Intervista agli Heretical

Per me (e sicuramente anche per la maggior parte di voi) gli Heretical sono un’entità immanente. Ci sono sempre stati. La band di Caltanissetta è una presenza costante nel panorama metal italiano dai primi anni Novanta. Questa mia intervista è una sorta di tributo al valore, un modo per ripercorrere nei dettagli un’altra epoca del metal italiano. Sto lentamente recuperando pezzi della discografia degli Heretical e mi chiedo sempre dove sarebbero potuti arrivare con un pizzico di fortuna. Poiché -lo leggerete- non ne hanno avuta nemmeno un po’. Ringrazio di cuore Azmeroth Szandor, colui che ha portato avanti il gruppo con fierezza e tra mille difficoltà che avrebbero fermato praticamente chiunque, per aver deciso di rispondere in modo sincero alle mie domande, non eludendo nemmeno quelle più delicate. [F]

Azmeroth, gli Heretical ti accompagnano da una vita, ma è esistita anche una vita senza di loro. Sia nei primi anni Novanta, quando la tua creatura erano gli Immolator, sia prima ancora, quando eri -presumo- giovanissimo. Cosa ti ha spinto, quell’epoca oramai lontana a seguire la strada del black metal? “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi- / questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera…” (Pavese). Potrei fermarmi qui con questa magniloquente citazione. Si nasce inconsapevolmente con un obiettivo preciso, con una missione. Io sono sempre stato cosciente di essere dissimile rispetto ai miei compagnetti, rispetto a tutti. Era chiaro, era chiaro a tutti. Mi chiamavano “strano” perché solitario, perché io osservavo, perché mi facevo mille domande, perché ridevo poco. Dovevo trovare un “mezzo” per parlare di dolore, di tormento. Cos’è il dolore? Tutta la storia dell’uomo, il progresso, le scoperte della scienza, altro non sono, che un tentativo di sottrarci alla morsa del dolore, di elevare le nostre vite dalla sofferenza. Sono nato con l’attitudine del black metal e morirò con il black metal. Inconsciamente il black metal era il “mezzo” perfetto per il mio tormento e per parlare di dolore. Iniziai subito a suonare prima con una band di death/black metal primordiale (i Bestial), ma subito dopo formai gli Immolator, uno splendido esempio di vero e sano black metal, ma per ragioni stupidamente umane ho dovuto cambiare nome della band e continuare successivamente come Heretical; ma in fondo il mio percorso è sempre stato unico, i nomi non sono così importanti.

Perché c’è solo una canzone degli Immolator sul web (Black River)? Eppure avete pubblicato tre demo tra il 1994 e il 1996! È un periodo che hai voluto rimuovere? Estendo la considerazione a un’altra tua creatura, gli Ecatomb, con all’arrivo una demo nel 1997. Gli Immolator non sono la continuazione degli Ecatomb. Questi ultimi erano un progetto dedito al death metal, band fondata da mio fratello, stilisticamente e filosoficamente molto distante dal mio essere. Purtroppo negli anni ho sottovalutato il potenziale degli Immolator. Devo dire che ultimamente ho ripreso ad ascoltare i tre demo ufficiali e sono magnifici, ancora attuali, nonostante i limiti tecnici del tempo. Sono estremamente orgoglioso di quel periodo, suonavamo black metal. Il vero black metal.

In giro oggi cosa è rimasto del metallo di quegli anni? Solo la nostalgia? Nulla. Non è rimasto un cazzo, solo povertà.

E negli Heretical del 2018 possiamo ritrovare caratteristiche e ideali come quelli degli anni Novanta? No, perché non voglio essere nostalgico, le cose cambiano e amo l’evoluzione. Non riuscirei a suonare come un dinosauro ancorato al passato. Il discorso è molto strano ed ambiguo. Ti spiego: in teoria mi piace ascoltare solo roba del passato, non riesco ad avvicinarmi alle band moderne. Mi sembra già tutto sentito nulla di nuovo. Ma in pratica, come musicista, non riesco a guardare indietro. Mi proietto sempre verso il futuro cercando di trovare nuove soluzioni.

Nel 1997 siete arrivati alla prima uscita come Heretical. Shub Niggurath ha subito messo in chiaro quello che eravate diventati col nuovo nome? Ti chiedo formalmente una ristampa in cassetta, la gradirei molto! Shub Niggurath è stato un lavoro decisamente complesso per gli Heretical. Era una formula musicale nuova, differente rispetto al passato. Ancora oggi se mi capita di ascoltarlo, cosa molto difficile (non amo ascoltare le mie produzioni), devo dire che spacca, peccato solo per la produzione, ma per i tempi era quasi normale, inevitabile. Se devo dirla tutta, e non voglio peccare di superiorità, Shub Niggurath è stato un grande esordio, un album che non temeva il paragone con i big del black metal di quel tempo. Nel 1997 era uscito sia in CD che in MC. Non credo verrà mai ristampato in musicassetta e onestamente non ne vedo l’utilità perché non ho mai apprezzato questo supporto.

Evidentemente eravate carichissimi, sulla scorta di Shub Niggurath, perché giusto un anno dopo avete pubblicato il vostro primo disco lungo. Dark Heresy Rec. è stato il modo per dire al mondo che eravate diventati “grandi”? Perché quell’etichetta è durata solo pochi anni? Ero molto ispirato. Dal 1994 al 2001 ho composto senza tregua, sia con gli Immolator/Heretical che per molti altri progetti. Erano anni diversi dove ancora la gente era disposta ad ascoltare nuova musica, soprattutto nell’underground. Ogni uscita (demo, cd, promo ecc..) la vivevamo sempre con grande entusiasmo, era una grande emozione avere in mano un nostro nuovo prodotto, ci faceva ben sperare per il futuro… Per quanto riguarda il capitolo Dark Heresy posso dirti che è stato un percorso assolutamente tortuoso. Negli anni Novanta non era facile incidere per una label, soprattutto se provenivi dalla Sicilia, una terra maledetta. Quindi, dopo una serie di porte chiuse, il nostro bassista dei tempi, Andromalius, decise di mettere in piedi questa label non solo per noi Heretical, ma anche per altre black metal band siciliane. Purtroppo a causa della mancanza di fondi ha dovuto chiudere i battenti nel 2002, un gran vero peccato.

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Che feedback avete avuto? La stampa specializzata si era accorta di voi? Ogni nostro album è sempre stato accolto e recensito in maniera molto positiva, ma onestamente devo dire che meritavamo molta più attenzione. Nel tempo mi sono reso conto che gente come me, che non è mai stata disposta a compromessi o a “leccaggio” di culo, non riesce ad avere il giusto spazio, quindi a non emergere. Aggiungo, anche se mi dispiace dirlo, c’è sempre stata una grande differenza, disparità tra le band del Nord e quelle del Sud. Purtroppo le cose sono andate così, ma oramai non mi importa più di tanto.

Se De Occulta Philosophia uscisse oggi, cosa penseresti tu e come sarebbe accolto dal metallaro medio? Il fatto che l’abbiate riproposto nel 2016 per Noosextreme Records mi fa pensare che non tutto sia andato liscio all’inizio… Ogni disco degli Heretical ha una storia decisamente complicata. Oggi per come lo sento io De Occulta Philosophia sarebbe un disco stanco forse invecchiato male. Con questo non voglio dire che non mi piace, anzi per il 1998 rompeva il culo. Oggi lo stravolgerei curerei meglio l’arrangiamento e sicuramente la produzione. Il grosso problema di De Occulta Philosophia è stato il low budget che avevamo a disposizione. Infatti proprio per questo, l’album in realtà non è mai stato completato: non siamo riusciti per tempo a completare le sessioni di chitarra e voce, la cosa mi fece incazzare parecchio. Nel 2016 é stato ristampato dalla Noosextreme Records con un nuovo remix che ha dato giustizia all’intero album. Ancora oggi molti lo considerano un album importante per il black metal italiano, proprio per questo la Noosextreme Records lo ha voluto ristampare.

Ars Infera è uscito nel 2001: era già un altro mondo rispetto al vostro esordio oppure c’era continuità nel panorama metal? Voi come avete lavorato in quell’occasione? Eravate sotto pressione dopo l’accoglienza avuta col disco precedente? Nessuna pressione, fortunatamente gestivamo tutto da noi. Con Ars Infera eravamo sicuri di aver fatto un ottimo prodotto. Ancora oggi è considerato il miglior album degli Heretical.

Spero che per te non sia troppo doloroso parlare dell’incidente che hai avuto poco tempo dopo l’uscita di Ars Infera… cosa hai provato? Hai pensato in qualche momento che gli Heretical sarebbero finiti per sempre? E’ stato un periodo estremamente doloroso, abbiamo perso delle ottime occasioni. Dovevamo finalmente suonare in giro per l’Italia, ma purtroppo per via dell’incidente la cosa non si è concretizzata. Come ti dicevo prima è stato un periodo difficile, angosciante. Non ti nascondo che più di una volta ho pensato di farla finita, non camminavo più, mi sentivo inutile. Dopo una lunga e stancante fisioterapia ho ripreso con difficoltà a camminare e il primo pensiero è stato quello di riprendere a suonare e sfogare tutta la mia rabbia accumulata.

Nel 2004 siete ritornati con un breve EP intitolato De Praeastiigis Daemonum. Perché hai scelto di un sound quasi totalmente senza tastiere? I vostri ascoltatori vi hanno seguito? Credo sia stata una conseguenza all’incidente. Ero infuriato per quello che mi era accaduto e quindi De Praestigiis… doveva avere un sound devastante e crudo, quasi privo di melodia. E’ stato accolto molto bene, anzi grazie a questo cambiamento abbiamo incrementato fan, proprio perché molti non amavano le tastiere. Senza De Praestigiis… non sarei riuscito a comporre un album come Dæmonarchrist.

Perché negli anni successivi gli Heretical si sono fermati e hai iniziato il nuovo progetto degli Aposthate, durato il tempo di un paio di EP? Anche in questo caso non c’è traccia sul web di canzoni uscite con quel moniker. In seguito all’uscita di De Preastigiis…, la band purtroppo si sfaldò. Dopo l’abbandono di Nefarius e dei continui problemi di line-up, ero veramente stanco degli Heretical. Quindi decisi di accantonarli per dedicarmi ad un nuovo progetto death-black, gli Aposthate. Furono una rivelazione, il primo EP First Born Evil andò estremamente bene, eravamo molto ispirati ed entusiasti. Poi però a causa di divergenze musicali, decisi di abbandonarli per riformare gli Heretical. Oggi non sono io a gestire gli Aposthate quindi non saprei dirti il perché non si trova nulla sul web.

Metal Archives data al 2009 una demo di prove in studio contenente alcuni brani che come avreste pubblicato solo nel 2014 in Dæmonarchrist. Quando hai deciso di riprendere il discorso Heretical? Durante il periodo Aposthate, mi ero reso conto che componevo brani in stile Heretical, quindi capii che non aveva molto senso continuare a comporre per gli Aposthate. Una volta averli abbandonati avevo parecchio materiale per un nuovo album degli Heretical.

Dæmonarchrist è il vostro disco migliore? Oramai sono passati alcuni anni: riesci a giudicarlo con lucidità? Io da ascoltatore l’ho rivalutato (e di molto) in meglio. Dæmonarchrist è un disco pazzesco è l’unico ad oggi che apprezzo senza trovarne dei difetti. Ne sono estremamente soddisfatto. Continuo ad ascoltarlo e non mi stanca. Credo sia tra i migliori album black metal del 2014.

Il disco è dedicato a un tuo amico che non è più su questa terra, Rob Abgorth. Qual è la tua visione della morte? Coincide con quella contenuta nelle canzoni degli Heretical? Era il minimo dedicare l’intero album ad un grande e talentuoso musicista come Abgorth. Rob per me era un fratello, ancora oggi soffro la sua mancanza, è un tormento che mi porto da anni.

“Per quanto paradossale possa sembrare, la morte dà alla vita sulla Terra tutto il suo significato profondo, il suo peso specifico, nonché il suo valore spirituale e morale. Il disordine e il caos della vita”.

Dæmonarchrist è andato bene, dal punto di vista “commerciale”? Uso le virgolette perché non credo si possa parlare di business nei confronti degli Heretical, sebbene ci sono esempi di gruppi black metal oggigiorno che stanno facendo palate di soldi. E’ stato accolto benissimo sia dalla stampa che dai fan. Ha venduto benissimo e siamo riusciti a fare dei live spettacolari, non potrei chiedere di meglio. No, tranquillo non diventeremo mai delle rockstar!

L’album è stato pubblicato in versione cd classica da Paragon Records, poi in un cofanetto esagonale molto suggestivo da Beyond… Prod. e in cassetta da Narrowards, un’etichetta del sud est asiatico. Alla luce di ciò, sentite di essere arrivati in tutto il mondo? Finalmente siamo arrivati in tutto il mondo, è per noi è una grande soddisfazione. Devo correggerti il cofanetto esagonale è stato prodotto da noi stessi, mentre la Beyond… ha stampato solamente il cd in formato digipak.

Ti chiedo di commentare questa reazione a una vostra recensione, in cui Dæmonarchrist ha preso 8.5 su Metalitalia. Ha ragione? C’è stata troppa esagerata esaltazione di tanti gruppi italiani, e ora i lettori non si fidano più? Oppure siamo un popolo che non riesce ad apprezzare le gioie altrui? Ma onestamente non mi importa, tutti siamo liberi di commentare. Cosa si può dire contro Dæmonarchrist? Perchè essere sempre contro il metal italiano? Poi però ci lamentiamo che l’Italia è una nazione di merda dove il metal non trova il giusto spazio. Ma se siamo noi stessi a boicottarci!!!

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Alcuni anni fa ho scritto una recensione freddina, sia nello stile che nei contenuti, del vostro ultimo album. Ora non penso molte di quelle cose e Dæmonarchrist è diventato parte del mio percorso verso la metallitudine. Cambiare idea è segno di maturità o indica una debolezza nelle proprie convinzioni? Rileggendola non mi sembra così orribile, ma va bene, evidentemente al primo ascolto non ti avrà trasmesso molto, ma per me è normale gli album degli Heretical non sono facili da comprendere hanno bisogno di svariati ascolti. Se hai rivalutato l’album non può che farmi solo piace. Il cambiamento fa parte del nostro percorso, la debolezza è una’altra cosa.

Hai affermato in una passata intervista per Metalwave: “per Dæmonarchrist ho composto altri 6 pezzi che non vedranno mai la luce, in più nel 2005 avevamo iniziato a registrare un nuovo album, con una line-up totalmente differente, ma anche quella in parte è stata cestinata, fatta eccezione per alcuni brani che ho riproposto nel progetto Aposthate“. Mi confermi che nonostante un silenzio che per gli Heretical dura dal 2014 (escluso un brano nello split coi Malauriu), avete da parte tutta questa roba? Perché? Come anticipavo, ho composto veramente tanto nella mia vita, non mi sono mai limitato a scrivere dei determinati pezzi che servivano a compilare un album. Mi piace in seguito scegliere e prendere i migliori brani, odio i filler. Difficilmente riprendo brani che sono stati scartati. Gli album degli Heretical devono essere freschi ispirati devono descrivere il mio stato d’animo attuale.

Sui membri degli Heretical c’è stato un grosso turnover nel tempo. Riflettevo, nei dintorni dell’Agglutination, che oramai se prendi un nome storico al suo interno ci sarà molto probabilmente un numero molto basso di musicisti che ne hanno fatto la storia dall’inizio (pensa ai Necrodeath, ai Pestilence e ai Death SS, ad esempio). Nel vostro caso credi abbia giovato più questa girandola di musicisti o avresti visto meglio un nucleo stabile? Senza ombra di dubbio un nucleo attuale, penso che se fossimo rimasti con la formazione degli Immolator oggi sarebbe tutta un’altra storia.

Sei stato ospite in due gruppi di epoche diverse, gli Schizo e i Krigere Wolf. Che differenza c’è, secondo te, posto che tu sei più vicino anagraficamente ai primi? Difficile rispondere perché sono band estremamente differenti, non solo per un discorso temporale. Posso dirti che dagli Schizo ho avuto molto in termini di esperienza, mentre con i Krigere, mi sono trovato più a mio agio, per via del genere musicale proposto.

Per Blackicon (da De Occulta Philosophia), per 1666 (da Ars Infera) e Der Monarchristus (Dæmonarchrist) avete girato dei video. Che giudizio hai su quelle esperienze? Lo rifaresti? Era più utile nel secolo scorso avere un videoclip, nel 2015 o oggi, con mezzi diffusissimi per poterlo guardare? L’idea di fare dei videoclip nasce esclusivamente per la passione che ho per i film horror, diciamo che è uno sfizio. Se funzionino in termini di visibilità non saprei dirti.

A proposito dei videoclip, sotto quello di Der Monarchristus ho trovato questo commento. Cosa avrà voluto dire? Dovresti chiederlo alla persona che ha commentato il video, ahahaha

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Qualcuno compra i file digitali dal vostro Bandcamp o è una semplice vetrina per dar modo a tutti di ascoltarvi con facilità? Lo scopo era quello di fare ascoltare i nostri album a più persone, invece devo dire che molta gente acquista digitalmente i nostri album.

Vi sentite un gruppo che suona black metal sinfonico o è un’etichetta che vi sta stretta? C’è stato un momento nella vostra carriera in cui lo siete stati a tutti gli effetti? Mah non ho mai amato queste definizioni, noi suoniamo black metal con molte altre influenze. Anche la sola definizione di black metal per noi è limitante. Di sicuro non siamo una band di black metal classico, non lo siamo mai stati. Per noi è molto più importante l’attitudine e il credo rispetto alle etichette.

Dal punto di vista strettamente musicale, il nucleo del black metal sinfonico è la tastiera? Bastava suonare black metal con la tastiera per essere etichettati come symphonic bm? Praticamente sì, ed è una cazzata letale, forse l’album più symphonic che abbiamo realizzato è Ars Infera, ma non riesco a catalogarlo come symphonic black metal.

Come è cambiato l’uso delle tastiere nella carriera degli Heretical? E’ cambiato parecchio, se ascolti attentamente i nostri album ti renderai facilmente conto qual è stata l’evoluzione delle tastiere. In fondo l’unico vero tastierista che ha militato negli Heretical è stato Elwood (De Occulta Philosophia/Ars Infera), prima e dopo ci siamo avvalsi solo di session. Quindi non è una coincidenza che gli album De Occulta Philosophia e Ars Infera sono i più “tastieristici”. Fortunatamente ci siamo resi conto che non era la giusta strada da seguire ed infatti silurammo Elwood. Oggi per fortuna e consapevolezza non abbiamo più un tastierista, ci siamo resi conto che è una figura inutile per vari aspetti e dal vivo è anche imbarazzante e per questo utilizziamo le basi.

Con gli Heretical hai partecipato a diverse compilation negli anni. Oggi è un formato caduto in disuso. È giusto e fisiologico che sia andata così o si poteva sfruttare meglio? Una volta erano essenziali, servivano per essere conosciuti, quando ancora non esistevano i social. Oggi onestamente non servono a nulla, se non a farsi fottere soldi da presunte etichette.

Qualche mese fa hai espresso parole confortanti sull’uscita di un nuovo album, mentre quando ti ho contattato per questa intervista mi hai detto che la nuova musica degli Heretical non è un bisogno prioritario. Insomma, arriverà prima o poi un successore di Dæmonarchrist? Ad oggi non credo, non ne ho voglia. Più volte mi interrogo sull’utilità di un album oggi. Ammetto di essere confuso, da una parte vorrei scrivere nuova musica, per me è un fattore quasi fisiologico, mentre dall’altra parte mi rendo conto che non interessa più a nessuno se fai nuova musica, per giunta se fatta bene o male.

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Capitolo “pugnalata alla schiena”: ne hai avute tante da amici, fan e musicisti nel corso degli anni? Tante, forse anche troppe solo perchè molti mi invidiano, ma di cosa poi? Non capiscono che facciamo la guerra tra poveri. Non capiranno mai, gente veramente triste.

Ripercorrendo in questa intervista la tua carriera, hai pensato in qualche risposta di essere davvero fiero di quello che hai fatto oppure di essere pentito di qualche scelta? Io sono estremamente fiero di tutto quello che ho fatto, difficilmente in Italia e sopratutto in Sicilia troverai band che hanno sfornato demo, album, split ecc…di tutto rispetto, dal 1994 ad oggi. Lo ripeto: sono nato con il black metal e morirò con il black metal. La moda del momento ficcatevela nel culo, imparate a comprendere cos’è la coerenza, poveri.

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