Le dimensioni non contano # 3 – speciale dischetti death metal: Malformity, Ossuarium, Nekrohowl, Mortiferum

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È passato un annetto da quando per la prima volta ho detto no a Valsoia, sì al colesterolo e ai dischetti. Non dico che la mia vita sia cambiata radicalmente, ma ora mi piace vedere tutto da un’altra prospettiva. L’esperienza mi ha detto che ci sono gruppi stratosferici su dischetto e impacciatissime nel riempire anche solo mezz’ora di musica, ad esempio. Il caso più eclatante, almeno negli ultimi tempi, è stato quello dei Bölzer. Un giorno da leoni, un altro invece… lasciamo perdere. Ognuno deve fare quello che è in grado di fare. Io mica vi faccio la classifica sui 10 EP più belli di sempre 1) perché non sono stato che in una briciola di quel “sempre”, anche se conto di fare qualcosa per rimanerci il più a lungo possibile e 2) odio le classifiche. Il caso ha voluto che in questo periodo fosse pieno di roba death metal e allora eccovi i cosini più infetti di questi mesi.

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Io e i Malformity siamo nati più o meno negli stessi anni, solo che loro hanno cessato di esistere dopo una demo nel 1995, mentre io -con tutta evidenza- non mi sono fermato lì. La reunion del 2014 ha generato una nuova sezione ritmica, di cui vorrei solo far notare il bassista dei fallici Regurgitate e General Surgery. Da lì è uscito fuori un ep chiamato Lectures onThe Apocalypse subito dopo e oggi un 7″ per Boris Records. Devo ammettere una cosa. Come loro non sono a conoscenza della mia esistenza, così io non conosco nulla di quanto hanno fatti prima di The Rapturous Unraveling. Ed è un peccato perché i due brani che lo compongono sono un gran bell’ascolto, un death metal supremo e magistrale che prende perlopiù da Monstrosity e Cannibal Corpse, con qualche riffetto un po’ più croccante alla Dismember/Grave (l’inizio di Unraveling). Lasciate perdere la copertina, non rende giustizia a un gruppo rinato sotto i migliori auspici. Le aspettative crescono, un po’ come per Engulf.


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Mi rallegro come un feto macellato nella copertina di Butchered At Birth quando seguo un gruppo giovanissimo, nella culla, con demo pubblicata su Bandcamp, e poi mi arriva la notizia che se l’è accaparrato qualche etichetta che stimo. È quello che è successo con gli Ossuarium, ultima figurina nell’infame, trucido e appetitoso albo di Blood Harvest. Che titolone è Calcified Trophies of Violence? Può contenere solo canzoni di verace, autentica, carnale MORTE. Quella inflitta tramite martellate e coltellate con punta rossa di ruggine, col clangore tipico dei vecchi Autopsy e qualcosina della profondità degli Incantation. È death metal che riempie la bocca e ogni altro orifizio disponibile, siatene felici. Scegliere uno dei tre densi e grossi brani ammuffiti io non saprei, basta un quarto d’ora per avere allucinazioni cadaveriche per tutto l’anno. Siamo a gennaio e già ho una playlist che mi porterò dietro fino a Natale, sappiatelo.


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Per i Nekrohowl le cose si sono messe meglio solo negli ultimi tempi. Discreto il breve lavoro a nome Homicide di Sadist e Obliterator, ma scarsissima la demo del 2016. Arrivo quindi a Epitome of Morbid con la bocca pronta a ridere o a sbadigliare, e inizio a farlo a causa dei dannosi tre minuti introduttivi di Summoning Darkness, poi mi ritrovo spellato vivo da un gruppo molto più in palla e agguerrito che mai. Quindi non mi sono stupito dal fatto che vengano dal Bangladesh, ma dall’enorme miglioramento che hanno fatto in pochi mesi. Non avrei mai pensato che fossero in grado di scrivere, suonare e annichilire con brani complessi e mostruosi sulla scia di Immolation e Morbid Angel, con qualche semplificazione alla Autopsy. L’atmosfera è pesantissima e grumosa, solo il basso molto in stile Cannibal Corpse lascia qualche parvenza umana. La mia preferita è Blasphemy Still Unnamed, anche se in generale si sente l’aria dell’occasione sfruttata in pieno anche nei pezzi più diretti come Mortal Incubation. Arriva a Occidente grazie a Slaughterhouse Records, grazie al cielo.


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Due ex Bone Sickness e il bassista degli ormai sciolti Anhedonist garantiscono per Mortiferum, progettino niente male nato un paio d’anni fa. Altar of Decay è uscito nell’estate scorsa in formato digitale, poi in autunno in cassetta per Extremely Rotten Productions e Graceless Recordings. Adesso Profound Lore si occupa del vinile e Blood Harvest del cd. Il quadretto è completo, non si può far finta di nulla, bisogna solo comprare questo ciccione rimpinzato di ossa umane. Ventitré minuti scarsi non sono pochissimi, c’è una bella fetta di morte, una grande dimostrazione delle capacità del gruppo di Olympia, Washington. Per avere un’idea di come suonano potete seppellire la testa sotto terra e aspettare che vermetti di varie dimensioni vi infestino il cranio. Ci sono cose simili agli Ossuarium, ma molte altre di quel profondo death/doom che ha reso famosi gli Spectral Voice. Qua e là si sente la vecchia Finlandia dei primi anni Novanta, delle miriadi di demo una più scheletrica dell’altra. Qualunque sarà la strada scelta da questa formazione, resterà sempre legata al fortunato Altar of Decay. La semplicità del puzzo di morto colpisce sempre.

[F]

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