I Diavoli della Tasmania: viaggio nelle putride cantine di Hobart e dintorni

Ciao a tutti. Mi chiamo Giuseppe e ho cominciato a collaborare con Blog Thrower: da oggi vedrete, saltuariamente, alcuni miei contributi su questo portale che ormai seguo da diverso tempo. Mi firmerò [H]. Finiti questi brevi convenevoli, ho deciso di fornirvi un primo contributo in pieno “stile Blog Thrower”, ovvero cercando di approfondire una scena particolarmente poco conosciuta, dandole uno spazio che raramente leggereste altrove (perlomeno qui in Italia). Essendo io un grande appassionato di geografia, oltre che di metal estremo, ho deciso di debuttare parlando di una sorta di microscena che si è formata nella lontanissima Tasmania, dove un pugno di band si è messo a suonare un black metal sporchissimo e primordiale. Spero che lo troverete di vostro interesse.

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Una veduta di Hobart, centro più importante della Tasmania, in Australia.

***DISCLAIMER: CONTIENE MUSICA BRUTTA***

No fun, no mosh, no core, no trends?

Il mondo del black metal ci ha abituato a una diffusione capillare, distribuita praticamente lungo tutto il globo terracqueo. Tuttavia, questa diffusione a livello mondiale spesso è foriera anche di una certa saturazione del movimento: ce ne accorgiamo nel momento in cui ci si rende conto che i fan europei sono informati quasi esclusivamente sul black metal del proprio continente, sottovalutando terribilmente delle scene musicali sì distanti, ma al contempo particolarmente meritevoli.

Per questo ho pensato di andare a fare un salto dall’altra parte del mondo: in Australia, o per la precisione, nell’isola della Tasmania. Nelle cantine più putride della Tasmania. Se l’animaletto noto come “diavolo della Tasmania”, che noi europei conosciamo principalmente per una fortunata serie animata, è a serio rischio estinzione, potremmo trovare una sorta di suo corrispettivo umano. Infatti, in Tasmania c’è un certo movimento di band che suona la musica del demonio come venticinque anni fa. Forse, addirittura peggio.

Sì, perché, curiosamente, questo oscuro angolo di globo ha dato i natali a band interessanti e al tempo stesso particolarmente difficili. E’ evidente, dunque, che non troverete in questo approfondimento band sì tasmaniane ma decisamente “pulite” (come i Départe, che pure sono sotto contratto addirittura con Season of Mist), o altre band
australiane che hanno raggiunto uno status di culto grazie a un sound mortifero e sotterraneo (mi riferisco a Portal, Grave Upheaval, Impetuous Ritual Temple Nightside). In generale, comunque, in Australia non è solo in Tasmania che ci si dedica a questa forma molto rumorosa di black metal: anche la zona intorno a Perth è dedita a certe sonorità (Black Putrescence su tutti). Merito anche di etichette discografiche come Infinite Wisdom e Australibus Tenebris, che aiutano a perpetuare un sound totalmente anti-commerciale e lontanissimo dalle logiche di mercato che ormai hanno intaccato anche il mondo del metal estremo. Per ora, però, torniamo a concentrarsi sulla Tasmania.

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I Portal (nella foto) sono una delle band estreme più interessanti d’Australia, nonché il mio gruppo death metal preferito. Ma in questo articolo non parleremo di loro.

Il capostipite: il signor Striborg

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Sin Nanna, unico membro di Striborg dal 1994 ad oggi.

Da un punto di vista storico, parrebbe un obbligo iniziare da Striborg. Tale one man band nasce addirittura nel 1994 sotto il monicker Kathaaria, e deve le sue influenze quasi interamente a Burzum. Concepita e portata avanti dalla mente del signor Russell Menzies, in arte Sin Nanna, nel corso di circa venticinque anni di attività questa longeva e prolifica one man band ha realizzato decine di album. Anche se le ultime uscite segnano un passaggio quasi inspiegabile (e, aggiungerei, non esattamente riuscito) alle sonorità synthwave – che qui bypasseremo – l’attività prettamente black metal di Striborg è certamente un must in tutto il movimento australiano.
Forse il disco più rappresentativo di Striborg è Spiritual Catharsis, che risale al 2004. Un assalto di chitarre zanzarose dall’inizio alla fine, senza un attimo di tregua e in pieno stile “raw”. Si tratta di un album che chiaramente affonda le sue radici nella Norvegia degli anni Novanta, ricordando un incrocio tra Filosofem, Hvis lyset tar oss e A Blaze in the Northern Sky. Degni di menzione anche dischi del calibro di Mysterious Semblance (2004), Ghostwoodlands (2007) e Autumnal Melancholy (2008).
Curioso, oltretutto, come l’apporto musicale di Striborg si sia pian piano evoluto in un crescente interesse verso generi extra-metal: un percorso che ricorda delle one man band molto simili, come appunto Burzum e l’americano Xasthur.

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Copertina di Spiritual Catharsis (2004).

In definitiva, sembra quasi incredbile come Striborg sia passato, negli anni, da così a così.

Ma per capire l’importanza storica di Striborg e la sua influenza dobbiamo conoscere anche quelli che sono i suoi “figli”, che nella stessa remota Tasmania hanno cercato di portare avanti il suo verbo con personalità.

I figli di Striborg: i Carved Cross…

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Carved Cross.

A questo punto, un ampio capitolo della trattazione lo meritano i Carved Cross.
Carved Cross che, con decine di demo, split e tre full length (l’ultimo dei quali uscito proprio in questo 2018), si candidano a veri eredi spirituali del movimento tasmaniano. Pur essendo musicalmente molto giovani (sono nati nel 2012), si sono già conquistati un posto nell’ambito del culto, anche a livello mondiale. Forse in modo anche esagerato, basti controllare i prezzi delle loro release su Discogs: una vera follia!

Cerchiamo però di capire chi si cela dietro questo monicker. Le notizie non sono molte, e sono anche abbastanza confuse. Quello che sappiamo è che attualmente i Carved Cross sembrano essere un duo, formato da due individui chiamati Samuel Vince e Mathew Nicholls. Entrambi sono estremamente radicati nella scena raw black metal australiana (e tasmaniana), visto che militano in altre formazioni di cui qui non ci occuperemo per motivi di spazio. Dei Forbidden Citadel of Spirits, invece, ne parleremo più avanti. Tra tutti, consiglio comunque di recuperare i Fixation (in cui è invischiato Vince), fautori di un black/punk che ricorda i Bone Awl, ma con un approccio leggermente più lento. Vale la pena comunque di dare un’occhiata alle schede dei due musicisti sul noto sito metal-archives per farsi un’idea sulla loro militanza nell’underground.

Ascolta: Fixation – What You See in Me

Torniamo più strettamente ai Carved Cross. Come abbiamo accennato, districarsi in band dalla discografia sterminata (in soli sei anni di attività) è certamente difficile, ma è un aspetto relativamente al quale chi ascolta questo tipo di black metal indecifrabile è ormai abituato.
La musica dei Carved Cross, comunque, negli anni non è praticamente mai mutata: di base le loro canzoni funzionano con una batteria lenta, downtempo, sopra la quale sono adagiati questi riff grezzissimi. L’effetto è decisamente atmosferico, ma scordatevi l’aggettivo “atmosferico” inteso alla maniera dei Summoning o di altri act ben più conosciuti. Qui l’atmosfera porta in uno stato di trance, quasi di ipnosi, grazie alla ripetitività e all’ossessività delle strutture. Un po’ come Burzum o lo stesso Striborg: appare subito evidente, dunque, quali siano i capisaldi dei nostri.

Scendendo nel dettaglio, probabilmente la loro release più di successo è proprio l’ultima: The Yawning Abyss of Perdition, stampato in 150 copie dalla label culto GoatowaRex, è andato soldout nel giro di un paio d’ore (!).
Leggermente meno grezzo rispetto ai lavori precedenti, questo disco ripropone la formula descritta poco sopra: è praticamente un viaggio interminabile da affrontare sotto stato ipnotico.
Divertente comunque notare che i Carved Cross abbiano stretto alleanza spesso con band completamente diverse, lasciando vedere anche un certo interesse per il punk: non a caso due split sono arrivati con band black/punk di assoluto livello (underground, ovviamente) come gli inglesi Sump o i canadesi Malphas. Anche se l’approccio delle band coinvolte in questi split è diverso, il cambio repentino di velocità è decisamente rinfrescante: non a caso sono dei lavori estremamente riusciti.

Ascolta: Carved Cross – The Yawning Abyss of Perdition
Ascolta: Carved Cross – Carved Cross
Ascolta: Carved Cross / Malphas split

…e i Forbidden Citadel of Spirits

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Forbidden Citadel of Spirits.

Ma il raw black tasmaniano non si esaurisce qui. I membri dei Carved Cross, infatti, come abbiamo detto militano in altre band devote a queste sonorità. Ritengo che tra questi un’attenzione particolare la meritino indiscutibilmente i Forbidden Citadel of Spirits. Anche perché sono nati prima dei Carved Cross (2006), collezionando un’infinita serie di demo, split e compilation. Nei FCoS il riferimento è però leggermente diverso, visto che negli anni hanno creato maggiori contatti con la scena portoghese, come testimoniano i tanti split con diverse realtà lusitane. Del resto, una delle release più conosciute dei Forbidden Citadel of Spirits è proprio lo split 7″ con Black Cilice. Da notare come i nostri apprezzino molto questo formato, il settepollici, oggi caduto un po’ in disuso. Trovo anche molto corretto iniziare ad ascoltare la band proprio a partire da questi lavori di breve durata: vi fa capire da subito con chi avete a che fare. Andando più nello specifico, tra i tanti split spiccano quelli con Drowning the Light, Vetala, Toil e Kruel Kommando: tutte realtà abbastanza conosciute in ambito raw black metal. Per la cronaca, probabilmente proprio lo split con i Kruel Kommando è il mio preferito per quanto riguarda la produzione dei Forbidden Citadel of Spirits.

La musica dei Forbidden Citadel of Spirits è tendenzialmente più aggressiva dei Carved Cross, ma è anche più vicina al noise puro: tra strilla a volumi altissimi e chitarre a tratti praticamente inascoltabili, tutto questo ci avvicina quasi alla non-musica più che al black metal.
In ogni caso, se volete farvi del bene (o del male, poi dipende dai punti di vista), tra il 2016 e il 2017 sono state pubblicate due compilation (chiamate semplicemente Collection 1 e Collection 2) dov’è contenuta gran parte della discografia dei FCoS. Considerando che anche queste compilation hanno il solito problema di essere difficilmente reperibili (oltre ad avere costi piuttosto proibitivi su Discogs), se non altro abbiamo la possibilità di ascoltarle per intero su YouTube.

Ascolta: Forbidden Citadel of Spirits – Collection 1
Ascolta: Forbidden Citadel of Spirits – Collection 2

Figli di un Dio minore: i Perverted Blasphemy

Ci sono poi altre band di cui parlare. Tra queste, scelgo di approfondire i Perverted Blasphemy: una scelta probabilmente strana, direte voi, visto che parliamo di una band apparentemente insignificante, sconosciuta forse all’interno della stessa Tasmania, con un nome banalissimo e dal retrogusto quasi trash. Questa scelta è dovuta dal fatto che di loro online non si trova praticamente nulla, ma sono riuscito a recuperare (per pochi dollari australiani) la cassetta del loro “Demo II”. E’ una demo putrida e schifosa: insomma, è stupenda!
Chiariamoci, il livello è veramente basso: la demo è grezza e ignorante come poche cose al mondo. Persino i titoli sono quasi al limite del ridicolo (cito “Black Angel Cum” o la tremenda “Cracks on Broken Halos, Cum on Fallen Angels”).
Però vale la pena sentirla perché l’approccio è curiosamente interessante. Le chitarre sono semplicemente oscene e disgustose, probabilmente neanche mixate, e sovente ci sono degli strani stop and go senza la minima soluzione di continuità. Il tutto è accompagnato da una batteria “tritatutto” che ricorda certo war metal (Blasphemy, Proclamation). Il risultato è certamente buffo, goffo, ma allo stesso tempo tremendamente affascinante (almeno per me).

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Perverted Blasphemy – Demo II. Copertina.

Ascolta: Perverted Blasphemy – Black Angel Cum

Riassumendo, in Tasmania ci sono questi folli che fanno un black metal particolarmente grezzo, che è interessante perché c’è una sorta di “anarchia” di fondo: totalmente avulsi da qualsiasi logica musicale, questi gruppi propongono qualcosa che poteva andar bene per i primi anni Novanta. Dei veri e propri “diavoli della Tasmania”, da preservare per
ricordarci che “il mondo è bello perché è vario”.

Vrag, Perseverance, Dissonant Winds

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Perseverance.

In realtà non finisce qui, anzi. La Tasmania ha ancora altre perle nascoste da regalare, peraltro anche piuttosto storiche. In questo caso mi riferisco a tre band che ruotano intorno agli stessi componenti: Vrag, Perseverance e Dissonant Winds.

Con i Vrag (nome bulgaro, come bulgare sono le origini del vocalist) andiamo a scovare una band con una discreta esperienza: quasi vent’anni di militanza nella scena (sono nati nel 1999), tre full length, ben sette demo e altre release minori. Il loro black metal è grezzo, minimale, asciutto: può ricordare i Darkthrone, anche in un’ottica più ad ampio raggio, visto che i nostri non hanno mai disdegnato di inglobare elementi punk/heavy/crust nel loro sound, prediligendo un approccio di registrazione live. Molto vecchia scuola, appunto. Se ne volete sapere di più, c’è il loro Bandcamp.

Perseverance e Dissonant Winds sono due progetti paralleli che si assomigliano abbastanza: con loro però ci andiamo già ad allontanare dalle sonorità di cui abbiamo parlato fino a questo momento. A metà tra l’atmospheric e il depressive black metal, con qualche spunto etereo (comunque non paragonabile ad act australiani più conosciuti come Austere o Woods of Desolation), questi due progetti sono più standard rispetto al resto e sono più adatti ai fan di un black metal maggiormente melodico. Provare per credere:

Ascolta: Perseverance – The Brustian Solution
Ascolta: Dissonant Winds – Forestial Transcendence

PS: di band black metal (o black/death) in Tasmania, anche piuttosto grezze, in realtà ce ne sono ancora, come ad esempio gli Iciclan (ma potremmo fare anche altri esempi), ma ho deciso di non trattarli perché andavano a deviare un po’ troppo rispetto al tipo di sonorità che mi interessava trattare e diffondere. [H]

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