Pest Productions: come è nata e cosa ne sapevo (poco)

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A grande richiesta torno ad occuparmi di un’etichetta, ad affondare le mie luride manacce nel ventre corposo di una piccola grande impresa che -a prescindere dalla musica prodotta- mi sembra giusto lodare per lo spirito con cui riesce a lavorare. Fatemi sparare un’ovvietà, così, in apertura: ci si fa un mazzo gigantesco per gestire una label seriamente. No, non parlo di quelle che fanno uscire un disco all’anno, quello è altro, sebbene sia uno sfizio che prima o poi mi toglierò pure io. Intendo qualcuno che ha reso la sua vita una catena di montaggio, tipo Aleksey di Satanath Records. Ma non è lui il protagonista stavolta. Dopo la piccolissima Cirsium Kollektivet è tempo di andare a parare altrove, molto lontano sia dalla Svezia che dall’Italia, in un posto che secondo me nasconde tantissime sorprese metalliche. Bisogna solo saperle scovare. Toh, ecco Pest Productions, orgoglio cinese dal cuore nero, ma vi avverto: non c’è nulla di enciclopedico o esaustivo come certi articoloni infiniti e cattedratici letti su Metallized. Anche quelli sono simpatici, ma hanno un’aria di seriosa superiorità latente che non mi è mai piaciuta. Vi scrivo consapevole di essere tanto ignorante quanto appassionato ed entusiasta di gruppi che sto scoprendo per la maggior parte in questo periodo.

Il boss di Pest Productions è tale Deng Zhang, classe 1983, che ha iniziato come molti altri: per amicizia. Il gruppo a cui dare una mano erano i neonati Be Persecuted, con la loro demo omonima. Pest fu il trampolino di lancio creato assieme al loro batterista, e l’unione sarebbe stata foriera di un progetto niente male, frizzantino e emozionale, chiamato Dopamine, sciolto dopo un solo split e un EP nel lontano 2010. Ma poi, insomma, amiconi e tutto quanto, e alla fine il primo full dei Be Persecuted (ossia la demo + altri due pezzi, con remaster nuovo) è uscito per No Colours Records, così come il suo successore End Leaving del 2009. Vabbè, questo non ci interessa, torniamo a Pest, tanto loro si sono persi nel nulla (e in ogni caso non sono stati nulla di rilevante, forse solo il secondo lavoro).

Questo era solo il punto di partenza, ma in ogni caso non sono così pazzo da imbarcarmi in un riassunto di circa duecento dischi disseminati lungo oltre dieci anni di carriera, tra l’altro conosco solo un piccolo numero della mole di roba che Deng ci ha regalato. È inutile che vi parli del famosissimo primo album dei Ghost Bath: era il 2014 e ancora si pensava fossero davvero cinesi. Beata ingenuità! Funeral ancora oggi divide ferocemente gli ascoltatori e li polarizza come solo i grandi dischi sanno fare. Di Chiral e di come i suoi dischi fossero stati accalappiati da quest’etichetta sapete tutto, così come ho già accennato agli Antlers (con membri di II e Evil Invaders) e a come attendessi un seguito di A Gaze Into The Abyss, effettivamente arrivato, urrà, ma non sotto l’egida di Pest Productions. Già vi ho raccontato di come oggi siano importantissimi per il mio senso di black metal i francesi Paramnesia, accasatisi felicemente presso Les Acteurs De l’Ombre Productions, ma sappiate che è stato sempre Deng a credere in loro per primo, nel 2013, pubblicando la loro demo Ce Que Dit La Bouche D’Ombre in cd. [F]

…continua…

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