Intervista a Roberto Mura (Third I Rex)

Third I Rex per me era un mistero, quando la conobbi tempo addietro. Una entità misteriosa che pubblicava dischi lodevoli (li potete ascoltare più in basso). Negli ultimi mesi ho conosciuto virtualmente colui che ha creato quasi dal nulla tutto ciò e non ho avuto neanche un mezzo tentennamento: dovevo capire come lavorava e come funzionava il suo cervello. Non fatevi ingannare dalla provenienza: sarà pure una “music label based in UK”, ma il cuore e il cervello sono tutti italiani. Quanto entusiasmo nelle parole di Roberto Mura! [F]

Un sardo a Londra. Non ti chiedo il motivo perché saranno pure cazzetti tuoi, ma solo di tracciare il rapporto tra Third I Rex e l’Inghilterra, o in senso più ampio tra quello che fai nella musica metal e la tua esperienza di persona che è dovuta andar via dall’Italia. Il mondo Third I Rex è nato per un’esigenza che ormai mi portavo dentro da anni. Sin da giovanissimo ebbi la possibilità di immergermi e perdermi nel mondo del black metal underground. Il tutto ebbe inizio intorno ai miei sedici anni, quando il tape trading aveva ancora senso e diedi vita alla Bottomless Pit Webzine in combinazione con la In The Forest Of Perdition Records (Tod, Darkness, tra le altre produzioni). Entrambe le attività furono il primo passo in un mondo piú ampio che si sviluppò poi nel concept Black Vomit Productions divenuta poi Vomitium Niger Productions (Malvento, Disjecta, Rigor Mortis, True Endless, Mephisto, Infernal Goat, The Second Coming etc). Dopo anni di “astinenza” sentii il bisogno di riprendere dove avevo lasciato a causa del cambio di paese/lingua e tutto ciò che significa dover lasciare la propria stabilità/instabilità e sicurezze che sino ad allora erano il supporto di famiglia e amici nel quotidiano. Un percorso che tante persone affrontano oggi giorno. Fatti due conti, nel paese in cui vivo oggi, ci son tante possibilità che non esistono per le realtà italiane e cosí mi son ritrovato un’altra volta perso nel mondo da cui provengo, nel supporto delle realtà e la musica che amo, gli scambi di titoli con ragazzi di tutto il mondo e cosí via. Questo sentimento di appartenenza ha avuto sbocco non solo con TIR ma anche con altre attività di cui mi sto occupando ora, tra cui la collaborazione con varie webzine a livello nazionale in qualità di recensore.

La vita ha posto una linea di demarcazione tra la tua vita musicale italiana e quella londinese? Ti ricordo con grande piacere negli Urna oltre che nei Locus Mortis. Ora che sei in UK da dieci anni, puoi far ripartire almeno uno di questi gruppi? Te ne sarei infinitamente grato. Urna è in fase di lavorazione. Il nuovo lavoro è ormai in cantiere da anni. Mi vennero lasciate in affidamento le demo del nuovo disco anni fa ed ho dovuto trovare dei musicisti per completare il tutto. Speravo di avere tutto in mano entro l’anno ma sarà l’anno prossimo quasi sicuramente. Chiaramente il tutto è Urna al 100%, ma anche no, dato che l’input creativo non è stato limitato in questo scenario a ciò che Marco aveva scritto ai suoi tempi ma è stato sviluppato da musicisti molto diversi tra loro. Locus Mortis: vorrei riportare in vita questo progetto ma per ora il tutto è un sogno.
Ci son degli altri progetti che ho portato avanti qui in UK, come per esempio Aphonic Threnody (che ho lasciato dopo l’uscita dell’ultimo disco), Dea Marica (abbandonati dopo l’ultimo disco), alcuni progetti post. Poi chiaramente il mio vincolo con Marco (Urna, Locus Mortis, Arcana Coelestia) non si è spezzato. Ebbi la possibilità di aiutarlo anni fa con l’ultimo Arcana Coelestia e tutt’ora sto collaborando con alcuni artisti italiani ed internazionali. L’anno prossimo ci saranno delle novità in tal senso.

Third I Rex è nata nel 2015, dopo diversi anni di… studio? Attesa? Accumulo di risorse economiche e conoscenze nella scena inglese? La label era già nella tua mente da tempo? Anche se in materia di etichette underground avevi già fatto una discreta gavetta. Si, è nata dopo che lasciai il progetto Withered Hands Podcast. Ebbi la possibilità di conoscere diverse band a livello mondiale e dopo un Roadburn ed alcune interviste mi resi conto di come quella non fosse la mia scena. Ebbi una sorta di rigetto da ciò che vedevo a livello di supporto tra gruppi qui in UK ed il solito teatrino di poser che infesta ogni scena a livello mondiale. Decisi così di concentrare i miei sforzi con TIR dar peso alle esperienze lavorative acquisite qui in Inghilterra con il mio “day job”. L’idea era già presente da anni, la possibilità di avere un input economico anche. Perché aspettare e non buttarmi nel vuoto?

Sei un tipo emotivo? Cosa provi di solito quando ti accordi con un gruppo e cosa hai provato quando è arrivato il momento della prima uscita Third I Rex, lo split tra Lodo e Hela? Abbastanza! Ogni nuova uscita, première, recensione è un motivo di gioia ed orgoglio. Vedere che il tutto sia nato per passione e stia attualmente viaggiando su un circuito internazionale in cui appaiono gruppi piú o meno noti ed apprezzati dalla stampa mondiale è sempre una gran cosa. Avere il sostegno e fiducia di artisti incredibili, inoltre, non ha prezzo. Quando uscii lo split Lodo/Hela non sapevo come sarebbe andata ma provai una soddisfazione incredibile, il mio “welcome back” personale.

Vista la prima manciata di uscite (lo split di sopra, i Sonance, i clamorosi Catacombe e The Nepalese Temple Ball) all’inizio eri innamorato del post metal con un po’ più di melodia? Trovi che abbiano marchiato a fuoco una parte della tua vita o si è trattato semplicemente di passi necessari perché potessimo avere la Third I Rex di oggi? Qualcosa di più dolce, tuttavia, l’abbiamo ritrovata nei Charun non molti mesi fa. Ho gusti che vanno dal black alla musica lounge passando per tutta una serie di altri generi più o meno estremi/commerciali. Thievery Corporation è uno dei progetti preferiti giusto per citare qualcosa che non ha niente a che vedere con la musica metal. Con TIR ho deciso di non darmi limiti ma inevitabilmente i miei gusti si son spostati notevolmente negli anni da post ed affini a black. Chiaramente non vorrei stampare solo black metal dato che penso esistano artisti imperdibili in ogni scena/genere. Tuttavia mi son reso conto che alcuni generi son per me ormai troppo “scontati” e sinceramente in un momento in cui tutto è doom perché sì… non voglio continuare su quella strada. Preferisco dare il mio supporto alla marea nera la fuori e proprio da questo punto di vista l’anno prossimo sarà un anno abbastanza “oscuro” per la label.

Perché i primi album della tua label hanno un prezzo simbolico irraggiungibile per il download digitale? Vuoi incentivare l’acquisto del formato fisico? Non è il caso di iniziare a pensare a delle ristampe? No, questo è un qualcosa che è dipeso da accordi specifici con le band. La dove le band han voluto mantenere le vendite del formato digitale per loro in esclusiva ho dovuto trovare un modo per bloccare tali vendite dal mio portale. Da li i prezzi surreali per alcune produzioni. Delle ristampe ci saranno ma solo per alcune release. È un discorso che faccio con tutte le band e offro sempre, in caso di vendite positive, la possibilità di una ristampa. Chiaramente l’investimento deve essere supportato da vendite reali e non da digital download.

Perché hai deciso di arricchire la tavolozza dei colori disponibile nella tua label, allargandoti verso l’estremo? Mi vengono in mente due album importantissimi: Echi dal sepolcro dei Simulacro e Decathexis dei VIII, con cui ho iniziato ad amare Third I Rex. Perché è bello variare, cambiare genere, non fossilizzarsi su una corrente di pensiero. È sempre bello avere le proprie idee ma le idee van basate su tutte le possibilità del caso, non su un dogma incontestabile.

A proposito di variazioni e di idee che cambiano. Ti capita di pensare, col senno di poi, di esserti lasciato sfuggire un gruppo che invece oggi saresti stato felicissimo di avere solo perchè avevi le palle girate o non eri dentro a un genere musicale particolare? Mi è capitato anni fa, prima di TIR. Da allora mi son ripromesso di lasciar le cose come sono. Se non ho avuto la possibilità ci sarà stato un perché cosmico che in quel momento ha reso il tutto impossibile. In fin dei conti, perché piangere sul latte versato quando siamo tutti di passaggio? Dopo quell’occasione, in un anno, il gruppo si sciolse.

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: tra i tanti rammento gli incredibili Postvorta, gli evoluti Malvento, i miei valorosi conterranei Obscure Devotion, i marcissimi Pissboiler, i pericolosi Formalist e da poco gli EP di Viscera/// e Seventh Genocide. Non voglio necessariamente nomi. Tra gli album Third I Rex, ce ne sono alcuni che hanno un significato particolare per te, in positivo o negativo? Tutte le produzioni son sempre state motivo di orgoglio e non ho scelte tra loro. Le trovo tutte affascinanti individualmente e come collettivo rappresentano Third I Rex al 300%, in ogni sfumatura della mia personalità.

Quali caratteristiche deve avere un gruppo per colpirti e spingerti a cercare una collaborazione? Bella musica, un qualcosa che non sia necessariamente descrivibile con un’etichetta, persone a modo e con cui sia possibile parlare senza aver a che fare con megalomani che vogliono la stampa in vinile e poi comprano due vinili all’anno.

Quei tratti che hai appena delineato costituiscono una sorta di filo rosso che unisce tutte le uscite Third I Rex oppure ci sono stati periodi della label che senti avulsi dal resto? No, il “modus operandi” è sempre stato quello. Son state poche le occasioni in cui abbiamo contattato le band direttamente. Spesso ci facciamo trascinare da ciò che porta la corrente.

Dal punto di vista dei rapporti umani e dei comportamenti da tenere o meno, cosa hai imparato dai gruppi Third I Rex? Anche qui, nessun nome o situazione precisa per questioni di privacy. Ti sei sentito sfruttato o trattato come un calzino sporco da alcuni musicisti con cui hai collaborato? No, quello no. Chiaramente ci sono delle situazioni in cui le band si son dovute muovere per vie traverse ed han dovuto lasciare la label o la label si è trovata nella situazione in cui scelte son state necessarie per una questione puramente economica. Stampiamo parecchie produzioni all’anno e le entrate coprono a malapena le uscite. Mi sento frustrato quando certe produzioni ricevono pareri incredibili ed il pubblico semplicemente non supporta l’uscita eheheh però questo è un discorso valido per tutti, non solo per TIR.

Da quanto hai appena detto si può dedurre che una recensione non fa primavera? In sostanza alla luce dei risultati di vendita che tu, etichetta generica, hai sotto mano tutti i giorni, è comunque utile un parere di un recensore, che dice che questo tale album vale 10/10, quando hai dato via dieci copie? Nel mio caso no perché tanto le persone continuano a vivere la loro vita. Ci son dei canali che comunque offrono maggiori visualizzazioni e “risultati” in termini di vendite. Tuttavia questi non dipendono dal voto di una recensione. Si parla di Youtube e materiale audio/visivo che non ha niente a che vedere, in molti casi, con le recensioni.

Sicuramente la tua terra, la Sardegna, ha avuto il giusto peso nella tua label. Simulacro, VIII, Abisso, Charun, ora i Losa col loro breve e intenso EP Mastricatum, dimentico qualcosa? No, mi pare sia tutto li haha in parte tutto questo puramente per caso. Ho una gran stima per i gruppi da te citati e quando i ragazzi mi chiesero di aiutarli con Third I Rex un si da parte mia sembrò un sogno divenuto realtà.

Ecco, si può pensare ad una vera e propria scena sarda con ideali musicali ben precisi, a prescindere dallo stile suonato? Ci sono nuovi gruppi di quell’isola che ti stanno piacendo? Si e no. Un po’ come qui in Inghilterra alla fine. Ci si conosce tutti, siamo sempre le solite persone ed alla fine, tuttavia, non esiste un ideale comune. Ci si aiuta con qualche serata, si beve una birra ogni tanto, ed il resto è gossip del sabato sera. Mi fa piacere che le cose si stiano muovendo. Ci son gruppi che ormai esistono da decenni che continuano ad andare avanti con grandi album! Deathcrush, Worstenemy, Vultur, Gairo, Black Capricorn, e tanti altri. Il tutto è per me, da spettatore esterno, una vera e propria goduria. Mi piacerebbe che l’isola lavorasse in maniera più compatta e ci fosse una scena vera e propria. Potremmo vivere sul modello islandese ma questo purtroppo non esiste.

Ho i brividi di piacere pensando a una Sardegna sul modello dell’Islanda. Che suggerimenti si potrebbero dare ai gruppi per andare in questa direzione? Come si è riusciti lassù a creare qualcosa di unico a livello mondiale? Anzitutto smettere di farsi la guerra. Ci sono delle band davvero ottime ma le persone continuano a comprare i dischi dei Behemoth haha No, scherzi a parte, iniziare a ricreare quel senso di appartenenza e aiutarsi a vicenda con la pubblicità e la divulgazione dei propri dischi. Molte volte basterebbe comprare 20 dischi perché una band abbia la voglia di continuare a suonare. Trenta potrebbero coprire quasi le spese di registrazione. Cinquanta coprirebbero mediamente i costi del disco. Se cinquanta persone divulgassero poi il messaggio e si vendessero altre cinquanta copie, una band potrebbe fare merch. Più entrate, porterebbero ad un mini tour, più concerti a più seguito… il passo da li è breve, specialmente in un momento in cui esistono spazi per tutti i generi e sapori. Una volta creata la scena, non sarebbero le band a dover cercare una label ma sarebbero le label a far la fila per le band. L’abbiamo visto in Francia, ora in Islanda. Quando impareremo ad aprire gli occhi e a prender esempio? Questo discorso si potrebbe fare a livello nazionale…

Chi ti segue su Facebook sa che sei sempre alla ricerca di nuova musica. Tra l’altro scrivi anche su Allaroundmetal. Non temi che ci sia una sorta di conflitto di interessi quando altri recensori, che magari conosci bene, scrivono della roba Third I Rex? Spero di no heheh nel senso che alla fine volente o nolente conosco la maggior parte dei recensori a livello nazionale dato che bazzico nella scena da un ventennio. Alla fine ognuno si fa un’idea e può farsi un’idea su un disco. Basterebbe avere la voglia di ascoltare abbastanza musica anziché continuare a soffermarsi sulle uscite che compaiono su una marea di riviste che ormai vivono di sponsor e che se ne fregano della musica di fondo.

Sei selettivo per quanto riguarda le webzine a cui mandare i press kit oppure sei della filosofia secondo cui è necessario far parlare di un disco ovunque e in ogni modo, anche negativo? Vado per il secondo approccio, nonostante comunque poi sian sempre le solite zine a mostrare un supporto reale. Alla fine dei conti che senso ha far uscire un disco per pochi eletti e poi metterlo online? Ho visto diversi gruppi stampare in dieci copie per poi mettere tutto su Bandcamp e dire che loro son un gruppo oscuro e misterioso. Penso che queste bambinate possano esser lasciate a chi ha voglia di continuare a giocare.

Agiresti per vie legali contro un grosso sito da migliaia di visualizzazioni che ha detto peste e corna di una uscita Third I Rex? Sinceramente no, non me ne fregherebbe niente. Alla fine non cerco la gloria ed ogni persona ha il diritto di fare/dire ciò che crede. Sicuramente mi piacerebbe a quel punto spiegare il mio punto di vista e poi lasciare che le persone scelgano con chi schierarsi.

A proposito della promozione, Marco di Toten Schwan ha affermato: “non impedisco alle band di pagarsi un’agenzia di stampa, ci mancherebbe anche. Ma è altrettanto chiaro che io non partecipo a questo esborso in alcun modo. Credo che si possa andare avanti anche senza doversi rivolgere a terze persone che mandino in giro il tuo lavoro. Se fai un disco valido le recensioni non possono non arrivare, basta trovare i canali più adatti. Un buon disco arriva sempre e comunque”. Sei d’accordo con lui? Totalmente! Io e Marco siam spesso in accordo per tante cose come questa. Sì, è verissimo. Ho lavorato con delle agenzie di stampa in passato e con risultati minimi a fronte di spese che non giustificavano il servizio prestato. Spesso serve voglia/tempo da parte delle label per far il lavoro di promozione. Se questo non dovesse arrivare, come band, perchè appoggiarsi ad una label che poi non fa promozione come “voluto” dalla band stessa? Son sempre scelte da ponderare, ma penso che oggi giorno le “agenzie” nell’85% dei casi siano una perdita di tempo.

Tu bazzichi nella scena da tempo. Noti che i gruppi stiano sgomitando più del passato per quel quarto d’ora di visibilità? È giusto o quantomeno necessario, oggigiorno, sapersi vendere sul web? Alcuni più cattivi di me direbbero che si tratta di fare un po’ le puttane. La storia è sempre quella. Cambiano i metodi ma si ripetono i risultati. Considerato che la vita media di una band son due album, che problemi ci sono? Fa parte del gioco no? Non esiste un metodo assoluto per avere dei risultati. L’importante è portare avanti le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, con serietà e concretezza. Il tempo farà da testimone.

Credo che ogni anno escano centinaia di album favolosi, scritti e suonati spesso da ragazzi giovanissimi. Il metal è tutt’altro che morto. Credo che tu sia d’accordo con me visto che gestisci una label che non si occupa di semplici ristampe. Ecco, perchè per molti non è così? Il passato è idealizzato, si spendono senza batter ciglio 15 euro per il decimo album di un gruppo mainstream, mentre per la band underground anche tirare fuori 10 euro è molto faticoso. Cosa scatta nella testa di questi individui? Noia? Superficialità? Si tratta a mio modo di vedere di un circolo vizioso. Il mondo di internet è una lama a doppio taglio che da notorietà ma che accentua la superficialità. Il tutto e subito, i costi troppo alti, la gente che preferisce un prodotto pre-confezionato piuttosto che uno nuovo e fresco. Mi viene sempre l’esempio del perché le persone continuino a comprare cibo da riscaldare nel microonde piuttosto che cucinare. Lo stesso principio si può usare per spiegare il mondo della musica moderna. Perché fare le mie ricerche sui gruppi underground, spendere tempo ad ascoltare, farmi un’opinione, spendere soldi per un prodotto “free range”, quando posso comprare un qualcosa che viene presentato in maniera migliore, con un profumo ed un sapore simili a cosa mi aspetto, che ci mette cinque minuti per essere pronto e che in fin dei conti sembra ciò che vorrei mangiare?

Third I Rex sei tu. Hai mai pensato di imbarcare qualcuno per gestire tutto l’apparato o riesci a fare tutto da solo? Intanto hai negli ultimi tempi collaborato in modo molto proficuo con Toten Schwan Records per Necandi Homines e Viscera///. Mi piacerebbe ma non potrei offrire nessuno stipendio al momento. Per ora riesco da solo. L’anno prossimo dovrei riuscire ad avere più tempo a disposizione e le cose dovrebbero migliorare sotto molti punti di vista.

Come vedi il ritorno spaventoso del vinile, oltre che della cassetta in certi ambienti più underground? Tu hai sempre continuato col cd, cambierai modo di lavorare? No, non cambierò perché trovo i due formati abbastanza sopravvalutati. Si parla di un supporto che non ha niente a che vedere con la divulgazione della musica ma vendibile per un puro discorso di estetica. Non son a sfavore ma non son neanche a favore e penso che nel 2018 il tutto lasci il tempo che trova. Ci si ritroverà in pochi anni all’abbandono del formato e la vendita in blocco di collezioni di anni che ormai non hanno peso emotivo.

Da italiano che lavora nel Regno Unito non posso risparmiarti la domanda sulla Brexit. Come stai vivendo questo periodo storico? È un periodo emozionante sotto molti punti di vista. Speriamo di riuscire a vederne la fine presto in modo tale da sapere cosa il futuro – incerto in questo momento – avrà da offrirci.

Invece da metallaro italiano che vive da dieci anni in UK devo assolutamente chiederti come è percepita la musica del Bel Paese lì da te. Come gruppi siamo forniti di tutto o ci manca ancora qualcosa? Io sono di parte e propendo per la prima alternativa, ma vorrei sapere come ci vedono dall’estero. E soprattutto come vedono un gruppo italiano quando suona a Londra e dintorni. Come sempre in fin dei conti. Mi ricordo un concerto degli Afterhours anni fa con un pienone incredibile. Mi ricordo anche gli Ufomammuth prima che diventassero “famosi” suonare “ORO” per un pubblico di trenta persone (un viaggio incredibile che i presenti vissero a prima pelle). I gruppi che chiaramente son sotto major hanno un supporto maggiore, vedi i Fleshgod Apocalypse… Cambiano le mode, cambiano i nomi, le persone continuano a comprare cibo precotto. I gruppi che valgono son ben visti, anche se nel loro piccolo. Ultimamente i Fuoco Fatuo, i Grime, han ricevuto un buon supporto ed anche i Devangelic. Prima di loro erano i The Secret e gli Hour Of Penance. Per il resto, son pochi quelli che han davvero un’idea concreta sulla musica in Italia. Dal lato opposto, in quanti conoscono in Italia i Craven Idol che stanno ora in tour con Mystifier? I gruppi Italiani han tutte le carte in regola per spaccare a livello mondiale. Quando smetteremo di farci la guerra – come italiani – forse riusciremo a far qualcosa. Basterebbe iniziare con il supportare la propria scena locale, provinciale e regionale, per vedere un cambiamento.

Ehi, vuoi dire che in Inghilterra non ci sono rivalità e liti infantili? Ti anticipo che il metallaro italiano è già pronto a risponderti “ma che cazzo ne sa sto sardo che vive a Londra da dieci anni?” No, le liti ci son ovunque ed in qualunque scena. Solo che qui il “politically correct” tiene a galla vagamente il tutto. Ci son le gelosie per chi suona fuori dal paese, per la band con il contratto migliore, e gli atteggiamenti da rockstar che ci son ovunque. Però alla fine dei conti il tutto rimane nascosto da una facciata di supporto reciproco che poi non è reale ma che mantiene unito il panorama estremo. In Italia quella facciata l’abbiamo persa da anni. I gruppi che son rimasti in vita dai primi del 2000 li conosco tutti ed a grandi linee son le stesse persone con cui si scambiava dischi anni fa o si parlava su MIrc (per chi si ricorda). Ora vedo però una atteggiamento di chi dice “che cazzo ne sanno questi ragazzini di cosa sia il black metal” e dall’altra di “che cazzo ne sanno questi vecchi di cosa sia la musica estrema”. Io son del parere che entrambe le fazioni abbiano ragione. Da un lato non si avvalora il “contemporaneo” mentre dall’altro non si avvalorano le radici da qui deriva il “contemporaneo”. Posizioni spesso contrastanti che danno da riflettere. Ci son gruppi che esistono da oltre vent’anni in Italia che son sconosciuti alle nuove leve che purtroppo non cercano di scoprire cosa fosse il “passato” per noi. Per questo parlo di iniziare a supportare la scena locale, capire da dove arrivino le idee di chi c’era prima e di chi c’è ora. Aiutarsi dando consiglio, ma anche ascoltando. Una volta si faceva tape trading, ora il tutto va sul digitale. Bisogna farsene una ragione. Prima si stampavano minimo 500 copie, oggi con 100 ci vivi tranquillo. Allo stesso tempo, prima si ascoltavano i gruppi locali, ora si ascoltano solo i Behemoth. Le nuove leve ci insegnano ad affacciarci su questo nuovo mondo, le vecchie a salvaguardare i principi sui cui il nuovo mondo è stato costruito e come gli errori del passato si possano evitare. Questa situazione è in tutti i paesi. È umano comportarsi da stupidi. L’importante è svegliarsi e far qualcosa per evitare che ci venga detto cosa ascoltare a suon di copertine comprate e reality show.

“Ciao siamo la Sony, abbiamo osservato il tuo lavoro con la tua etichetta e ci è piaciuto molto. Ti va di unirti a noi? L’unica condizione è la chiusura di Third I Rex”. Come risponderesti? “How would you like to suck my balls?”

2 pensieri su “Intervista a Roberto Mura (Third I Rex)

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