Jupiterian – Terraforming (Transcending Obscurity Records) 2017

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Che il secondo album degli Jupiterian fosse una delle uscite più attese dell’anno era ed è un dato di fatto per ogni amante del doom che si definisca tale. Dal Brasile non sono usciti chissà quali gruppi di quel tipo, per cui era comprensibile un po’ di scetticismo, che all’epoca Aphotic spazzò via in un attimo. Il tempo di far capire le capacità del gruppo, insomma.

Ah prima che mi mandate a quel paese, so che non è doom in senso stretto, è un termine che uso impropriamente e estensivamente anche a tutte le cose più o meno contaminate come questa. D’altronde la mia voluta imprecisione è ispirata dall’irrazionalità che mi fa alternare il pachidermico Terraforming con album random dei Birdflesh. Tornando a noi, la prima cosa che ha effetto devastante su di noi sprovveduti è la copertina, tra le più belle viste quest’anno, per la quale dovrete assolutamente ringraziare Caue Piloto. Un altro punto chiave, poco vistoso ma determinante, è il mixaggio di Maurice De Jong, che se non l’avete già capito è Mories, ossia Gnaw Their Tongues. Uno che sa terrorizzare con la sua musica e qui alle prese col compito -riuscito alla grande- di imbastire un sound atmosferico e gigantesco, senza che le due cose si escludano a vicenda. Gli Jupiterian poi sono fenomenali nelle tempistiche, è tutto al posto giusto e al momento giusto. Infatti riescono ad allestire un album estremamente coinvolgente, pieno di spunti e curato al dettaglio. L’estremismo sonoro è rarefatto e le stratificazioni di chitarre hanno uno stile e un suono veramente singolare, che crea un’atmosfera pazzesca, stranamente luminosa, dissonante. In alcuni punti si arriva addirittura a un’addizione letale: Svartidauði (o qualcosa di islandese su quella scia) + Cult of Luna, liquefatti e corrosi. So che è un paragone forte, ma sicuramente non fanno quello sludge alla Crowbar. In altri le melodie sono più classiche, da camposanto inglese, nello stile Paradise Lost. Però la copertina, che non si perde di vista nemmeno un attimo, continua a ipnotizzare e a trasfigurare ogni pensiero durante l’ascolto. È un’esperienza ultra terrena, questo Terraforming.
[F]

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