Dying Fetas #2: Natvre’s, Ectoplasma, Inhibitions, Rapture

11-19-2015_greek_politics_of_tragedy

Che dite, va bene lo stesso come titolo, anche se non si riferisce solo a gruppi death metal come l’altra volta? Massì, è simpatico, no? Rimarca lo spirito del blog: cazzone e rivoltante. Mi sono un po’ allontanato dalla Grecia, ultimamente. Certo, i Kawir hanno fatto l’ennesimo disco di livello, ma poi ho guardato molto più spesso a ovest e a nord-ovest. Recuperiamo qualche tonnellata di feta rancida, suvvia.

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Vediamo se avete studiato. Da cosa capite che i Natvre’s fanno black metal? Bravissimi, la u scritta come una v è un segno inequivocabile! Avete vinto il nuovo disco della band di Salonicco, intitolato Early Cvlts e uscito per Argento Records. Già un paio d’anni fa fui molto colpito da Wrath, gravido di bellissime canzoni e di fiumi di negatività. Oggi i Nostri infilano il coltello nella piaga e continuano la loro opera con una personalità ancora più definita. Come nel primo album si parte dai Mayhem e si arrivava ai Darkthrone post-Panzerfaust, ai Carpathian Forest e all’omonimo dei Taake, ma ora i riff sono più semplici e diretti, le canzoni sono un po’ più brevi e cadenzate. Le novità non finiscono qui: ci sono più sperimentazioni, si va ad affogare nel noise con un’aura rituale, solenne e arcaica in Tundra e nelle conclusive Prehistoric Technology e Speleogenesis, assolutamente avventurose e non comuni da ascoltare in un disco black. L’estrazione punk è uno dei punti chiave di Early Cvlts, ma non c’è nulla di trasandato, anzi è tutto studiato al dettaglio e non si entra nel mood ibridato se non dopo qualche ascolto. Ai rigori vince Wrath, soprattutto perché preferisco il cantato più spontaneo e imprevedibile. Qui è un po’ troppo a regime.


Ectoplasma cover 500 x 500

Gli Ectoplasma confermano come Memento Mori abbia in Grecia un serbatoio inesauribile di gruppi death metal giovani e con la bava alla bocca. Questi hanno bruciato le tappe. La fondazione risale al 2013 e da allora hanno pubblicato una demo, uno split, un EP e un altro full length. Mi direte voi -e io ve lo confermo- che i numeri in sé non contano un cazzo, che se i dischi fossero brutti non sarei qui a scrivere. E infatti è così, sin dai primi passi hanno sempre avuto le idee molto chiare. Oggi con un batterista d’eccezione come Maelstrom (in mille progetti, in particolare Embrace of Thorns, Dephosphorus, Principality of Hell, Ravencult e Thou Art Lord) la strada è in discesa. Ma che dico, è una caduta libera verso la fetida grotta della copertina. Cavern Of Foul Unbeings (che titolo!!!) è cosmopolita come lo erano gli Aeon, solo che questi erano svedesi con infatuazione per i Cannibal Corpse, gli Ectoplasma sono greci che amano tanto la Finlandia e la Svezia, i Demigod e gli Unleashed, questi ultimi anche coverizzati, con un occhio di riguardo per la gloria primordiale di Death e Possessed. Non manca qualche passaggio alla Asphyx nella title track, inoltre. Sono tutti riferimenti non netti, gli Ectoplasma hanno un loro stile. La produzione è stratosferica almeno quanto il contenuto del disco, che confesso di aver tenuto in loop per tantissimo tempo, è incredibile come non stanchi mai. Quando ci sono le canzoni, quando riesci a distinguerle l’una dall’altra e a ricordartele per i loro passaggi, c’è poco da obiettare.


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Come Natvre’s, anche Inhibitions è un nome abbastanza di cacca che nasconde un bel gruppetto. Il duo è attivo da qualche anno e La Danse Macabre è il terzo full length. Buono a sapersi, conoscevo solo il sempliciotto Flames of Desolation che non mi ha lasciato molto. Come potete immaginare, poiché ne sto scrivendo, le cose oggi sono cambiate e si può finalmente parlare bene degli Inhibitions. Evidentemente è lo stesso discorso fatto con gli Humanity Zero, altro gruppo di Dimon’s Night/Dimitris: da qualche mese c’è stata un’esplosione di creatività inattesa e molto gradita. Il titolo non sarà la cosa più originale del secolo, persino i Marduk ci erano arrivati oltre quindici anni fa, ma la miscela molto aggressiva e le tastiere non troppo invadenti mi hanno fatto innamorare della concretezza di queste tracce. È più Satyricon che Emperor, spesso e volentieri. Sicuramente non sembra nulla di greco, piuttosto nordeuropeo. L’album è diretto e con chitarre molto gustose&croccanti, mi piacciono molto così avanti nel mix senza coprire gli altri strumenti. Come dico spesso la prova che è un grande disco sta nel fatto che se togliessimo tutte le tastiere rimarrebbe comunque tale, violento e pienamente fruibile, a differenza di tanti altri prodotti che restano monchi e incompleti. Aiuta tanto anche l’aver utilizzato ritmiche non sempre velocissime, valorizzando tutti i riff e le idee usate. La Danse Macabre è un tipico prodotto Satanath: pochi rischi, tanta sicurezza.


Rapture cover 500 x 500

Dalla Grecia sono usciti anche alcuni dei migliori gruppi thrash degli ultimi anni, come i Chronosphere e gli Endless Recovery. Questi ultimi si sono sciolti qualche mese fa, purtroppo, dopo averci regalato una perla assoluta come Revel in Demise. Un pensiero è d’obbligo, mi hanno divertiti tantissimo. Il loro chitarrista ha un altro gruppo, in cui canta anche, chiamato Rapture. Età media attorno ai vent’anni, avevano iniziato addirittura nel 2013 per poi pubblicare il primo disco lungo due anni dopo. Crimes Against Humanity non era niente male, un peletto poco estremo per i miei gusti, ma per fortuna il nuovo sfavillante Paroxysm of Hatred fa il culo a tutti. È molto più estremo e appropriato a Memento Mori. L’album è una carneficina a velocità medio-alte in cui si annega nel mare di riff acuminati e di esplosioni ritmiche. La pulizia tecnica è molto evidente, così come scelte di produzione molto precise e ponderate, per cui sono un po’ azzardati i paragoni con i fondatori del sottogenere, perché era molto meno raffinato il terreno in cui venivano fuori Demolition Hammer e Ripping Corpse. Per me c’entrano poco anche i Ripper, molto più sanguinari e grezzi. Al massimo una certa affinità c’è coi Death e con i Sadus nelle parti più pesanti, ma in fin dei conti resta soprattutto thrash, seppur molto estremizzato come Kreator e Dark Angel hanno insegnato nei loro album storici. Ora basta seghe mentali, è tempo di passare a quelle fisiche, e Paroxysm of Hatred è proprio quello che ci vuole. Se non vi piace vuol dire che siamo su due lunghezze d’onda diverse, non siamo d’accordo su quale tipo di metal è degno di somma venerazione. Se non vi piace vi meritate il clistere.
[F]

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