Paesi Bassi, profilo basso: il Black Hermetic Order

Se digitate Black Hermetic Order su Google, vi ritroverete anche dei richiami ad Alba Dorata. Non dobbiamo considerarli perché ci mandano fuori strada. Sto invece riferendomi al classico circoletto, composto da pochi musicisti che si scambiano i ruoli in varie micro-band. Probabilmente l’Aldebaran Circle portoghese (Occelensbrigg, Ordem Satânica, Trono Alèm Morte e Voëmmr) ha una eco maggiore, e comunque né questo né il Black Hermetic Order (durato meno di un lustro) possono essere considerati fenomeni su larga scala, ma la collocazione di certi progetti in questo contenitore mi è stata utile nel riordinare le idee e tentare di fornire un quadro non dico ordinato, ma neanche alla cazzo di cane.

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Parto da una delle entità più datate: Profectum Iri. Il latino ha sempre appeal, bisogna ammetterlo. Credo che il circoletto di cui stiamo parlando sia iniziato proprio da qui, con lo split assieme agli Utukku intitolato appunto The Black Hermetic Order, una delle primissime uscite per The Throat. Nel 2012 Profetctum Iri aveva ancora qualche parvenza di metal, molto fumoso e nocivo, come ad esempio in Murmur Abyssus. Lentamente però le cose sono peggiorate drasticamente, l’abisso è diventato troppo profondo e (giustamente? chissà) oggi questa one man band è rifiutata da Metal Archives. In verità l’ultima sua testimonianza, Sic Transit Gloria Inclusi, pubblicata sempre da The Throat nel 2017, è assolutamente deforme e ha perso ogni contorno definito.


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Mi rendo conto di avervi un po’ fuorviato, se pensate che il Black Hermetic Order sia tutto così. Passo ai Folteraar, un altro gruppo dalla discografia abbastanza nutrita, ma probabilmente anche più conosciuto. Del resto si mormora che dietro ci sia anche K. Ravko di The Throat (su di lui ho scritto qui). Dopo un paio di lavori (il primo e Rituele Martelingen In De Naam Van Puur Zwart Kwaad) in cui sembravano destinati ad una discreta navigazione in acque black metal intorbidite dal punk, la demo del 2014 ha mostrato dei tratti di particolare interesse, persino per un gruppo dell’area The Throat. Ma si tratta di uno spiffero di vento rispetto alla tempesta del febbraio 2016: l’album, nonché primo full length, è uscito in vinile per Iron Bonehead. Vertellingen van een donkere eeuw è ovviamente meno grezzo di quanto fatto in precedenza. La differenza sta nell’essere il manifesto di una scena underground che non ha paura di mostrare (anche alle masse, grazie alla celebre label) un incremento qualitativo impressionante. Ecco perché la compilation di vecchi brani uscita quest’anno, intitolata Vexatie, pare ben poca roba se ascoltata avendo Vertellingen… come riferimento. Spero davvero che i Folteraar vogliano ripensarci perché il loro discorso era molto convincente.


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Pare che tra il 2014 e il 2016 i due membri dei Folteraar si siano dati da fare anche in un altro gruppo, gli Hidden Dagger. Delle due cassette senza titolo che hanno caratterizzato il loro primo anno di vita, è degna di nota soprattutto la seconda, molto più intellegibile delle omologhe demo di altri colleghi -o degli stessi Folteraar. La parola d’ordine non è tanto scavare o bruciare, ma lacerare e corrodere: il cantato e gli effetti della chitarra distortissima sono indicativi in tal senso. Eppure ci si spinge in brani lunghi, dai cinque ai nove minuti. Sempre nel 2014 lo split con Black Turmoil (one man band bosniaca che sta continuando la sua attività di micro pubblicazioni) ci ha consegnato degli Hidden Dagger meno sconquassanti, ma più focalizzati verso l’annichilimento. O forse era semplicemente un divario troppo elevato in loro favore rispetto a Black Turmoil? In ogni caso la loro avventura è finita con un disco lungo assieme a Jeroen Van Brussel (Orodruin e Haat, risalenti al secolo scorso, ma anche Blood Tyrant). Evidentemente il 2016 è stato l’anno fortunato per questi musicisti perché -esattamente come Vertellingen… dei Folteraar- si tratta di un’uscita memorabile, che purtroppo, a differenza di quest’ultimo, non ha ricevuto il trattamento in vinile. Zilver In De Ogen è un fiume nero di ispirazione. L’ennesimo fiore all’occhiello di The Throat presenta tratti di definizione e di consistenza dei vari strumenti che allontanano di molto la band dal raw black metal e, anzi, pone in vista una caratteristica peculiare, che con le tape precedenti si perdeva nella sporcizia: le urla, tanto genuine che tendono al depressive.


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Stesso triennio di operatività, stessa trafila di demo per i Pillar Tombs Of Aku. Potrei benissimo chiuderla qui, ma mi preme sottolineare come loro sembrino i più cavernosi della rassegna odierna, ma in realtà hanno un nome che -se digitato su Google- ci rimanda al gioco di Magic-The Gathering. La verità è che mi hanno lasciato un po’ freddino, credo che abbiano meno sostanza maligna rispetto ad altri progetti, pur potendo contare sugli stessi mezzi. Mi chiedo se sia stato io troppo superficiale con loro o se lo siano stati i Pillar Tombs Of Aku col loro black metal. Nel dubbio, qualora mi capitasse tra le mani la compilation onnicomprensiva delle quattro demo, uscita a febbraio 2018 per The Throat, credo che le darei una chance. (Un estratto qui)


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Ci appropinquiamo verso la conclusione con entità più recenti. Sugli Aurum Nephilim c’è davvero poco da dire, se non che alcuni siti riportano la nazionalità bosniaca, invece che olandese. Per questo ipotizzo che ci siano di mezzo anche quei ragazzi della cricca Deathcircle, Void Prayer e via dicendo. La componente noise è ben presente e si sostanzia in un fiume di chitarre che hanno ben poco di umano. Sapientia Et Dementia Sedis non è ignorante quanto il titolo può far credere, contiene una bella alternanza tra parti insostenibili, altre in cui paiono addolcirsi e altre ancora di black abbastanza regolare. Sottolineo che è uscito nel 2016, quando diversi altri progetti del circolo erano quasi spirati. L’anno successivo invece le aree in cui la tensione si distendeva, in modo seppur minimo, sono drasticamente eliminate. Le fasi si sovrappongono in una prova di maturità chiamata Genus Ab Inferno (The Throat), registrata meglio del suo predecessore, ma con meno sussulti emozionali. È un lavoro comunque molto valido.


Segnalo infine alcune uscite che non sono riuscito a reperire in nessun modo per intero. In primo luogo Hrigsod, con tre split e una demo, pubblicate per Crude Form tra il 2014 e il 2016.
Secondo Metal Archives, prima di Hrigsod esisteva Utukku, di cui sarebbe bello possedere la compilation onnicomprensiva pubblicata nel 2013, sempre da Crude Form.
Di Kamaa, la cui discografia di untitled è praticamente tutta nel 2014, ho ascoltato solo un brano, per nulla metal e drone fino all’osso, ma mi ha fatto ridere la presenza dello stesso su Chordify.
Nulla da fare invece per De Hel, anche loro attivi soprattutto nel 2014 con due demo dal nome originalissimo: In De Hel e Vanuit De Hel.
Gedrocht, col medesimo anno di grande attività, si è protratto fino al 2017: fortunatamente si può ascoltare qualcosa dell’ultimo album, Stront.
Delle tracce del passaggio di Quellinghe (il cui nome mi ricorda un Pokémon) ci sono, è forse la propaggine più recente del Black Hermetic Order, visto che due demo sono uscite addirittura quest’anno. Non c’è nulla di metal, e per i miei gusti non si tratta di qualcosa di palpabile, quindi vi lascio qualche estratto e vi saluto. [F]

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