Intervista ai Valgrind (death metal, Italia)

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Avete visto che bella fotina poetica dei Valgrind vi ho trovato? Dovreste esserne compiaciuti perché di loro, stranamente, non ci sono tantissime foto in giro. Lasciano parlare molto la loro musica, specialmente negli ultimi anni, in cui sono dati da fare con dischi sempre migliori. L’ultimo è uscito in una tiepida giornata di fine maggio del 2018. Di Blackest Horizon e di tantissime altre cose, da Helsinki alla Calabria (!!!), ne parlo con Daniele Lupidi e Gianmarco Agosti, rispettivamente cantante/bassista e batterista della valorosa band italiana. Mi scuso con Daniele, che se seguite il death metal avrete trovato su tantissime copertine di dischi fichi, perché è un disegnatore coi fiocchi: non sono riuscito ad approfondire gli aspetti della sua arte e mi sembrava troppo frettoloso ficcare domande di circostanza in un’intervista come questa.[F]

Ragazzi, se non si conosce il significato del vostro nome potreste sembrare un gruppo grind. Al contrario, conoscendo l’etimologia di Valgrind, si può pensare che facciate pagan black. Come la mettiamo? Vi sentite rappresentati da questo nome? Immagino di sì, visto che lo state ancora usando. [Daniele] Sicuramente il significato del nome, ovvero i cancelli del Valhalla, richiama un immaginario diverso da quello che viene poi rappresentato nelle tematiche attuali della band. Per noi comunque non ha molta importanza, è un nome scelto in un’altra epoca e il gruppo si è progressivamente evoluto senza subire però stravolgimenti stilistici, quindi non abbiamo mai sentito la necessità di cambiarlo. Vogliamo rimanere fedeli alla nostra storia.

Uno dei tanti motivi per cui vi stimo è che pur avendo diverse demo all’attivo negli anni Novanta, non ve la tirate solo per aver cominciato nel lontano 1993 dalle ceneri dei Necrospell… ecco, parliamo di questa esperienza pre-Valgrind. Non ce n’è traccia in nessun luogo virtuale! Non avete registrato nulla sotto quel nome? [Daniele] Il demo As Darkness falls da alcuni considerato il nostro primo lavoro uscì in realtà con il moniker Necrospell. Solo Max [Elia, chitarrista] era attivo in quella formazione per cui dovremmo chiedere a lui! Lo stile era sicuramente diverso, non si può dire che il materiale suonasse molto Valgrind. Credo che questo trademark sia emerso con il terzo demo Humiliator e si sia poi definito con i lavori successivi.

Al contrario i Valgrind hanno iniziato subito a sfornare canzoni: dal 1995 al 2002 si contano ben cinque uscite brevi. Il nucleo da chi era composto? Che pensate di quelle canzoni e in generale di quel periodo? [Daniele] Il nucleo principale e “fisso” del periodo era composto da Max e dal batterista Francesco Mileto. Si sono susseguiti diversi chitarristi nei primi anni, tutti molto preparati. Le canzoni si sono progressivamente evolute verso il sound attuale, come dicevo prima credo che solo gli ultimi tre demo siano 100% Valgrind a tutti gli effetti. Ci sono brani come When mortal Skin ends to be ai quali siamo ancora molto legati, ci piacerebbe riproporli live un giorno!

Una delle cose che mi ha più sorpreso è che vi siete formati in Calabria. Dai vostri testi si capisce che è rimasto più di qualche legame con quella terra e con la Magna Grecia. Avete mantenuto i contatti con gente calabrese e gruppi metal di quella zona? [Daniele] Max vive ancora a Cosenza, lui è sicuramente il più a stretto contatto con ex membri della band e gruppi della zona. Abbiamo comunque suonato un paio di volte in Calabria (l’ultima occasione è stato il Calabrian Metal Inferno), e abbiamo sempre ricevuto una grande accoglienza.

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Chi componeva la musica all’epoca? Nella vostra biografia ho letto di influenze melodiche alla Paradise Lost e Candlemass, il che è decisamente singolare se pensiamo a quello che fate oggi! Perché anche della prima parte di carriera dei Valgrind non c’è alcuna testimonianza? Ripeto: c’è gente che farebbe (anzi, fa!) carte false per sentirsi dire di aver iniziato negli anni Novanta, mentre voi li mettete in secondo piano! [Daniele] Nella prima parte della storia della band Massimiliano era il maggior compositore e l’autore di tutti i testi. Io credo che le influenze citate non siano affatto scomparse dal nostro sound, anzi. Sicuramente la vena melodica si è accentuata con Blackest Horizon e ciò che ascoltavamo in gioventù si è rifatto sentire in certi riffs e melodie. Credo che la band sia stata molto limitata geograficamente nei primi anni, purtroppo non abbiamo ricevuto molte attenzioni all’epoca. Le registrazioni del primo full-length Morning will come no more hanno rappresentato per noi un nuovo inizio, non ci piace rivangare troppo il passato.

Perché vi siete sciolti nel 2003, dopo Not Of This World? Eravate insoddisfatti di quel disco? Che sentimenti avete provato nel chiudere bottega? [Daniele] Fu una situazione molto dolorosa, non ero certo che saremmo mai tornati in attività. Not of this World aveva la lunghezza di un ep ma non era stampato professionalmente e quindi potrebbe essere considerato come il nostro ultimo demo. La band era molto soddisfatta del risultato e decise di trasferirsi in blocco a Bologna circa un anno dopo. Fu i quel periodo che mi unii ai Valgrind come chitarrista. Dopo un po’ di tempo purtroppo alcune gravi frizioni extramusicali fra i membri originali hanno portato allo scioglimento, una cosa che potevamo gestire diversamente a dire il vero. Fortunatamente io e Massimiliano siamo sempre rimasti in contatto e dopo cinque anni abbiamo deciso di ripartire più forti di prima.

La reunion del 2008 è stata inattesa o avete covato rabbia, forza e nuova musica sotto la cenere, per cinque anni? [Daniele] Personalmente covavo molta frustrazione nel pensare che non avevamo concretizzato il materiale che stavamo componendo e non eravamo riusciti a fare nemmeno una data con quella line-up. E’ stato grandioso sapere che Massimiliano era pronto a riprendere il discorso interrotto, non so nemmeno perché non ci siamo sentiti prima hahaha

Parliamo delle vicende attuali che riguardano il vostro primo album. Perché Morning Will Come No More è introvabile? Non mi sembrate tipi che fanno venti copie per fregiarsi di un sold out sul curriculum… Mentre vi mettete d’accordo per la ristampa mandate un messaggio ai vostri fan che l’hanno comprato in digitale. Fino ad allora il Verbatim masterizzato va bene? [Daniele] Quel disco uscì per una label ormai defunta e quindi una volta terminate quelle copie siamo tutti rimasti sprovvisti. Abbiamo avuto modo di parlare di una ristampa ma poi non si è fatto nulla. Credo che il digitale sia sufficiente nell’attesa di nuove copie fisiche!

Dal punto di vista dei contenuti vi soddisfa ancora oggi? A volte risuonate quei brani o fanno parte del passato? Non vi manca la canticchiabilità della parte di chitarre in Fifth Nightmare o del ritornello di Most High Perfection? [Daniele] Suoniamo sempre Fifth Nightmare on stage, ormai credo sia uno dei nostri pezzi più “iconici”, nonchè il primo con il quale ci presentammo ad un pubblico più ampio. Magari in futuro recupereremo altri brani da quel disco, al momento siamo concentrati sul suonare al meglio quelli nuovi!

Morning… è uscito nel 2012 ma per il suo seguito abbiamo aspettato ben quattro anni. Perché è stata una falsa (ri)partenza? Non che sia un lasso di tempo esagerato, gli Uncreation ad esempio sono altri soggettoni che se ne infischiano delle scadenze. (Gianmarco) In verità le bozze dei pezzi di Speech of the flame erano già esistenti, diciamo che sono stati vari i motivi. Un po’ per i cambi di line-up, un po’ per vari problemi con l’ex casa discografica, abbiamo preferito prenderci il tempo giusto per (ri)partire alla grande.

In Speech Of The Flame avete cambiato tante cose. Per me la più vistosa è aver fatto a meno di Emanuele Ottani, il demiurgo (ehm) del death metal italiano, ma c’è stato anche un cambio di batterista e di etichetta. Come avete lavorato in quell’occasione? Vi siete divertiti? È il disco con cui vi ho conosciuti e ci sono molto affezionato, quindi vi prego, non mi dite “mah tutto sommato è poca roba”! L’attacco di Tyrants poi mi fa godere ogni volta che lo sento. [Daniele] E’ stato il primo album composto con il nucleo della formazione pressochè attuale, credo sia stato un dei momenti fondamentali della nostra storia. Considera che Morning will come no more è praticamente una sorta di raccolta di brani scritti in diversi periodi pre-scioglimento, integrata da qualche inedito sul quale stavamo lavorando nel 2002/2003. Speech of the Flame invece è stato composto da una band viva e vegeta, e tutti hanno contribuito attivamente ad arrangiamenti e dettagli. Siamo ancora molto fieri di quel disco, io personalmente non cambierei una virgola.

Con Seal of Phobos i suoni sono un po’ cambiati, più ruvidi e viscerali. In che termini vi siete evoluti nell’arco di quattro pezzi (più un intermezzo) a un solo anno di distanza da Speech…? C’entra qualcosa Umberto Poncina, chitarrista con voi dal 2016 e all’epoca già negli Human, nei Saturno e nei Demiurgon? (Gianmaco) Secondo me con Seal of Phobos abbiamo fatto un enorme passo in avanti, pezzi un po’ più studiati a livello compositivo ma comunque, a mio parere, dotati di un buon impatto. Umberto ha influenzato molto a livello musicale, riuscendo a capire fin da subito che tipo di ”impronta” richiedevano i Valgrind.

Da allora siete approdati a Everlasting Spew, etichetta tra le migliori in Italia. Che differenza c’è rispetto alle altre con cui avete lavorato? Vi sentite supportati, coccolati, apprezzati? Cosa vi ha spinto a rimanere con Giorgio anche col nuovo album? [Daniele] Credo che per noi sia stata la scelta migliore possibile. Una label in fortissima crescita, vicina a noi anche geograficamente e pronta ad investire sulla band. Il supporto è molto buono e credo che siano soddisfatti di Blackest Horizon e del suo impatto nella scena. Il progetto era quello di realizzare un Ep e subito dopo un full, quindi diciamo che ci era stato proposto un pacchetto “completo”.

Arriviamo a Blackest Horizon. La copertina e le immagini del libretto mi hanno fatto pensare che avreste abbandonato i riferimenti classici e che sareste diventati qualcosa tipo i Nocturnus 2.0. Come mai avete esteticamente lasciato da parte sigilli e armature per andare a scoperchiare il pianeta? [Daniele] Devi sapere che questo disco in realtà non ha un tema di fondo come ad esempio Speech of the Flame. Solamente la trilogia finale è una storia liberamente tratta dai fantomatici diari segreti dell’ammiraglio Richard Byrd. E’ da questa trilogia che ho tratto il concept della cover, pensando che sarebbe stato una ventata di freschezza a livello grafico.

I resto dei testi segue questa vostra differente veste grafica? Leggendoli trovo diversi legami col vostro passato, invece, tipo Victorious, la prima traccia del disco. [Daniele] Il resto dei testi ha tematiche ben differenziate, alcuni sicuramente continuano ad ispirarsi ai nostri immaginari di sempre. Le antiche civiltà mediterranee continuano ad essere presenti, ma questa volta sia io che Massimiliano ci siamo sentiti meno vincolati.

Musicalmente come vi sentite? Non avete smesso di comporre canzoni anche molto divergenti tra di loro, ad esempio il cuore del disco, che ha tante sfaccettature. Gli assoli meravigliosi di Sacrificial Journey, le melodie inaspettate con cui si chiude The Empire Burns e le mattonate quadratissime di The Fist. Cosa c’è in più rispetto ai dischi precedenti? E cosa delle vecchie canzoni non avete trattenuto nel nuovo disco? Più tastiere? più parto soliste? e poi? (Gianmarco) Musicalmente ci sentiamo molto motivati e attivi, nel senso che le idee per comporre pezzi nuovi non smettono mai di esserci. Soprattutto viaggiando sulla stessa linea d’onda a livello stilistico, riusciamo a non aver troppi ostacoli o problemi a trovare idee per comporre. Cerchiamo sempre di mantenere lo stesso stile musicale senza ”sperimentare” troppo, le tastiere come puoi aver sentito ci sono, ma sono spesso messe in secondo piano, in modo da creare più che altro atmosfera. Per il resto quello che ci contraddistingue è sempre quel pizzico di heavy metal che c’è nei riff ma soprattutto nei soli.

Tra le altre cose sento Daniele cantare in un modo un po’ diverso, come mai? [Daniele] Il parziale cambio di stile vocale è stato una conseguenza della mia ricerca di maggior potenza e gestione della voce a livello live. Volevo qualcosa che uscisse maggiormente dal mix sia sul palco che su disco, e credo in qualche modo di esserci riuscito. C’è stata una lieve polarizzazione di opinioni a riguardo, ad alcuni ascoltatori è piaciuta moltissimo, mentre altri preferiscono lo stile precedente. Ovviamente la cosa non mi infastidisce, anzi, significa che ci sono stati ascolti piuttosto approfonditi.

Last Angel è divisa in tre parti. Vi portate dietro questa abitudine da Rebirth I e II di Morning…. C’è un filo conduttore quando scrivete canzoni con lo stesso titolo? [Daniele] Come accennavo prima, per la trilogia Last Angel mi sono ispirato alle misteriose e vociferate annotazioni del diario personale di Richard Byrd, che racconta di un suo viaggio esplorativo in Antartide, dove avrebbe incontrato una civiltà avanzatissima. Ho cercato di rielaborare il tutto in chiave psicologica, come se si trattasse di un viaggio all’interno della mente stessa del protagonista, in preda a forti allucinazioni. E’ la prima volta che scriviamo qualcosa del genere, una storia che si divide in vari brani consecutivi. Non escludo che potremmo ripetere l’esperimento in futuro.

Casari, Vezzani, Poncina, Lupidi: tra ex e attuali membri siete coperti in modo eccellente in tutti gli aspetti, dalla registrazione alla copertina dei dischi. Valgrind a chilometro zero, praticamente. Anche i costi, gli sbattimenti, le incomprensioni sono abbattuti? In futuro non potrete mica dire “il disco X è stato prodotto da un incompetente”, visto che dietro ci siete sempre voi! Insomma non avete scuse. (Gianmarco) Beh diciamo che lo sbattimento c’è sempre per una cosa o per l’altra, sia per la copertina che per le registrazioni. Sicuramente ti posso dare ragione per il discorso chilometro zero. Facendo due calcoli, un album finito (registrazioni + artwork) lo paghiamo molto meno che fare tutto esternamente, ma questo non vuol dire non impiegare molte energie, anzi credo che l’impegno sia superiore… arrivi alla fine che non ne puoi più hahahah (Umberto, per farti un esempio, ha dovuto lavorare molto sul mix/master di Blackest Horizon).

Scendendo nel particolare, l’ultimo disco ha avuto registrazioni separate per i vari strumenti, non avevate paura di un “effetto collage”? Chi / cosa l’ha scongiurato? (Gianmarco) Abbiamo registrato separatamente tutti i nostri album. Specificatamente registrando in primis batteria + basso assieme, chitarre ritmiche, chitarre soliste e in fine la voce + cori vari. L’unica cosa che contraddistingue Blackest Horizon dagli altri a livello di registrazione è che per scelta avevamo deciso di registrare senza metronomo, alla vecchia maniera, e siamo rimasti molto soddisfatti del risultato, dandogli quel senso di naturalezza in più.

Capitolo concerti. Pochi mesi fa ho avuto il piacere di sottoporre a interrogatorio gli Hellish God, che mi hanno detto: “…Fare più di 4 o 5 date l’anno in Italia con un gruppo Death è quasi inutile, siamo un paese piccolo e la gente è sempre quella. Non si può pretendere di riempire i locali suonando 2-3 volte al mese: meglio poche uscite ma ben fatte. Spesso conviene organizzare direttamente con altre bands amiche o con gestori di locali conosciuti, piuttosto che ritrovarsi a pagare un’agenzia 200€ al mese e suonare di mercoledì alla Sagra del Raviolo di Sassuolo“. Siete d’accordo? Voi però suonate un po’ di più degli Hellish God, a occhio e croce. Allargando il discorso: perché spesso un gruppo death fa una fatica della madonna a trovare live e ad avere un seguito, sebbene riesca a garantire esecuzione, intensità e riuscita generalmente migliore rispetto a un gruppo black? (Gianmarco) Non posso che dare ragione agli Hellish God, soprattutto sulla questione ”meglio poche uscite ma ben fatte”. Le serate migliori sono appunto quelle organizzate tra le bands stesse e/o gli organizzatori del locale/festival. Se vuoi trovare le date, te le devi anche un po’ meritare a mio parere: girando per concerti, conoscendo gente e gestori e di conseguenza qualche data vien fuori. Siamo tutti consapevoli che abbiamo scelto un genere di musica che è bello e appassionante da suonare ed ascoltare, ma una delle tante difficoltà è appunto riuscire a suonare live, soprattutto se la scena è quella che è.

Sempre sui concerti, una domanda classica per chi passa da qui. Quali sono i presupposti per avere i Valgrind a suonare in un locale, felici e contenti? Quali termini o comportamenti vi fanno incazzare terribilmente in chi organizza serate metal? (Gianmarco) I Valgrind sotto questo aspetto sono abbastanza umili, dal locale ci aspettiamo senza troppe pretese che ci dia da mangiare e da bere, mentre per quanto riguarda il discorso monetario abbiamo bisogno di far rientrare le spese di viaggio movimenti vari. I termini che ci fanno incazzare in assoluto sono quando non vengono rispettati gli accordi presi inizialmente. Esempio: ti accordi su una cifra (e casomai ti devi macinare chilometri+autostrada), arrivi, suoni e a fine serata il promoter X inizia a raccontarti che non ha un soldo da darti perché c’era poca gente…un tipo di comportamento già osservato in Italia, purtroppo.

Quali sono i brani più facili e acchiapponi dei Valgrind? Quelli che le coppiette usano per slinguazzarsi, ecco. (Gianmarco) Ottima domanda, a mio parere è Into the Realm of Grey Light di Speech Of The Flame, abbastanza ballad per far innamorare giovani e vecchi ahahaha.

Nella vostra seconda parte di carriera, a parte Seal of Phobos, avete pubblicato dischi con almeno dieci canzoni ciascuno. Questo non può che rallegrarmi, ma vista oltretutto la vostra operosità recente (due full e l’ep negli ultimi tre anni) vi chiedo: è arrivato il momento di tirare i remi in barca? Non avete paura di svuotarvi? [Daniele] Non credo che si corra questo rischio. Dal punto di vista creativo siamo nel momento migliore della nostra carriera, i brani escono fuori in maniera molto naturale e non vedo rallentamenti all’orizzonte. Credo che Max abbia già scritto molte musiche per la prossima release, di solito attendiamo le sue composizioni per capire la direzione e metterci a lavorare sugli arrangiamenti. Sono curioso e ansioso di iniziare a scrivere i testi e le linee vocali, chissà che direzione prenderemo stavolta.

Vi è piaciuto il disco K dei Morbid Angel? Non sarebbe meglio che il loro viaggio alla scoperta dell’alfabeto finisse lì, così gli ascoltatori possono concentrarsi su gruppi più carichi? Che so, sui Valgrind, ad esempio? [Daniele] Inizialmente non provavo molto feeling per quell’album, non mi era entrato in testa nessun brano in particolare e lo trovavo abbastanza “afono”, senza riff o soli molto rilevanti, cosa che vorrei sempre sentire in un disco dei MA. Poi qualcuno mi ha “suggerito” di ascoltarlo meglio per intero e senza preconcetti e devo dire che l’ho rivalutato non poco. Continuo a preferire un disco come Formulas… ad esempio, per citare qualcosa dell’era Tucker, ma anche nell’ultimo si intuisce la qualità e l’unicità dei musicisti coinvolti.

Mentre scrivo è arrivato pure il fulmine a ciel sereno del ritorno dei Monstrosity. Che dite, c’è un po’ di curiosità per loro? (Gianmarco) Assolutissimamente SI, vediamo come sarà questo album dopo 11 anni di assenza a livello discografico.

L’otto luglio avete suonato con Undergang, Gorephilia e Ekpyrosis. Come è andata? Raramente ho letto di accoppiamenti più appropriati di questo. Purtroppo vivendo nel profondo Sud non ho molte possibilità di muovermi verso i concerti a cui vorrei partecipare. [Daniele] Gran bella serata, ci siamo divertiti molto, nonostante qualche sbattimento a livello logistico. Tutte le bands erano in forma e hanno tenuto il palco benissimo, il pubblico inoltre non era pochissimo considerando la domenica sera. Credo avrai occasione in futuro di vederci, certamente non abbiamo intenzione di snobbare le date al sud!

Ad agosto siete andati in Finlandia all’Helsinki Death Fest: che atmosfera si respira lì? Avete trovato differenze rispetto all’Italia? Che gruppo impressionante conosciuto lì consigliereste ai promoter italiani? L’atmosfera è grandiosa, davvero una sorpresa. I partecipanti erano sinceramente interessati ad ogni singola band e hanno interagito con noi anche dopo lo show. Il giorno dopo ci hanno perfino fermato per strada e al supermarket per complimentarsi, una cosa mai vissuta haha… Il festival era organizzato molto bene e anche noi ci siamo goduti entrambi i giorni. Con questo penso di aver già elencato parecchie differenze rispetto a molte delle situazioni italiane. Mi sono piaciute molte bands. Blood Incantation su tutti, ma anche Demonical e Blood Chalice. Una bella sorpresa da segnalare il nuovo progetto del cantante dei Rotten Sound, un duo chiamato (se non erro) Goat Burner. In generale comunque livello molto alto.

Finiamola così: fate un appello ai Voids of Vomit (con cui condividete anche Daniele) affinché partoriscano un disco lungo prima della fine del mondo. [Daniele] Questo è un appello che dovremmo rivolgere direttamente al nucleo creativo dei VoV, io personalmente mi limito ad eseguire le canzoni alla chitarra al meglio che posso! Credo siano al lavoro comunque, presto mi aggiorneranno e mi spediranno del nuovo materiale di sicuro.

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