Greytomb – Monumental Microcosm (Transcending Obscurity Records) 2017

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La ricca scena australiana sa quasi sempre come prendermi. Le eccezioni sono rare, tipo il mediocre ultimo lavoro dei Bloodlust oppure gli Ordnance o gli Adamus Exul. Il problema primigenio era che i Greytomb condividono due membri con gli ultimi due gruppi, rispettivamente bassista e cantante. Per fortuna la band di Melbourne è tutt’altro, un diamante grezzo, qualcosa di terribilmente straziante (in senso buono).

A Perpetual Descent è qui, si ascolta stringendo i denti. Stesse sensazioni provate pochi mesi fa con i loro conterranei Somnium Nox. Monumental Microcosm dura venticinque minuti, io non lo chiamerei affatto EP, né mini LP. In quel lasso temporale possono accadere un sacco di cose. E infatti Magur conferma di saper essere un cantante molto più versatile e espressivo degli Adamus Exul e i Greytomb di saper essere molto più malsani e pericolosi del previsto. Andatelo a dire a qualcun’altro che Null è solo e semplice atmospheric black. Si lavora finemente di chitarra in modo spietato, si rischia il colpo apoplettico lungo tutta Antimeta, tesissima in particolare attorno al minuto cinque. E grande merito ce l’ha, ancora una volta Magur, che ci mette l’anima. Force Majeure rispetto a quanto appena ascoltato non aggiunge molto, ha alcuni punti di contatti col disco precedente, ma con le dissonanze e l’incredibile oscurità proprie di quest’uscita. Si esce svuotati da un ascolto del genere, a prescindere dalla durata. E arricchiti da una conferma importantissima per il black metal.
[F]

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