Pest Productions: le grandi scoperte e i piccoli feticci

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Avete già capito che l’etichetta di cui ci occupiamo ha un fiuto invidiabile, e se non lo avete fatto non vi è bastato quanto vi ho raccontato l’altra volta. Ve lo ribadisco con qualche altro esempio. Vorrei sottolieare in apertura come questo e gli altri post sulla label cinese sono animati da uno scopo tutt’altro che dottrinale o sapienziale. In parole povere: io non so un cazzo e molti gruppi li ho scoperti da pochi mesi. Ci sarebbe quindi da parlare in modo molto più approfondito dei primi anni di Pest, quando il fenomeno post black era ancora lontano dal divenire qualcosa di giganteaco, ma Deng già aveva visto lungo. Un lettore mi ha fatto notare questo e diverse assenze, ma purtroppo il mio cervello funziona a momenti alterni, quindi cito qui due gruppi essenziali come Heretoir e Thy Light.

In questo periodo il nuovo struggente album di Unreqvited, intitolato Stars Wept To The Sea (Avantgarde Music), sta facendo l’ira di dio nelle piattaforme streaming, con 200mila ascolti del singolo su Spotify e oltre cinquantamila visualizzazioni su Youtube. Qualche anno fa, in tempi non sospetti, Deng ci ha creduto prima di tutti e ha pubblicato il debutto Disquiet, un po’ più classicamente legato al black metal. Se avete le lacrime facili non vi avvicinate, è qualcosa di meraviglioso che vi mozza il respiro. Una piccola nota di colore: siamo quasi nell’estate 2018 e la band non è ancora su Metal Archives. Il motivo? Secondo lo staff rientra nella categoria “Ambient/post-rock with post-black metal influences in the background” quindi non in linea col metal vero e proprio.

Credo che alla luce del successo che sta avendo, Unreqvited se ne freghi di questa disputa, così come un’altra band che non credo vedremo mai nella più grande enciclopedia metallica del web: The Phantom Carriage. Effettivamente questi francesi, col loro ultimo disco Falls sono nella sostanza più vicini a Converge, Integrity e Dillinger Escape Plan, piuttosto che ad altri protagonisti citati in questo post e in generale nel blog, ma degli spaccati di black metal sono comunque molto importanti e graditi nell’economia del disco. Peccato non si facciano sentire con roba nuova dal 2013… fatevi un’idea, ma secondo me sono tre dollari spesi nel migliore dei modi.

Il gruppo più celebre di Pest però è cinese e si chiama 葬尸湖. Vedete, per noi occidentali è scritto Zuriaake, ma la pronuncia che fa Google Translate è “zan-sci-hu”, significa qualcosa tipo “lago di cadaveri”. Fanno musica dal 2005, iniziando con uno split in cui le loro canzoni sono esclusivamente dedicate all’autunno e dall’altro lato c’è 英吉沙 (pronuncia: Yengisar, una regione cinese), one man band gestita da un membro degli stessi Zuriaake. Da allora hanno fatto uscire solo due dischi, ma entrambi degni di essere considerati diamanti assoluti del black metal degli ultimi anni. Non fatevi forviare da chi li etichetta come depressive, non è certo solo quello. Dovete provarli, sono unici. Magari fatevi anche un salto dall’altro side project (oltre a Yengisar) di Bloodfire, chiamato Midwinter, abbastanza datato e molto più tradizionale.

In realtà negli ultimi mesi seguivo Pest Productions per pochi selezionati motivi, come No Point In Living. Tranquilli, non voglio farla finita. Come vedete il point del mio living è la musica. Si tratta di un progetto solitario di un giapponese che dall’estate scorsa ha pubblicato una decina di album lunghi.Non mento. Controllate su Bandcamp. E gli sta andando anche bene, considerata una certa base di fan abbastanza consolidata e un relativo successo appunto sul suo negozio digitale. Il depressive black metal creato da NPIL non sarà rivoluzionario o spettacolare come i Zuriaake, ma contiene tanta sostanza, è l’essenza del genere. E se voglio sentire un po’ di dsbm orientato solo ed esclusivamente alla tristezza qui ce n’è in abbondanza. Secondo me si applica il principio del “ndo cojo, cojo”, nel senso che più o meno sono tutti album molto belli, ma voglio consigliarvi i due usciti per Pest, ossia Past Memories e The Autumn.

L’altra scintilla che ha tenuto acceso il mio interesse per Pest è stata la storia del progetto Oskoreien. Lo conobbi un paio d’anni fa grazie allo split con i geniali Botanist. Esattamente come Chiral, per la versione cd dei suoi due album lunghi l’intervento dell’etichetta cinese è stato determinante. Anche qui gestisce tutto una sola persona, Jay Valena, fotografo e farmacista, oltre ad averci regalato degli esempi brillanti di black metal intelligente, le cui influenze egli stesso esplicita in David Bowie, Radiohead, Clint Mansell, Emperor. Scaricate subito la sua discografia (split e due full length molto diversi tra loro), costa cinque cazzo di dollari. Non ve ne pentirete. [F]

…continua…

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