Intervista agli Effess (black metal, Italia)

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Ricordo come fosse ieri l’euforia per gli Effess, almeno qui al Sud. Fu un tam tam su tutti i social network: risate, condivisioni, battute. Poi il silenzio. La moda era passata. Pochi si erano concentrati sull’effettiva portata di Chiatro. Anche io ero caduto nel tranello di considerare la formazione potentina come qualcosa di folkloristico e da non prendere molto sul serio. Cosa mi stavo perdendo? Tanto, tutto. Per fortuna ho recuperato il gap e adesso ve li presento con tutti i crismi di un’intervista à la Blog Thrower. [F]

Effess! Potete tradurre questa espressione ai lettori polentoni? Perché l’avete scelta come nome per un progetto black metal? [Mifrà, voce e batteria] “Effess” é un’esclamazione, simile a “cazzo!”. Letteralmente significa “è fesso” che vuol dire “è stupido”; ma nel tempo ha assunto un significato proprio. Viene usata quasi esclusivamente a Potenza, che io sappia.

[U Ross, chitarra e basso] È nato prima il nome della band! L’idea per la band è nata quando Mifrà ha fatto un viaggio in Norvegia e ci ha mandato delle foto mimando le copertine dei classici album black metal anni ’90. Il commento unanime è stato “effess!” (“accipicchia!”), seguito dall’idea di usare il più grezzo e greve dei generi musicali per raccontare al mondo che significa crescere in un buco infame del Sud Italia.

L’immaginario degli Effess è tanto immediato per un lucano quanto astratto e enigmatico per gli altri. Che so, dite ai vostri ascoltatori che quando dite San Rocco volete chiamare in causa il cimitero? [Mifrà] Se da un lato il linguaggio ed i riferimenti che usiamo nei testi possono essere non ovvi per i non lucani, le atmosfere ed i sentimenti che cerchiamo di evocare possono essere trovati ovunque. I pezzi sono principalmente scritti da U Ross, che può sicuramente dare una spiegazione più completa.

[U Ross]La tua domanda coglie perfettamente il dualismo della nostra proposta musicale. Da un lato parliamo di cose reali, con nomi veri e un linguaggio diretto, in cui un “putenzese” si immedesima con facilità. Dall’altra, grazie alla musica-linguaggio universale, il nostro messaggio raggiunge con la stessa efficacia anime affini al di là della barriera del dialetto. Ne è la prova il calore con cui ci stanno accogliendo i fan nei paesi del nord Europa. L’arte non ha bisogno di essere spiegata, né capita: sapere che, ad esempio, San Rocco è il nome del cimitero di Potenza, o che la Trinità è la chiesa centrale, non aggiunge nulla all’esperienza. Ci fa piacere se qualcuno riconosce le cose di cui parliamo nei nostri testi, ma non ci interessa la prospettiva didascalica di spiegarli esplicitamente.

Spiegatemi alcuni temi della vostra musica, che conosco nel mondo reale ma ho difficoltà a inquadrare nel vostro immaginario. Per esempio San Gerardo, la morra e il folle crocevia di piazza Prefettura mi incuriosiscono molto. [U Ross] La storia di San Gerardo che ferma l’invasione dei turchi imponendo il segno della trinità divina è così piena di esagerazioni ed errori storici da essere emblematica e ridicola allo stesso tempo. La simbologia è fortissima e ben riconoscibile, infatti abbiamo usato la mano come copertina. La statua di San Gerardo occupa un altarino in posizione centralissima, così a volte, nelle lunghe notti passate a passeggiare senza meta avanti e indietro per via Pretoria, sembra che il santo sia l’unica presenza spirituale a non aver abbandonato il territorio insieme con i giovani e le istituzioni. Anche la simbologia del gioco della morra è incredibile: “trema la terra” “cavallo”, le urla e le bestemmie dei giocatori ubriachi, praticamente Tutta Quanda si è scritto da solo. Il “folle crocevia” è un riferimento all’incrocio all’angolo della piazza centrale di Potenza, uno dei punti più alti della città in cui spira costantemente un vento forte e gelido tutto l’anno. Nelle notti invernali il chiatro è così intenso e continuo che è difficile mantenere la propria sanità mentale. Infatti Potenza è piena di pazzi.

La cover di Alma Mater dei Moonspell ha un testo trasfigurato. Perché avete scelto proprio quella canzone? [U Ross] Da anni canticchiavo “girando sopa Putenza” sulle note del refrain di Alma Mater, metrica e intonazione vengono naturali, così è parsa una scelta quasi obbligata. I Moonspell sono stati una delle prime band che seguivamo a metà degli anni ’90, e credo siano stati il mio primo vero concerto metal (erano di spalla ai Morbid Angel, a Roma). E poi Alma Mater è un pezzo di una gran potenza (perdona il gioco di parole) ma allo stesso tempo relativamente facile da suonare.

[Mifrá] C’è un’altra ragione per cui ritengo questa cover particolarmente indovinata. Il pezzo originale esalta la terra di origine dei Moonspell; Fernando Ribeiro canta della “gloria antica” della propria patria, che gli parla “in colori che non riesce a comprendere” come una madre al proprio figlio, con orgoglio. Nella nostra interpretazione abbiamo voluto stravolgere questo sentimento, e lo contrapponiamo al costante disappunto che per anni abbiamo provato per il nostro paese di origine.

Mi piace tantissimo che poi abbiate chiuso il cerchio e vi siate riallacciati alla tradizione con eleganza: ecco T’anna ard. Come si posizionano gli Effess rispetto alla questione delle chiese bruciate? Ho sentito alcuni potentini che almeno una chiesa la brucerebbero davvero, ossia quella in cui è stato trovato il corpo di Elisa Claps… [U Ross] Noi siamo solo degli artisti, non abbiamo alcun interesse né intenzione ad influenzare le persone nel mondo reale. Anche qui hai colto nel segno, l’ispirazione iniziale di T’Anna Ard (“ti devono bruciare”) nasce proprio dall’evento tragico del ritrovamento del corpo della ragazzina uccisa negli anni ’90 e nascosta nel sottotetto della chiesa in pieno centro cittadino con la complicità del parroco. È una storia agghiacciante ed oscura, e fa riflettere su dove si collochino davvero il bene e il male in relazione all’influenza della chiesa cattolica in comunità piccole come la nostra. Il fratello della vittima è un eroe civile dei giorni nostri, si è battuto come un leone per anni per avere giustizia, invocando a gran voce che la chiesa fosse perquisita, ma si è scontrato con una forza occulta che controlla i luoghi di potere (e di culto, apparentemente). Questo non è l’unico avvenimento recente che ci fa percepire come un torrente di malvagità e perversione che scorre nascosto sotto i sampietrini di via Pretoria, i nuovi pezzi che stiamo scrivendo sono in parte ispirati ad altri “fatti strani”. Nel testo di T’Anna Ard, a farci caso, il riferimento non è neanche tanto nascosto: “angappa u zi prev’t, mo gn romb u cul, accussì s’imbar a nascond i figliol” (acchiappa il prete, ora lo ammazzo di botte, così impara a nascondere le ragazzine). C’è almeno un altro riferimento alla vicenda Claps nascosto ben in vista nella nostra pagina bandcamp!

[Mifrà] Nel mio immaginario personale, bruciare le chiese è solo simbolico: è rifiutare il dogmatismo, le dottrine anacronistiche inculcate quando si è bambini, che poi ti lasciano con preconcetti indelebili per tutta la vita. È mettere da parte con decisione tutte le religioni, qualsiasi sistema di credo che obbliga all’uso della fede invece che della ragione. Gli atti vandalici che interessarono la scena norvegese nei primi anni ’90? Li comprendo, ma non li approvo. Dei meravigliosi capolavori di architettura sono stati perduti. La perdita di cultura non è mai un bene; penso all’ISIS che in tempi recenti ha distrutto antichi siti di inestimabile valore archeologico in nome del loro ideale.

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Sapete perché la gente ascolta Effess? Voi cosa offrite e loro cosa vogliono da voi? [Mifrà] Mi sento di dire che il concetto che sta alla base di Effess, e la nostra proposta tematica/musicale è fondamentalmente molto semplice: un black metal senza fronzoli, che riesca a bilanciare melodia/atmosfera e brutalità. Ma soprattutto, la nostra musica è onesta: il disco è stato registrato con mezzi di fortuna, tutto in acustico, senza “post processing” di sorta. Quello che c’è sul disco lo portiamo pari pari live, in un’epoca di band che usano ogni sorta di artifici tecnologici in studio e dal vivo. Non voglio passare per hipster qui: dico solo che più “strati” ci sono tra te e l’ascoltatore, meno immediato ed, a mio parere, onesto è il tuo messaggio, specie in un genere “profondo” come il black metal. A questo uniamo una visione tematica molto coerente, e basata su fatti reali. Questo offriamo: noi stessi ed i nostri pensieri. A giudicare dalla risposta che abbiamo avuto fin’ora, mi pare che il pubblico sappia cogliere benissimo questi elementi.

Io mi sono riavvicinato a Effess dopo diversi mesi. È finita la superficiale operazione della condivisione dei vostri pezzi solo perché all’apparenza sembrate dei cazzoni che fanno parodie? I Nanowar del black metal: vi siete mai sentiti così? È sbagliata la concezione che avevano di voi un bel po’ di persone? [U Ross] Non abbiamo mai voluto essere una band-parodia. Mi rendo conto che a chi capisce il dialetto alcuni passaggi risultano umoristici, e va benissimo, non lo neghiamo. Ma è una conseguenza dei temi paradossali di cui scriviamo e dell’effetto comico del linguaggio, non una scelta predeterminata. Band come i Nanowar of Steel, che sono eccellenti in quello che fanno, cercano coscientemente la risata, noi raccontiamo di situazioni che fanno ridere (e piangere) e lo facciamo nel linguaggio più appropriato, quello che noi e chi ci ascolta parla ogni giorno. Ascoltare parolacce in dialetto fa automaticamente ridere, per una reazione empatica, ma c’è di più nei nostri testi: Chiatro, ad esempio, è decisamente serio, usando il freddo (chiatro, in dialetto, appunto) come metafora per il gelo sociale e spirituale che si respira a Potenza.

Voglio essere crudele. Il segreto per fare black metal in Basilicata è vivere a migliaia di chilometri dalla Basilicata? Non voglio farmi gli affari tuoi e chiedere i motivi del trasferimento in Svezia, tranquillo Mifrà! [Mifrà] In tutta onestà, no. Il segreto per fare black metal è, secondo me, la tensione. Vivere in uno stato di disagio, esplorare e comprendere il lato oscuro che ognuno di noi ha, ed usarlo come fulcro per comporre musica. I paesi del nord, dove come accennavi mi sono trasferito anni fa, offrono molta di questa tensione: il freddo, le immense foreste, i mesi di oscurità, le aurore boreali, la riservatezza delle persone. Tutto ciò ti fa guardare dentro te stesso, e fa emergere aspetti oscuri ed arcani. Non c’è da meravigliarsi che il black metal migliore provenga da qui. Ma ovunque nel mondo si possono trovare elementi di questa natura, magari non in forma così esplicita e magnifica. Quello che invece manca in Basilicata, e in buona parte dell’italica penisola, è un senso di comunità, e professionalità. Ci sarebbe tanto da dire in merito, ma per farla breve sottoscrivo quello che i Gort hanno detto nella tua intervista. Sicuramente, quando si parla di far crescere una band metal, la situazione al nord Europa è immensamente migliore. Ma il nucleo fondamentale di ispirazione può trovarsi benissimo a casa propria.

Perché oggi da noi non va proprio il metal? Esagero se dico che -in totale controtendenza rispetto al mondo civilizzato- vent’anni fa c’erano più gruppi in Lucania? Anche tu sei parte della scena da tanto, vero? Mifrà, c’eri nel primo lontanissimo disco degli Obscure Devotion! [Mifrá] Credo che il metal non sia *mai* andato in Italia, e specie al sud. È una questione culturale: non è il nostro genere natío, non è una forma di espressione artistica che è organicamente cresciuta nella nostra cultura. Quindi non c’è da meravigliarsi che le persone che ascoltano metal siano poche, molto spesso troppo poche per raggiungere una “massa critica” che consenta la creazione ed il mantenimento di una vera e propria scena. Personalmente, non vedo nessuna differenza tra la situazione odierna e quella di vent’anni fa: c’erano allora, e ci sono adesso, una manciata di gruppi, che lavorano sodo e cercano di dare il proprio meglio nonostante l’assenza di una scena vera e propria, Obscure Devotion ed Ecnephias primi fra tutti. Il primo disco degli O.D., 1999? C’ero anche prima, fondai i Black Sunrise nel ’94, forse la prima black metal band in Basilicata. Bei tempi!

[U Ross] Aggiungo che non è che vent’anni fa ci fossero proprio tante band. Si suona ancora metal in Basilicata, penso ad esempio ai Writ in Water di Potenza e alla scena stoner (Meteor Chasma). E gli Obscure Devotion sono in piena attività, l’ultimo disco è incredibile. Mi piacerebbe avere Cabal Dark Moon ospite su un pezzo di Effess prima o poi…

In Svezia come stanno messi nell’arte degli insaccati? Mifrà, fammi una panoramica di quello che offre la sausizz lassù. Ti faccio questa domanda perché se vuoi convincermi ad andare all’estero devi indicarmi una manciata di gruppi validi (e la Svezia ne ha di fenomenali, storici e inimitabili) e qualche piatto tipico per riempire gloriosamente lo stomaco. [Mifrà] Ora, tra tutte le cose per cui la Svezia è famosa nel mondo, il cibo non è esattamente in cima alla lista. Tuttavia non sono messi così male come, per esempio, gli olandesi. Le note polpette svedesi sono parecchio buone, così come le loro sottili pancakes. Ovviamente la cosa migliore di tutte è la fika. Da evitare assolutamente, invece, è l’abominevole kebabpizza. Quando si parla di gruppi metal, questo Paese ovviamente eccelle. Tralasciano nomi famosi ed ovvi, la scena underground è estremamente florida, con band eccellenti come Wormwood, Mephorash, Netherbird, IXXI, Grá, Thyrfing, Grift, Mist Of Misery.

Lassù hai creato una formazione live, Mifrà. Poi avete suonato dal vivo e ho visto un video dell’Altare della Salsiccia quindi è vero, gli Effess esistono. Come andrà a finire con voi? Rimarrete l’ennesima meteora nella porzione di cielo tra Stoccolma e Potenza oppure… mmmm oppure cosa? Dimmi a cosa aspirate e chiudiamo l’intervista. [Mifrá] Gli Effess esistono. La maggiore forza compositiva è U Ross; lui ed io formiamo il nucleo degli Effess, e considerato che ci conosciamo da… diciamo un bel po’ di tempo, questo nucleo dovrebbe rimanere solido, fino a che avremo ispirazione e motivazione. Dopo aver ponderato la situazione, e trovato tre validissimi elementi, abbiamo deciso di creare un’incarnazione live di questa band, che si è esibita per la prima volta poche settimane fa. Vogliamo far crescere Effess, suonando dal vivo il più possibile, scrivendo nuovi pezzi e registrando album. Ci fa piacere se la nostra musica raggiunge un buon numero di persone, ma ovviamente non è questo il nostro obbiettivo primario, altrimenti non avremmo scelto il black metal come forma artistica; piuttosto, è un naturale sbocco per esprimere le esperienze di vita ed i sentimenti maturati in tanti anni da U Ross e me. Fino a quando sentiremo l’esigenza di scrivere, Effess ci sarà. Voglio ringraziarti per il tuo supporto e per questa intervista, le tue domande sono divertenti ed accurate. Ai tuoi lettori auguriamo di mangiare quantità bibliche di soppressata lucana.

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