Back to life # 1: Satanic Warmaster, Stillborn, Lurker of Chalice, Forgotten Woods

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Noi moriremo. Tutti. Uno alla volta, probabilmente. La musica no, in teoria i miei pronipoti potranno ascoltare lo stesso urlaccio di Dead in Pure Fucking Armageddon del Live in Leipzig che mi ha fatto gelare il sangue la prima volta. Ora ho parlato della morte fisica, ma come ben sapete i gruppi muoiono come mosche, si sciolgono o cambiano genere. Oppure semplicemente fanno perdere le loro tracce, o anche smettono di considerare parti intere delle loro discografie. Come avete letto fino ad ora, nel blog mi occupo quasi esclusivamente di dischi nuovi. Ce ne sono alcuni, nuovi-ma-in-realtà-vecchi che meritano tutta la nostra attenzione. Il titolo è quello che è, cercavo qualcosa che riuscisse a indicare tutte le uscite in senso lato “non nuove”: ristampe, ri-registrazioni, raccolte e cose del genere. Sarà la rubrica più odiata dai fanatici della serie “prima stampa o morte”, pazienza: non ho cento euro da investire su dischi rari, mi dispiace.

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Werewolf (al secolo Lauri Pentti) è storia, ok? Anche se ha creato o tenuto in vita entità a dir poco abominevoli come Satanael, Blasphemous Evil e Incriminated, quello che ci ha lasciato con tanti altri gruppi/progetti lo compensa abbondantemente: Orlok, Pest, poi i primi bellissimi dischi degli Horna in cui cantava. Vogliamo dimenticare poi la Werewolf Records? Bene, abbiamo finito, tanti saluti alle vostre sorelle. Massì, sto scherzando, non vi alterate! Lo sappiamo tutti che siamo qui per celebrare una raccoltona dei Satanic Warmaster, gigantesca almeno quanto il suo titolo: We Are the Worms That Crawl on the Broken Wings of an Angel (A Compendium of Past Crimes). Un’ora e un quarto di musica che raccoglie quasi tutti i brani usciti negli split. Vi vedo agitarvi infastiditi. Avete letto quel “quasi”. Anche io pensavo inizialmente che fossero tutti. Ma poi un amico mi ha fatto sospettare che uscite del genere hanno sempre un trucchetto per fregarti, per lasciare qualcosa fuori. Infatti nel nostro caso manca il materiale degli split con Archgoat, Clandestine Blaze e Vothana. E non mi importa che nel 2010 sia uscito un prodotto con lo stesso nome e con scaletta che includeva metà dei brani qui presenti assieme a una versione raw di Nachzehrer, pubblicato lo stesso anno. Questa nuova pubblicazione è decisamente più sensata, è una miniera d’oro se amate i SW più nudi, crudi, sporchi, quelli del periodo pre-Fimbulwinter. Ecco lo spartiacque. Nel 2014 usciva quell’ottimo album così luccicante nella sua produzione più pulita e così diverso da tutto quanto fatto in precedenza. Dopo di allora niente di rilevante a parte la roba uscita con Archgoat, menzionata prima. Allora credo che We Are The Worms… voglia essere la chiusura di un cerchio, una pagina che si volta, un periodo definitivamente alle spalle. Comunque vada sarà un’attesa che con molto piacere inganneremo con il miglior vettore di vampirismo e licantropia dei giorni nostri.


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Con gli Stillborn sfondo un portone aperto, ci si diverte sempre, anche quando fanno album concettualmente sbagliati (Esta Rebelion es Eterna, quattro cover e quattro pezzi originali). Avete notato il titolo? Tutti i full length di questa blasfema entità hanno il titolo in spagnolo. Non le demo, però. Prima di Sathanas El Grande e prima degli Azarath, più o meno nello stesso periodo in cui i Throne (poi diventati Throneum) e gli Anima Damnata muovevano i primi passi, uscivano Mirrormaze nel 1999 e Die In Torment 666 due anni dopo. Comune denominatore il boss incontrastato Killer, ancora oggi unico membro storico, e il batterista Rafał , che avrebbe lasciato nel 2002. Motivo di interesse ulteriore, rispetto alla grandiosità delle canzoni delle demo, due inediti: Molestation e una versione un po’ differente di Iconoclast. Pochissimo rispetto agli originali, ma la domanda è: chi stracazzo ha la cassetta e il cd-r originali? Io no e ho assoluto bisogno di questa pubblicazione, adornata anche da una copertina fantastica. La sostanza è un peletto meno elaborata di quella ascoltata nei dischi ufficiali, ma ogni canzone gronda violenza folle da ogni poro, conferma che gli Stillborn ci sapevano fare sin dall’inizio e che il panorama black/death perde tantissimo a tenerli nascosti nell’underground.


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Wrest è celebre -a ragione- per la sua straordinaria carriera come tuttofare dei Leviathan, uno degli apici del black metal del nuovo millennio. Pur non essendosi limitato solo a quello (vedi apparizioni in dischi di Martrođ, Twilight e Krieg) ogni tanto ci si ricorda di omaggiare anche il suo secondo progetto, per ordine di importanza: Lurker of Chalice. L’unico omonimo album uscì nel 2005 e fino ad ora e stato oggetto di varie ristampe, tuttavia andando nei vari siti di vendita (Discogs e Amazon) se volete una copia del cd non spendete meno di quaranta dollari, almeno venti in più per il vinile. Vi pare giusto? A me e a Nuclear War Now! Productions no, infatti io godo e loro pubblicano di nuovo l’album in cd e doppio LP. Visto il diverso, nuovo fantastico livello raggiunto da Leviathan con Scar Sighted, è ancora più interessante tornare indietro al vecchio Wrest. Lurker of Chalice è ancora oggi impressionante, ogni tanto insiste un po’ più sulle atmosfere ambient di A Silhouette in Splinters, se proprio vogliamo trovare dei collegamenti tra progetti. Ma per il resto è molto più personale, particolare e unico. Oltre al black metal c’è tanto doom, psichedelia, dark ambient. È qualcosa di impareggiabile e dannatamente grandioso. Come trascorrere un’ora complicata: oggi come nel 2005 o nel 2050.


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Chiudo la prima puntata di questa nuova rubrica col botto, rammentandovi della musica di uno dei migliori gruppi mai usciti dalla Norvegia, che nel 1994 ha saputo distinguersi dalla furiosa massa di conterranei con il bellissimo As The Wolves Gathers. Parlo ovviamente dei Forgotten Woods, tra i pochi a potersi dire originali, non sovrapponibili a Burzum, ma influenti quasi quanto lui per tutto quello che sarebbe diventato di lì a pochi anni il sottogenere più odiato, il depressive black metal. Voci disperate, a tratti pulite, chitarre più struggenti che violente, e via dicendo. Imprescindibile è la ristampa di ATMF del suddetto capolavoro del 1994 assieme al dischetto Sjel Av Natten dell’anno dopo. Oggi l’etichetta friulana rimette in circolo 500 copie del secondo full length, The Curse of Mankind, uscito nel 1996, e lo fa aggiungendo note scritte dal membro fondatore Rune Vedaa nel libretto. È lungo, intenso e avventuroso, una vera e propria perla dimenticata del metal scandinavo. Dei Joyless e del ritorno sconclusionato del nuovo millennio (Race Of Cain) magari ne parlerò la prossima volta. Non ho bisogno di riempire il testo di riferimenti a mille altri gruppi black del periodo, sono i Forgotten Woods i protagonisti indiscussi. Inchiniamoci alla magnificenza di The Curse of Mankind: è l’unica cosa sensata che si può fare a questo punto. Dovete avere questo disco nella vostra collezione, non c’è storia.

[F]

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