Signal Rex punta al Nord: Se Lusiferin Kannel, Sammas’ Equinox e Örmagna

Su queste pagine ho scritto tantissimo, troppo forse, su Signal Rex e sulle sue gigantesche imprese in ambito black metal, specialmente portoghese. Non voglio ripetermi, lascio solo qualche link alle passate escursioni. Stavolta la scena locale non è protagonista perché ci sono in ballo tre dischi di respiro più ampio. Chiamateli pure commerciali, vendibili, accessibili, di sicuro appeal. Non sono termini offensivi perché saltano subito alla mente se proviamo solo a paragonarli ad altre uscite della label come Snorri, Zwarte Dood, Holocausto Em Chamas e via discorrendo. Come potete immaginare, non c’è tanto da spartire con la oscura e irreprensibile sub-label Harvest of Death, le cui recenti opere meritano davvero un capitolo a parte. Signal Rex, a inizio 2019, ha deciso di volgere il suo sguardo verso Finlandia e Islanda.

Se Lusiferin Kannel

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Inutile mentire. La prima impressione, spesso irrazionale, è importantissima. E a me un gruppo chiamato Se Lusiferin Kannel, totalmente avvolto nell’anonimato, nato nel 2012 e che pubblica il primo album solo cinque anni dopo, a pelle piaceva tanto. Ve l’ho detto, non sapevo esattamente perché. Ora, dopo aver provato Valtakunta, so che il mio quinto senso (e mezzo) aveva ragione. Parte da riferimenti più classici come gli Evilfeast o i Darkspace, ma è connotato da quell’esagerazione nelle idee che si poteva trovare in certe lunghissime opere psych/prog degli anni Settanta. Una muraglia pressoché invalicabile di oltre settanta minuti, con stratificazioni su stratificazioni (ambient? drone? atmospheric? symphonic?) che necessitano di estrema attenzione per essere comprese. Il disco in questione era uscito in via indipendente nel 2017. In seguito, a inizio anno, Signal Rex l’ha sottoposto a un trattamento di bellezza, con nuova copertina e remaster ad opera di Stephen Lockhart (il cui curriculum è sconvolgente: Svartidauði, Tchornobog, Zhrine, Sinmara, Jupiterian e Almyrkvi i più importanti). E insomma, che sia la versione più cruda o quella più professionale, siamo davanti a un album di spessore assoluto, una sorta di kolossal, sia in senso letterale che figurato. La band ha affermato con efficacia in una recente intervista: “La vecchia versione è come volevamo suonare noi, la nuova invece è come altri volevano che suonassimo”. Ve le indico entrambe, con un ultimo appunto: il secondo figlio di Se Lusiferin Kannel è in grembo.


Sammas’ Equinox

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Sulla carta i Sammas’ Equinox hanno fatto due demo. Tuttavia è bene partire da più lontano, con qualche cenno sulle esperienze non trascurabili dei musicisti in questione. Ad esempio, due membri su tre (Adar e Sùria-Ishtara) provengono dai Blood Red Fog. Sarei un antipatico leccaculo se dicessi che sono tra i miei gruppi preferiti della scena finlandese. Ad ogni modo li rispetto per la loro discografia consistente. Il recente Thanatotic Supremacy, molto diverso dai suoi predecessori, ha risvegliato in me un deciso interesse verso di loro. Ve lo consiglio, assieme ad una bella intervista del solito Bardo Methodology. Adar è anche chitarrista dei Funerary Bell, ispirati al culto dei Mortuary Drape, oltre che bassista dei rampanti Teloch, giusto per citare i progetti più noti. Ce ne sarebbero tanti altri, ma preferisco non fare il megafono di Metal Archives. Ebbene, tra tutte le esperienze correlate appena citate, i Sammas’ Equinox sono quelli meno vistosi, eppure con le potenzialità maggiori. Le due demo in questione, compilate per l’occasione in un unico disco con remaster non so quanto riuscito del tizio dei Moonsorrow, sono per loro natura molto basilari. Pilgrimage (due brani più intro/outro) ha dei riff molto classici smaccatamente anni Novanta. Di maggior interesse ai fini “evolutivi” è Boahjenásti, in particolare la traccia conclusiva che sembra una Interstellar Overdrive girata sul black finlandese. Lì si fa largo una diversa trama, che necessita di ascolti più attenti, decisamente più allucinata e avvincente. Spero che questa pubblicazione sia preludio per il primo album dei Sammas’ Equinox perché hanno più di qualcosa da dire.


Örmagna

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Mi ero sempre chiesto come fosse collegata Signal Rex all’Islanda. Come fosse spesso in prima linea nella pubblicazione di alcune meraviglie di quella terra. Chi facesse da aggancio, in pratica. Ve lo presento: Örlygur Sigurðarson, per i nerd metallari anche Ö., musicista e cantante non ancora trentenne. Metal Archives lo accredita alla chitarra nell’unico disco dei Dysthymia, The Shivering Opus, uscito nel lontano 2008 per Pest Productions. Un’epoca molto diversa, suoni molto diversi da quelli a cui stiamo per arrivare. Di poco successive (si parla del 2011-2012) le due demo degli Abacination, importanti non tanto per l’acerbo contenuto death/black, ma per i legami che si sono creati tra le persone coinvolte, divenute poi tra i protagonisti della stellare ondata di metal islandese – e non solo – degli ultimi anni. Negli Abacination, ad esempio, c’era Dagur Gonzales. Mi dispiace liquidare in due parole i suoi grandissimi Misþyrming, oltre che i transnazionali Martröð e Skáphe, ma al centro del discorso c’è Örlygur. Ebbene, questi due soggetti si sono incrociati artisticamente anche nei Naðra e negli 0 (o meglio 〇, con altri membri di Misþyrming e Carpe Noctem. Inutile dirvi che si tratta di roba imperdibile, che copre ampi spazi della dicitura “black metal” e va ben oltre la mia (scarsa) capacità narrativa e descrittiva. Sempre negli Abacination suonava Illugi, assieme a cui il nostro Ö. milita nei Mannveira, dalla discografia ancora poco nutrita, ma dallo scorso autunno al lavoro sul full length. Oggi Örlygur canta per una misteriosa creatura chiamata Örmagna. Degli altri membri si conoscono solo le iniziali: spero mi perdoneranno per il pistolotto su tutta la carriera di Ö., ma non avevo altre informazioni su di loro. L’album è un gioiello di rara bellezza che fonde le caratteristiche più brillanti di Naðra e 0, aggiornandole in un contesto ancor più variegato ed emotivamente sconvolgente. Molti ci hanno sentito delle cose dei Deathspell Omega, mentre a me in qualche punto mi sono venuti in mente persino i Cult of Luna. Ve lo dico esplicitamente, così capite di che black metal voglio essere sempre sfamato: mi è piaciuto più di Revelations of the red sword. Chiudiamo il cerchio? Il mastering non è certo di uno a caso perché se ne occupa un certo Dagur Gonzales. E ora può partire il coro: ÖRMAGNA MIIIIA!

[F]

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