Uno sguardo su Grimm Distribution: Necrospell, Feed Them Death, Acheronte, Invocation of Death

Dopo qualche disco targato Satanath, sorprendentemente mi ritrovo a dare spazio alla branca che ricordavo più modesta delle etichette di Korolyov, ossia quella Grimm Distribution che in passato non era stata certo tra i miei ascolti principali. Oggi nei miei gusti l’etichettina/ditro ucraina ha scavalcato addirittura Symbol of Domination Prod., che secondo me ha avuto un 2018 molto povero. Orbene, gambe in spalla e via!

necrospell

All’inizio c’erano i Necrospell, autori della demo As Darkness Fall. Lo scioglimento avvenne nel 1996 e dalle loro ceneri (in particolare da Max Elia e Francesco Mileto) nacquero i Valgrind (intervistati qui). Il terreno in cui avveniva tutto questo era la Calabria, vorrei ricordarlo. Gli altri membri hanno avuto carriere più frammentarie, col solo Ferenc Nadasdy a trovare negli ultimi tempi una certa regolarità con i Lord Vampyr. Nel 2017 Ferenc e Andrea, i chitarristi, hanno rimesso in piedi i Necrospell e pochi mesi fa hanno registrato di nuovo i pezzi di As Darkness Fall, assieme a un’altra manciata di canzoni, e il risultato si chiama Awakening Of Tyrant (coprodotto assieme a Murdher Records). Il paragone coi Valgrind viene spontaneo, ma si capisce subito che la musica è molto diversa. Qui il death metal è rimasto alle allo stile semplice e diretto della demo, marcatamente old school, con la sola differenza di suoni molto secchi e puliti. Beh, anche troppo per i miei gusti se consideriamo la batteria, che tra l’altro nei vari passaggi è sempre squadrata e ordinata. Tante melodie prese in prestito sia dallo stile svedese che dall’heavy metal classico connotano la mezz’ora di ascolto, per un risultato che potrebbe essere di interesse per i nostalgici. E io ovviamente lo sono. Ora mi chiedo se i Necrospell, che ne frattempo hanno cambiato bassista e batterista, riusciranno a dire la loro nei prossimi anni, con un disco totalmente nuovo.


feed them

Continuo con un altro personaggio che sta in giro dagli anni Novanta. Void, bassista degli Antropofagus negli storici No Waste Of Flesh e Alive is Good… Dead Is Better, da un paio d’anni è tornato a bomba nel panorama estremo. Ricordo i disturbanti Bune nel 2017, assieme a Christian Montagna (Son of Flies Webzine, cantante dei furono Cast Thy Eyes). Forse sapete già che Christian è anche un artista: sua infatti è l’opera in copertina del primo EP, sempre del 2017, del progetto Feed Them Death. Con qualche brano in più e con copertina nuova, è uscito pochi mesi fa il full chiamato No Solution/Dissolution (coprodotto assieme a Exalted Woe Records). Veloce, polposo e ispiratissimo: è il death/grind che preferisco, pieno di sostanza e riffoni, da spararsi nelle orecchie col repeat impostato perché non se ne ha mai abbastanza. Vi rimando alla recensione di 200parole, sempre sul pezzo. Io posso solo aggiungere che è un crimine ignorare un album del genere se solo lontanamente vi piace il metal esteremo. Qua e là ci sono pure alcuni ospiti ad aggiungere pepe alle canzoni, come Argento, Deimos dei Will’O’Wisp e lo stesso Christian Montagna. Che goduria!


acheronte

La vita è strana. Si cambia e quasi non ce ne rendiamo conto. Quando uscì Ancient Furies lo ascoltai e mi chiesi cosa cazzo ci fosse di bello negli Acheronte. A distanza di tre anni l’ho ripreso e ho capito che mi piaceva esattamente TUTTO il disco, dall’inizio alla fine. È divertente constatare poi la soggettività delle recensioni: ad esempio la bocciatura di Aristocrazia Webzine, che lo definì “una specie di album registrato in presa diretta, sporco e abrasivo”, per me è un grosso endorsement. Insomma, i ragazzi marchigiani sono arrivati a fine 2018 al loro secondo album. Se già Ancient Furies era un gran bel modo di trascorrere trentasette minuti immersi nel black metal di Mayhem, Marduk e 1349, ma con dosaggi di violenza ancora più elevati, Son of No God (coprodotto con THe Triad Rec.) riesce a migliorarsi. Il merito è anche del nuovo batterista, quel Bestia già ascoltato negli Infernal Angels. Vi siete lamentati sulla eccessiva velocità e scarsa atmosfera, come se poi tutti i dischi black dovessero necessariamente avere rallentamenti. Ebbene, la nuova opera degli Acheronte si dimostra più varia, pur rimanendo un ammirevole esempio di metal estremo che non pensa a cazzatelle di contorno o compromessi. Fate attenzione alle chitarre, ben più taglienti di quelle sporche (e dal mio punto di vista dannatamente affascinanti) di Ancient Furies. Ho notato una notevole crescita anche nelle parti vocali. Peccato averlo ascoltato tardi: Son of No God avrebbe meritato un posto tra i migliori dischi black italiani del 2018. Se volete saperne di più vi lascio il link dell’intervista, fresca fresca.


invocation

Sarei esagerato a definire gli Invocation of Death come una vera e propria all star band di El Salvador? Probabilmente sì. Sicuramente la presenza di Iosif Najarro e Jorge Montesino rende il tutto molto più solido. Il primo era già attivo nel 1999 coi Soomdrag e poi qualche anno dopo coi Dismal Gale, l’altro lo abbiamo ascoltato far baccano con gli ecuadoriani Destroyer Attack e coi Witchgöat (saranno famosi), ma in ogni caso entrambi si sono fatti valere nelle glorie locali Disorder e Conceived By Hate, nonché nei sanguinari Morbid Stench. In fin dei conti ci si ritrova spesso negli stessi gruppi, a El Salvador. Questi Invocation of Death sono nati nel lontano 2008 come Antares Death, ma solo oggi sono arrivati al debutto. Into The Labyrinth of Chaos (coprodotto con Morbid Skull Records) contiene la stessa convinzione già ascoltata nei gruppi di appartenenza, ma è una creatura puramente death. Old school ovviamente, in cui si crea un ponte ideale tra El Salvador 2019 e la Svezia fino al 1993, quella dei migliori Unleashed e Grave. La qualità è decisamente alta, mi ha ricordato quella degli Anarchos, alle prese con simili peripezie. Il cantato in spagnolo non suona affatto male e ciò mi fa pensare che allora, facendo un volo pindarico, forse sono proprio gli italiani che, in certi campi, non riescono a usare la loro lingua, visti questi risultati eccellenti. Un pensiero alle centinaia di persone che hanno scritto recensioni dell’inutile, pomposo e noioso ultimo Unleashed, invece di occuparsi degli Invocation of Death.

[F]

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