Haeresis Noviomagi: l’eresia in formato cassetta

La fitta rete che tiene vivo il metal nei Paesi Bassi mi ha portato a Nijmegen, alla corte di Haeresis Noviomagi. Già dal nome (che richiama e collega all’eresia il vecchio nome latino della città di appartenenza, Noviomagus) pare qualcosa di ben più altisonante e solenne di The Throat. Ed è così, almeno in musica, visto che non c’è raw black metal, né si può dire che questo collettivo sia anti-social o contrario a collaborazioni con etichette prestigiose come, in ultimo, Eisenwald e Fallen Empire. Haeresis Noviomagi si è sempre occupata fin da principio di cassette: non lo specificherò ulteriormente, ma tutto il catalogo è costituito da tape.

Prima di Haeresis Noviomagi

Sebbene Haeresis Noviomagi abbia iniziato a produrre proprie uscite nel 2014, i ragazzi che ne fanno parte (ossia quasi tutti i musicisti che citerò dal prossimo paragrafo, con O./Omar Kleiss in testa) suonavano già da alcuni anni. Heaven Denies, Netherstorm, Bong Breaker, Mondvolland sono la preistoria e comunque non hanno nulla a che vedere, stilisticamente, con la label. L’era di mezzo si chiama Galg, un ingombrante gruppo che ha registrato con intensità lungo tutto il 2014, non pubblicato altra roba, ma presenziando con profitto in apertura alle date olandesi di Altar of Plagues, Dragged into Sunlight e Malthusian. Lo scorso anno c’è stata anche una esibizione al Roadburn, pensate. È sludge metal suonato in modo esteso, con il linguaggio del black metal, che si fa apprezzare perché non perde mai la bussola, anche nei momenti più drone ed estesi.


Lubbert Das

Lubbert Das

L’esordio dei Lubbert Das non ha ancora impresso il marchio HN. Keye è stato registrato nel dicembre 2012, pubblicato nella primavera dell’anno successivo in digitale, poi un una prima tiratura di 20 copie nel 2014, infine nel 2015 è stato diffuso su scala più ampia da Nebular Carcoma. Il nome della band è tratto da un dipinto di Hieronymus Bosch del 1949, intitolato L’estrazione della pietra della follia, in cui attorno al tondo è scritto “Meester snyt die Keye ras / Myne name is lubbert das“, ossia “Maestro cava fuori le pietre / il mio nome è ‘bassotto castrato“. Ecco, Lubbert Das significa bassotto castrato, che in senso figurato sta per sempliciotto, il tizio ingannato dall’imbroglione per una fantomatica estrazione della stoltezza. Da Keye a Deluge (in cui i brani sono solo due, ma ben strutturati e non fumosi) il balzo qualitativo è cospicuo ed e quasi un peccato aspettare fino al dicembre 2018. Il primo full length dei Lubbert Das coincide con la fine ineluttabile dell’aureo impero di Fallen Empire Records, che si è occupata del vinile, così come Amor Fati Productions del cd in digipack. Come vi anticipavo, la cassetta è sempre roba di Haeresis Noviomagi e De Plagen non poteva fare eccezione. L’album, bello ma non così irresistibile come poteva far presagire la pregressa discografia, è stato segnalato persino da Truemetal e recensito da testate come Spazio Rock e Impatto Rock. Non posso fare altro che lasciarvi il link per ascoltarlo, facendovi notare che l’ultima traccia mi sta molto a cuore perché si chiama De Zwijn, ossia “il chinghiale”.


Turia

Turia

Ma torniamo all’autunno 2015. Appena dopo Deluge, due membri dei Lubbert Das (il batterista J. e il chitarrista O.), assieme alla cantante T., esordirono con moniker Turia. L’opera prima si chiama Dor ed è stata registrata praticamente dal vivo nella sala prove di questi ragazzi. Si sviluppa attorno ai concetti di purezza e giudizio divino, confrontati con un’epidemia di colera del XIX secolo. Effettivamente è un lavoro viscerale e sentito, sebbene ancora non perfetto. Il seguito, Dede Kondre, è datato 2017. Anche qui le tematiche non sono certo banali. Si riferisce a una giungla del Suriname, ex colonia olandese, in cui gli schiavi fuggiti si stabilivano in proprie comunità che mischiavano cultura amazzonica e dell’Africa occidentale. Il prodotto segna un grande sviluppo sia dal punto di vista dei suoni (stavolta catturati in un vero e proprio studio di registrazione), ma soprattutto una qualità altissima. Dede Kondre è forse IL gioiello della HN, sconvolgente e straziante, con dettagli preziosi che Dor non poteva avere. Nel 2018 i Turia hanno pubblicato tre split. Non mi pare interessantissimo Samhain Celebration MMXVIII, in cui appare un solo pezzo acustico dei nostri, mentre ben più degne di nota sono le collaborazioni con Vilkacis (ossia Michael di Fell Voices e Yellow Eyes, per la madonna) e coi connazionali Fluisteraars. Quest’ultimo, intitolato De Oord, è davvero meraviglioso e per la pubblicazione in vinile e cd si è scomodata addirittura Eisenwald. L’altro (per il 12″ chiedere ad Altare Productions) mi ha preso complessivamente un po’ meno, ma comunque è roba notevole. A febbraio i Turia hanno girato l’Europa assieme ai francesi Sordide, quelli del lancinante Fuir La Lumière, mentre a metà mese torneranno al Roadburn Festival, dopo l’esibizione del 2017.


Fluisteraars

fluist

Fatemi aprire un breve spaccato sui Fluisteraars. Loro sono in giro da circa dieci anni, ma solo l’appena citato De Oord è uscito per la label di cui mi sto occupando. Per cui andrei un tantino fuori strada se adesso scrivessi di loro in modo diffuso. Vi dico solo che le prime due demo non hanno quasi nulla di Dromers e Luwte, due album molto belli che hanno caratterizzato il biennio 2014-2015. A loro volta sia l’EP Gelderland che De Oord sono molto diversi ed evoluti. Ascoltarli in sequenza è un’esperienza avvincente perché si tocca con mano lo sviluppo delle idee di un gruppo fuori dal comune.


Iskandr

iskandr

Poteva mancare una one man band? Ecco Iskandr, il progetto solista di O. Sì, capisco che nella foto ci sono due persone, in seguito leggerete perché. Dall’estro non convenzionale dei Turia alla musica chitarrocentrica di Heilig Land (vinile per Mysterion, cd per Arcane Angels) le differenze sono sensibili. Il primo disco, datato 2016, è zeppo di lunghi riffoni maestosi, molto grim e frostbitten, sebbene con qualche ripetizione di troppo. Non mi fraintendete: anche Iskandr alla lunga è migliorato tantissimo. Carino l’EP Zon (di nuovo il cd per Arcane Angels), di poco successivo, ma quello che va ben oltre ogni più rosea aspettativa è Euprosopon. Uscito lo scorso autunno in vinile per Eisenwald, l’album è incentrato sul tema dell’eroismo con qualche accenno al simbolismo medievale, usando gli Enslaved di metà anni Novanta e i Drudkh come trampolino per creare qualcosa di personale e moderno, in alcuni punti vicino allo stile islandese. Prendetevi il giusto tempo per assimilarlo, andando oltre la lunghezza dei singoli brani, perché può regalare tanti momenti di grande metal. Ah non vi preoccupate se vi ho citato il Medioevo: non ci sono pifferini folk, al massimo qualche chitarra acustica qua e là. Ha una marcia in più anche perché alla batteria c’è Mink Koops degli incredibili Fluisteraars, nonché dei Galg, di cui avete letto in apertura.


Paean

Come avete visto non c’è nulla di esclusivo o elitario… o quasi. Risale all’autunno del 2016 una delle pubblicazioni più singolari e criptiche di Haeresis Noviomagi. Sono stati messi in circolo solo venticinque esemplari in cassetta per Bloemfontein. L’entità creatrice, indicata come Paean, ci ha regalato meno di mezz’ora di un dark ambient dalle tinte drone. L’aggettivo “pregevole” prendetelo con le pinze: non sono un assiduo frequentatore di queste sonorità. Tuttavia mi pare che Bloemfontein sia estremamente coerente, complementare direi, col percorso di HN.


Solar Temple

solar temple

Terminato lo spazietto meditativo a firma Paean, ci avviciniamo alle uscite più recenti di questo circoletto di lodevoli musicisti. La formzione di Euprosopon, ossia O. e M., non è stata certo un’invenzione campata per aria o appositamente allestita per Iskandr. Nel 2016 infatti i due si erano già ritrovati sotto il moniker Solar Temple. È del maggio dell’anno successivo la prima demo, Rays of Brilliance. Suoni abbastanza ruvidi, ipnosi profonda, ma la demo è da intendere nel senso letterale: una dimostrazione esemplificativa e non esaustiva. In sostanza ci si ricorda più del break dal sapore western che del resto. Fertile Descent è uscito lo scorso autunno (cd e vinile per Eisenwald) e si è fatto subito notare un po’ ovunque. Assieme a Dede Kondre dei Turia è il fiore all’occhiello della cricca Haeresis Noviomagi. Le tematiche sono interessantissime: si parla degli antichi culti mediterranei della fertilità, che si dice fossero accompagnati da simpatici funghetti, progenitori dell’LSD. Mi hai messo in crisi, mio bellissimo Fertile Descent. Mi hai messo al tappeto costringendomi ad ascoltarti decine di volte e ogni volta mi sembravi diverso dalla precedente. Perdonatemi se mi sono rivolto direttamente a lui. So bene che dalle mie parole non si capisce bene come suona. Ho una sorta di blocco che mi viene davanti alle cose troppo belle per essere vere. Ed è una situazione evidentemente diffusa perché non ho trovato una recensione, sui siti seri, che non si perdesse in paragoni arditi o in fuffosi giri di parole. Chiamatelo pure atmospheric post metal, ma in un modo che probabilmente non avevamo ancora provato. In un’intervista, O. ne parla come di un connubio tra Ved Buens Ende, Can e Amon Düül II.


De Ontkoppeling

Sulla carta De Ontkoppeling dovrebbe piacervi se siete entrati a pieno nella musica di Paean. Entrambi condividono una natura assolutamente misteriosa e meno palpabile di tutte le altre pubblicazioni HN. Rimarrà isolato, questo lavoro di ventitré minuti. Dal mio personalissimo punto di vista non ho avuto nessun sussulto quando emergevano solitari riff di chitarra, né quando si dava spazio a un noise drone molto controllato e, sempre per i miei parametri, mansueto. Non ho apprezzato nemmeno qualche accenno di ritmiche industrial a velocita ridotta. Nel risultato è più vicino alla demo abbozzata di Solar Temple, ecco. Quindi un po’ mi dispiace che non ci sia un’altra possibilità di tastare il polso di colui che ha creato quest’opera.


Nusquama

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Chiudo con una luminosa novità. Probabilmente Horizon Ontheemt è uno degli album meno ostici della scuderia Haeresis Noviomagi, ma prendete questi termini con le pinze perché si tratta comunque di qualcosa di veramente notevole e – d’altro canto – la facilità di ascolto sarà un dettaglio dirimente per leggere il nome Nusquama nelle listone di fine 2019. Il moniker riprende il titolo originario dell’opera più famosa di Thomas Moore, l’Utopia, ma le tematiche trattate attingono a piene mani dalla poesia pre-romantica di Elisabeth Maria Post. Manco a dirlo, conoscete già alcuni dei musicisti coinvolti, come O. e T. dei Turia, M. dei Fluisteraars. Assieme a loro due membri di Laster e Northward. Altro nome noto è Greg Chandler, che cura i suoni cristallini della release, come già fatto per De Oord e per gli ultimi prodotti di Lubbert Das e Solar Temple. La varietà, le melodie diffuse e un’intensità così sconvolgente giustificano qualche paragone con certe caratteristiche del depressive: non ci si può affatto lamentare. Sapete già chi pubblica la cassetta, mentre vinile e cd escono per Eisenwald. Anche i Nusquama, come i Turia, si esibiranno al Roadburn Festival, tra qualche giorno. Segno che, a mio avviso, c’è da interrogarsi sulla definizione di metal underground.

[F]

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