La verità di Robbert Van Rumund (Melancholie, Wandelaars, Cer, Seer’s Fire, Psyche, Consistentis Veritatis Peremptoria, Chapel Grave, Realglaube e altri)

Avete presente la noia? Avete mai provato il desiderio di lasciare tutto così com’è, presi da un desiderio marcio di veder tutto andare in rovina? Ecco, ogni tanto penso a questo. Solo gli incontri virtuali con musicisti di un certo tipo mi hanno fatto desistere dal mandare tutto a puttane. Robbert Van Rumund è un personaggio affine a quello già tratteggiato di T.J. in queste occasioni. È nato assieme a In The Nightside Eclipse, in una notte di luna piena. Attualmente vive ad Utrecht.

Melancholie

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Melancholie è il primo progetto serio di R.v.R., dopo gli strimpellamenti pre-adolescenziali in cui tutti siamo passati. La prima demo è figlia di una assenza di mezzi adeguati per registrare, tanto che c’è solo una chitarra a disegnare paesaggi desolati. Anche la seconda, che contiene anche voci e batteria, contiene bozzetti di idee e melodie invernali. Non a caso Rob ha deciso di toglierle dalla circolazione e reimmetterle in giro tramite la compilation Dead Winters, 2010-2011 solo dopo un remix avvenuto nel 2016. Verlangen, il primo album, uscito oramai sei anni fa per Zwaertgevegt, ribadisce che il metal è solo una parte del discorso, non ci sono remore nell’utilizzare i sintetizzatori, anche in solitaria. Il notevole e completo full intitolato Memories So Bleak, Murmuring Winds, composto nel 2013 e pubblicato ancora da Zwaertgevegt nel 2017 è un incrocio riuscitissimo tra blackgaze e raw black metal. I recenti -sia di rilascio che di creazione- Nachtelijke Hemellichamen e The Path, invece, sono tra le uscite più melodiche di Consistentis Veritatis Peremptoria, in cui il Nostro dimostra di aver maturato una grandissima sensibilità in brani totalmente non metal in territori più sognanti. Un ritorno al black metal è previsto nei prossimi mesi, quando vedrà la luce certa roba targata Melancholie risalente al periodo 2013-2016, mentre le release successive avranno un’altra impronta.


Descandante, Decadesthétique e Forestdawn

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Nel lasso di tempo appena considerato (2013 – 2016), il nostro artista si è concentrato anche su altri tipi di musica che non potevano avere cittadinanza su Metal Archives. Descandante è stato il primo passo nello shoegaze/dreampop. Se vi sembra nulla di serio dal punto di vista quantitativo (due brani), tutto ciò ha avuto una importante influenza per Decadesthétique, oltre che per gli EP pubblicati più recenti (e in quelli futuri, ascoltate qui che meraviglia) di Melancholie. Forestdawn invece è totalmente immerso nel dungeon synth/folk/ambient e ci ha regalato una demo e un album molto evocativi.


Tòr

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Se avete avuto l’ardire di leggermi anche in altre occasioni, saprete che nel 2013 sono nati i Tòr, un fortunato sodalizio con T.J., che Robbert conosceva da diversi anni. I due hanno assunto gli pseudonimi di Sleychk e Trachee, creando quasi due ore di misantropia, sperimentazione e frustrazione spalmate su diverse demo (tutte confluite in una raccolta). Per R.v.R. non è qualcosa di indimenticabile o particolarmente interessante, poiché ritiene che in seguito ha scritto musica migliore dal punto di vista qualitativo, ma è stato comunque un passo importante che gli ha consentito di imparare a improvvisare, lasciando andare la musica propriamente composta a tavolino.


Wandelaars

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Sorprendentemente di Wandelaars non si trova quasi nulla sul web. È un progetto crudissimo, fortemente naturalistico (il moniker significa “escursionisti”) di stampo raw black atmosferico, nell’ottica di ricollegarsi alle primi tempi di Melancholie, ma con influenze più ampie e soprattutto mezzi ed esecuzione migliori. Het gloren van de dooi e la raccolta De Archieven. 2014-2017 sono usciti entrambi per Consistentis Veritatis Peremptoria negli ultimi mesi del 2017. Sebbene R.v.R. ritenga che sia un’esperienza ormai conclusa, il ritrovamento di un ulteriore demo (ancora senza voci e batteria) ha fatto sì che tornasse a lavorarci sopra, qualche mese fa. Il risultato, intitolato Besthouwingen Eener Winterlandschap, In Drie Hoofdstukken, esce in questo periodo per Kaladruna.


Cer

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Arriviamo al mio lato preferito di questo artista fuori dal comune. Cer è un termine rumeno che significa “cielo” (nel senso di paradiso) in rumeno. Tutto parte, di solito, con una manciata di riff dal sapore cosmico da cui R.v.R. si lascia trasportare in modo molto libero. A conferma di ciò depone la natura semi-improvvisata delle canzoni. Oddio, canzoni è un termine fuorviante. Void Emissions (The Throat, 2017) dura oltre un’ora e contiene due parti. L’influenza principale non è affatto l’amico T.J., ma piuttosto quella dei grandi Fell Voices e non solo. Infatti Robbert riconduce le linee di synth all’ambient e al kraut rock degli anni Settanta, citandomi Jean Michel Jarre e i Tangerine Dream. Non abbiamo notizie di questo progetto dal dicembre 2017, quando uscì l’impressionante split Tweeslachtigheid con l’amico T.J. in veste di Himelvaruwe. Il brano di Cer si chiama Caelum et Terra (inutile tradurre il titolo) ed è ispirato al seguente passaggio del decimo libro delle Confessioni di Sant’Agostino: “Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’Oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi”. Si riprende uno dei temi principali di Cer, ossia il rapporto tra coloro che scrutano l’universo e l’universo stesso. A una domanda su una sua eventuale fede in qualcosa lassù, RvR mi ha risposto in modo molto preciso. Per non perdere nulla del significato delle parole di Robbert, mi sono affidato a un esperto e quindi la traduzione è a cura di Giuseppe D’Adiutorio.

Mi affascina la ricerca di qualcosa che sia “oltre” ciò che i nostri occhi possono percepire, qualcosa di più “completo”, perfetto, trascendente. Ci sono così tanti diversi concetti di qualcosa “al di sopra” di noi. Alcuni direbbero invece che possa essere qualcosa che talvolta è dentro di noi, invece che fuori. Non considero me stesso un rigoroso credente in qualcosa di specifico. Mi ritengo agnostico, nel senso che penso che le nostre capacità non potranno mai concepire una totalità come quella di “Dio” o qialcosa di associabile a una simile idea, ma ciò non esclude nessuna possibilità. Personalmente, proprio per questa misteriosità, alcune tra le più diverse ricerche spirituali o pseudo-spirituali, possono essere talvolta davvero meritevoli.

I admire the search for something ‘more’ than our eyes can see, something more ‘complete’, perfect, transcendent. There are so many different conceptions of something ‘above’ us. Some would say it is rather something which at times is within us rather than outside us. I do not consider myself as a strict believer in anything specific. I consider myself agnostic in the sense that I do not think our capacities could even conceive a totality like ‘God’ or anything related to such an idea, but that it does not rule out any possibilities. For me personally, precisely because of this mysteriousness, quite diverse spiritual or quasi-religious pursuits can be really worthwhile.


Seer’s Fire

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Seer’s Fire è stato un parto travagliato. I tentennamenti sono dovuti alla circostanza che Robbert non era più nel suo “periodo folk”. Infatti, come ho già anticipato, la musica di quel tipo, anche al di fuori del metal, risaliva al 2013 circa. Seer’s Fire è una sorta di evoluzione di Forestdawn. Chiunque a questo punto avrebbe citato film o libri legati a Tolkien, ma per R.v.R. le maggiori fonti di ispirazione sono stati videogiochi come The Elder Scrolls, Word of Warcraft e Old School RuneScape. Whispers In The Fire (il full) e l’EP Snow-Veiled Plans, usciti in cassetta tra il 2017 e il 2018 per The Throat, sono davvero riusciti. Le melodie utilizzate si rifanno anche alla musica classica e a quella tradizionale sovietica. In particolare, se a un certo punto vi sembrerà di sentire qualcosa di simile a Katyusha, ma trasfigurata tramite progressioni barocche, non meravigliatevi: Robbert è un estimatore di quei motivi dell’URSS che comunicano un senso di grandeur dimessa. Anche qui, come in Cer, si insiste su ossimori e dualismi.


Psyche

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Che R.v.R. sia estremamente eclettico è oramai un dato di fatto. Partendo dai suoi studi di storia e filosofia della scienza, oltre che di storia della medicina, è arrivato a toccare un argomento tanto affascinante quanto orrendo come la psicochirurgia. Ecco il cuore del progetto Psyche, che tratta quest’ambito in un modo non accademico o didascalico. Musicalmente i riff sono più duri e vicini al death metal. Purtroppo dello split con l’oscura presenza connazionale S.V.A.E.L., uscito nel tiepido settembre del 2017, c’è solo un teaser online. Le tre canzoni di Psyche sono state registrate nel giro di due serate, pensate. Si può invece ascoltare nella sua interezza (e comprarlo, magari, brutti tirchiazzi) Een pathologie van de geneesheer, lanciato sul mercato in 50 copie lo scorso autunno per Consistentis Veritatis Peremptoria. A dare una mano alla voce e ad occuparsi della produzione c’è un nome noto del metal underground olandese come K. Ravko di The Throat, Void Circle, Smoke e altri, che ha dato una marcia in più al tutto. Qualche gruppo di riferimento che ha contribuito a formare il sound di Psyche, giusto per darvi un’idea e non farvi pensare al solito war metal? I primi Grave, l’esordio dei Darktrhone, Beherit e -per me una grande scoperta- Artifact of Skulls.


Consistentis Veritatis Peremptoria

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Poco dopo Psyche, Robbert ha dato una svolta all’underground olandese creando la sua label personale, Consistentis Veritatis Peremptoria, di cui avete già letto e che ho spesso incontrato nei miei viaggi virtuali alla scoperta del metal di Utrecht e dintorni. Secondo R.v.R., tutte le uscite (una trentina fino ad ora, in cassetta a tiratura molto limitata) hanno come minimo comune denominatore degli umori grezzi, oscuri, malinconici ed emotivi, i quali vanno a creare un’atmosfera molto pesante da cui è difficile fuggire durante l’ascolto. Quasi tutta la roba pubblicata proviene dalla ragnatela di amicizie del nostro protagonista, si tratta di collaborazioni quasi spontanee. Una delle eccezioni è Erancnoir, che Robbert ha voluto fortemente (a ragion veduta). Per Consistentis Veritatis Peremptoria i numeri contenuti delle copie di ogni release non sono frutto di una scelta furba o di mero profitto, tanto che la label ha smesso di vendere tape ad un tizio che aveva allestito un business disonesto con prezzi altissimi su Discogs. Questa esperienza ribadisce come la musica sia considerata principalmente come un mezzo per cementificare ideali e relazioni sociali. L’hype è volatile, imprevedibile, effimero. L’arte resta.


Toorvond

Piccolo break con un progetto di cui ammetto di non essere un grande fan. Robbert è rimasto stupito perché di solito non è di Toorvond che i suoi ascoltatori hanno da dire qualcosa di negativo. Raw black metal con un’anima melodica, in fondo. La demo è olandese fino al midollo e si ispira a tematiche assolutamente non banali. Nel mondo di Toorvond il dualismo principale è tra il desiderio di vivere secondo le proprie personali inclinazioni e la forza della natura che spinge verso posizioni più umili. In altre parole si possono avere idee grandiose e autostima alle stelle, ma ciò non toglie che si possa guardare a una tempesta o a un paesaggio con timore reverenziale. Inserisco lo stesso questa demo – sold out per l’edizione di Consistentis Veritatis Peremptoria di fine 2017 e riproposta dalla portoghese Black Gangrene Productions la scorsa estate – perché sono consapevole che potrei cambiare idea da un giorno all’altro, come spesso mi accade.


Chapel Grave

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Già dal nome Chapel Grave è qualcosa di lugubre. Infatti stavolta R.v.R. si cimenta in uno stile più doom, ma con tratti marcatamente black (le linee di chitarra). La peculiarità consiste nel fatto che si tratta di musica strumentale, che per volontà del suo autore suona come una demo degli anni Novanta. Olšany (Consistentis Veritatis Peremptoria) è ispirato all’omonimo cimitero di Praga, a seguito di una visita nell’agosto 2017 in cui la serie incredibile di tombe e lapidi ha impressionato il nostro musicista in modo indelebile. Al centro di tutto c’è la disperazione (enfatizzata a dovere dalla musica) nel capire, da un dettaglio apparentemente insignificante, che tutto ciò che si fa è incanalato in un processo che va oltre il nostro controllo, che siamo comunque indissolubilmente legati (costretti?) a vivere. Robbert si concentra inoltre sulla sensazione di impotenza rispetto allo scorrere del tempo, naturalmente accentuata quando si è in un cimitero. È già stata scritta un’altra traccia molto lunga, praticamente pronta per un futuro e ancora indefinito split, ma per un secondo album i tempi non sono ancora maturi.


Realglaube

Siamo agli sgoccioli. Sebbene ci sia solo una demo in giro, Realglaube, totalmente ispirato a Friedrich Heinrich Jacobi, è uno degli apici della poetica di Robbert Van Rumund. Ora lascio la parola a lui, tradotta magistralmente in italiano da Giuseppe D’Adiutorio, perché è stato di una chiarezza esemplare.

“Realglaube” è un termine tedesco e significa “fede in ciò che è reale”, un aspetto molto importante della filosofia di Jacobi (anche se devo ammettere che non sono troppo specializzato nelle sue opere complete, ma queste sono le nozioni all’interno delle sue idee che ho trovato più interessanti). Per vedere il reale come un prodotto di fede, come Jacobi più o meno asserisce (“crediamo che (x) sia lì”), egli ha collegato la sua epistemiologia alla nozione di “immediatezza”, ciò significa che se il reale mi appare attraverso la fede, esso crea immediatamente un’esperienza del mondo che ci circonda. Questa nozione di immediatezza inoltre si sposava molto bene con certa arte visiva di quei tempi, in cui i pittori creavano paesaggi elaborati, focalizzandosi sull’intensità del vivere un’ esperienza diretta di quei paesaggi. Come risultato si ottenevano dei dipinti molto vivaci, in effetti. Sono rimasto così ispirato da quest’idea che dovevo subito registrare della musica, immediatamente, come nella filosofia di Jacobi. Questo è anche il motivo per cui c’è una sola demo di questo progetto. Proprio perché la musica mi è arrivata in maniera immediata il progetto doveva essere immediato a sua volta. Ciò si collega bene con la nozione di immediatezza di Jacobi.

Realglaube is indeed German, and stands for ‘a faith in the real’, a very important aspect of Jacobi’s philosophy (I must however admit that I am not that specialized in his full works, but these are the notions in his ideas I found very interesting). To see the real as a product of faith, as Jacobi more or less argues (‘we believe (x) to be there’), tied his epistemology to the notion of ‘immediacy’, meaning that if the real appears to me through faith, it immediately creates an experience of the world. This notion of immediacy also seemed to fare well with some visual art of those times as well, where painters were creating elaborate landscapes with a focus on the intensity of experiencing such landscapes. The results were quite lively paintings indeed. I just got so inspired by these ideas that I immediately recorded some music. Immediately, like in Jacobi’s philosophy. This is also why there is only one demo of this project. As immediate as the music came to me, as immediate did the project have to go. This ties it nicely with Jacobi’s notion of immediacy.

Musicalmente è molto simile a Toorvond. Prende spunto dalle storiche band black metal francesi, ma c’è tanta melodia gloriosa in aggiunta, in particolare nell’interludio di clavicembalo, il cui motivo è tratto da una composizione rinascimentale.


Malpertuus

Come se non bastasse, nelle more della pubblicazione, Robbert ha tirato fuori un altro progetto, chiamato Malpertuus. Stavolta non si tratta di metal, ma di dark ambient ispirato al Roman de Renart. Vi lascio con un estratto, a mo’ di sigla di chiusura. Il metal di questi anni è un posto bellissimo.

[F]

Un pensiero su “La verità di Robbert Van Rumund (Melancholie, Wandelaars, Cer, Seer’s Fire, Psyche, Consistentis Veritatis Peremptoria, Chapel Grave, Realglaube e altri)

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