentivo la necessità di esibirmi dal vivo, in fondo il black metal non ha mai dovuto trovare necessariamente la sua espressione live. Avevo il mio progetto 70s heavy rock Ancient Cult per sfogare a sufficienza il mio bisogno di palcoscenico, il black metal era una cosa intima, personale, quasi privata, la catarsi che cercavo in esso era puramente compositiva. Con Innero le cose si sono sviluppate diversamente, ho ritrovato un certo bisogno di pubblico su cui sfogare un’atavica tensione alla teatralità, nel senso più sciamanico di isteria collettiva pilotata da uno psicopompo (taaac, parole colte buttate giù a caso per fingere di avere studiato), vuoi perché, per quanto melodica, la nostra musica è più aggressiva e diretta, meno strutturata e progressiva rispetto al mio precedente progetto. Credo che l’impatto live di Innero sia piuttosto coinvolgente. L’approccio al live al momento è molto diretto, anche se sto pensando di introdurre momenti più rituali, pause con utilizzo di intermezzi preregistrati, candele, incensi, come hai suggerito tu nella domanda. Cose già fatte e rifatte da altri, senza dubbio, ma mi piacerebbe dare un’espressione fisica sul palco quantomeno ad alcuni dei testi che ho scritto. Che sia o meno una pratica abusata, come terminologia e come pratica, poco mi importa. Ho visto band mostruosamente coinvolgenti sia con che senza scenografie, alla fine di ogni elucubrazione a riguardo, è sempre la musica che parla.

innero live 1

Ipotesi bizzarra che non sono riuscito a tenere per me. Come Innero, sareste disposti a suonare dal vivo dei brani di Principia Discordia? Arctos: Assolutamente no.
Alces: Bè, è stato già fatto qualche tempo fa da Malnàtt stessi, perché dovremmo? Non ho nulla a che fare con quel disco, tra l’altro, non avrebbe oggettivamente senso alcuno.

Cosa vuol dire oggi essere personali in musica? Credete di esserlo o siete sulla strada per diventarlo? Arctos: Cosa intendi per personali? Personale è la band che complica tutta la sua musica con dissonanze , jazz , rumori o altre robe del genere? Allora la risposta è no. Noi facciamo la musica che ci piace, omaggiamo le nostre fonti di ispirazione e cerchiamo di fare buoni pezzi.
Alces: Non so risponderti. Vedo il bello, l’innovazione e la personalità quasi solamente nella musica del passato, anche se non come Malmsteen quando dice che la musica nasce e muore con Bach (e se stesso)…, ma quello che facciamo è necessariamente derivativo, non stiamo inventando nulla. Quello che posso dirti è che sono molto soddisfatto di ciò che stiamo creando insieme e dei brani che andranno a comporre il nostro prossimo lavoro, se un domani si parlerà di “suono Innero” o “riff à la Innero” magari sorriderò compiaciuto (senza baffi posticci), ma per ora non ci penso.

Vi intrigano i discorsi sul futuro e la pianificazione delle vostre prossime mosse? Arctos: Abbiamo cominciato a lavorare ad un nuovo disco, e stiamo facendo un ottimo lavoro! Alces: Mi piace molto il futuro anteriore come tempo verbale, mentre sulla mia prossima mossa non ho dubbi: Cavallo in C6.

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