Intervista agli Assumption (doom death metal, Italia)

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Mi piace vincere facile, lo ammetto. Sapevo già che da Giorgio Trombino, vulcano di idee musicali e non solo, non avrei mai avuto un’intervista con informazioni banali, mi avrebbe pienamente soddisfatto, come già successo in un’altra occasione in cui mi raccontò la storia dei suoi Haemophagus. Poiché in questo periodo esce il terzo lavoro degli Assumption per Everlasting Spew Records (cd) e Sentient Ruin Laboratories (cassetta, ovviamente), ho pensato bene di intercettarlo tra i suoi mille impegni. [F]

Partiamo dalle basi. Assunzione è definita così dalla Treccani: “Nel linguaggio religioso, elevazione al cielo di una persona col proprio corpo, vivente o morto, in maniera temporanea o definitiva, operata da una forza divina estranea alla persona stessa”. Forse non siamo ancora arrivati agli Assumption: c’è qualcosa da specificare e aggiungere? Ci intrigava la possibilità di avere un nome unico, breve ma anche polisemico ed evocativo. Non dimentichiamo che “assumption” significa anche supposizione, presupposto, due sfumature di utilizzo e significato che si sposano particolarmente bene con l’imperscrutabilità sulla quale si impernia il nuovo album Absconditus.

In questi versi esaltanti di Veneration of Fire c’è un po’ di tutto: “Birth of immense energy / Eyes burnt by the heat / Chaos spawned from fire / The Assumption has begun“. Io la sento come un vostro manifesto e fino ad Absconditus era la canzone che passavo ai miei amici per farvi conoscere: ho scelto bene? Direi che hai scelto benissimo. Quella strofa riassume precisamente gli intenti programmatici del gruppo. Ci siamo formati con lo scopo di creare della musica che potesse esprimere l’aspetto cultuale del suono nella sua unità con le parole e, per farla breve, per suonare doom death metal. In quel testo si parla di occhi che, metaforicamente parlando, vengono bruciati dal calore. Ciò suggerisce un’idea centrale di tanti nostri testi, ovvero l’impossibilità di conoscere alcuna verità profonda con l’aiuto dei soli sensi terreni.

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Sin dalla vostra prima uscita siete stati estremamente pronti, era tutto troppo bello per essere vero, eppure Mosaic Of The Distant Dominion ha oramai sei anni ed è ancora competitivo, pur essendo più semplice nei momenti di calma psichedelica. Sei d’accordo o al riguardo fai autocritica? Facciamo sempre autocritica su tutto, sulle produzioni, sul songwriting, sulle copertine. Difficile essere veramente soddisfatti di qualcosa! In ogni caso, il progetto è nato quando avevamo già le idee molto chiare e avevamo sperimentato abbastanza con i tempi lenti in alcuni pezzi degli Haemophagus scritti fra il 2007 e il 2011. Mosaic… è una dichiarazione d’intenti, e ci servì per provare l’ebbrezza di comporre e registrare qualcosa con un taglio quasi del tutto diverso da quello che avevamo fatto fino ad allora.

Domandina curiosa. L’intermezzo è intitolato Choir 4, ma è la terza canzone della scaletta. Che senso ha nell’economia dell’album? Fu una specie di sottile provocazione. Il numero quattro si riferisce al numero delle voci che sovraincisi per quel pezzo. Il brevissimo testo anticipa il concept del successivo brano, ovvero la title track. L’influenza fu certamente una splendida compilation realizzata dalla Light in the Attic records, I Am the Center, che raccoglie alcuni introvabili esperimenti musicali new age registrati in America nell’arco di 40 anni, fra anni 50 e anni 90. Se non la conosci ti consiglio di ascoltarla, dentro c’è davvero di tutto e si fanno grandi e sorprendenti scoperte.

In che contesto di ispirazione usciva fuori Mosaic…? Erano freschi i primi vagiti dei Morbo e degli Elevators To the Grateful Sky, e soprattutto l’album degli Undead Creep, uscito per Dark Descent Records! Esattamente. Sempre tanta, forse troppa carne al fuoco! Mi è sempre piaciuto concentrarmi su generi musicali diversi o, perlomeno, su stili di rock anche molto lontani fra loro.

Torniamo agli Assumption perché altrimenti mi escono fuori trenta domande per ogni tuo progetto. Sulla copertina di Mosaic… è apparsa per la prima volta quella “a” caratteristica che compone il vostro logo. Mi spieghi il significato? È un richiamo abbastanza esplicito al logo dei diSEMBOWELMENT, nostra massima fonte d’ispirazione da sempre e per sempre, almeno per questo progetto. Il simbolo che aleggia sulla A non è altro che il punto coronato: nella notazione musicale indica il prolungamento di una nota o di una pausa a discrezione dell’esecutore. Un segno, dunque, di libertà e vibrazione.

I versi di DeityAssumed into the interstellar medium / Three times dissolved, body, minimum / Aseptical in this astral coffin / To expand deep within” si ricollegano a The Three Appearances, uscito due anni dopo? Lì avete surclassato ogni pur rosea previsione derivante dalla demo, con dei suoni pazzeschi e delle canzoni altrettanto riuscite. Avrete stupito tutti con la partenza di Moribund State Shift! Quando completai il mastering casalingo di quel disco pensai che fosse il risultato più merdoso mai raggiunto. Era tutto schiacciato, poco dinamico, e suonava molto strano. Lavorai a quella registrazione mentre abitavo in una casa con delle pareti sottilissime e dei vicini iracondi che si lamentavano continuamente del bordello che facevo dando pugni alle pareti o tendendomi agguati per le scale nel cuore della notte, quindi fui costretto a riascoltare quasi tutto in cuffia o dai monitor a volume molto basso. Detto ciò, nessun mio disco ha mai ricevuto tanti complimenti per la produzione pura e semplice, una cosa folle. Forse dovrei tornare a Palermo a ringraziare i suddetti vicini per avermi incessantemente scassato la minchia!

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Perché The Three Appearances non è disponibile in download digitale su Bandcamp? In generale ti piace la musica fruita su queste piattaforme moderne? Ricordo che mi mandasti una foto tra due bei vinili di Repulsion e Autopsy, quando ti intervistai per gli Haemophagus, quindi forse la risposta già la posso intuire… Non saprei risponderti! Abbiamo lasciato la cosa totalmente al caso. Adesso che ce ne siamo resi conto provvederemo quanto prima a renderlo disponibile anche su Bandcamp. Siamo dei fusi.

I quattro anni da The Three Appearances mi hanno fatto preoccupare. Gli Assumption non sono mai stati in procinto di essere messi in ghiacciaia? Del resto avete avuto molto da fare con Haemophagus, Gravesite e Cavernicular negli ultimi anni. Non è una decisione consapevole. Siamo semplicemente “costretti” ad una rotazione fra progetti in modo da mantenere una certa operatività per ciascuno di essi. Comporre, registrare, mixare e masterizzare un disco degli Assumption è un’operazione molto lunga e coinvolgente, il materiale è sempre molto “denso” e pesante, quindi dopo aver completato un percorso del genere a volte senti il bisogno di dedicarti per un po’ di tempo a qualcosa di completamente diverso.

I brani che poi sono finiti in Absconditus quando hanno “iniziato a nascere”? Uso questo sgrammaticato giro di parole perché credo che la gestazione non sia stata immediata, visto il risultato. È corretto dire che siete partiti da quanto fatto in The Three Appearances – Snang Gsum e The Non-Existing? Solitamente scrivo del materiale nuovo durante le fasi di uscita e promozione del disco precedente. Strano a dirsi, ma è così. I pezzi finiti su Absconditus sono stati scritti attorno al 2014/2015. A mio modo di vedere, siamo partiti dai pezzi che hai citato per spostarci in una direzione molto diversa. Le parti pulite e psichedeliche sono ancora più acide del solito, mentre le parti pesanti e pienamente doom death sono più estreme che mai. Talvolta le due atmosfere si combinano e le carte in tavola si mescolano.

C’è un senso religioso nella vostra musica? Gli Assumption elevano al cielo o abbattono fino agli inferi? Ti chiedo questo perché i testi di Absconditus mi sembrano ancor più simbolici, mistici e trascendenti, quasi sacrali. C’è forse un senso di trascendenza unito ad una ricerca di pura astrazione. Ho praticato meditazione per anni quando stavo a Palermo, frequentando il bellissimo centro Muni Gyana, che offre la possibilità di approfondire antichi insegnamenti del Buddhismo Mahayana. La lettura di alcuni Sutra, della Buddhacaritaṃ e di alcuni testi di dottrina, insieme ai profondi cambiamenti interiori sperimentati qualche anno fa, hanno senz’altro contribuito all’interesse verso le atmosfere di cui parli. In ogni caso, sono più attratto dall’aspetto visionario che da quello filologico del sacro e della sua storia. The Three Appearances – Snang Gsum prende spunto da una raccolta di commentari intitolata Deity, Mantra, Wisdom in cui si affrontano i temi della visualizzazione, della recitazione dei mantra, dell’assorbimento meditativo e, ovviamente, della morte.

Da Morbund State Shift a Liberation c’è un oceano: devo ammettere che un inizio così è spiazzante, per chi vi conosce. Ora insistete molto più sul doom che sul death metal? Dopotutto ora fate canzoni decisamente lunghe! La progressione è stata abbastanza naturale. Credo che nell’ultimo album ci siano una serie di soluzioni compositive che abbiamo già sperimentato in passato, con la differenza che stavolta la scrittura è, forse, più organica e focalizzata.

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A proposito della lunghezza dei brani. Oltre alla banale considerazione che tra Haemophagus e Assumption state esplorando ogni tipo di durata e velocità, perché secondo te un disco doom è percepito come più palloso di uno grind? Sono entrambe delle estreme conseguenze, ok, ma poi? La butto lì: la gente non ha tempo per una canzone di dieci minuti perché sotto sotto anche di una canzone che dura meno della metà ne ascolta al massimo un minuto. La tua è una considerazione interessante. Penso che esistano un sacco di pezzi brevi pallosi, così come puoi trovare suite da 20 minuti capaci di rapirti e tenerti incollato alla sedia. La musica è per chi ha il tempo di ascoltarla e trovarci dentro qualcosa, qualunque cosa, anche se esiste ovviamente una fruizione più superficiale, e quest’ultimo è un concetto teorizzato da Erik Satie già ai primi del ‘900 con la sua musique d’ameublement. Sfido chiunque a non trovare coinvolgenti taluni lunghissimi brani di Giacinto Scelsi, dei Sunn O))), dei Can, degli Einstürzende Neubauten o dei Tangerine Dream.

Concentriamoci su quelli che nella pagina Facebook chiamate “soundscapes”. La loro dignità è altissima, se pensiamo che li indicate accanto a chitarra, basso e voce. Ed è palese l’evoluzione compiuta in questo campo dal lontano Mosaic…, per cui ti chiedo di farmi una panoramica dei vostri paesaggi sonori usciti meglio o che ritenete specchio dell’attuale stato degli Assumption. Ti dico la mia: i primi tre minuti di Beholder of the Asteroid Oceans sono fantastici! Grazie ancora per i complimenti. La sezione introduttiva di Beholder…, ha sicuramente un sapore spaziale e meditativo. I momenti più riusciti della nostra produzione, a mio avviso, sono la parte centrale di soli synth e batteria di Veneration of Fire e il quartetto di flauti all’inizio di Resurgence.

Capitolo a parte (o forse no) è proprio la parte iniziale di Resurgence, quella col flauto, che mi viene immediatamente da associare a quello che succede in Meteor Mind degli Haemophagus dopo 1.30: è il progressive che prende il sopravvento per qualche momento? Lì come attorno al minuto nove di Beholder Of The Asteroid Oceans insomma. Come forse avrai capito, sono molto interessato alla musica d’avanguardia del ‘900. Il quartetto di flauti è un omaggio, per quanto ignorante e privo di un briciolo della stessa sostanza, a compositori come Ligeti, Nono, Debussy e Varèse. Il caso degli Haemophagus è maggiormente legato alla nostra passione per il progressive o il RIO di King Crimson, Utotem, Univers Zero e tanti altri.

La vostra lista dei ringraziamenti di Absconditus è lunga cinque nomi. Erano tutti quelli di cui avete avuto bisogno per far funzionare il disco o vi va di fare qui una extended version con altri soggetti che vi hanno dato una mano, influenzato, spinto a creare quella musica? Abbiamo scelto una via minimale per affrontare vari aspetti della nostra produzione. Esistono solo foto dal vivo degli Assumption più un’unica foto di me e David, scattata non più di un mese fa. Nei dischi puoi trovare solo le nostre iniziali. I ringraziamenti riguardano chi ha contribuito concretamente alla realizzazione degli album, laddove in altri progetti e in altre uscite ci sbizzarriamo con liste infinite che includono amici, famiglie, conoscenti, etichette, produttori, influenze musicali e via delirando.

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Everlasting Spew ha fatto uscire a breve distanza due dischi grossi e imponenti come il vostro e quello dei Convocation a breve distanza l’uno dall’altro. È un derby molto interessante, no? Avete ascoltato Scars Across? In generale, anche con i vostri altri progetti, sentite la pressione di avere compagni di etichetta che spaccano culi a destra e a manca? Abbiamo ascoltato il disco, ci è piaciuto molto e lo sentiamo particolarmente affine al nostro stile. Siamo contenti di questa contemporaneità di uscite. Giorgio Spevo della Everlasting Spew Records ha svolto e sta svolgendo un lavoro eccellente e siamo entusiasti del suo operato sotto ogni fronte. Non sentiamo particolari pressioni, ogni disco uscito sotto l’ala di Giorgio ha il proprio stile, dunque c’è una grande libertà espressiva. Fra l’altro Lauri Laaksonen dei Convocation ha disegnato la copertina di Absconditus, e questo ci lega definitivamente a doppio filo.

Il 9 giugno suonerete al Death Over Venice assieme a grupponi come Dead Congregation, Voids of Vomit, Hellish God e altri. Come vedete la dimensione live? Con gli altri vostri gruppi vi divertite, si vede, ma con gli Assumption? Ricollegandomi un po’ alla domanda sulla musica veloce e lenta, il palco è il luogo in cui molti gruppi doom cadono rovinosamente. Tutti i nostri progetti seguono un fitto calendario di concerti, David con Gravesite e Stasis, insieme con Haemophagus, e io con Cavernicular e altri gruppi. Con gli Assumption invece vogliamo riservarci la possibilità di suonare in occasioni ben precise, anche perché l’atmosfera e l’approccio sono completamente diversi rispetto a quanto avviene per gli altri gruppi. Per quanto riguarda la dimensione live del doom in generale, anche lì a fare la differenza sono l’intensità dell’esibizione e la qualità delle canzoni. Prendi i Messa: i loro spettacoli dal vivo sono emozionanti, riescono a creare una sintonia ammaliante e profonda fra gruppo e pubblico, ed entrare in connessione con il loro suono live è un’esperienza da provare. Ad ogni modo, stiamo cercando di programmare un tour per questo novembre, ma siamo ancora in fase di pianificazione e booking.

Chi cazzo ve la fa fare? Tanto alla fine sarete preda, come tutti i gruppi, di ascoltatori che piazzeranno al massimo un like su un canale Youtube che ha caricato il disco in bassa qualità e senza indicare neanche gli estremi per individuarvi o comprare il cd. Visto che è una provocazione plateale, smentitemi e chiudiamo qui l’intervista. Già, chi ce lo fa fare? Il concetto di base è che l’ascoltatore con la soglia di attenzione bassa non ci interessa granché. Abbiamo la testa fottuta per doom, death metal e psichedelia, quindi continueremo a fare quello che ci piace finché abbiamo la forza di farlo. Grazie di cuore per le domande stimolanti, per l’attenzione ai dettagli e per la possibilità. Alla prossima!

9 pensieri su “Intervista agli Assumption (doom death metal, Italia)

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