Intervista un peletto tormentata agli In Tormentata Quiete (avantgarde metal, Italia)

itq

Ero molto eccitato al pensiero di intervistare dei miti della mia formazione metal. Ricordo come fosse ieri l’acquisto quasi per gioco di Teatroelementale, poi la folgorazione con la famosa puntata dell’Ispettore Coliandro. Il resto, per me, è storia: ho respirato, consumato, divorato gli album dei bolognesi In Tormentata Quiete, assieme a quelli di altri loro conterranei come Malnàtt e Vade Aratro (questi ultimi intervistati nella mia vita precedente, con somma gioia). Sapevo di non potermi far trovare impreparato all’appuntamento, di aver bisogno di rituffarmi dentro dischi bellissimi, che mi hanno fatto amare il metal italiano più coraggioso. Così ho fatto: li ho ripresi con entusiasmo. Ma le cose non vanno mai esattamente come da programmi. Le mie parole non sono riuscite a trasmettere ad Antonio Ricco, tastierista, ossia colui che ha risposto alle domande, tutto quello che avete letto appena sopra. Mi scuso con lui (e con gli altri ITQ) per aver pensato di intitolare questa intervista “Il palo in culo che non t’aspetti”, perché trasuda sincerità e poi sono sicuro che il tono delle risposte che ho ricevuto è frutto di incomprensioni lessicali dovute alla mia povertà di linguaggio. Ci metto la mano sul fuoco: non hanno assolutamente influito sulla sinteticità di alcuni concetti la natura e l’estrazione del blog, o la gran quantità di domande che cercavano di indagare su aspetti che sinceramente ritenevo andassero approfonditi e che, ahimè, ho osato affrontare. Ad esempio, non ho mai pensato né esplicitato che quella che state per leggere sarebbe stata una chiacchierata incentrata sull’ultimo album, Finestatico, uscito tra l’altro quasi un’anno e mezzo fa, ma Antonio mi è sembrato infastidito dal fatto che io stessi indugiando sui lavori precedenti. Davvero: mi dispiace di non aver chiesto se potevano presentarsi ai lettori, qual era il motivo delle copertine, se avevano qualche sorpresa in cantiere per i prossimi live, se era in programma un videoclip o un dvd, qual era il pubblico più caldo per cui avevano suonato. Le domande più originali, insomma. Avrei perso meno tempo e magari non avrei urtato il mio interlocutore con un’intervista che mi è uscita male. [F]

Gli ITQ hanno vent’anni. Nel 1998 avreste mai pensato di arrivare a questa veneranda età? Noi non abbiamo mai pensato che il progetto ITQ fosse un progetto con la scadenza. Finché avremo la necessità di raccontare qualcosa sicuramente il gruppo andrà avanti.

Con che spirito avete messo in piedi la band? È lo stesso di oggi o è cambiato negli anni? L’idea era quella di riproporre un metal “italiano” cercando di fondere musica “metal” con il cantautorato italiano e già dalle prime prove le cose sono cambiate. Oggi siamo più “vecchi” e di conseguenza meno “incoscienti” ma allo stesso tempo più spregiudicati nella composizione dei brani; alla base però c’è la stessa voglia di sempre, quella di raccontare e di trasmettere emozioni.

Essere in tanti è stata una necessità, un caso o un progetto? Oppure almeno all’inizio avete agito con un nucleo più ridotto? L’idea è sempre stata quella di avere tre cantanti per avere tutte le sfaccettature dell’anima, la musica si adegua alla necessità del racconto. Certo che al suono sintetizzato di un sassofono, di un clarinetto o di un violino preferiamo il suono reale e quindi cerchiamo sempre le persone giuste con le quali aprire collaborazioni artistiche.

La Realtà, primo brano dell’album che si chiama come voi, contiene dei versi in dialetto. Raccontatemi di questa scelta. C’è l’influenza della scena mediterranea, Inchiuvatu in primis? Io vorrei capire cosa intendi per influenza! Se quando l’abbiamo fatto pensavamo agli Inchiuvatu? NO! La Realtà è un brano tipicamente popolare del sud Italia, ha un giro di accordi tipico di quel sound. Io direi che noi e gli Inchiuvatu abbiamo preso spunto dalle stesse radici. Poi se mi chiedi se ho ascoltato tanto Addisiu e Viogna, ti dico sicuramente sì.

Nel testo di Nel Regno Dell’Evo a un certo punto cantate “spifferi di luce nell’immenso deserto / persosi in una goccia di seme / danzante su lady Universo / profondo abisso di piaceri perversi“. Mi spiegate perché l’Universo è lady? Questo è uno dei pochi testi scritti da Gianni quindi, anche se ne conosco il significato, preferisco non rispondere.

Questione etichette. Dopo l’omonimo avete lasciato Dawn of Sadness, come mai? Non vi ha soddisfatto? Al contrario invece sarete sicuramente molto soddisfatti di My Kingdom Music, poiché siete con Francesco da Teatroelementale, no? È difficile per una label assecondare le vostre esigenze? Non abbiamo particolari esigenze se non quella di venir distribuiti nel modo più capillare possibile. Non mi piace fare paragoni che non hanno molto senso. La Dawn of Sadness fece un grandissimo lavoro, ma la My Kingdom Music ha una capacità distributiva maggiore.

Ho letto in una vostra intervista in cui Antonio è rimasto deluso da un concerto degli Emperor. Qua la mano: anche io credevo e speravo meglio quando li ho visti lo scorso anno al Brutal Assault. Devi riconoscere che è un’opinione impopolare e minoritaria. Allarghiamo il discorso. Gli ITQ sono nati e sono cresciuti per essere una minoranza, una voce solitaria, dei dissidenti? A noi interessa molto poco di ogni tipo di etichetta. Non ci sentiamo minoranza, non ci sentiamo dissidenti, non ci sentiamo metallari… noi siamo IN TORMENTATA QUIETE, chi si vuol unire a noi in questo racconto è il benvenuto.

Perché un soggetto dovrebbe ascoltare un disco intero degli ITQ, un disco unico come Teatroelementale, scriverne qualcosa e quantificare la qualità di tutti i monologhi in 55/100 senza motivare il voto? Io credo che riusciamo a far vivere dei momenti intensi a chi ci ascolta seguendo il booklet e credo che questo sia l’unico motivo vero per ascoltarci (non sentirci). Di quello che scrivono mi interessa sempre meno (mi arrabbio quando dicono falsità o offendono). Ultimamente, sempre più spesso i recensori sono persone che non sono in grado di distinguere l’oggettivo dal soggettivo e, con i mezzi che ci sono ora, trovo sempre più inutili le recensioni. Non ci occupiamo noi della promozione. Se dipendesse da me, io non manderei a nessuno il disco da recensire. Con le tecnologie moderne, ascoltarci e farsi una propria idea è cosa facile. Ma l’utente medio è pigro e sempre più spesso stolto e ignorante, questo comporta che si viva di “tifoseria” e in base a quello si decida se una cosa piace oppure no. Per poi non parlare dell’incapacità ad ascoltare spesso figlia dell’ignoranza musicale. Basta pensare che i gruppi cover riempiono le piazze mentre al concerto dei Solefald eravamo in 25.

Dal punto di vista tematico sono incuriosito dall’uso ricorrente dell’asfalto e del catrame in Teatroelementale. Che ruolo hanno? Asfalto deriva da Catrame, costruzioni grigie ritenute necessarie dall’umanità. Spesso l’uomo ritiene necessario costruirsi morali/vite ritenute “giuste” da una società spegnendo sé stesso per non “soffrire”. Ritenere necessarie e non soggette a possibili variazioni delle costruzioni inchioda l’uomo ad una stagnazione in una palude anestetica e anestatica. L’uomo vomita catrame e asfalto per liberarsi da queste àncore fittizie.

Vi chiedo ora di concentrarvi su uno dei pezzi che più mi piacciono in assoluto: Le Illusioni Del Vento. Ditemi tutto quello che c’è da sapere, ad esempio il legame tra Catullo e gli ITQ. Sai che abbiamo fatto altri 2 dischi dopo Teatroelementale?

Venite da una zona che ha dato i natali ad almeno altre due band che sono patrimonio universale del metal italiano, ossia Malnàtt e Vade Aratro. Nonostante le differenze formali, io vi ho sempre ascoltati e considerati in modo quasi unitario, come più profili dello stesso fenomeno. Vi sentite parte di un qualcosa di unitario? Di solito citate anche gli Eva Can’t, ma ammetto di conoscerli poco rispetto agli altri. Ci conosciamo tutti e siamo amici. Crediamo che il “territorio” ci abbia unito e Simone Lanzoni ha preso parte a Malnàtt e In Tormentata Quiete, quindi ci lega una forte amicizia.

Proprio Porz dei Malnàtt ha fatto qualcosa di rarissimo per un disco: una prefazione a Cromagia, per giunta memorabile, che provocatoriamente inizia e finisce con “odio gli In Tormentata Quiete”. È il supereroe di cui la musica italiana ha bisogno o è quello che si merita? Sicuramente Porz è un grande comunicatore per lo più incompreso.

Oltre ovviamente alla lingua, in che dettagli della vostra musica esce fuori una sorta di “italianità”? Credo che il nostro modo di comporre sia molto Italiano. Abbiamo giri di accordi che prendono dalla musica italiana e poi credo che le atmosfere di ogni album degli ITQ siano chiaramente legate alla nostra terra. Vorrei però che sia chiaro che il nostro sentirci legati alle nostre radici non sia da confondere con stolti concetti di nazionalismo. Noi siamo dei menestrelli al servizio dell’uomo, cresciuti in una terra baciata dal sole e dal mare e da forti tradizioni figlie di invasioni e di contaminazioni. Siamo fieri di essere Italiani ma ci sentiamo a servizio del mondo. [Sono io, l’intervistatore. Intervengo per sottolineare che non volevo assolutamente collegare il sentimento di appartenenza alla politica, ci mancherebbe altro, ma leggendo quanto sopra mi è venuto in mente lui]

Perché un ascoltatore di metal dovrebbe andare a cadere sugli ITQ e a innamorarsi della vostra musica in un momento storico in cui tutto è prospettato come semplice, alla portata di tutti, la cui spiegazione è al massimo un tweet in stampatello maiuscolo? La risposta è identica a quella che ti ho dato prima. Noi siamo al servizio dell’uomo, non legati particolarmente a un’epoca o a un trend in particolare.

Eppure anche voi avete cambiato il vostro linguaggio negli anni. Spiegatemi se versi come “Solitudine antica emozione / passione eterna mistificata / dell’amato fuoco dell’erezione / il fluido concettuale del volere / pervade l’anima subliminata / nell’ancestrale atto del dovere / finita è l’infinita estasi mentale / dall’istinto sorge immacolata / l’ultima processione finale” (tratti da L’Antico Anatema, dal primo dischetto) sarebbero adatti a Finestatico, che credo sia molto diverso dal punto di vista lirico e concettuale. Ma meno male che ci sia un cambiamento. Sono momenti diversi nati da necessità diverse seppur legate da un racconto. Ma è l’uomo che cresce, che matura. Non può un bambino parlare come un uomo. Ovvio che testi de I tre attimi del silenzio non siano adatti a Finestatico e viceversa e meno male che è così. Anche musicalmente siamo cambiati e di certo Finestatico non suona come Teatroelementale e Cromagia. Ma se così non fosse credo ITQ si sarebbe sciolto perché non risponderebbe più ad una esigenza artistica.

36713708_10155586304958085_1274919548138553344_o

Stilisticamente avete mantenuto una direzione precisa. L’Alchimista, quasi dieci anni fa, faceva “Muovo, mi muovo, ti muovo / Intorno al rogo infinito / Uccido, mi uccido, ti uccido A finir l’arcano rito / Stendo, mi stendo, ti stendo / A me la terra nuda / Cingo, mi cingo, ti cingo L’amore mio trasuda / Mi muovo mentre ti uccido / Mi stendo mentre ti cingo“. Sirio, del 2017, conteneva queste parole: “Poesia è pazzia, la notte è una botte / una botte di latta, latta su cui picchi / picchi per volare, voli per respirare. / Batti su di me. Io botte tu re. Batti su di me. Io notte, tu me. Batti su di me. Io botte tu re. Batti su di me. Io notte, tu me. Batti. Batti. Batti. Batti“. Ci sono delle figure retoriche che sembrano piacervi molto. Che autori vi hanno dato spunti per questo tipo di testi? Ancora… Io non ho chiaro cosa tu intenda per prendere spunto. Quando scrivo, non penso che “voglio scrivere come quello o voglio sembrare questo”. Mi piace molto la poesia italiana e quando parlo di poesia italiana intendo anche quella contemporanea (mai letto le poesie dell’attore Bergonzoni oppure dell’ancora vivente Marco Pancioni?). Adoro il cinema neorealista italiano, il teatro dell’assurdo e il teatro Pirandelliano e quello di De Filippo, mi piace da morire il cinema di Tarantino (abilissimo nell’usare la parola nei suoi dialoghi). Non disdegno autori di fantascienza come Asimov. Sicuramente nei miei testi puoi trovare vari riferimenti a tutti gli autori che sono stati parte integrante della mia formazione. Prendine due o tre a caso tra questi, e quelli mi hanno dato spunto.

Finestatico si proietta verso il cosmo, apparentemente si allontana dalle esperienze umane di Cromagia e Teatroelementale. Ho trovato però diversi richiami al sapere e alla scienza, pur senza essere uno sfoggio inutile di nozioni di astronomia. È un tema ricorrente sin da Chiaroscuro (Perso dalla mia ammirazione / Coinvolto dalla mia saggezza / Disputo fermo le mie tentazioni / Ti offro la mia conoscenza) e da uno dei monologhi di Teatroelementale (Di anima mia coscienza nutre, di anima mondo conoscenza divora. Questa è la mia sola verità). Perché puntate su tali argomenti? Vi interessa studiare cosa c’è oltre la vita, oltre l’uomo, oltre il mondo terreno? Assolutamente no. Il dopo vita non mi interessa se non nelle evidenze delle creazioni umane. Tutti i testi sono legati da una visione di vita unica che va vissuta senza paure proiettando la propria esistenza al di là del mero involucro del nostro corpo tramite l’arte, le emozioni, pensieri.

Vi hanno definito come gruppo avantgarde metal. Vi ritenete avanguardia, con tutto quel che ne deriva, ossia audacia e ricerca costante di nuove forme espressive? Sicuramente con Teatroelementale lo siete stati, perché effettivamente quell’esperienza nel metal, quantomeno italiano, era inedita. Oggi le cose sono cambiate? Come possono gli ITQ divenire avanguardia di se stessi? Ti ripeto che a me non interessano le etichette e non ce le poniamo. Abbiamo idee? Le tramutiamo in musica e parole. Tutto il resto sono pippe mentali da intellettualoidi che poco hanno a che vedere con l’arte.

Un mio contatto su Facebook qualche settimana fa ha condiviso La Ballata del Cane Nero commentando “facessero un disco così”. Condivido il desiderio, ma non pensate che io stia spuntando nel piatto un cui mangio, anzi. Black Dogs From Hell: un disco intero con quel nome e quello stile forse sarebbe una forzatura della vostra ispirazione, vi farebbe tornare ancora più indietro di In Tormentata Quiete? Il black metal è regressione? Ma che domande sono? La musica se fatta con tutto ciò che è sé stessi non è mai regressione. I Black Dogs from Hell non siamo noi ma un gruppo fittizio che suonava in un episodio di una serie televisiva per cui noi abbiamo composto un solo brano, PUNTO! Se un giorno avremo la necessità di fare dei brani “black metal” (altra etichetta del cazzo!), lo faremo come In Tormentata Quiete senza vergogna! Confondere il minimalismo “Black metal” con una sorta di incapacità musicale o “regressione” è veramente cosa assurda. [Ehm scusate, sono ancora io, F. Alcuni appunti per questa risposta, originata dalla mia irrecuperabile ignoranza. Il primo è che ho inteso la regressione (dal latino regrĕdi, l’unione di re + gradi, camminare) nel senso più comune possibile: ossia per Treccani “Muoversi all’indietro, tornare indietro”, per cui non c’è alcuna accezione negativa nell’uso del termine, visto che ascolto anche metal più zozzo del culo di un babbuino con la diarrea e ne vado fiero. Il secondo è che non sapevo che i gruppi fittizi componessero brani e li inserissero anche in dischi messi in vendita. Il terzo è che è vero, in questa intervista rilasciata a Metallus giustamente Antonio non ha impiegato l’odiata terminologia, ma è andato oltre, definendo il suo ex gruppo “extreme black metal”: una vera e propria etichetta del cazzo, sono d’accordo]

I cambi di formazione sono vissuti in modo intenso, anche traumatico, oppure il fatto di essere in tanti “diluisce” il turn over? Giusto nel 2017 sono andati via Irene Petitto e Simone Lanzoni, dopo che qualche anno prima aveva lasciato gli ITQ anche Giovanni Notarangelo! Per me, da ascoltatore, è una bella botta e non so proprio cosa aspettarmi ora da voi. Il rapporto umano che si viene a creare è senza dubbio qualcosa di forte e “indissolubile” al di là del fatto che si rimanga attivi del gruppo. Ognuno di loro ha portato delle esperienze artistiche che rimangono nel gruppo. Il dispiacere c’è ma ci sono anche i pro. Il cambiamento ti porta per forza di cosa a vedere l’evoluzione artistica sotto altre prospettive, ti fa crescere. Dispiacere a parte, abbiamo smesso di aver paura del cambiamento.

I dischi hanno una grafica peculiare, c’è un filo conduttore, composto da stile e eleganza visiva, che va oltre il layout oramai tipico degli ITQ. Ci sono immagini, disegni, ovviamente i testi, ma non vostre fotografie. La band non compare. È una scelta precisa? Questo mi fa pensare che forse la dimensione live, in cui “ci mettete la faccia” (e il corpo, ma non segni distintivi o costumi particolari) non è la vostra preferita. Al riguardo ho letto varie vostre interviste e la pensate in maniera abbastanza diversa tra di voi. Forse perché se vi capita un fonico cane non si capisce una mazza della vostra musica complessa, ecco. Noi distinguiamo nettamente la dimensione studio con la dimensione live. In studio deve avere valore assoluto la musica che deve vivere e donare emozioni al di là della nostra immagine. Noi siamo solo “strumenti”. Il booklet deve avere sinergia con il racconto delle canzoni che vanno oltre a chi esegue i pezzi. Dal vivo le cose cambiano. Chi esegue diventa fulcro centrale e indossare costumi darebbe maggior importanza all’estetica degli esecutori che non agli esecutori stessi. E’ ovvio che poi tutto dipende anche dal luogo. Teatroelementale fu presentato anche a teatro e in quella occasione vestimmo tutti in modo “unico” rispettando il luogo che diventava parte integrante della musica stessa. Il fonico cane farebbe cagare anche nel caso di 3 cristi che suonano il triangolo all’unisono!

36966125_10155599170098085_1843040960011829248_n

C’è una canzone che a distanza di anni vi siete accorti di aver cannato? O quantomeno c’è qualcosa che vi dà fastidio del vostro passato? Tipo tirar fuori ogni volta la apparizione nella serie L’Ispettore Coliandro, come se non aveste fatto altro. Ci sono errori tecnici che avrei preferito non fare. Per esempio, avere concesso poco tempo al mix di InTormentataQuiete e altri sbagli che non sto ad elencare in questa sede. La partecipazione all’ispettore Coliandro è stata una bella esperienza che ripeterei volentieri. Se le persone si fermano solo a considerare la nostra partecipazione a questa serie, non è colpa della serie, ma delle persone. Ad ogni modo, mi sembra piuttosto normale, nel bene o nel male, che a volte le persone ricordino più facilmente ciò che può essere più noto di altro, come la partecipazione ad un evento come questo.

Sono a conoscenza di almeno due persone che hanno effettuato tatuaggi col vostro logo e una vostra frase. Vi rendete conto della responsabilità che avete? È un modo efficace per dissuadervi dal fare dischi di merda. Io sono un portatore sano della “responsabilità individuale”, quindi no, non mi sento nessuna responsabilità addosso per quanto la cosa mi riempia di orgoglio. “Disco di merda” è un concetto soggettivo. Se noi facciamo uscire un disco non lo reputiamo “di merda”. Tutti i nostri dischi hanno avuto riscontri positivi e negativi. A tuo parere, io mi faccio dei problemi per chi ha considerato i nostri dischi “di merda” o “pallosi”?

Secondo voi perché vi ho fatto questa intervista? Siamo riusciti a raggiungere i nostri scopi? Io non conosco i tuoi scopi, e dal canto mio, io non avevo nessuno scopo! [Ok, questa è stata davvero una domanda di cacca, lo ammetto, tanto per rimanere a galla nel marrone]

2 pensieri su “Intervista un peletto tormentata agli In Tormentata Quiete (avantgarde metal, Italia)

  1. […] L’ultima volta che l’ho chiesto mi hanno quasi sfanculato, ma ci riprovo: il passaggio da Vacula Productions a Third I Rex e Toten Schwan cosa ha significato per voi? Che tipo di spalla deve essere per voi un’etichetta? Apsychos: Un’etichetta dovrebbe essere uno stretto collaboratore su cui poter fare sempre affidamento. Vacula Production ha sicuramente fatto la sua parte in questo, è stato un ottimo trampolino di lancio, ma in seguito ci siamo resi conto che necessitavamo di una maggiore comunicazione tra le parti. Cambiare etichetta ha significato avere non solo un miglioramento di comunicazione che ci ha reso più partecipi, ma anche l’aver stabilito un piano d’azione chiaro e ben definito. […]

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...