Intervista agli Acheronte

Mi capita abbastanza spesso di cambiare idea su un gruppo. Gli Acheronte, ad esempio, non mi avevano impressionato, per dirla in modo urbano, col loro Ancient Furies. Per fortuna, dopo diversi anni, ho radicalmente cambiato idea e questa intervista è un modo per dare un minimo di esposizione a un’entità molto meritevole, soprattutto alla luce del nuovo bellissimo album Son Of No God. Ovviamente non mi aspettavo nulla se non puro odio e misantropia… e così è stato. Le risposte sono state date collettivamente dalla band marchigiana, tranne dove espressamente indicato. Tra l’altro pochi giorni fa, a intervista conclusa, è arrivata la notizia dell’abbandono del gruppo da parte di Lord Baal. [F]

Gli Acheronte sono nati nel 2010. Il fascino verso il fiume del dolore, tramite il quale Caronte nell’Ade le anime dei morti, è ancora intatto, nonostante vari cambi di formazione? Certo, la figura del Caronte che traghetta le anime dei morti tramite il fiume è ancora la similitudine portante, dove la band traghetta, tramite la musica pregna di dolore, l’ascoltatore.

Sin da allora non avevate alcun problema ad avere un nome simile agli Acherontas? [Phobos, chitarrista e voce secondaria] No, personalmente non ho mai dato peso a questa cosa.

Gli Acheronte sono stati la vostra prima esperienza in una band oppure ci siete arrivati con qualcosa alle spalle? [Phobos] Per me e Lord Baal (il cantante) è stata la prima esperienza,per Bestia (batterista) e A.T. La Morte (bassista) no, ma non sono state esperienze particolarmente significative.

La demo del 2010 è arrivata immediatamente. Allora ancora non era arrivato A. T. La Morte, giusto? Che spirito avevate all’epoca? La resa è abbastanza ruvida, ma già quei suoni mi piacciono molto. Così come le canzoni, dopotutto. Eravate meno efferati e più classici, probabilmente. Nel demo è presente la prima formazione. Da allora c’è stata una buona maturazione artistica per quando riguarda i testi e il riffing. Potremmo definirlo come un’opera piena di inesperienza, ma suonata con intenzioni vere.

Dopo l’arrivo di A. T. La Morte cosa è cambiato? Avete mantenuto quella formazione per la maggior parte della vostra carriera, facendo due calcoli. Con l’arrivo di A.T. La Morte è iniziato il primo passo per una vera maturazione della band. Non solo idee nuove per il riffing, ma sopratutto l’affermazione del basso come strumento autonomo e non solo di contorno per la chitarra.

Come siete arrivati a Genesis of Evil? Avete creato interesse verso di voi oppure la gente diceva “aspettiamo il full”? Sapete, quest’ultimo è un atteggiamento che sto riscontrando sempre più spesso. [Phobos] Personalmente credo che Genesis of Evil sia stata la scelta migliore che potevamo fare, le idee per un full ancora non c’erano e i tempi erano ancora troppo prematuri.

Che valore ha lo split con i Khephra e i Black Faith? E soprattutto vi piace la cassetta come supporto fisico? Vedremo mai i due album in quel formato? Lo split è stato solo un modo di riunire la musica di tre band amiche. Sinceramente non saprei se ci sarà la possibilità di fare delle ristampe in cassetta, ma mai dire mai.

Perché siete arrivati al primo full length dopo sei anni? Volevate essere certi di essere pronti oppure ci sono stati ritardi non dipendenti da voi? Ancient Furies ha avuto almeno un anno e più di ritardo per dinamiche legate al nostro ex batterista, oltre a una prima label che ci ha tirato il pacco al momento di produrre.

Ancient Furies, ossia personaggi sanguinari dell’antichità. Dal punto di vista tematico, avete avuto difficoltà nella scelta? Avete lasciato fuori qualcuno di illustre? La scelta delle furie è stata fatta cercando di proporre nomi conosciuti, ma anche nel proporne altri che avrebbero destato interesse, quindi abbiamo optato per una via di mezzo.

Musicalmente come vi siete evoluti rispetto al vostro periodo precedente? Ho letto che durante le registrazioni il vostro vecchio batterista era già con un piede fuori dalla band… come avete vissuto ciò? [Phobos] È stata demotivante l’uscita di Lars, visto che è un amico e primo batterista della band. Ma è stata una cosa necessaria visto che si era arrivati a un punto limite e si rischiava di perdere anche i rapporti personali tra di noi, ma fortunatamente non è stato così. Ora possiamo dire che siamo diventati molto più critici verso noi stessi, un aspetto che prima abbiamo un po’ trascurato.

Avete registrato spesso da Manuele Marani (che ha lavorato con gente come Baphomet’s Blood, Uncreation e diversi altri). E nel disco nuovo? Cosa cercate in uno studio di registrazione, libertà o supervisione? Manuele è una garanzia quando si cerca l’effetto bomba atomica e ci siamo sempre trovati bene con lui. Ci ha sempre dato consigli che sono risultati molto utili, per il resto ci siamo sempre mossi liberamente.

A quali gruppi marchigiani vi ispiravate nei vostri primi anni di vita? Quali invece vi piacciono di più ad oggi? [Phobos] Credo che la band non abbia mai avuto un’altra band marchigiana come riferimento.

Secondo molti ascoltatori uno dei motivi per cui Son of No God è il vostro punto più alto di ispirazione consiste nella prestazione del vostro batterista. Siete d’accordo? C’è anche altro, forse meno vistoso di lui? Comunque voi scrivete pezzi abbastanza lunghi e con molta roba gustosa all’interno. Che la prestazione di Bestia sia stata ottima non ci sono dubbi, ma sostenere che Son of no god sia un buon disco solo per la sua ottima prestazione è una cazzata madornale. Il disco funziona perché ognuno di noi ha contribuito al meglio, altrimenti sarebbe stato un disco di merda che ha delle buone tracce di batteria.

Nella scorsa primavera avevate il disco già pronto. Perché poi avete scelto la galassia Satanath Records (Grimm Distribution) congiuntamente alla italiana The Triad Rec.? Cosa vi stanno offrendo? Le etichette con cui collaboriamo non ci hanno offerto niente di speciale. Eravamo rimasti soddisfatti dal lavoro della Satanath con il precedente disco, così abbiamo deciso di continuare con loro aggiungendo la giovane The Triad Rec, sperando che una label in casa avrebbe aiutato a sponsorizzare ancora meglio il cd.

Qual è stato il momento più duro della vostra carriera? È più difficile realizzare un disco o portare in giro la propria band senza perdere troppi soldi? I momenti più difficili per la band sono stati i cambi di formazione. Questo perché i “ricambi” in termini generali sono quasi inesistenti. Oggi come oggi credo sia difficile sia produrre dischi che portare in giro la band, se si guarda il tutto solo dal lato economico. Questo perché i cd si vendono sempre meno e le date live subiscono ogni giorno di più un impoverimento di pubblico.

Che approccio prediligete nei live? Cercate il contatto col pubblico oppure siete più propensi ad alienarvi e ad annichilire? Noi puntiamo sempre all’annichilimento, non siamo una pop band,non potrebbe essere altrimenti.

Vuol dire che per te tutti i gruppi black che chiamano i loro concerti “rituali” e si vestono in modo particolare sono a loro modo “pop”? No. Ognuno interpreta l’esibizione a modo suo, ma non capisco come potrebbe esserci un contatto diretto con il pubblico visto il genere musicale che suoniamo.

Nel 2017 avete smesso di usare il face painting. Perché? Non sentivamo più nostro il face painting come elemento essenziale per presentarci, così abbiamo deciso di smettere.

Cosa provate nel suonare in concerti con gruppi non totalmente affini al vostro genere? Ad esempio, nella data romana con Brvmak e South of No North dello scorso dicembre. Non abbiamo nessun problema a suonare con band lontane dal black metal, l’importante è che queste differenze non siano troppo marcate. Finché si naviga nell’universo metal estremo va bene, ma difficilmente accetteremmo di suonare con band power o heavy, giusto per fare un esempio.

Pensate al running order in un concerto. Vi sentireste offesi se vi proponessero di suonare in apertura a un gruppo di conclamati incapaci con pochissime uscite all’attivo? [Phobos] Oggi potrei aspettarmi di tutto,la musica è al 90% mossa dai soldi. La questione del rimanere offesi o no non sussiste, perché basta non accettare e la storia finisce.

A novembre 2017 avete suonato per la prima volta in Svizzera. Eravate in apertura ai Disbelief. Lì mancava Lord Baal, rimpiazzato da Snarl dei Black Faith. Come vi siete trovati? La mancanza di Lord Baal si è fatta sentire e ci siamo dovuti muovere in una situazione di totale emergenza per non perdere lo show, ma tirando le somme posso dire che siamo rimasti più che soddisfatti.

Rimaniamo su Snarl. Lui anni addietro vi aveva fornito alcuni consigli. Li avete tenuti in considerazione? Sì e no,diciamo che siamo maturati noi come band diventando più esigenti per il nostro lavoro.

In generale che peso date alle recensioni? Pensate che una frase come “una specie di album registrato in presa diretta, sporco e abrasivo” (tratta dalla recensione di Aristocrazia Webzine a Ancient Furies) per me è un invito a nozze, mentre per chi scriveva era un sunto del perché il disco non gli era piaciuto! [Phobos] Credo che le recensioni lascino il tempo che trovano,questo perché spesso capita che il recensore sia totalmente estraneo al genere del cd che si appresta a recensire. Inoltre è sempre più frequente recensire un lavoro secondo un’analisi strettamente soggettiva rispetto a una oggettiva che risulterebbe più corretta, positiva o negativa che sia.

Cosa pensate della frequente diatriba tra antifascisti e metallari? Potrebbero mai accusarvi di essere una band di estrema destra e boicottarvi? [Phobos] Credo che siano solo una grandissima cazzata generata dai presunti antifascisti per rompere i coglioni. Si sta superando la soglia del ridicolo. L’unica cosa di cui possono accusarci è di essere una band estrema. Come band siamo completamente fuori dalla politica

Per gli Acheronte il supporto è…? [Phobos] credo che la parola supporto sia la più grossa stronzata mai inventata nella musica e nell’arte in generale. Oggi in molti si riempiono la bocca di questa parolona e simili. Non bisogna supportare nessuno. Sono soddisfatto se la mia musica piace a qualcuno che inizia a interessarsi alla band, altrimenti non me ne frega un cazzo.

Siete soddisfatti della vostra carriera fino ad ora? Se domani vi scioglieste, avrete qualche cosa da recriminarvi? Avreste magari voluto pubblicare più roba o fare più concerti? Sì, siamo soddisfatti della carriera per ora. Siamo una band underground, ognuno di noi si fa il culo nella vita di tutti i giorni e fortunatamente riusciamo a ritagliarci un piccolo spazio per portare avanti la musica che amiamo, quindi direi che va bene così.

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Col mitico Paolo Girardi, autore della copertina di Ancient Furies.

Un pensiero su “Intervista agli Acheronte

  1. […] La vita è strana. Si cambia e quasi non ce ne rendiamo conto. Quando uscì Ancient Furies lo ascoltai e mi chiesi cosa cazzo ci fosse di bello negli Acheronte. A distanza di tre anni l’ho ripreso e ho capito che mi piaceva esattamente TUTTO il disco, dall’inizio alla fine. È divertente constatare poi la soggettività delle recensioni: ad esempio la bocciatura di Aristocrazia Webzine, che lo definì “una specie di album registrato in presa diretta, sporco e abrasivo”, per me è un grosso endorsement. Insomma, i ragazzi marchigiani sono arrivati a fine 2018 al loro secondo album. Se già Ancient Furies era un gran bel modo di trascorrere trentasette minuti immersi nel black metal di Mayhem, Marduk e 1349, ma con dosaggi di violenza ancora più elevati, Son of No God (coprodotto con THe Triad Rec.) riesce a migliorarsi. Il merito è anche del nuovo batterista, quel Bestia già ascoltato negli Infernal Angels. Vi siete lamentati sulla eccessiva velocità e scarsa atmosfera, come se poi tutti i dischi black dovessero necessariamente avere rallentamenti. Ebbene, la nuova opera degli Acheronte si dimostra più varia, pur rimanendo un ammirevole esempio di metal estremo che non pensa a cazzatelle di contorno o compromessi. Fate attenzione alle chitarre, ben più taglienti di quelle sporche (e dal mio punto di vista dannatamente affascinanti) di Ancient Furies. Ho notato una notevole crescita anche nelle parti vocali. Peccato averlo ascoltato tardi: Son of No God avrebbe meritato un posto tra i migliori dischi black italiani del 2018. Se volete saperne di più vi lascio il link dell’intervista, fresca fresca. […]

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