Beastiality – Worshippers of Unearthly Perversions (Invictus Productions, 2017)

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Perché non escono tutti i giorni dei dischi come questo? Perché non si può vivere con Worshippers of Unearthly Perversions impiantatato nel cervello? Vi serve davvero un’analisi del titolo? Parla di noi, parla di quello che scatta dentro di noi e di come è facile impazzire per un semplice album metal, che in fin dei conti è tutt’altro che semplice.

Scusate se vi posso sembrare sentimentale, ma ogni tanto mi arriva una botta di nostalgia e sempre più spesso è a causa di dischi del genere. Ultimamente i Desaster, gli Urn, i Bonehunter e gli Invocation Spells hanno ribadito come si può continuare ad essere dei leader, come tornare inaspettatamente dopo quasi dieci anni e come per il genere ci sia ancora speranza e vita. I Beastiality sono svedesi e probabilmente sono i più giovani tra questi appena citati, vicini al massimo agli Urn di 666 Megatons e agli Aura Noir per certe scelte nella costruzione dei brani. Le coordinate sono sempre le stesse: la pesantezza degli Hellhammer, la bestialità di Sarcofago e Bathory, con qualcosa dei Venom in Sadistic Fornication. La voce invece mi ricorda quella fantastica e animale dei Necrowretch e nelle parti più veloci l’atmosfera è più vicina a quella tesissima e caotica di Altars of Madness, ma senza neanche la metà di quella perizia tecnica, né con alcuna finezza in sede di produzione, poiché è tutto molto ossuto e diretto, soprattutto la batteria, con il cantato in gran evidenza. Non è dato sapere se questo aspetto ha influenzato la creazione delle canzoni o se queste sono nate proprio così sgraziate, a grana grossa. La cura dei dettagli (come la lunghezza un po’ eccessiva dei brani) non è proprio contemplata, così come il banalissimo interludio Hill Of Crucifixion. Worshippers… è una aggressione demoniaca in piena regola: per entrare nella gloria del metal non serve altro.
[F]

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