Intervista a Gianluca Lucarini (Rome in Monochrome, Exhume To Consume, Degenerhate)

RIM band

Capita di sbagliare, e capita pure spesso. L’essere umano è meraviglioso anche e soprattutto perché contraddittorio. A me i Rome in Monochrome non piacevano perché su Youtube non rendono manco la metà di quanto sono grandi dal vivo. L’ho sperimentato con pochissimi brani in una ventilata serata lucana di qualche mese fa e sarò felice di godere ancora della loro forza comunicativa il 19 agosto, all’Agglutination. Affinché non vi fermiate anche voi alla prima (errata) impressione, ho interrogato il fondatore e chitarrista della band, Gianluca Lucarini, su una miriade di aspetti, che va dai RIM ad altri suoi gruppi ben più estremi e di cui sicuramente scriverò in futuro (Degenerhate e Exhume To Consume). [F]

Iniziamo dal principio. Come mai un musicista proveniente dai Degenerhate ha sentito il bisogno di creare i Rome in Monochrome? Perché ho sentito il bisogno come musicista, di esplorare nuovi territori sonori che fino ad allora avevo solo ascoltato ma non suonato. I ROME IN MONOCHROME rappresentano il mio lato più intimistico, malinconico e se vogliamo romantico, ed ho avuto la necessità di trasportare in musica il tutto, nel 2015, come progetto solista.

Il progetto era iniziato come one man band cinque anni fa. Gianluca, come pensavi di procedere da solo? Quando e perché hai deciso di ampliare la formazione? In realtà auspicavo che i ROME IN MONOCHROME diventassero una band vera e propria e che non rimanessero solo un mio progetto solista. Conoscevo Valerio che cantava, così gli proposi d’entrare in formazione, a distanza di cinque anni la band è composta da sei elementi.

In cosa è consistito e quanto è durato l’assestamento tra il momento in cui i Rome in Monochrome sono diventati una band a tutti gli effetti e quello in cui hai detto “bene, diamoci da fare in studio”? Diciamo che una volta che abbiamo raggiunto la formazione a sei, in un anno circa, abbiamo creato tutti i brani di Away From Light, spendendo molto tempo in studio. Non è facile gestire un band composta da sei persone, ognuna con le proprie esigenze ed i propri impegni extra ROME IN MONOCHROME. Siamo comunque una band molto disciplinata direi, proviamo tutte le settimane due o anche tre volte se necessita.

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I tre brani che sono finiti su Karma Anubis erano già stati abbozzati quando eri da solo o è stato un contributo collettivo a farli uscir fuori così come possiamo ascoltarli? Solo Spheres era un pezzo definito e completo, Karma Anubis aveva solo il riff portante che poi io e Valerio abbiamo tramutato nel pezzo che conoscete, mentre la strumentale Endmusic l’ha scritta Valerio come colonna sonora per il book trailer del libro Finestre Incendiate della scrittrice Anna Rita Martire. In realtà, il primo brano in assoluto che ho scritto quando ho formato i ROME IN MONOCHROME, è stato Until My Eyes Go Blind, presente sul nostro nuovo album.

Avete spolpato e sfruttato Karma Anubis nel migliore dei modi, se tra videoclip, lyric video e brano-book trailer avete accumulato decine di migliaia di visualizzazioni su Youtube. Vi siete sentiti ripagati di tutto il lavoro fatto? Per una prima uscita direi che è andata alla grande! Siamo molto soddisfatti dei feedback di Karma Anubis, considerando che era la prima nostra uscita discografica e che si trattava di un ep di tre pezzi. Siamo stati sicuramente ripagati del lavoro fatto, anche perché è stata la release che ha testimoniato la nostra esistenza nel panorama musicale odierno.

Il pregio e il difetto più evidenti di Karma Anubis? Come pregio direi la proposta musicale con tre pezzi uno diverso dall’altro per stile, che faceva già intendere la contaminazione dei ROME IN MONOCHROME. Come difetto forse la registrazione, avendo avuto più tempo avremmo gestito la cosa in maniera meno frettolosa. La fretta non è una cosa che solitamente ci appartiene, ma nel caso delle registrazioni di Karma Anubis avevamo delle urgenze alle quali fare fronte che hanno penalizzato la registrazione. Siamo dei perfezionisti, e cerchiamo di fare sempre le cose al 101%.

A inizio anno avete firmato per Solitude Productions, che ha pubblicato in primavera il vostro album Away From Light per la sua divisione Bad Mood Man Music. Come si stanno comportando con voi questi tizi di Solitude? Vi hanno conquistato dal primo momento o c’è stata una trattativa? Devo dire che i ragazzi della Solitude Productions stanno svolgendo un ottimo lavoro nei nostri confronti, non possiamo assolutamente lamentarci. Con loro c’è stata una lunga trattativa, noi avevamo altre offerte da valutare, ma alla fine abbiamo scelto loro perché erano quelli che più soddisfacevano le nostre esigenze.

Che significato ha quella specie di torre di Babele in copertina? La torre in se per se non ha nessun significato, ci piaceva l’idea di un qualcosa di “isolato” al centro della copertina (un po’ come è accaduto per la cover art di Karma Anubis dove c’era l’albero), che facesse pensare ad un isolamento, quindi uno stare lontano da qualcosa, e nel caso di Away From Light, lo stare lontano dalla luce.

Ascoltando il disco nuovo subito dopo Karma Anubis, emerge chiara una progressione impressionante sotto ogni aspetto. Partiamo dai suoni: registrazione e missaggio con Fabio Fraschini (ex Degenerhate e Novembre, se non erro), poi il mastering da Dan Swäno e una apparizione -termine volutamente messianico- di Carmelo Orlando in un brano. È stato difficile mettere assieme tutte le idee che avevate? La genesi di Away From Light è stata lunga e tormentata, e non solo per mettere assieme tutte le idee che avevamo, ma sopratutto perché in corso d’opera ci venivano in mente delle migliorie da fare ai brani, che hanno prolungato di parecchio tempo la chiusura definitiva dei pezzi. Te l’ho detto sopra, siamo dei perfezionisti, e cerchiamo di fare sempre le cose al 101%

Alla fine è sempre il cantante che si prende i meriti principali, o no? La voce di Valerio è cambiata molto dall’EP, migliorando enormemente. Come avete fatto? O meglio, come ha fatto Valerio a crescere così e come vi siete rapportati con lui? Non nel nostro caso, i ROME IN MONOCHROME sono un’entità unica formata da sei persone, ergo, i meriti sono di tutti e sei. Valerio continua a studiare canto, quindi i miglioramenti sono senza dubbio dovuti alla sua applicazione nella disciplina. Considera anche che su Away From Light abbiamo una produzione nettamente superiore rispetto all’ep, e questo enfatizza sicuramente i miglioramenti di Valerio.

Io vi accosterei ai Katatonia e ai My Dying Bride tra i big, ma non sono paragoni perfettamente calzanti… secondo me avete più cose in comune con alcuni gruppi come Novembre, Klimt 1918, Unalei e i compianti The Sun of Weakness, non tanto per assonanze e melodie, ma per una visione della musica e della vita. Voi dove vi collocate? In realtà non ci piace collocarci da nessuna parte, perché non ci piace essere etichettati, non ci sono mai piaciute l’etichette perché le troviamo limitative. Sicuramente abbiamo delle reminescenze delle due big bands da te citate, ed una empatica vicinanza agli altri gruppi da te menzionati, ma come ROME IN MONOCHROME preferiamo mantenere sempre la nostra identità, sia musicalmente che non.

A proposito di Novembre: sono un gruppo sottovalutato, sopravvalutato o è giusta la considerazione che il popolo metal ha di loro? I Novembre sono una band straordinaria, ed a mio parere dovrebbero avere più considerazione sia a livello nazionale che internazionale. Dico queste cose con cognizione di causa, perché conosco Carmelo Orlando da 25 anni, ed ho sempre apprezzato il suo lavoro. Reputo i Novembre una delle migliori band italiane, ed un vanto a livello mondiale per la nostra nazione.

Away From Light: voi ci siete già o siete diretti lì? Siete in buona compagnia lontani dalla luce? Noi ci siamo già, e siamo in buonissima compagnia, la nostra comfort zone è proprio lì… lontano dalla luce…

“My heart is empty but it weights a ton”: questo verso da Uterus Atlantis sintetizza il mood dei Rome in Monochrome. Come vi ponete davanti ai vostri testi? Riuscite a differenziarli, a esprimere un certo numero di sentimenti oppure vi concentrate su pochi stati d’animo ben definiti e insistete su quelli? Ci tengo a precisare che i testi di Valerio, il nostro cantante, hanno tutti più o meno lo stesso mood. È una persona piuttosto pessimista e negativa riguardo alla vita in generale: è tutto legato alla rassegnazione, alla vanità delle cose ed al fatto che, in fondo, la vita umana è qualcosa di infinitesimo nei confronti dell’universo. Quando si parla d’amore è con rabbia e dolore. A noi piacciono perché ci sembrano molto adatti alle tessiture musicali e le note ne veicolano bene, a nostro parere, il messaggio.

Leggendo il booklet mi avete fatto felice perché in fondo siamo simili nel passare da un estremo all’altro della musica, che è tutta bellissima (oddio, quasi!). Accanto ai Suffocation ci sono i Red House Painters e i Pearl Jam, e questo mi riempie di gioia. Per me -e anche per voi- questa libertà assoluta è un valore, senz’altro, ma so per certo che altri la vedono come una scarsa voglia di applicarsi, o peggio come una superficialità che non riesce a cogliere la vera essenza del genere musicale. Insomma: i Rome in Monochrome sono capaci di sorridere, al di fuori della loro musica così piena di sentimenti malinconici? Nonostante la malinconia e la tristezza rappresentino il denominatore comune dei ROME IN MONOCHROME, al di fuori della musica, siamo persone alle quali piace sorridere e ridere. Prima di essere artisti siamo uomini. E siamo uomini che apprezzano la buona musica, a prescindere dal genere musicale.

Sempre nel libretto ho trovato un ringraziamento a Matteo e ai Falaise… sapete che anche loro sono passati sotto interrogatorio? No, non sapevo che anche loro avessero fatto un’intervista per te. Matteo è una persona molta cordiale e professionale, e d’amante del postblack/black metal atmosferico quale sono, mi sono subito innamorato dei suoi Falaise.

Avete tre chitarre. Servono tutte? Gli Iron Maiden, soprattutto dal vivo, ci hanno insegnato che un chitarrista serve per coglioneggiare, ma pare che voi siate tutti molto concentrati, da quel che ho visto nel breve live a cui ho assistito. Le nostre tre chitarre servono tutte, perché ognuna di essa fa delle cose diverse dalle altre, ogni chitarra ha una sua partitura. Abbiamo scartato dall’inizio l’idea di avere un tastierista, e ci piaceva molto l’opzione delle tre chitarre a livello armonico, perciò l’abbiamo adottata da subito.

Quel live a cui accennavo prima era un contest che vi ha aperto le porte dell’Agglutination. Ehi, ma voi allora fate metal? In realtà ci stanno pure i Folkstone che ultimamente si sono ammorbiditi. Ma comunque… siete sicuri di essere intonati alla manifestazione? Che propositi avete? Il nostro unico proposito è di andare all’Agglutination e dare il 101%. Sappiamo che diverse persone verranno da ogni parte della penisola per vederci, e non vogliamo assolutamente tradire le loro aspettative. Siamo un po’ gli outsider per questa edizione del festival, essendo noi non propriamente una band metal, ergo, venite all’Agglutination perché sarà un’edizione memorabile!!!

Non è neanche la prima volta che suonate in contesti più estremi. Per esempio che ci facevate in Sicilia con Onslaught, Hour of Penance, The Foreshadowing e Gravestone? Semplice, ci hanno chiamato per suonare perché erano interessati ai ROME IN MONOCHROME, e noi siamo andati. Niente più, niente meno.

In concerto Valerio usa un microfono molto particolare. Puoi parlarci di questa scelta? Lo usate anche in studio di registrazione o è “solo” scenografia? Sia io che Valerio usiamo dei microfoni vintage della Shure. Li usiamo esclusivamente in sede live come completamento del nostro outfit, in studio usiamo un altro tipo di microfono, più adatto al contesto. Curiosità: ora usiamo gli stessi microfoni, ma tutti completamente neri. È un edizione limitata che si chiama “Pitch Black”, riesci a crederci?

Ritorniamo un attimo ai Degenerhate che ho citato all’inizio. Perché in oltre quindici anni di carriera avete pubblicato così poca musica (tre uscite in totale, secondo Metal Archives, tutte abbastanza brevi)? Se avete perso interesse nel progetto fatemi lanciare un appello: i Degenerhate avevano e hanno un senso, ripensateci e rimettetevi a scrivere canzoni! Tra l’altro in quell’esperienza ti accompagnano tra gli altri sia Angelo dei Neid (con cui ho già avuto modo di confrontarmi e che hanno sfornano dischi con ben altra frequenza) che Marco, chitarrista nei Rome in Monochrome. Ti do una notizia in anteprima: sto scrivendo il nuovo album dei DEGENERHATE che uscirà nel 2019. Nell’ultimo anno ho un po’ tralasciato i DEGENERHATE a causa degli impegni con i ROME IN MONOCHROME e gli EXHUME TO CONSUME, ma sicuramente l’interesse non è stato assolutamente perso, anzi. Parecchie persone come te mi chiedono quando torneremo con qualcosa di nuovo, beh, ora lo sapete, ed aspettatevi un tornado di grindcore oldschool! In realtà, le pubblicazioni sono state quattro: il demo, il minicd The End Has Just Begun, il full length Chronicles of The Apocalypse e lo split 7” con gli Agathocles.

Forse l’entusiasmo dei Degenerhate è stato trasferito negli Exhume To Consume? Questa è la tua band di formazione più recente, in cui ti accompagni non solo a Marco, ma anche a Alessio, quindi fanno tre membri dei Rome in Monochrome più due dei Sudden Death (Luis e Andrea, cantante e batterista). Quanto aspetteremo per ascoltare un seguito di Let The Slaughter Begin, uscito lo scorso anno? Anche la nuova release degli EXHUME TO CONSUME uscirà nel 2019, e sarà il nostro primo full length. Ed in anteprima per i tuoi lettori, ti anticipo che si intitolerà Fit For Human Consumption, stay tuned ghouls!

Già ho chiesto a Angelo di portare in tour qualcosa di mooolto stuzzicante come Neid e Gorilla Pulp, ora ripropongo la domanda: perché non fare concerti ad ampio raggio in cui si esibiscono Rome in Monochrome, Exhume To Consume e Degenerhate? Ritorniamo un po’ al discorso di prima. Perché un concerto così variegato potrebbe essere visto di cattivo occhio? Di fatto è così, pacchetti sbarazzini come piacerebbe a me non se ne vedono tanti in Italia. Diciamo che l’audience media italiana (in ambito metal), è abbastanza conservatrice in merito ai generi musicali. Io personalmente sono per la contaminazione, e farei delle serate che spaziano dall’indie rock al grindcore. Comunque sarebbe una gran figata fare delle date tutti insieme Rome in Monochrome, Exhume To Consume e Degenerhate, e perché no, anche Neid e Gorilla Pulp.

Prendo spunto dal vostro nome e la faccio finita. Esiste davvero una Roma in bianco e nero nel 2018? Devo confessare che mi avevate spiazzato sin dal primo momento che ho letto il vostro nome… anche se da gobbo un po’ mi fa piacere! Esiste nella nostra testa, Valerio dice sempre che la Roma in bianco e nero che gli ho “proposto” quando abbiamo iniziato, gli ricorda The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, ovvero il lato nascosto delle cose, e devo dire che sono d’accordo. È un’immagine che può essere intesa anche come una metafora, non va vista necessariamente in senso letterale… quanto alla fede calcistica, meglio non aprire l’argomento! Join the cult of the absence of color…

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4 pensieri su “Intervista a Gianluca Lucarini (Rome in Monochrome, Exhume To Consume, Degenerhate)

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