In Sud America si suda tantissimo: Power From Hell, Evil Nerfal, Whipstriker, Enoquian

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Non parto coi soliti pregiudizi sulla maggiore o minore attitudine al metallo dei sudamericani, state tranquilli. So solo che ci sono gruppi che difficilmente incontreranno i gusti “sofisticati”degli ascoltatori abituati a bazzicare solo le etichettone come Nuclear Blast o Season of Mist. Non ho nulla contro di loro, anche io sono un fruitore di musica mainstream. È che non potete parlarmi dei Memoriam come di un nuovo gruppo underground o degli Shining come della cosa più violenta che riuscite a sopportare. Lì vado in bestia, inizialmente, poi mi dico “ma chi me la fa fare?” e procedo a scavare nel fertile terreno dei centinaia di promo che ricevo. Anche stavolta ce ne sono delle belle, direttamente dal continente che ha generato alcuni degli ispiratori di Blog Thrower come Inquisition, Sarcofago e Sepultura.

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Prima di dire che i Power From Hell non sanno tenere in mano gli strumenti vi invito ad ascoltare gli Anarkhon, in cui suonano due di loro. Non mi fanno strappare i miei pochi capelli rimasti, era solo a titolo esemplificativo. I PFH invece sono sempre stati dei zozzoni pervertiti sin dal loro primo album, iconico e da garage, The True Metal. Le copertine poi sono dei bijou. Diciamo che dal 2011 e da Lust & Violence hanno migliorato molto le loro doti e si sono presentati sempre meglio, così da avere l’ultimo full length pubblicato da Hells Headbangers e il nuovo EP da Dying Victims. Blood n’Spikes è l’ennesimo manifesto di incorruttibilità metallica, di fede incrollabile verso i principi di Bathory, Sodom, Destruction, Venom e Onslaught (non a caso Power From Hell è IL loro disco). Siamo di fronte ai pezzi meglio prodotti della carriera di questi pestoni brasiliani, una autentica gang bang infernale. È tutto molto semplice e diretto. Anche la scelta della cover si conferma classica, oggi Freewheel Burning dei Judas Priest, ieri G.B.H., Bathory e Motorhead. Un lavoro del genere è prevedibile e in questo trae la sua forza.


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In questo periodo sto notando parecchie cappellate su Metal Archives. Voi definireste come “melodic black metal” i Darkness Almighty solo perché Shadows Dominion ha tanti assoli molto belli? Mah, resto attonito. Ebbene il loro chitarrista Brannagh Bapheker è tornato a mietere vittime col suo gruppo principale, gli Evil Nerfal. Bellum Est Pater Omnium (Grimm Distribution) è un passo in avanti per la band colombiana. Se guardiamo alle influenze, restano sempre debitori di Mayhem e Marduk, con la lancetta che si sposta verso questi ultimi, ed anche di certo death metal per delle strutture più muscolose, specie nella batteria. A volte si sente qualcosa dei Dissection, altre dei Behemoth. Non è sempre scorrevole e agile la concatenazione di riff, e inoltre la produzione è un po’ satura e non perfettamente dinamica, ma sono problemucci che si superano facilmente. Non è un piatto per palati fini, ecco. Certo che, se prendiamo come pietra di paragone i Power From Hell, gli Evil Nerfal sono i Genesis.


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C’è una cricca nutrita attorno ai Whipstriker, tra membri attuali e freschi ex, ma Fascape e Atomic Roar non sono proprio il mio tipo di thrash, così come gli Apokalyptic Raids non sono il tributo preferito agli Hellhammer. Quindi sorvolo e mi fiondo come un mandrillone arrapato su Merciless Attack. Il gruppo di Rio de Janeiro ha sempre avuto una concezione classica della propria musica, come i Motorhead e i Venom, già il titolo del primo album dice tutto: Crude Rock n Roll. In ogni caso, ovviamente, il motto unico è Only Filth Will Prevail. Lo ricorderò sempre perché in un ordine assieme ad altre prelibatezze fu smarrito da Poste Italiane qualche anno fa. L’artwork di Rok dei Sadistik Execution è puro godimento e il contenuto di questo primo album per Hells Headbangers non è da meno. La produzione è più chiara e potente (mastering di Joel Grind), c’è un pizzico di melodia in più, i brani hanno una struttura più completa, insomma è un completo trionfo. È la miglior mezz’ora dei Whipstriker: frustate e latrati, fuoco e cannonate. C’è solo da gioire per questi eventi.


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Concludo con una chicca. Degli Enoquian non si sa quasi nulla. Sono argentini e al primo disco. Null’altro. Ah forse sono in due, stando a qualche foto. Per il resto parla la loro musica, parla il maestoso e importante Llamas De Gloria Primera. La copertina è nello stile di quella dell’ultimo Taiga, ma nella sostanza siamo lontani dal cosmo. Qui prevale il gelo, il riff crudo e nervoso, nell’ottica distruttiva del classico black metal di seconda generazione. L’area geografica di riferimento potrebbe essere la Finlandia a causa degli arrangiamenti molto rinsecchiti e della prova vocale, quindi Horna e primi Behexen. Qua e là si trova però qualche passaggio più thrash, giusto di sfuggita (Extremo Erróneo). Non ci sono finezze o effetti speciali in sede di produzione, è tutto come lo vedi: un susseguirsi di schitarrate tremolanti e vagamente epiche su una distesa di ritmiche di batteria a dir poco martellante. Questi Enoquian sono davvero molto promettenti. Mi hanno ricordato l’approccio di altri astri nascenti di Satanath Records, gli Opus Diaboli.

[F]

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