Cirsium Kollektivet: dalla Svezia con rancore

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All’underground non c’è mai fondo. Ci sarà sempre qualcosa che ti stupirà per la sua capacità innata di rimanere nascosto per anni, la cui scoperta avviene sempre casualmente. Una segnalazione tira l’altra, un consiglio di un amico si incrocia con uno di Bandcamp o un like di un altro su Facebook e la frittata è fatta. Se digitate Cirsium Kollektivet su Google verrete prima sviati verso la non rilevante pagina Facebook di Kollektivet Records (che non c’entra nulla col mio ragionamento), poi avrete il magico Bandcamp della label, qualche album caricato da Metal Vault e un’intervista al fondatore di CK che vi consiglio. La storia è simile a tante altre minuscole label DIY: potere alle cassette, che assieme ai digital download vanno via per pochi spicci. Mi concentro sulle uscite più recenti, come al solito, con qualche cenno sulla storia dei gruppi coinvolti… insomma, quando riesco a capire di chi si tratta, perché -specialmente quelli svedesi- sono totalmente avvolti nel mistero.

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Partendo da chi invece ha una carriera molto lunga, vi presento gli Animo Aeger, tra i pochi che probabilmente conoscerete già, e che singolarmente hanno diversi altri progettini di cui leggerete più in basso. Impuls del 2010 è ancora un po’ legnoso ma di buon livello, ma è dall’impronunciabile Storchenwahrheit,-wirklichkeit che la band è diventata un nome da consigliare caldamente a chiunque mastichi black a 360 gradi. Lì c’è più melodia e la voce vira verso il depressive, mentre il successivo KotzeAdel del 2016 è più maligno e anche più evoluto e diretto. Fino ad allora era tutto uscito per Bleeding Heart Nihilist Productions. Quest’estate Cirsium Kollektivet si è accaparrata l’EP Ab-Fakt, molto rabbioso e crudo in alcuni punti, ma anche agrodolce in altri. È molto interessante la conclusiva Lämmerdynamik, dai toni malinconici e spettrali, sempre dominati da urla lancinanti. Saranno anche solo diciotto minuti, ma che intensità e che personalità gli Animo Aeger hanno tirato fuori!


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Gli stessi due musicisti di Animo Aeger hanno pubblicato un altro album che vi consiglio a nome Siech. È uscito ad agosto e sin dal titolo è molto esplicativo: Total Filth. Dimenticatevi l’introspezione e la follia di Animo Aeger, qui il black metal è molto più basilare e grezzo. Si trova sul canale Youtube di Greg Biehl, lo stesso da cui eventualmente avreste potuto ascoltare i Nornahetta. Due brani su tre sono non tanto disperazione pura, ma un buco profondo cinque metri in cui urlare fino allo sfinimento il proprio odio verso chiunque. Come coordinate stilistiche vi direi che sembra black metal scheletrico francese o portoghese, anche se la mia definizione di raw va molto oltre. A Violent Approach tenta un… approccio più moderato e vario, ma non ci riesce e si perde un po’ di quella mirabile tensione raccapricciante che pervade quasi tutto Total Filth. I suoni molto crudi e reali mi piacciono un sacco, e questo mi fa pensare con rammarico a quello che poteva essere il flop di Wolves Elitism Speech degli Infernal Blast con una produzione diversa.


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Restiamo assieme a Gråsjäl, l’anima svedese della band, perché lui comanda in solitaria un progetto molto più datato chiamato Vrångbild. Le sue demo più risalenti hanno oltre dieci anni, ma io ho contezza solo di quanto fatto da Jails In A Teacup in poi. Ogni volta non si sa che può succedere lungo le lunghissime canzoni, è black metal in fondo, solo che prima del fondo c’è una torbida stratificazione di psichedelia e di idee molto particolari. Il titolo dell’ultimo disco è fantastico: A Psyche Engaged To The Vortex. Trasuda malattia e pazzia da tutti i pori. Anche se ne avevamo avuto qualche avvisaglia in passato, chi mai avrebbe potuto pensare che fosse così doom? E per doom non intendo solo i riff rallentati della prima parte di Giving in to the craving, ma anche tutto il resto dell’atmosfera fluttuante e acida. Il cuore è comunque black metal, solo che è corroso e trasfigurato. La maturità nei suoni, molto più corposi, si sposa alla perfezione con atmosfere acidissime alla Nachtmystium. Questo disco è la fine del mondo e sarebbe un peccato lasciarselo sfuggire.


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E sempre Gråsjäl sotto il nome di Räude ha pubblicato due brevi lavori come Gestank. La mente va subito a Siech e a quel modo molto cinico e bieco di fare black metal. Se avessi dovuto parlarvi solo di Anti-Aesthetic Warfare non avrei perso tempo, linkandovi subito i suoi dieci minuti di disgrazia. Il successivo Hail Intoxication è più interessante, è più narcotico e ha un’atmosfera che penetra nelle ossa. Grande prova dietro al microfono, con risultati sempre diversi dai progetti citati in precedenza. Come vedete ci vuole più tempo a leggere che ad ascoltare, ecco qua: un cannone tra le chiappe.


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Come avete ben capito oramai, Cirsium Kollektivet non ha gruppi normali. Per complicare ulteriormente le cose avrei potuto parlarvi dei Corubo, brasiliani, ma non sono mai andato oltre il minuto di ascolto con loro. Molto meglio scontrarsi con la singolarità di Knarkaren, parola svedese che vuol dire “tossicodipendente”. La copertina non ortodossa dell’album ha attirato molti ascoltatori, così come averlo chiamato …put uninspired title here… E dovete provare il contenuto! Diverrete voi stessi dei Knarkaren. Si parte con una sorta di post metal abbastanza triste, ma nulla di abissale, poi arriva una voce che tende al DSBM. Il tutto è suonato con i mezzi di un gruppo garage e scazzo verso la vita del post punk. Sono quattro pezzi che confondono le idee, soprattutto in questo contesto.


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Knarkaren non è il primo e non sarà l’ultimo a sfruttare l’anonimato. Anche di Vomit Kult sappiamo solo che ha pubblicato un EP chiamato Demonic Art a inizio 2017. E che fa molto male, è un pugno in un occhio la copertina, così come è uno sciame di larve nello stomaco la musica. Blast beat sgraziato, tecnica basilare, chitarre che sembrano suonate con un’ascia o con un martello, scream di varia modulazione che non è mai meno che terribile: è la festa per chi si è sentito fuori posto con la roba più melodica di cui ho parlato poc’anzi, qualche centimetro più su. Non c’è nulla di notevole in Vomit Kult, lo ammetto, ma voi trovatemi qualche motivo per cui non è quantomeno gradevole averlo nella propria collezione!


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Avrei scritto le stesse identiche cose per Drux, se solo avessi conosciuto Cirsium Kollektivet prima dell’uscita di Vinterstilla. Perché i suoi primi due lavori (il full length Herkeleth e i tre pezzi di Fuxleichen) erano una slinguazzata sopra un tappeto di cocci di bottiglie, estremamente debosciati. Il nuovo EP mischia le carte in tavola. La produzione è meno gracchiante, così come le chitarre sono meno invasive e lasciano il posto alla batteria. Sostanzialmente aumenta il tasso di melodia e i ritmi sono generalmente meno monotoni, si valorizzano i tempi medi e i rallentamenti dopo le sfuriate, e ciò è un gran bene. Si tratta di uno dei lavori più riusciti di questo post e senz’altro il migliore mai uscito dalla penna/plettro/dita di Drux.


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Dulcis in fundo vi presento il prodotto più vendibile, maturo e pronto al grande pubblico del catalogo Cirsium Kollektivet, nonché il motivo principale della mia attenzione verso l’etichetta. Anche Kørper è svedese, avvolto nell’oscurità e il suo album si chiama Inanitas. In latino sono anche i titoli dei brani. È una totale dimostrazione di grande classe, che prescinde dalla feroce aggressività. La musica prende per mano, è tiepida, non esce fuori dalle casse in modo sferragliante come il solito disco black. I ritmi molto moderati, spesso lenti, si accompagnano in modi determinante con il canto soffuso e vagamente lamentoso, tanto che lo scream è limitato e per alcuni dettagli del genere non parlerei di DSBM in senso stretto. È più visibile lo spettro Burzum, assieme a qualche influsso post black, che tutta la ferraglia tagliavene venuta dopo. Non c’è stacco netto tra le melodie e il comparto black, come spesso accade nel depressive, ma è tutto omogeneo, ben amalgamato e molto vitale. Mi ha lasciato veramente a disagio, come la mano di un cadavere mi fosse passata ripetutamente sulla pelle. Costa due schifosissimi euro su Bandcamp, è veramente pochissimo per quanto Inanitas riesce a comunicare nelle sue cinque tracce.
[F]

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