Chi fa da sé… fa da sé # 1: Ovnev, Ieschure, DSKNT, Alder Glade, Engulf

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Quanto fascino c’è nell’impresa di riuscire a creare un album con l’aiuto delle sole proprie forze? Arrivare a un soffio dal sentirsi un dio spesso coincide con l’essere vittima di un esaurimento nervoso per la miriade di dettagli che bisogna curare per scodellare fuori un prodotto dignitoso. In questa sede voglio rendere merito a chi ce l’ha fatta e ha reso aurea la propria solitudine musicale, perché alla fine della fiera questi mezzi eroi si sono fatti un culo a cassonetto solo per NOI. E se non avete capito la citazione del titolo vuol dire che nel decennio scorso vi siete persi qualcosa di grande.

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La madre del black atmosferico è sempre incinta, soprattutto nell’ambito delle one man band. Eldamar lo fa abbastanza bene, ma rimane sempre distante dall’eccellenza, grado di perfezione cui invece Ovnev si è avvicinato con più decisione. Certo, ci sono pure dieci anni di differenza, West è del 1985 ed arriva al duo secondo disco in due anni. Incalescence è un bel passo in avanti rispetto a Cycle of Survival, sempre con una grandissima attenzione alle chitarre, in primissimo piano, che disegnano riff lunghi e sontuosi. La batteria è un po’ sepolta, come al solito, ma non è meccanica come spesso accade in questo genere, né le tastiere sono sovrabbondanti e fastidiose come da Lustre. L’amore per la natura permea tutto l’ascolto, è struggente come si sia unito un messaggio così positivo a un genere in origine ben più nichilista, infatti il concept riguarda la scoperta di un nuovo ecosistema in una spedizione in Antartide. Tante melodie che i fan degli Agalloch apprezzeranno molto e in generale tanta grazia nell’allestire conclusioni acustiche molto delicate compongono un album non perfetto, ma che gronda di passione.


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Il nome di Lilita Arndt non vi dirà nulla se non conoscete al dettaglio la discografia recente dei Moloch, con cui ha cantato in alcuni brani. Dallo scorso anno la ragazza di Rivne (Ucraina) ha messo in piedi il suo progetto Ieschure. Anche qui tutto taceva. Nel senso che l’unico dibattito in rete riguardava la prima lettera del moniker: è una “i” o una “elle”? E insomma questo teneva banco nei forum metallari fino a che la magistrale Iron Bonehead ha calato la sua mano su di lei. Il risultato di questa partnership è letale. The Shadow sussurra, sospira, geme, urla, muore. Lo spirito dei primi lavori di Burzum è trasportato fedelmente ai giorni nostri senza licenze poetiche pacchiane e con un’aura di occultismo che al nostro amichetto Varg mancava. Ovviamente la personalità della Arndt emerge, e come se emerge! È innanzitutto il timbro vocale a colpire, sensuale come la miglior Sarah Jezebel Deva nei dischi anni Novanta dei Cradle of Filth quando non va in scream, e allo stesso tempo lancinante, crudele, peccaminosa nella sezioni più estreme, in cui va oltre quanto fatto da Cadaveria negli Opera IX. E quando varie linee di voce si intrecciano è ancora meglio. Musicalmente siamo davanti a un black metal spesso lento, decisamente lugubre, molto intenso, che non può essere considerato raw a causa della definizione delle atmosfere e delle melodie. Sarà anche un disco molto breve e semplice, ma è appassionante dall’inizio alla fine, intro e outro comprese. A differenza di Myrkur, ecco una che fa veramente metal.


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Di palo in frasca, proprio per farvi capire cosa c’è nella mia testa quando ascolto un po’ di dischi, vi presento una novità: DSKNT. Non compro nessuna vocale, grazie. So solo che il tizio che gestisce questo progetto si è fatto aiutare alla voce dal tizio degli Antiversum. Sulla qualità criptica garantiscono Clavis Secretorum (che si occupa dei cd) e Sentient Ruin (che si occupa delle cassette). PhSPHR Entropy è dissonante, dissacrante e massacrante, un’incisione di Escher composta da ossa umane molto consumate. Parlare di black metal è scontato, eppure questi trentacinque minuti sono tutto fuorché black metal scontato. Antiversum, Deathspell Omega, Aosoth e ultimi Abigor sono i nomi più vicini a quanto ascolterete con sempre maggior incredulità, finché non diventerete incapaci di intendere e volere, e le spire di questo album malefico si saranno strette attorno alla gola. Astenersi claustrofobici, a meno che non siate anche sadomasochisti, il che è probabile se mi state leggendo. DSKNT è qualcosa di sconvolgente e puramente estremo, se il metal vi piace storto e non convenzionale.


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L’Australia ci sta dando le migliori soddisfazioni in ambito black metal. Dopo Somnium Nox e Greytomb, arriva all’agognato primo disco il progetto Alder Glade. L’autore è totalmente avvolto nel mistero (si sa solo che viene da Brisbane, forse) e da uno pseudonimo abbastanza strano come Drøüyn e riesce nella non facile impresa di bissare quanto ascoltato nelle prime due demo, raccolte in Exordium del 2015. Spine Of The World è un lavoro viscerale, profondo e spettacolare. Non ha melodie buone e delicate come Ovnev, ma qualcosa di più adulto e maturo. Si punta tutto sulla stratificazione delle chitarre, sempre molto taglienti e brillanti, assieme a un’anima folk che nei brani di qualche anno fa era meno vistosa e decisiva. È molto più tradizionale nelle sue componenti, non ci sono frammenti catartici come certe cose dei due gruppi connazionali, ma più atmosfera: fantastica atmosfera, unica atmosfera, creata senza alcun bisogno di abusare delle tastiere. Si sentono di più i boschi e soprattutto gli Agalloch nella finale, magistrale Beltane. Cosa molto importante: non sembra per niente un disco registrato nella cameretta di un adolescente, come spesso accade per le one man band di questo tipo. La Northern Silence ha tra le mani qualcosa di bollente, che potrebbe esplodere da un momento all’altro.


Pensate che finisca così? No, ancora una brevissima segnalazione, una pillolina per digerire.

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Subsumed Atrocities è costituito dai primi due brani di un americano del New Jersey, Hal Microutsicos, sotto il nome di Engulf. Attenzione a non aggiungere -ed alla fine, è un’altra cosa… e anche lì si cadrebbe bene. Qui si venerano gli Hate Eternal e i Morbid Angel ed è sempre un gran bel sentire, con uno stile più nevrotico e a tratti dissonante. Uscirà presto altra roba per la gagliarda Everlasting Spew Records, una sorta di percorso di EP che porterà al disco intero, ma nel frattempo c’è un comodo free download per imparare questi nove minuti a memoria. Dopotutto è quella la fine che si fa con le ossessioni. E credo proprio di avervene mostrate un bel po’!

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Un pensiero su “Chi fa da sé… fa da sé # 1: Ovnev, Ieschure, DSKNT, Alder Glade, Engulf

  1. […] Io e i Malformity siamo nati più o meno negli stessi anni, solo che loro hanno cessato di esistere dopo una demo nel 1995, mentre io -con tutta evidenza- non mi sono fermato lì. La reunion del 2014 ha generato una nuova sezione ritmica, di cui vorrei solo far notare il bassista dei fallici Regurgitate e General Surgery. Da lì è uscito fuori un ep chiamato Lectures onThe Apocalypse subito dopo e oggi un 7″ per Boris Records. Devo ammettere una cosa. Come loro non sono a conoscenza della mia esistenza, così io non conosco nulla di quanto hanno fatti prima di The Rapturous Unraveling. Ed è un peccato perché i due brani che lo compongono sono un gran bell’ascolto, un death metal supremo e magistrale che prende perlopiù da Monstrosity e Cannibal Corpse, con qualche riffetto un po’ più croccante alla Dismember/Grave (l’inizio di Unraveling). Lasciate perdere la copertina, non rende giustizia a un gruppo rinato sotto i migliori auspici. Le aspettative crescono, un po’ come per Engulf. […]

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