Intervista a La Janara

Seguo La Janara da diversi anni, dall’epoca della primissima demo oramai esaurita, e posso dire di aver assistito alla graduale e decisa crescita della band campana. Sono stato addirittura in studio con loro, mentre registravano un pezzo del loro disco precedente. Un’esperienza preziosissima che consiglio a tutti i sedicenti recensori per capire bene cosa significa creare musica. Ma bando alla nostalgia! Le parole di Nicola (il Boia, chitarrista e compositore del gruppo) meritano tutta la vostra attenzione perché trasudano competenza e passione contagiosa per quello che sta facendo. Gli altri membri sono: la cantante Raffaella (la Janara), il bassista Rocco (l’Inquisitore) e il batterista Antonio (il Mercenario).  [F]

Quando avete scelto questo nome non avete pensato alla difficoltà dell’uso del singolare? Un po’ come Il Volo (quelli prog, non i tre ragazzi vecchi dentro) o come Alice Cooper, Marylin Manson e altri. Chi siete? Vi dicono mai che siete Le Janare o i La Janara? No, perché “la” è un articolo determinativo che abbiamo messo accanto al nome per evitare che ci chiamassero “i Janara”, declinando al plurale maschile un nome femminile singolare. Nessuno dice “metti su i The Beatles o i The Rolling Stones”, si dice i Beatles o i Rolling Stones. Ce lo chiedono in molti, e tutti ci chiamano in modo strano, noi siamo “La Janara”. Come utilizzare il nome in una frase? “Ecco il nuovo disco de La Janara o della Janara!”.

Perché date soddisfazioni a quegli ignorantoni di Metal Archives? Tenebra non è il vostro primo album, ne ho altri due a casa! Eh eh lo so e ti capisco. In realtà il demo del 2015 è stato prodotto in uno scantinato senza alcuna esperienza. Solo il nostro fonico era del settore, noi invece eravamo quattro ragazzi allo sbaraglio che non sapevano nemmeno suonare ciò che scrivevano e che non avevano mai fatto un live. Il demo del 2015 è di bassa qualità e, a mio avviso, un prodotto non vendibile, nonché un biglietto da visita che non ci rappresenta. La qualità è da demo autoprodotto, quindi è un demo a tutti gli effetti. L’EP La Janara del 2017 è nato come EP. Visto che ci è costato molto, e parlo di soldi, ci sembrava un peccato pubblicare solo 6/7 canzoni elettriche e ci abbiamo aggiunto tre intermezzi acustici e un brano acustico, Luce. Nel 2018, un lavoro che dura mezz’ora è un EP. In realtà la Black Widow Records lo ha ufficialmente distribuito come MCD (mini CD), un formato dal nome ormai desueto, che è più facile tradurre col nome di EP, e noi ci siamo adeguati.

Rivedremo mai, un giorno, in altri formati o riarrangiamenti, i brani del vostro demo del 2015? Che rapporto hai con quelle canzoni? In che termini Le Janare e Sul Rogo sono state riprese nel primo album? Dimmi qualche dettaglio che avete modificato rispetto alla loro versione primordiale e soprattutto se oggi, dal vivo, le suonate in un modo ancora diverso. Non ascolto il demo da almeno due anni anche perché abbiamo terminato tutte e 50 le copie e non trovo più la mia, spero di non averla venduta per sbaglio. Non esiste più su nessuna piattaforma o store digitale e dovrei ritrovare gli mp3 negli archivi del mio PC! Detto questo, il demo aveva, a dire della Black Widow Records, delle buone potenzialità, tant’è che dopo averlo ascoltato l’etichetta ha deciso di puntare su di noi distribuendo il nostro EP del 2017. Sul Rogo e Le Janare, poi riprese nel nostro EP, con arrangiamenti leggermente differenti, sono due dei migliori pezzi live che abbiamo. Menandra, Dio D’Asfalto e Oblio sono tre brani che trovano posto nei show in duo acustico, quindi, che dire, fanno parte della nostra storia, sono i brani che ci hanno permesso di suonare più volte nella nostra amata Basilicata!

Oltre alla già citata Dio d’asfalto, ti ricordi di Colpa Nostra? Lo stampo “ambientalista” di quei brani è andato perso oppure l’avete trasfuso in modo metaforico in altre vostre creazioni? Lo spirito ambientalista è sempre una componente importante della nostra filosofia. Abbiamo semplicemente cercato di spostare l’attenzione sull’immaginario stregonesco di cui ci stiamo circondando!

Quando la strega Violante è entrata nel vostro “pantheon”? Cosa simboleggia? Su di lei torneremo anche più avanti. È innanzi tutto il nome di una vera strega, così come quello di Alice Cooper. È un po’ la nostra promoter, ed abbiamo proiettato una sua versione fantastica e romanzata nelle nostre nuove canzoni di cui è protagonista.

Mi hai confidato che Luce, un brano nudo, solo chitarra e voce, è uno dei migliori che avete mai fatto. Eppure mi dicesti anche che era stata scritta in un brevissimo lasso di tempo. Come ti senti ad aver impiegato tempo ed energie per altre creazioni che magari non ti soddisfano a pieno, mentre uno dei vostri apici è venuto fuori naturalmente, in un lampo? Credo che il segreto siano la spontaneità e la fluidità dell’ascolto. Luce è musica nuda per chitarra e voce. È stata scritta, di preciso, la sera o due sere prima di registrarla, ne sono testimoni Raffaella, che ha dovuto impararla in fretta, Alessandro Liccardo, il produttore, e Mirko De Maio, oggi batterista per i guru del prog svedese Flower Kings! Le canzoni che non mi soddisfano sono quelle forzate, quelle di cui hai uno o due riff e cerchi di farle quadrare per finire o riempire il disco. Questa cosa non accadrà per il prossimo lavoro, indubbiamente!

I pezzi di Tenebra sono stati registrati a fine 2017, quindi presumo che la loro ideazione sia avvenuta lungo quell’anno. Bene, siamo a 2019 inoltrato. Non ti chiedo di dirmi quali sono i pezzi che senti ancora pienamente in linea con La Janara di oggi. Piuttosto cosa provi nel dover suonare in giro, promuovere e diffondere della musica che per noi è nuova, ma per voi è già datata? Fai buon viso a cattivo gioco? Ti piace lo stesso? Sì, i brani per noi sono vecchiotti, ma non li abbiamo mai suonati dal vivo, quindi per noi è sempre una novità! Ci piace molto suonare i pezzi di Tenebra, dell’EP e del demo, ovviamente, quelli che non funzionano sono stati via via tagliati fuori, anche se è colpa dell’arrangiamento. Sicuramente prima o poi li suoneremo tutti, con un po’ di esperienza arrangeremo di nuovo anche la roba più vecchiotta, in merito alla tua domanda di prima!

Avete intitolato una canzone Malevento, il vecchio nome di Benevento, che non a caso è conosciuta come la città delle streghe. Avete voluto accontentare i beneventani dopo che all’Irpinia avevate dedicato un brano nella vostra demo? Benevento è la città simbolo delle streghe in tutto il mondo! La gente, spesso, non si rende conto che le due terre, il Sannio e l’Irpinia sono legate, vicine, fuse, la cultura è identica, la gente è la stessa. Il nostro paese, Grottaminarda, è molto più vicino a Benevento che ad Avellino, e non ho motivo di credere che le streghe beneventane, in passato, non superassero l’odierno confine amministrativo della zona geografica dell’odierno Sannio! Malevento è la mia canzone preferita de La Janara insieme a Luce, senza dubbio!

In realtà, con buona pace della suddetta città delle streghe, Tenebra ha tanti riferimenti a luoghi e storie dell’Irpinia. Mephis (Rocca San Felice) e Cera (Torrioni) sono i più espliciti, sebbene chi non viva nel cuore del Sud Italia potrebbe avere difficoltà a coglierli. Ce ne sono altri? In Violante Aveva un Osso di Capra viene citata la valle d’Ansanto, dove si trova la pozza ribollente della Mefite, vicino casa nostra, sempre a Rocca San Felice. Virgilio, nel VII libro dell’Eneide la descrive così: “C’è un posto nel mezzo dell’Italia sotto alti monti, nobile e celebrato per fama in molte contrade, la valle di Ansanto”. Volano i Corvi è, poi, sicuramente un omaggio all’estate campestre di un’Irpinia che porto sempre nei miei sogni.

Se dovessi ideare un pacchetto turistico intitolato “Irpinia occulta: in viaggio con La Janara”, dove porteresti gli azzardati avventori? In tutta l’Irpinia, ogni paese ha un suo culto, delle leggende incredibili, da Frigento (paese d’origine di Raffaella) a Montoro, da Rocca San Felice a Montecalvo, da Torrioni a Montevergine, da San Mango Sul Calore a Grottaminarda. Consiglio, a tal riguardo, la migliore guida esistente: “Nella terra delle janare – viaggio nell’Irpinia segreta tra leggende, magia e misteri” , di Antonio Emanuele Piedimonte, meraviglioso libro edito da Intra Moenia nonché grandissima fonte di ispirazione per il sottoscritto!

Mater Tenebrarum è un brano convulso, denso sia musicalmente che nello svolgimento del testo, il quale richiama dei concetti molto attuali e crudi. Puoi spiegarmelo meglio? Tra l’altro non è la prima (e non sarà l’ultima) canzone in cui toccate il tema della maternità, giusto? Sembra una seconda parte di Malevento perché lì cantate di un “serpente” che “inocula il seme”, mentre qui abbiamo una “strega per inganno, madre per amore”. Mi pare di aver notato qualcosa di non distante tematicamente in Cuore di Terra e Orchi. Sì, è un brano molto pesante e diretto, come piacciono a me. Parla del conflitto, della contraddizione e dell’opposizione fra ciò che si desidera e ciò che la vita ti pone davanti. È la storia di una donna che è madre, che ha perso il suo uomo e che ricorre alla forza della magia, facendo un patto col demonio, perché convinta che sia l’unico modo di salvare la sua creatura. Ovviamente il diavolo sembra gentile, ma non lo è, in cambio vorrà sempre qualcosa da cui è molto difficile separarsi: l’anima. Nel racconto vi è un parallelismo con la madre di tutte le tenebre, Mater Tenebrarum. Fate attenzione a donne così, perché una potenza così terribile si vendicherà su tutto e tutti indistintamente dell’odio e della cattiveria che le sono state versate addosso.

Ho voluto insistere sulla maternità, ma so che uno dei cardini de La Janara è il sesso, i cui riferimenti sono disseminati in tanti punti delle vostre canzoni (nel nuovo album penso a Il Canto dei Morti). Ecco, per La Janara il sesso è inteso come amore o come semplice (oddio, manco tanto) congiunzione carnale? Entrambe le cose. Essendo una componente fondamentale e naturale della vita umana, così come dell’amore e della maternità, non può essere tralasciato nella descrizione delle mie storie. D’altronde, quando le streghe incontravano il demonio sotto il noce, non si limitavano a parlare…

Tenebra, la title track, ha un andamento più sinistro di altri vostri pezzi. È indicativo il passaggio dalla paura verso il male (“Tenebra, vattene via”) alla morbosa attrazione verso lo stesso (“Tenebra, portami via”). E quindi ti chiedo: il male è necessario per l’essere umano? Il male e il bene sono inevitabili condizioni dell’uomo che coesistono all’interno di ognuno di noi. La vera virtù è quella di tendere verso il bene pur avendo il male dentro che scalpita suggerendoci di fare certe cose. Cito uno dei più grandi scrittori di sempre: “Ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore”. Lunga vita a Tolkien!

Andando ancora più in profondità nella scala delle emozioni, si arriva a Cera, attualmente il mio pezzo preferito dell’album. Raffaella ha sfoderato una prestazione maiuscola e, durante il ritornello, nella take scelta per l’album, è scoppiata in lacrime. Il dolore provato nel dire addio a una persona che è andata via per sempre è quanto di più viscerale si possa sopportare? Credo di sì. È una componente naturale ed inevitabile della condizione umana. Siamo umani proprio perché amiamo e cerchiamo amore in chi ci circonda.

È incredibile come abbiate rappresentato con semplicità ed eleganza lo scorrere dei mesi e delle stagioni nei due brani non elettrici dell’album. Il tempo è un altro tema centrale per La Janara? Mi pare che le canzoni a cui mi riferisco (Violante aveva un osso di capra e Volano i corvi) non siano però legate da altro o mi sfugge qualcosa? Il tempo nella mia Irpinia, quella contadina di una volta, almeno, era scandito dalle stagioni. Mi piace pensare a Volano i Corvi come al brano più dolce che abbia mai scritto, una dedica all’amore e alla mia terra cara.

A proposito di legami, un verso de Il Canto dei Morti anticipa proprio il titolo della canzone successiva, Volano i Corvi. Vi piace creare trame nascoste e non immediate? Il disco è stato scritto interamente da me in una settimana, è tutto un racconto, un film, nei testi delle canzoni ci sono continui riferimenti alle atre tracce del disco. Ti anticipo che già dalla prossima volta cercheremo di fare le cose in maniera più ordinata. Questo l’ho imparato da tre grandi band: Párodos, Scuorn e Selvans. Ho seguito la loro musica e il loro lavoro fin dal principio, ho visto davvero come si lavora, con calma, attenzione per i particolari e tanta, tanta pazienza. Noi – e non me ne pento per il taglio che abbiamo voluto dato al disco – abbiamo tenuto le prime take, un solo giorno per tutte le voci, un solo giorno per tutte le batterie e un pomeriggio per il basso. Non ti dico i testi, tutti di getto, è così che lavoro io. Volevo un vero disco rock ‘n’ roll, ma un po’ di pianificazione e disciplina, non guasterebbe in casa Janara…

Se fino ad un certo punto si poteva etichettare La Janara come un classico gruppo doom, ci sono due canzoni che tirano fuori dei lati abbastanza nascosti del vostro percorso musicale. Or Poserai per Sempre, grazie alla voce di Giulian degli Scuorn, ha un accenno di black metal, mentre Ver Sacrum è heavy metal classico con qualche residuo folk. Si tratta di esperimenti o di segni premonitori di una nuova direzione per la vostra musica? Tra l’altro in Ver Sacrum la registrazione batteria ha avuto una storia un po’ particolare, giusto? Sono due virate verso territori che non mi appartengono, è stato bello mettersi alla prova, ma il futuro per noi è sulla stessa strada. Innanzi tutto spero di aver onorato la partecipazione di Giulian degli Scuorn con un brano che sia all’altezza di quel grande artista che è, mi riferisco a Or Poserai per Sempre, mentre Ver Sacrum, probabilmente, funziona ancora meglio nei nostri show in acustico! La batteria è stata programmata da Alessio Cattaneo che ha lavorato alla produzione del disco insieme a Riccardo Studer, specialmente nelle fasi iniziali del lavoro, questa canzone non doveva nemmeno essere presente sul disco, ma alla fine abbiamo pensato… “Ma sì dai, la Black Widow non ha espresso alcun parere contrario”!

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Ho già citato Giulian, ma ci sono altri soggetti esterni che hanno reso grande Tenebra, suonandoci o mettendoci mano in altro modo. Cosa avete imparato da loro? Mi riferisco a Alessandro Liccardo, Riccardo Studer, Massimo Gasperini, Alessio Cattaneo e Rocco Minichiello. Dimentico qualcuno? Alessandro Liccardo per me è un maestro e un amico fraterno. Ha prodotto il nostro EP, mi ha seguito fin dagli esordi, lo amo profondamente come persona. Gli sarò per sempre grato, ha suonato un assolo meraviglioso in Mephis ed un altro bellissimo in Or Poserai Per Sempre. Frank, tu sai come lavora, eri presente alle registrazioni di Cuore di Terra e puoi testimoniare il piglio live e ‘buona la prima’ del nostro vecchio lavoro. Studer ha curato il disco fino alla fine, un pianista incredibile che ha senza dubbio migliorato le nostre canzoni, ha suonato delle parti fantastiche di piano su Volano i Corvi o di organi e tastiere su Mater Tenebrarum e così via. Alessio Cattaneo è di una professionalità e velocità nel suo lavoro che hanno del paranormale, mentre Massimo Gasperini, beh… È stata l’unica persona che ha creduto in noi concretamente fin dal primo momento (insieme, ovviamente, al suo socio Pino). Stiamo parlando di un uomo tutto d’un pezzo che non ci ha risparmiato i cosiddetti “cazziatoni” quando ha ricevuto il nostro EP, su cui aveva delle riserve, questa volta invece mi ha detto “sono contento di aver creduto in voi”. Sono anche un suo affezionato cliente, ogni due mesi mi arriva un ordine dalla Black Widow Records, di solito gli dico “Massimo, mandami due cd a tua scelta che possano aprirmi la mente per le nuove canzoni de La Janara che sto scrivendo”. Si vede che stiamo lavorando molto più lentamente, stavolta!

Nelle recensioni si sprecano riferimenti ai Black Sabbath, ai Death SS, all’Impero delle Tenebre, ad esempio, ma io vorrei approfondire con te l’influenza di due gruppi che non si leggono spesso nei siti e nelle riviste metal: Le Vibrazioni e i Koza Noztra. Amo le Vibrazioni, c’è poco da dire. Il modo di comporre di Sàrcina e la classe di Verderi, Deidda e Castellano sono irraggiungibili. Raramente ho visto una band riuscire a passare da canzoni hard rock grintose a dolci melodie “ipnotiche” con tale semplicità. I testi occulti, pieni di riferimento a pratiche pagane e sessuali mi mandavano fuori di testa fin da ragazzino, canzoni meravigliose con spunti prog/occult anni ’70 come Eclettica, I Desideri delle Anime Dannate, Drammaturgia le ascolto quotidianamente anche a distanza di 10, 15 anni! E poi… suonano divinamente. Ho visto diverse decine di concerti e festival di ogni tipo, se credete che gente come Rival Sons, Wolfmother e Temperance Movement sul palco suoni meglio o abbia una grinta superiore alle Vibra, secondo il mio modesto parere, vi sbagliate di grosso. La mia stessa band, si pone l’obiettivo di partire da quel rock italiano e portarlo verso i Sabbath e i Death SS, magari un giorno ci riuscirò! I Koza Noztra? Che dire, insieme ai Death SS sono il mio gruppo metal italiano (e non solo) preferito, quello che mi ha svezzato alla musica dura, ai testi agghiaccianti di un’apocalisse in corso di cui siamo complici, promotori e protagonisti… Di ogni loro disco ho almeno tre copie, li adoro sopra ogni cosa, spero tanto di suonare con loro o di collaborare, addirittura, con quei ragazzi! Un sogno nel cassetto, diciamo!

Le janare, le streghe, sono sempre state ai margini della società. Oggi chi sono gli emarginati, le janare del 2019? Provi solidarietà ed empatia per queste categorie di persone? Sono le donne. Punto. Più dei gay, dei migranti – che pur devono combattere ancora tanto per i propri diritti e che spero riescano ad ottenere il prima possibile – ci sono le donne a venir schiacciate ed è assurdo, visto che sono la metà del mondo. Le donne sono l’unica salvezza per l’umanità.

Per questioni di copyright avete creato il videoclip di Mater Tenebrarum con suggestive immagini di Haxan – La stregoneria attraverso i secoli, uscito l’altroieri, nel 1922. Eppure le opere cinematografiche che intrecciano esoterismo e Sud Italia sono tante. Mi vengono in mente Il Demonio e Non si sevizia un Paperino. C’è una sorta di continuità tra leggende mediterranee e nord europee? Non sono uno studioso, ma ho motivo di credere che le streghe siano sempre esistite, sin dall’antico Egitto, anzi, dai Sumeri e prima ancora! Sicuramente il culto della fertilità, della donna e degli dei della natura accomunano tutte le civiltà. Ovviamente, trovo quelle mediterranee più affascinanti delle altre! Cerco però di scrivere testi affascinanti e cinematografici che vadano al di là dell’accuratezza storica, dato il mio amore per maestri della messa in scena come Rondi, Fulci e l’immenso Bava.

Tu e Raffaella siete una coppia anche nella vita reale. Ecco, per voi c’è un confine tra i personaggi che interpretate e le vostre occupazioni ordinarie? Non avete ancora trovato ascoltatori che vi rinfacciano di non praticare orribili riti occulti? La musica de La Janara occupa il 5% di tutto il resto che abbiamo costruito. Ancora no, perché noi pratichiamo davvero orribili riti occulti.

Sempre sulla base del legame che va oltre la musica: se domani la coppia scoppiasse, verrebbe travolta anche la band? Se scoppiasse la band è solo perché ce ne andremmo a vivere dalla civiltà, coltivando un orticello e allevando animali non da mangiare, ma per uova latte e per avere la compagnia di belle creature.

Hai creato un profilo Facebook col nome di Violante da Potecorvo. Vorrei che condividessi con me qualche messaggio esplicito da parte dei rattusi che popolano il web, ignari di avere a che fare con un Boia e non con una strega. Perché le persone sentono il bisogno di amare ed essere amate anche tramite lo schermo di un pc? Le persone hanno bisogno di approvazione, è naturale. In quest’epoca è molto difficile rompere il ghiaccio con una persona in carne ed ossa, è più facile cercare l’illusione di un rapporto attraverso uno schermo, dove non si ha paura di ferire i sentimenti di qualcuno. Per il resto meglio non riportare alcuni approcci degni dei peggiori film di Alvaro Vitali!

Credo che il brano Sul Rogo sia uno dei vostri manifesti, in particolare l’iconico ritornello. Se fosti condannato a bruciare in piazza, sarebbero quelle le parole da urlare alla folla o ci sono cose più significative da dire, urlare, pensare in quei minuti che precedono la morte? Siete degli stronzi, che Dio vi maledica.

2 pensieri su “Intervista a La Janara

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