Isra-hell: Aphotik, Ziggurat, Har, Mortuus Umbra

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Chi l’avrebbe mai detto? Sono arrivato addirittura a Israele. Non entro nel merito delle discussioni politiche, qui si fa risuonare il metallo, quello meno conosciuto e ispirato, quello che oramai Melechesh e Orphaned Land non fanno più. O non hanno mai fatto, a me hanno sempre portato noia. Anche nella “terra promessa” c’è roba che scotta. Ho fatto una cernita della roba uscita negli ultimi mesi, escludendo quella palesemente inadeguata o pessima, ed è rimasto ciò che state per leggere. Shalom!

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Parto dal basso. Gli Aphotik (che stando a qualche video dovrebbero essere in due) mi risultano simpatici, la prima demo risale allo scorso autunno e quindi siamo quasi coetanei. Col blog, intendo. Theocracy parte con qualche svolazzo marziale e sinfonico, poi tutto diventa subito più interessante, mostra i muscoli per tutti i suoi diciassette minuti con un sound non originalissimo né molto naturale (drum machine?), ma con le giuste imboccate da Immolation e Behemoth. I ragazzi di Tel Aviv possono migliorare molto, ma sono già sulla buona strada. Che è notoriamente lastricata dal buon death metal, tutti lo sanno.


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Considerando come il progetto unipersonale Nihilistic Legion sia migliorato costantemente negli anni, demo dopo demo, ci si appropinqua alla nuova band di Tohu, qui alle prese con chitarra e basso, con languorino di curiosità. Poi quando scopro che negli Ziggurat c’è pure Menthor, batterista di Bestia Arcana, Nightbringer, Lvcifyre e Enthroned… beh, lo stomaco si apre e ascoltare la cassettina è un dovere civico se si ha un blog di metal estremo. Ritual Miasma (Blood Harvest Records/Caligari Records) ricorda dal titolo i Grave Miasma, ed è un buon punto di paragone, a parte l’odore di black svedese in Blind Faith, la traccia meno interessante. È tutto pachidermico nonostante duri poco: tolta la intro e il pezzo bruttino appena menzionato, restano due grosse speranze per il futuro in Summoning The Giant Serpent e דיבוק, poi la conclusione è agrodolce perché sa di outro travestita da strumentale. Prevedo grandi cose nel punto indefinito di fusione del black e del death metal di questa band misteriosa, che ci ha fatto vedere poco di sé, ma che vale tanto.


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Negli Har si sono ritrovati vari musicisti con almeno una decina d’anni di esperienza in gruppi non proprio seminali come Bartholomeus Night, Whorecore e le one man band Mucous Scrotum e Witchcraft Sadomizer. Discorso diverso per i Mortuus Umbra, su cui tornerò più avanti. Ebbene gli Har sono dei demonacci impestati su cui bisogna fare affidamento. Nei tre anni che separano Baal Ha’ov dal nuovo Visitation si sono addensate nubi ancora più oscure sulla loro musica, dato che questi signori suonano anche meglio e risultano molto più incisivi. L’atmosfera non si traduce in confusione, ma in qualcosa di molto più pericoloso. Ci si frigge il cervello nelle spire ipnotiche disegnate nei tre brani, ecco.


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Vi piazzo in basso anche un piccolo bonus, il dischetto da dieci minuti dei Mortuus Umbra che diventerà una vera e propria droga. Sono della partita due membri degli Har, sappiatelo. Ora dovete scusarmi, ma mi sono proprio rotto i coglioni di scrivere di musica. Perdonate la franchezza e ascoltate.

[F]

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