Lihhamon – Doctrine (Nuclear War Now! Productions, 2017)

Che nome brutto, terribile, orrendo. Mi piace. Lihhamon, è che da noi la doppia acca non è contemplata. Non saprei come pronunciarvi. È della partita anche Vent, ex bassista degli Evil Warriors, anche loro alle prese con un disco nuovo dopo sette anni di buio. Di loro mi sono già occupato altrove, così come dello split Lihhamon/I I, altrimenti mi confondo: troppe posizioni si accavallano.

Doctrine è immane, la durata fulminante (inferiore alla mezz’ora) dei sei pezzi effettivi deve spaventare, come in effetti fa. È un disco bruciante, fulminante, urticante, iracondo. Alla base c’è sicuramente qualcosa della sacra mano di James Reid (Revenge e Conqueror), ma i suoni sono più cupi e rimbombanti, in alcuni punti c’è più death metal, più Archgoat, Diocletian e nella marziale e magistrale Hostes anche gli Heresiarch e i Vesicant. A ogni colpo di rullante ci si sente morire, in sostanza. Che immagini brutte, terribili, orrende, esattamente come la bellissima copertina. Mi piacciono i Lihhamon, esageratamente pesanti, hanno le idee molto chiare e vanno dritti al sodo. Giusto per la cronaca voglio dirvi che Doctrine è uscito nel 2016 in cd per Auto da Fé Prods., mentre il vinile è roba di pochi mesi fa. Indovinate chi lo pubblica? Ma ovviamente Nuclear War Now! Productions. Come spesso accade per altri gruppi che suonano questo genere di musica, qui in Italia è ancora troppo presto per loro. Abbiamo un jet lag molto accentuato.

[F]

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