Infernal Angels – Ars Goetia (My Kingdom Music, 2017)

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Il giovinetto allunga la mano verso lo scaffale. È timoroso. Nonostante un paio d’anni di Metal Hammer all’attivo, questa rivista è diversa. Si chiama Inferno Rock. È nata da pochi mesi e il cd come la buonanima di Rocksound, ma e molto più cattiva. Sembra ieri. Grazie a quell’azzardo di gioventù quel fanciullino prendeva momentaneamente le distanze dai Necrodeath che perdevano tempo con una cover degli Slayer, iniziava ad amare i Forgotten Tomb e conosceva un mucchio di altri gruppi italiani, tra cui a memoria ricordo i siculi Infernalia (che fine hanno fatto?); gli Human Void, il cui chitarrista oggi è negli osservati speciali Mistigma; e gli Infernal Angels. Correggetemi se sbaglio: credo che fossero gli unici in quel disco a cantare metal estremo in italiano e mi colpirono tantissimo. La canzone era Sangue ed era l’epoca di Midwinter Blood. Da allora io sono finito a scrivere cazzate su questo blog e loro hanno continuato a cambiare una miriade di musicisti.

Alla fine della fiera gira tutto attorno a Xes, unico membro originario rimasto, collante tra passato, presente e futuro (Nekroshadow, uno dei membri attuali, ha poco più di vent’anni). Ars Goetia, il disco più recente, è uscito un annetto fa ed è un altro mondo rispetto a Pestilentia. Al black metal si è aggiunta una discreta dose di solennità marmorea alla Behemoth, unita ad una nebbia esoterica. Come nella copertina, insomma. C’è una grande differenza tra i suoni di batteria, molto limpidi, potenti e avanti nel mix, e quelli delle chitarre, più classicamente black, burrascosi e un po’ indefiniti, sullo sfondo. È una caratteristica molto peculiare, gli IA potevano scegliere la via sicura di un assetto standard, e non l’hanno fatto. Sicuramente dà molta atmosfera in Asmoday: The Impure Archangel, tra i pezzi migliori anche grazie a un’ospitata di Mancan degli Ecnephias: mi è venuto un brivido di piacere a risentirlo cantare su un pezzo metal, anche se con voce pulita. Al contrario avrei preferito ascoltare Belial: The Deceiver (stavolta compare Lorenzo dei Frostmoon Eclipse), che già si basa su riff molto minimali, con delle chitarre più incisive (la sua parte finale però è perfetta). Altra traccia di livello è la compatta Paimon: The Secret Of Mind, in cui interviene la voce piena d’ira di Snarl dei Black Faith (a proposito, che discone Nightscapes!). Xes si impone ovunque col suo vocione totalitario, senza alcun cedimento e anzi risultando ancor più espressivo che in passato (penso pure ai suoi trascorsi coi Lilyum). Alcuni miei compari pigiatori di tastiere avranno liquidato Ars Goetia in un attimo perché la produzione non è allineata ai trend odierni. A me quello interessa fino a un certo punto (d’altronde se avete letto del mio viaggio virtuale in Portogallo ne saprete qualcosa). Nella sostanza le canzoni sembrano uscite fuori e riversate su disco in maniera molto spontanea, sono dotate di un’architettura non immediata ma neanche troppo complicata, però con questo tipo di veste esteriore risultano un po’ appesantite. È un buonissimo disco, che tuttavia non mi ha colpito subito come i due predecessori. Avrei solo voluto più Zagan: The Alchemist e Purson: Matter and Spirit, meno Bael: The Fire Devour Their Flesh, ecco, magari con un sound simile a quello dello split Italian Black Metal Assault, una vera prelibatezza uscita pochi mesi fa. Voglio solo farvi notare un’ultima cosa. Su quattro dischi pubblicati, gli Infernal Angels non ne hanno fatto uno uguale all’altro: chi l’ha detto che il black metal è un genere statico?

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