Chi fa da sé, fa da sé #3: Rûr, Spite, Absque Cor, Angantyr

maxresdefault

Mi sto accorgendo lentamente che le one man band sono una grossa fetta della musica che ascolto. Probabilmente sono anche più benevolo nei loro confronti solo perché oenso “oh cavolo, sei da solo, vieni qui piccolino, ti gratto il pancino”… no non è da me. Questa è gente che spacca. Sono felice di questa puntata numero tre. Vuol dire continuità e soprattutto vuol dire che sta uscendo musica che in alcuni casi è pazzesca. Scommettiamo che almeno un paio di questi tizi di cui leggerete qui sotto finirà nelle listone di fine anno?

rur-rur_big

Rûr. Chissà che vorrà dire. Sicuramente non è parente di Pdor, figlio di Kmer, della tribù di Istar, della terra desolata di Cfinir, uno degli ultimi sette saggi: Puvvurur, Ganer, Astafanirghecusar, Usust e Ghani. E fatevela una risata, non è che dobbiamo piangerci addosso solo perché siamo soli a questo mondo. C.L. è norvegese e lo scorso anno aveva pubblicato un EP, oggi ristampato da Northern Silence Productions con un nuovo brano. Strutture non arzigogolate ma comunque elaborate contengono idee che si prestano a molteplici interpretazioni: è dolcezza quella che sentiamo in alcuni tratti? Oppure è la rassegnata disperazione? Chiamarlo solo atmospheric black metal mi sembra troppo limitativo per questo progetto, un po’ più ambizioso della media e frenato dal punto di vista mediatico da una presentazione estetica anonima. Per adesso manca solo un po’ di incisività, Rûr è di una bellezza diafana e distante, dalle parti del primo disco di Mare Cognitum.


a0763085077_16

Spite si pone con immensa semplicità sin dal moniker. La copertina poi? Solennità e tradizione. Antimoshiach (Invictus Productions) è uno dei primi dischi nuovi che ho ascoltato nel 2018 e subito ha attirato la mia attenzione in modo dirompente. È black metal suonato come se non esistesse il black metal, è il metal anni Ottanta usato come trampolino di lancio, per superare con triplo carpiato tutta la roba più moderna, contaminata e/o dissonante. Si parte da Hell Awaits, si transita naturalmente per i Celtic Frost, è poi importantissima l’adorazione per i Mortuary Drape e i Master’s Hammer. Io con queste basi mi eccito facilmente, figurarsi se poi l’album è strepitoso, come in effetti è. La semplicità apparente (voce, chitarra e batteria) fa subito i conti con architetture rifinite e preziose, senza leziosità o giochetti tecnici. Un po’ me ricorda il modernariato dei Vampire, ma lì siamo in campo death metal. Album così, freschi e con struttura non banale, molto variegata, creati con ingredienti non sofisticati, non escono tutti i giorni. Anche la madonna ha perso la testa per Antimoshiach!


a3595792434_16

E come non arrivare alle stesse conclusioni con Absque Cor? Avrei potuto inserirlo nello speciale sulla terra polacca, ma preferisco dare enfasi al fatto che il suo autore è uno, tale Vos. Il titolo è impronunciabile per noi: Wędrówkę haniebnie zakończyć, che d’ora in poi sarà indicato come “quel primo bellissimo disco di Absque Cor”. La breve durata e la quantità infinita di dettagli mi ha fatto subito pensare subito al primo disco di The Clearing Path. Dopo qualche ascolto mi sono accorto che come tipo di black questo è leggermente più europeo, è più un punto di fusione tra l’eccellenza nazionale polacca (ossia molto cangiante e liquida nei riferimenti) e qualche breve passaggio più depressivo e atmosferico, molto pulito nei suoni. È per chi ha venerato i Furia in tutti questi anni (io!) e per chi non si ferma al black metal tradizionale di due accordi. Wędrówkę… è puro estro, sfugge alle restrizioni un titanico sforzo che va ai limiti dell’umana evoluzione. In questo periodo Godz Ov War sta proprio esagerando.


angantyr-ulykke_big

Da un esordiente come Absque Cor a un veterano come Ylenbrogaz. È un attimo. Poche righe per voi. Il musicista danese quest’anno ha pubblicato un disco col suo progetto più celebre (il quarto lavoro con Make A Change… Kill Yourself) e uno col suo alter-ego storico, Angantyr, da vent’anni nascosto ai più e a ogni logica commerciale. Nel vero spirito black metal, del resto. Ulykke (Northern Silence Productions) è totalmente nel solco tracciato dal 2004 in poi. Da quel disco non si può parlare certo di raw b.m., le melodie di chitarra sono ruvide ma molto diffuse. Lo stile è sempre basilare e tuttavia molto epico/tragico, in relazione ai mezzi utilizzati. Si è aggiunta qualche tacca all’indicatore della melodia, tutto qua. Per il resto prevale la solidità, nulla di impressionante o straordinario, anzi, qualche sussulto in più sarebbe stato opportuno. Tende ad essere monocromatico e mi ha un po’ deluso, devo essere sincero.

[F]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...