L’apocalisse alla fine del primo tempo: Grandiose Malice, Thy Feeble Saviour, Morbosidad

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Volevo qualcosa ad effetto per la chiusura di questo primo periodo del blog. Un pugno pazzesco di Paul di Tekken 3 con k.o. al primo colpo, un bolide del Polpo dalla distanza o semplicemente una collezione di dischi da farvi venire le lacrime. Alla fine gli australiani sono andati per i fatti loro (che malati!), i Rites Of Thy Degringolade hanno deciso di diventare intellettuali e mi sono rimasti tre gruppi. Ognuno è a suo modo simbolo del metal che qui su Blog Thrower ho passato durante questi mesi.

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I Grandiose Malice ci insegnano che non sempre la morte vince su tutto. Tregenda, chitarrista dei grandi Black Witchery, è perito in un incidente stradale nel 2016, ma alcuni suoi amici hanno completato delle demo che lui aveva diffuso nella sua cerchia di conoscenze metalliche. Ecco quindi The Eternal Infernal (Hells Headbangers), un disco che avrebbe dovuto rimanere nel cassetto delle cose abortite, ma che invece possiamo sentire tutti. Un po’ come questo blog. È una ammucchiata di demo senz’anima, riff scorbutici e per nulla rifiniti con una base ritmica imbarazzante per assenza di dinamica e senso delle tempistiche. È una mezz’ora tremenda anche per i fan di Venom, Hellhammer e Bathory, a cui si rivolge questa uscita.


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I Thy Feeble Saviour ci insegnano che non è mai troppo tardi e che pur chiamandoti Francisco Pulido puoi suonare delle canzoni zozze come la morte. Una demo e uno split tra il 2004 e il 2006 come one man band, poi lo scioglimento. Solo da un paio d’anni Pulido ha chiamato a sé il batterista dei Blaspherian e dei Morbosidad, arrivando oggi a un disco vero e proprio. And Darkness Fell (Hells Headbangers) è un lunapark in cui si vincono dei peluche del bafometto sorridente se riesci a infilzare il torace di quel tizio crocifisso 666 volte di fila. In termini musicali è pura venerazione dei primi Profanatica, ma con una produzione moderna e potente. Le canzoni sono molto semplici e finiscono in modo improvviso, non arrivando mai ai tre minuti, quasi fossero delle staffilate grind. È un grande inizio, coronato anche dalla prestazione mostruosa di Matt dietro piatti e tamburi.


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I Morbosidad ci insegnano che prima o poi arriva il momento di dire basta, ma non prima di un quinto full length per chiudere degnamente la loro carriera. La copertina sarà anche simile a quella di Muerte de Cristo en Golgota, ma sappiamo bene che non si può muovere questo tipo di critiche alla musica e alla filosofia di via della storica band di Tomas Stench. Perché tanto, a parte lui, che i Morbosidad li ha fondati venticinque anni fa, nel nuovo conclusivo Corona de Epidemia ci sono solo musicisti nuovi rispetto all’LP precedente. L’epitaffio è commovente, è la solita piaga di riff scassa-cranio dall’inizio alla fine. Come suoni siamo a un livello di pulizia abbastanza accentuato, sicuramente più del recente e bellissimo EP Tortura. Non ho molte cose intelligenti da aggiungere, in verità. È grazie a gruppi come loro e come gli Archgoat che il metal ha potuto dire di essere ancora vivo, che io stesso ho potuto dire di essere ancora vivo.

[F]

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