Abigor – Höllenzwang (Chronicles of Perdition)_ [Avantgarde Music, 2018]

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È fondamentale capire il punto di vista di chi scrive. Per me gli Abigor sono tra i più grandi di sempre nel black metal e album come Verwüstung / Invoke The Dark Age e Nachthymnen (From The Twilight Kingdom) mi hanno segnato indelebilmente. Ciò non mi impedisce di ammettere candidamente che di tutto quello venuto nei circa quindici anni successivi a Opus IV non ci ho capito un tubo: dagli eccessi sinfonici di Supreme Immortal Art alla decostruzione di Time Is The Sulphur in the Vein of the Saint, è tutto un qualcosa di troppo singolare, da cui preferisco girare alla larga per evitare di dire “ma che cazzo è preso agli Abigor?”.

La quadratura del cerchio, ossia il momento in cui tornano di estrema forza attrattiva, si chiama Leytmotif Luzifer, che segna il ritorno degli austriaci dal cratere di malata distorsione spazio-temporale in cui erano finiti. Il nuovo Höllenzwang (Chronicles of Perdition) è ugualmente ispiratissimo e straordinario (anche nel senso letterale del termine), un momento memorabile della carriera degli Abigor e del black metal di quest’anno. La notizia più evidente e roboante è il ritorno di Silenius, ad ora solo come session, ma è grande l’emozione di risentirlo qui. Ve lo dice uno che -abbiate pietà- non sopporta i Summoning. È semplicemente superlativo, un cantante imprevedibile e immensamente espressivo. Ma ovviamente sono soprattutto i due Abigor originari, T.T. e P.K. a essere in forma, a ribadire la loro unicità. Hanno reso un po’ più minimale e crudo il loro stile, facendo una sorta di riassunto aggiornato e corretto (lunghezza contenuta, produzione moderna e impeccabile) della loro intera carriera, dall’inizio alla fine. Imprendibili gli stacchi nel bel mezzo di None Before Him, sghembo l’epico slancio di Sword of Silence, infinita la classe anche quando si decide di fare un pezzo un po’ più diretto come Hymn To The Flaming Void. È tutto concentrato e racchiuso in uno scrigno di trentacinque minuti. Non è che vi consiglio gli Abigor o questo loro disco, vi dico solo che il black metal di oggi passa da qui, dalle idee originali, che si prendono il rischio di apparire anche bislacche, di chi aveva precorso i tempi vent’anni fa e ancora oggi continua ad essere uno snodo essenziale per la nostra musica preferita. Quanto è bello il metallo.

[F]

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