Lusitanian horde 2018 – le solide realtà: Ordem Satânica, Ruach Raah, Candelabrum, Wømb, Degredo

È più “veterano” un gruppo attivo dal 1996 con un paio di EP, oppure un altro che nell’arco di un lustro ha pubblicato almeno un lavoro all’anno? Ovviamente la risposta è: dipende, non si può tracciare un discrimine netto. Ci sono talmente tante variabili in campo… Ebbene, in Portogallo si segue la seconda delle alternative appena descritte, quindi in questa occasione tocca ai gruppi che in Italia sarebbero considerati giovani e inesperti, mentre invece hanno già un gran numero di uscite.

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Gli Ordem Satânica sono già stati su queste pagine. Negli ultimi tempi è sembrato che loro dovessero fare la parte di quelli più duri e puri, squadrati e uguali a se stessi. Monte da Lua non mi aveva preso tanto e riascoltandolo oggi è ancora minore il feeling verso quell’album. La raccolta di vecchi brani inediti e il nuovo disco, invece, ci hanno consegnato degli Ordem Satânica in piena forma, con dei suoni mai così sfavillanti (Submissão Total) da un lato, e con un effetto di chitarra rozzo e lancinante dall’altro (Demónios dos primeiros mundos). L’anno scorso ascoltavo perlopiù la loro roba più datata (2014/2015), ma oggi, fermo restando il caposaldo Carrascos De Humanitate, vorrei segnalarvi il bellissimo e mefitico In Aeterna Crudelitate (uscito a inizio 2017 per Signal Rex), composto da due grossi brani di oltre dieci minuti, e soprattutto uno degli split più belli e maledetti dell’anno. Mi riferisco al sodalizio assieme ai Mons Veneris, che potete ascoltare qui in basso. Il gruppo è parte dell’oscuro (e non poteva essere altrimenti) Aldebaran Circle, assieme a un’altra manciata di aggregazioni che vi segnalerò strada facendo.


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Oramai sarete entrati nell’ottica di un “suono portoghese”, o quantomeno di un filo rosso che connota un’uscita di quella nazione come tale. Ebbene, io coi Ruach Raah ero partito molto male perché loro effettivamente sono tra i meno caratteristici. Non è solo questione di lingua (usano l’inglese), ma di aderenza a un tipo di metal più classico. Darkness Master di sei anni fa era pura e semplice (spesso semplicistica) venerazione dei Darkthrone e dei Celtic Frost, che si è perfezionata in Hate Fanaticism del 2015, con suono molto poco portoghese e a mio avviso con poca anima. Nel senso che un disco del genere lo posso trovare ovunque, non è una specialità locale. Qualche passo verso la caratterizzazione è stato fatto nello split coi Wømb (l’uscita Ruach Rahh che preferisco) e adesso l’ultimo Under The Insignia of Baphomet (War Arts Productions), di pochi mesi fa, ha segnato la svolta che mi ha colpito al cuore. Le canzoni si sono accorciate leggermente, si sono alzati i livelli di ciccia nei riff e di ignoranza generale, tanto che il nome di riferimento potrebbe essete quello dei miei adorati Profanatica, per cui l’oggettività la accartoccio e la getto nel cestino. Scegliete voi da che parte stare: idealismo e coerenza da un lato, dall’altro la nuova vita di una band rigenerata e molto a suo agio nei suoi nuovi abiti.


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Cambiamo totalmente aria con i Candelabrum. Forse dovrei usare il singolare perché in un paio di copertine è raffigurato un ignoto incappucciato, ma per comodità uso il classico plurale. Per dovere di cronaca… no dai, è puro gossip: vi informo che sul web si sussurra che dietro a tutto ciò ci sia lo stesso tizio di Black Cilice. Le prime tre demo, con suoni lontanissimi e tuttavia progressivamente più definiti, sono raccolte in The Gathering, compilazione essenziale per addentrarsi nel black portoghese più imperscrutabile. Il piatto forte è il primo full, Necrotelepathy, dotato di un’atmosfera spettrale. Vi dico che dobbiamo tenercelo stretto perché il recente Portals (come tutti gli altri uscito per Altare Productions) è stata una doccia fredda. Non ha nulla a che vedere col predecessore, le tastiere sono diventate pesantucce, e ridondanti, quasi iperprodotte e troppo pulite rispetto al resto della musica. Ma meno ispirate mi sembrano tutte le composizioni. Ve lo piazzo di seguito così sentite la differenza.


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I Wømb sono tra i più anziani del circolo portoghese di cui vi sto raccontando e non mi lamento se non trovo immediatamente informazioni al riguardo, usando una recensione come ufficio reclami. La loro prima discreta demo risale al 2012 e ha messo subito in chiaro le cose: il black metal e punk sono intesi come un’unica indissolubile entità, un po’ come i Bone Awl. Quindi brani brevi e -paradossalmente- più definiti di quelli di tanti loro colleghi. Andare al sodo è il comandamento. L’altro tratto distintivo consiste nella poca prolificità, sempre in relazione al Portogallo. Una manciata di split con gente molto raccomandabile della zona, tipo i Ruach Raah, gli Ordem Satânica e gli Irae, e poi altri due EP, i loro migliori prodotti. Sia Perception of Sightlessness che Taciturn, sebbene usciti a cinque anni di distanza, sono bastardissimi e maledetti. Sullo store di Purodium Rekords trovate l’ultimo, il più evoluto e doloroso, in cassetta e vinile.


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Anche i Degredo si sono manifestati per la prima volta nel 2012, ma sia di Noite de Degredo che del successivo Aos Que Caminham Na Noite non si trova nulla online. D’altronde sono componenti del tenebroso Aldebaran Circle, mica del club del tressette… Il loro debutto per Harvest of Death è avvenuto con A Noite Deus A Temeu, nel 2017, molto saggio nel dosare gli effetti spettrali e gracchianti per creare la perfetta atmosfera. Tanta lentezza e ritualismo lo-fi anche all’interno di As Portas Da Noite, in cui le cose fortunatamente non sono cambiate affatto. Mentre le speranze di crescita erano ridotte al lumicino (ma chi ha bisogno di crescita, dopo tutto?), il freschissimo A Noite Dos Tempos ha contributo a riaccendere mia attenzione verso i Degredo. Avete notato una certa omogeneità morbosa nelle tematiche dei titoli, vero? Bene, stavolta almeno la copertina è diversa rispetto al solito bianco e nero e soprattutto le canzoni sono molto più lunghe, arrivando a circa un’ora e un quarto di durata complessiva. In copertina leggo inoltre “volume 1&2”, e infatti la Harvest of Death dice che dobbiamo considerare A Noite Dos Tempos come due album messi insieme. È roba che ti toglie più che il fiato, la vita e ogni sentimento umano. Non è musica per cui puoi alzare il ditino e opinare sulla produzione (“poteva essere migliore”: ma che cazzo vuol dire?). Le prime due tracce sono quelle più “classiche” e black, in cui i Degredo danno il loro meglio, amplificando le terrorizzanti ambientazioni che già conoscevamo. Le ultime due sono piene zeppe di drone/noise pregevole, solo che trentasei minuti sono un tantino eccessivi. È comunque uno stratagemma già noto, vado a memoria e vi cito gli Ordem Satânica che hanno fatto qualcosa del genere col lato B di una loro tape.

Continua…

[F]

6 pensieri su “Lusitanian horde 2018 – le solide realtà: Ordem Satânica, Ruach Raah, Candelabrum, Wømb, Degredo

  1. Ciao pezzo interessante. Sono appena tornato da Porto dove ho assistito all Invicta Reqviem Mass IV, con Obskuritatem, Mons Veneris, Vetala, Void Prayer ed altri gruppi sempre con gli stessi elementi Holocausto em Chamas, Voemmr, Master’s Voice, Nidernes e Tormento. Almeno un gruppo del pezzo ha componenti in queste band citate. L’esperienza è stata molto forte, era il mio primo festival esclusivamente #rawblackmetal. Il termine rituale inflazionato ed usato a sproposito da tempo, in alcuni di questi casi è appropriato, nel caso di Obskuritatem (il cantante ha “giocato” con delle candele fino a che non si è iniziato a sentire un forte odore di pelle bruciata), immagino che non poteva ripetere l’esibizione la sera dopo… Nel caso di Mons Veneris e Vetala avevano la struttura di una messa, letture, candele, calici svuotati, l’intensità dei live in alcuni momenti è stata trascendente.
    “Na botta”

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    • Grazie per il contributo sul campo! Per impegni personali non ho potuto proprio prendere in considerazione la trasferta, ma è uno dei miei obiettivi futuri. Non sai quanto mi fa piacere sapere che anche altri, in Italia, sono patiti di questo stile di black metal. Per me tra i gruppi dell’anno ci sono Vetala e Holocausto Em Chamas.

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      • Fa piacere anche a me conoscere qualcuno appassionato di questo genere. Purtroppo in Italia non ci sono band con questa attitudine e suono, per lo meno non ne conosco. Ti assicuro che live Void Prayer e Obskuritatem sono trascendenti i primi, un live potentissimo. E “‘malati” e marci i secondi, aggettivi riferiti all’attitudine ed al suono live.

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      • Il Black Plague Circle bosniaco è un altro tema molto interessante. Conosco solo i Void Prayer (fichissimi) e i Deathcircle (che mi hanno lasciato un po’ freddino). Proverò gli altri, compresi gli Obskuritatem.

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