Le dimensioni del mio caos: Chaos Echoes, Chaos Moon, Chaos Invocation

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Patterns in Chaos, Kerrie Warren

Siete delle persone aride se non vi ha mai affascinato il concetto di caos. Tra l’altro leggendo in giro si scoprono tante cose. Tipo che <<la parola non aveva l’attuale connotazione di “disordine” che si ritrova nella parola d’uso comune “caos”, il termine greco antico “Chaos” viene reso come “Spazio beante”, “Spazio aperto”, “Voragine” dove indica, nella sua etimologia, “fesso, fenditura, burrone”, quindi simbolicamente “abisso” dove sono “tenebrosità, oscurità”>>. Grande Wikipedia, batti cinque! Siamo arrivati già al baratro metallico dei tre gruppi di cui vi voglio parlare oggi, che hanno il caos talmente dentro che ce l’hanno pure nel nome. Ok, non sarà prova di grande fantasia, direte voi, ma la compensano nella loro musica, credetemi. E scusatemi per la citazione fuorviante, è che questi qui il caos ce l’hanno grosso e nodoso.

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All’inizio i Chaos Echoes prendevano il discorso un po’ troppo alla larga, con due EP che tra il 2012 e il 2013 duravano circa quaranta minuti. È come se io mi mettessi a raccontare la loro storia da quando si chiamavano Bloody Sign, da quando iniziarono a fare demo nella metà degli anni Novanta per poi sciogliersi al terzo full length chiamato appunto… Chaos Echoes. Lì rinasce il trio francese, ma c’è qualcosa che non va, è tutto un po’ troppo imbalsamato. Non sono né i Vassafor, né gli Anatomia, sempre per citare chi non vuole barriere temporali, solo che anche in Transient non c’era molta speranza. Ho scommesso però. Ho scommesso che Mouvement (Nuclear War Now! Productions), indicato come full length e dalla durata di mezz’ora, esattamente dimezzata rispetto al suo predecessore, sarebbe stato il punto di svolta. Hanno capito che “less is more” e che iniziare il disco con un urlo carico d’odio è molto meglio che aspettare tre canzoni prima di iniziare a cantare. Sono sei parti collegate tra loro, filamenti limacciosi che uniscono e deturpano irrimediabilmente la violenza del death metal con l’audacia vista in Portal e Howls of Ebb. L’ultima traccia poi ci impasta le orecchie di caos solido e spalmabile, oltre il metal e oltre qualsiasi cosa pubblicata in precedenza dai Chaos Echoes.


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Nella testa di Alex Poole/Esoterica il caos inteso come disordine o confusione non è proprio contemplato. Altrimenti non saprebbe come fare ad essere contemporaneamente in gruppi che stanno letteralmente modellando il black metal di oggi: Martröð, Krieg, Skáphe, oltre ai meno conosciuti Entheogen e Lithotome. Ma la creatura che secondo me gli dà più soddisfazione sono i Chaos Moon. Ultimamente non c’era stato molto clamore attorno a questo nome a causa dell’immenso lavoro fatto da mr Poole con i gruppi sopra citati, ma il 2017 ha visto l’uscita del suo quarto full length. Escathon Mémoire esce per Blood Music e -vado a memoria- è il primo disco con formazione allargata a più di due elementi: il boss Esoterica suona la chitarra, il resto è in mano ai due Blackburn, che lo accompagnavano anche in Lithotome e Entheogen, e a Eric Baker, cantante dei Manetherem, gruppo in cui tutti i membri in periodi diversi hanno militato. Se già Resurrection Extract era molto diverso e più atmosferico rispetto ai due dischi del 2007, il nuovo album si evolve ancora e non poteva essere altrimenti, viste le premesse e i personaggi coinvolti. Effetti dilatati, languidi e cosmici contro un’andatura della batteria mai così intricata e pronunciata: ecco uno dei dualismi di quest’esperienza. Tutto è dominato da una eccezionale prova al microfono e da riff straordinari, tentacolari e sconvolgenti. I Leviathan dell’ultimo Scar Sighted si sentono in vari punti e le connessioni non si fermano qui perché la allucinante copertina è proprio di Jeff Whitehead/Wrest. Qui il caos è liquido e cervellotico. Ed è pure in free download!!!


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I Chaos Invocation non sembrano (perché non lo sono) normali neanche se ascoltati a questo punto del post. Hanno semplicemente una concezione leggermente più tradizionale e consolidata del black metal. Non hanno mai avuto fretta, per fortuna, e Reaping Season, Bloodshed Beyond (World Terror Committee / Blut & Eisen Prod.) è il terzo full length dal 2009. Ne è passata di acqua torbida sotto i ponti da allora! Lo sviluppo della band tedesca è sempre stato non dirompente o sconvolgente, ma portato avanti con precisione e metodo. Un po’ come i Nightbringer. Anche stavolta non c’è un taglio netto, ma piuttosto quando si schiaccia play si sente come il suono di una pagina che si volta per iniziare un nuovo capitolo. Epico, rabbioso, altisonante e non convenzionale: alla base di questi aggettivi riferiti a Reaping… c’è lo stesso fuoco che arde negli autori del recente bellissimo Terra Damnata, così come nei greci moderni come Acrimonious, Acherontas e Thy Darkened Shade. Non è un caso che con questi ultimi abbiano fatto uno split. Questo è un posto per la mente in cui la creatività è alle stelle. Prendo una traccia a caso: Obsession Is Always The Answer, sei minuti e mezzo circa. Ogni volta che l’ascolto mi stupisco di come sia carica di carburante anche dopo il quinto minuto, sembra che potrebbe andare avanti all’infinito senza risultare ridondante o poco incisiva. È un discorso generale e riferito, per mio sommo piacere, a tutte le canzoni. La perfezione del caos.

[F]

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