Educazione siberiana: Wintaar, Spell of Dark, Taiga

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Certe volte necessito di qualche imbeccata. Gli amici servono a questo, a farti avere le giuste botte di fortuna. Non era in programma un post sulla Madre Russia, almeno non nell’immediato. Certo, ci son stati i Vhorthax e i Serpentrance a tenere alto l’onore della nazione, non lo nego. Mi stavo un po’ allontanando. Ecco però che dico grazie a due individui a me cari che non nomino, ma che capiranno di essere stati gli artefici di questo mio vaneggiamento, se oseranno leggermi, per avermi fatto tornare a inzuppare il biscotto nella terra gelata.

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Vi mostro cosa c’è nell’oblast di Sverdlovsk, in cui abita Evgeny Plinkov. Cliccate qui, non vi infetterò di virus rognosi. È il centro della Russia. Storicamente Siberia, oggi non più, o almeno questo dice Wikipedia. Suonare black metal è un obbligo morale a quel punto. Suonarlo sempre da solo, visto che non ci saranno tanti metallari in quella zona, è una necessità. Ci sono progetti iniziati una decina d’anni fa a nome Howl, Wampyric Bloodlust e Spirit of Night, di cui non so nulla se non che la loro discografia è ben nutrita. Sono più aggiornato sulle ultime gesta di questo mio quasi coetaneo, ossia Rooforest, Theoroth, Zurdeimvar Gragz e soprattutto i recentissimi W, diventati poi Wintaar. Pensate che in queste due ultime incarnazioni Evgeny ha pubblicato otto full length e una manciata di split IN DUE ANNI. È il regno dell’atmospheric black metal, fatto bene già in partenza e affinato man mano che le uscite si accavallavano. È pure vero che diverse cose si somigliano, qualcosa dei Theoroth c’è nei primi due dischi dei W, così come in un senso evoluto anche in Zurdeimvar Gargz. Quindi non metterei dei paletti così rigidi. È solo la qualità che si impenna notevolmente coi tre dischi a nome Wintaar, usciti fuori tra ottobre e dicembre 2017: l’omonimo, Battlewinds e specialmente Nightchants sono consigliatissimi. Una tempesta di riff e atmosfere gelide che faccio fatica a non vedere pubblicati da nessuna etichetta.


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Un po’ più a Sud, nella regione di Novosibirsk, è di stanza il progetto Spell of Dark di tale V.T. Nulla di così prolifico come Wintaar, ma un paio di full length dal 2013 a oggi non sono affatto poco. Preferisco di molto gli EP Forever Winter e l’ultimo, bellissimo, Journey Into The Dephts Of Winter. Già i titoli fanno capire chi è il protagonista dell’immaginario di questa avventura. In poco più di venti minuti migliora un sacco la produzione, la consequenzialità dei riff con idee più chiare e forti. Mi fa un po’ girare le palle la pubblicazione fisica limitatissima (20 copie per Silentium In Foresta Records), ma tutto sommato la qualità decadente di questo black metal silvestre a metà tra Lustre e Burzum, è lampante. Arpeggi puliti, tastiere profonde e seriose, il vento in lontananza, ritmiche lente e concentriche: si va presto in coma. Perché ipotermia fa rima con allegria. E d’altronde ci addentriamo sempre più verso il cuore della Siberia…


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…e precisamente a Tomsk. Lì è di stanza Nikolay Seredov, classe 1987, con due grandiosi progetti. Funeral Tears, come potete immaginare, è un maestoso contenitore di funeral doom. I tre album pubblicati fin’ora sono uno meglio dell’altro. Dal 2014 al 2017 ha fatto uscire anche un album all’anno coi suoi Taiga. All’inizio era assieme a tale Andrei Chernov, ma ultimamente ha chiamato a suonare la tastiera proprio il boss di Satanath Records e quindi capite bene che l’etichetta diventava solo questione di scelta tra questa e la satellite Symbol of Domination. Per Cosmos hanno optato per quest’ultima. Visto che il funeral doom era evidentemente poco estremo, i Taiga fanno depressive black, proprio per coprire tutto lo spettro dell’afflizione. La qualità è andata crescendo e Cosmos è un nuovo picco. Leggermente più melodico dei suoi predecessori, molto più della media del genere, sempre con l’ululato tipico del depressive nelle orecchie, si dipana con classe e intensità elevatissime. È un disco che ti prende dall’inizio alla fine, poi se per voi è emo solo perché non è monocromatico e imbambolato non so che dirvi, vi consiglio delle gocce d’acido nelle orecchie.

[F]

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