Intervista ai Coexistence

Da un adesivo visto di sfuggita alla stazione degli autobus di Roma Tiburtina alle pagine virtuali del blog: questo è grossomodo il percorso che hanno fatto i Coexistence, dal momento in cui li ho conosciuti all’intervista che state per leggere. Non sono un tipo da death metal tecnico o progressivo, lo avete constatato con i contenuti usuali che si leggono da queste parti, ma quando mi gira so essere particolarmente incalzante. Faccio gli auguri alla band per il primo full length, sono certo che sarà un successo. [F]

Coexistence: perché questo nome? Un omaggio alle altre forme di vita che vivono lontane da qualche parte nell’universo? Non del tutto, Coexistence vuole far riflettere sulla coesione tra tutti gli essere viventi nati su questo pianeta, tranne l’uomo, che per sua natura (non terrestre) non trova il giusto equilibrio fra di esse.

All’inizio i Coexistence erano una one man band col solo Mirko a gestire tutto oppure no? Mirko abitava ancora in Sicilia quando ha deciso di formare i Coexistence ma senza mai riuscire a trovare dei componenti stabili che volessero fare questo tipo di musica, cosi più tardi nello stesso anno si è dovuto trasferire in Toscana per questioni familiari ed ha intrapreso la ricerca trovando Leonardo, Christian e successivamente Alessandro. Ancora prima, nel 2013 Leonardo e Christian avevano già avviato un progetto simile chiamato Erase ma purtroppo con scarsi risultati. Alla fine non appena Mirko si è trasferito a Siena abbiamo finalmente avuto tutti l’occasione di mettere su un progetto di questo tipo.

Che aria tirava nel 2015? C’era già qualche idea sulla direzione musicale da prendere? Nel 2015 eravamo un po’ acerbi sotto il punto di vista musicale, ma comunque avevamo le idee abbastanza chiare su cosa fare e dove prendere ispirazione, adesso siamo più consapevoli di cosa facciamo e anche i gruppi a cui ci ispiriamo sono aumentati considerevolmente e spaziano su generi molto diversi.

Mi concentro brevemente su quelli di voi che hanno esperienze parallele. In primo luogo Christian, il bassista. Sei l’anima più prog del gruppo, tenendo in considerazione gli Inside Mankind? Nei Coram Lethe invece sei entrato prima o dopo della creazione dei Coexistence? Quanto della tua esperienza nei Coram Lethe hai importato nei Coexistence? Sei gentilissimo per avermi considerato “l’anima prog” del gruppo (anche se non è vero ehehehe). Sono sempre stato un appassionato di Progressive Rock/Metal con tutte le sue varie contaminazioni e sfaccettature da quella più ricercata anni 70 (italiana e non) a quella più moderna, per non dimenticare la Fusion e la musica Jazz che ascolto regolarmente, Black Metal, poi i Cynic e soliti gruppi del genere, amo generalmente ascoltare tanta musica persino elettronica tipo i Massive Attack. La musica mi piace comprenderla, analizzarla e capirla anche dal punto di vista sonoro. Tornando a noi… gli Inside Mankind sono stati un lancio compositivo, mi hanno sicuramente aiutato a crescere come musicista, dopo qualche anno sono entrato nei Coexistence e poco dopo anche nei Coram Lethe. Il gruppo, anche se il fondatore è Mirko, è nato insieme, l’unione e l’amicizia che ci lega sono immensi, “coesistiamo” d’amore infatti ahahah, siamo fratelli tra di noi in buona sostanza, ci vediamo e proviamo regolarmente 2/3 volte a settimana da sempre. Con i Coram Lethe ho avuto modo di portare qualcosina del loro bagaglio, ma d’altro canto facciamo due generi diversi e a livello concettuale/compositivo è un altro approccio.

Leonardo, sembri quello più indaffarato. È davvero così? I Vexovoid non ti bastavano più? C’è qualche punto di contatto con i Coexistence, dal punto di vista compositivo e gestionale della band? Non ti chiedo dei marcissimi e deliziosi Burial perché è un altro mondo… o no? Sì, effettivamente mi do un gran bel da fare per quanto riguarda la musica! Come detto prima, io e Christian avevamo già in mente di formare un gruppo Progressive Death Metal prima che i Vexovoid nascessero. Alla fine ci siamo riusciti, ma solo per qualche prova purtroppo. Tra i due gruppi ci sono molti punti di coesione, per esempio la composizione dei pezzi è curata interamente da me nei Vexovoid e per la maggior parte nei Coexistence, quindi seguono entrambi il mio modo di vedere la musica o comunque le mie influenze. Anche a livello gestionale mi occupo del merch di entrambe le band e quando posso anche della parte “social”, stessa cosa per i Burial.

Ti occupi di fare i suoni a un po’ di gruppi coi tuoi Void Recording Studios. È difficile accontentare i tuoi compagni di band? L’EP dei Coexistence tuttavia è stato solo registrato da te… mix e mastering sono stati effettuati dall’esperto Stefano Morabito. Perché? Ho iniziato quest’avventura nel 2014 un po’ per scherzo e un po’ perché mi è sempre piaciuto l’ambiente dell studio di registrazione, piano piano mi sto facendo le mie esperienze e sto migliorando sotto il punto di vista qualitativo. Per fortuna abbiamo tutti le idee chiare per quanto riguarda i suoni, quindi spesso non ho problemi con i miei compagni, ovviamente per gli altri clienti è tutto un’altro discorso! Per quanto riguarda il mix ed il master dell’EP è stata una scelta dettata dal fatto che attualmente non sono in grado di rilasciare un prodotto di altissima qualità come invece Stefano riesce tranquillamente a fare, vuoi per il gear e anche un po’ per l’esperienza che Stefano ha nel settore. In ogni caso ci siamo trovati benissimo e molto probabilmente riutilizzeremo questa soluzione anche per il full-length.

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Torniamo ai Coexistence. Ultimatum è indicato come il vostro primissimo brano. La versione demo è uscita a fine dicembre 2016 e credo abbia raggiunto, ad oggi un grandissimo risultato in termini di visibilità, con circa 11mila visualizzazioni e diverse reazioni positive. Come è nata questa canzone e in cosa differisce rispetto alla versione dell’EP? Avevate già deciso di rivolgervi a Morabito allora? Sì, siamo molto contenti della reazione che ha avuto questo brano e non ci aspettavamo tutto questo supporto! La canzone è stata scritta per la maggior parte da Mirko nel periodo precedente al gruppo e poi modificata appena la formazione si è completata. La differenza principale rispetto alla versione dell’EP è l’aggiunta del basso fretless e l’arrangiamento complessivo della canzone un po’ più maturo. No, ancora non avevamo pensato di rivolgerci a Morabito per il mix o comunque ci sembrava sprecato per un singolo.

Ho capito male o Contact With The Entity è stato registrato a giugno 2017 e gennaio 2018? Perché queste due sessioni così distanti tra di loro? La lunghissima durata delle sessioni è dovuta più che altro ad un upgrade sul fronte della strumentazione. Abbiamo dovuto attendere che ognuno di noi avesse una strumentazione migliore per procedere al top con le sessioni, per esempio a registrazioni già avviate abbiamo optato per delle chitarre a 8 corde anziché 7 e di conseguenza abbiamo riarrangiato alcuni riff. Tutte queste cose messe insieme ci hanno portato a ritardare tutto il processo di registrazione, ma alla fine ne è valsa la pena!

Vi definite progressive death metal. Sotto quale aspetto ritenete di aver fatto “progredire” il vostro death metal rispetto a quello di altre band? Rispetto alle classiche band death metal abbiamo introdotto elementi provenienti dal Jazz e dalla Fusion. Soprattutto dall’EP in poi siamo andati alla ricerca di sonorità non vicine al metal e le abbiamo mischiate con quello che già proponevamo.

Secondo voi gli alieni sono tutti come quello raffigurato nella solita opera straordinaria di Roberto Toderico oppure siamo più dalle parti di American Dad e Futurama? E soprattutto intenzioni hanno questi extraterrestri? Secondo noi l’alieno rappresentato nell’artwork di Roberto è un’ipotetica raffigurazione non solo di un alieno, ma è anche l’identificazione stessa dell’entità che l’essere umano ha dentro, la sua parte più recondita. Infine, essendo l’universo infinito, possono esistere infinite tipologie di forme di vita, includendo quelle con cui siamo già venuti in contatto. A proposito delle loro intenzioni ci sono talmente tante teorie che non è possibile definire uno scopo preciso, sicuramente uno può essere quello di studiarci o usarci come cavie.

Sfatiamo il luogo comune secondo cui chi suona death metal di questo tipo è senza un cuore e pratica atti di autoerotismo sui propri strumenti. Cosa vi comunica e cosa comunica agli ascoltatori Contact With The Entity in termini di emozioni e sentimenti? Contact with the Entity ha una forte componente emotiva ed abbiamo cercato in tutti i modi di farla trasparire al meglio. Le emozioni principali sono l’odio e la sofferenza, ma riesce anche ad essere dolce in alcuni punti. Nonostante tutto però in questo disco pervadono le emozioni negative.

Pochi giorni fa avete pubblicato una nuovissima demo. Quando sono nati questi due nuovi brani che la compongono? Il vostro modus operandi è stato lo stesso dell’ep? I nuovi brani sono nati poco dopo gli altri contenuti nell’EP, il processo di composizione non si è mai fermato da quando abbiamo cominciato, addirittura Symbiosis of Creation doveva finire dentro Contact with the Entity, ma alla fine abbiamo preferito tenerla per il disco. Il modus operandi è stato più o meno lo stesso, con la differenza che per queste due canzoni e di conseguenza per il resto del disco la composizione è stata curata per la maggior parte da Leonardo.

Ci sono altre differenze particolari per voi rispetto al passato? Avete migliorato la vostra strumentazione per l’occasione? I brani ricalcano quanto fatto con l’EP, ma in generale abbiamo apportato delle migliorie rendendoli complessi e allo stesso tempo di facile ascolto, sono nati relativamente vicino al periodo Contact with the Entity quindi le similitudini si sentono. Le composizioni più recenti hanno tutto un’altro stile e si distaccano maggiormente dalle vecchie sonorità. Per questa occasione fortunatamente non abbiamo avuto problemi di strumentazione, anzi siamo molto fieri della strumentazione e degli endorsement che siamo riusciti ad ottenere.

Adesso ascoltiamo delle versioni demo. Per me già incredibilmente competitive, lo metto per iscritto. Ma credo proprio che non rimarranno così. Ebbene, quali aspetti verranno aggiustati/modificati nelle versioni definitive delle canzoni? Saranno incluse nel vostro full length in preparazione, vero? Sì, le due canzoni saranno incluse nel full length, questo è stato solo un’assaggio del disco! Non cambieranno molto rispetto alla versione definitiva, siamo molto convinti del risultato quindi non ci saranno stravolgimenti importanti ma siamo comunque aperti a qualsiasi tipo di miglioramento!

Per fare death metal con della tecnica sopra la media e per affrontare certe tematiche bisogna essere un po’ nerd? Come vi sentireste se vi definissero così? Beh, è molto azzeccato! Secondo noi è importante essere dei nerd di musica se si suona un determinato genere come il nostro, come nel Jazz è fondamentale una grande conoscenza e passione della musica per rendere al meglio. Anche a proposito delle tematiche ci sentiamo un po’ nerd in quanto seguiamo e abbracciamo molte delle teorie sull’universo. Sono argomenti che trattiamo spesso nei nostri testi, insieme a tematiche più spirituali.

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In un commento su Youtube vi hanno soprannominati Beyond Obscuration, unendo due gruppi che sembrano molto importanti per voi. Lo prendete come un complimento o come spinta a diventare più personali? La prima volta che abbiamo visto questo commento siamo scoppiati a ridere e sinceramente ci ha fatto piacere essere accomunati a band di questo calibro, nonostante questo però ci spinge anche a migliorare e a trovare la nostra strada.

Ho visto scene folli. Certa gente è impazzita per i Tool, che a quanto pare pubblicheranno un nuovo album. Voi attendete spasmodicamente un ritorno dei Necrophagist oppure, con molto più equilibrio, pensate che nel metal ci sia un sacco di altra roba da ascoltare senza perdersi in questi teatrini? Secondo noi teatrini del genere non hanno senso, l’underground metal è pieno di gruppi validissimi che meriterebbero molta più visibilità e successo. Soprattutto in Italia abbiamo una bellissima scena che andrebbe coltivata e supportata in ogni modo!

Quest’anno suonerete non alla sagra della polpetta al sugo, non al festival della polka elettrica, ma al Metaldays! Ho notato che voi stessi vendete dei biglietti. È così che funziona lì con i gruppi emergenti? E se non vendete biglietti come va a finire? Effettivamente siamo rimasti molto colpiti anche noi da questa notizia e non vediamo l’ora di suonarci! Non con tutti i gruppi funziona cosi, il processo è stato questo: abbiamo consegnato il nostro CD all infopoint l’anno scorso, con questo metodo lo staff del Metaldays ascolta una parte dei cd che gli sono stati consegnati e sceglie quali gruppi chiamare nel new forces stage (è il terzo palco del Metaldays fatto appositamente per le band emergenti). I gruppi che vengono scelti poi possono decidere di vendere o meno i biglietti del fest, tutto gratuitamente e senza pagamenti in anticipo. Successivamente in base al numero di biglietti venduti il gruppo ha la possibilità di suonare all’edizione successiva del Metaldays oppure all’edizione invernale. Ovviamente i biglietti non venduti vengono restituiti allo staff del metaldays e per quanto riguarda quelli venduti basta consegnare il guadagno maturato una volta arrivati a Tolmin. A tal proposito rinnoviamo l’invito a prendere i biglietti da noi, basta scrivere una mail a coexistence@outlook.it per ricevere il biglietto. Vi spediamo il biglietto con raccomandata tracciabile, e, incluso nel prezzo, vi mandiamo una copia del nostro EP e un po’ di merch gratis!

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A voi darebbe più fastidio se vi dicessero che siete troppo freddi e asettici oppure che siete imprecisi e confusionari? Decisamente la seconda!

Siete una band alla prima uscita. Quale reazione o parere sui Coexistence da parte degli ascoltatori potrebbe spingervi a mandare tutto a puttane e a dedicarvi ad altro? Nessun parere può farci cambiare idea su quello che facciamo, siamo molto uniti e crediamo tantissimo in questo progetto quindi non ci sarà mai niente e nessuno che potrà farci mandare tutto a puttane!

Scherzavo eh. Non vorrei mai farvi sciogliere! A che punto siete col nuovo album? Siamo a buon punto, stiamo finendo le ultime canzoni e a luglio entreremo in studio, se tutto va bene dovrebbe uscire a fine anno o massimo per i primi mesi del 2020.

Ho scoperto i Coexistence grazie a un adesivo appiccicato alla fermata degli autobus di Roma Tiburtina, precisamente tra lo stallo 4 e lo stallo 5. Se è stato uno di voi gli faccio i complimenti perché è stata una mossa molto azzeccata. Se non c’entrate nulla, lanciate un appello all’artefice di questa affissione, fatelo uscire fuori ché lo voglio ringraziare. Quest’intervista probabilmente non sarebbe mai avvenuta senza di lui. La cosa divertente è che è stato Mirko mentre lui e Leonardo andavano a scuola di musica insieme e sembrava una buona idea attaccare un bell’adesivo alla fermata del tram… effettivamente ha fatto il suo lavoro! Grazie mille a Frank per lo spazio che ci ha concesso e invitiamo tutti ad ascoltarci e a supportare la scena metal italiana!

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