Le dimensioni non contano # 1: Coscradh, Cryostasium, Wending Tide, 夢遊病, Come Back From The Dead

Uomini-le-dimensioni-non-contano

Non ci casco più. Ho già fatto ammenda diverse volte negli ultimi mesi e ora torno a presentare i miei omaggi ai dischetti. Non dischi, proprio dischetti. Termine che intendo in senso vezzeggiativo e so che in realtà è un diminutivo. La brevità è un pregio che riesce a esaltare le gesta di pochi. Spesso sono gli stessi gruppi a sottovalutare la portata musicale di un mini-album, assegnandogli solo valore materiale/collezionistico perché spesso i dischetti sono in edizione molto limitata.

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I Coscradh sono il male. Qualcuno di loro ha suonato qui e questo mi fomenta non poco. Il nome molto sgraziato, in irlandese arcaico, che vuol dire massacro, è molto appropriato. Così come è descrittivo il titolo del nuovo EP Of Death And Delirium (Invictus Productions). Se nell’altro dischetto dello scorso anno prevaleva la morte, stavolta invece è tutti più delirante, putrefatto e folle. Così deve essere il death/black. Tre brani non sembrano tanti, ma attenzione al letterale disfacimento nel caos e nel terrore di Disappeared, ad esempio. I suoni sono cavernosi, ripugnanti e sconvolgenti. Il piatto forte è Saor Sa aHnhbais, che dura dieci minuti e da sola vale l’acquisto. Il senso di morte e di precarietà è molto più accentuato che in compari più o meno affini come Qrixkuor e Malthusian. Qui infatti c’è meno velocità killer e più atmosfera che sconfina dilaniante nel noise, forse anche meno voglia di suonare violenti o compatti, quanto necessità di mostrarsi totalmente degradati nel corpo e nello spirito.


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Il progetto Cryostasium è qualcosa di inclassificabile. O meglio lo era fino a qualche tempo fa. Rumori vari, molesti e affascinanti si susseguivano in una carriera lunga e fittissima, di cui ho ascoltato solo tre o quattro lavori. So solo che ascoltando di seguito Empowerment del 2012 e il nuovo Starbound, potrebbero sembrare due gruppi differenti, ma di base è sempre Cody Maillet. Il perché è presto detto: ha vinto il metallo, ha vinto il black metal sulle pulsioni noise/industriali. Questo già dal disco collaborativo con Meiko dello scorso anno, schizzatissimo, ma più definito che in passato. Oggi Maillet è ancora più domo, ordinato, organizzato. Psichedelico sì, senza tocchi di pazzia e ancora una volta con Meiko ad allucinare dietro al microfono. La copertina della ottima Luciana Nedelea ha catturato bene la natura liquida dell’opera: notturna, fosforescente, aliena. Ovviamente per chi si approccia ora a Cryostasium l’effetto immediato sarà questo. È tutto molto singolare, acido e fascinoso, in particolare le prime tre traccie. Una conferma importante da parte di uno dei punti di forza di Satanath/Grimm Distribution.


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E ora qualcosa di molto diverso: Wending Tide dalla Nuova Zelanda. Non si sa più nulla di questa entità, davvero null’altro se non che The Painter è la sua prima uscita e non poteva che essersela accaparrata Naturmacht Productions, che con questa, Dauþuz e Hyrgal mi ha straziato il cuore e le membra. Che qualità, che melodie, che emozioni! È forte l’influenza dei Woods Of Desolation, è cosa buona e giusta usare quel linguaggio, mentre la contaminazione col post rock e altro di Harakiri For The Sky, Deafheaven e Alcest non la sento molto nella costruzione dei brani. Certo questi diciannove minuti sono più melodici di tutti i dischetti precedenti messi assieme, pur non avendo nessun momento di deviazione rispetto al metal. E quindi chiamo in causa gli umbri Falaise, arrivati al loro secondo album giusto qualche mese fa. Anche lì una tempesta emotiva non indifferente. Imperdibile questo The Painter, è un fulmine a ciel sereno.


Se non la pensate così fa per voi il primo album (The Ancient Plague per Sentient Ruin Laboratories) dei Malefic Levitation, duo californiano di cui non saprei esprimere neanche un pensiero, è caos e distruzione senza criterio. Anche gli Infernal Blast col loro Wolves Elitist Speech sono a quel livello (War Art Productions). Anche qui niente di intelligente da dire. La lingua salta via dopo pochi secondi e il cervello smette di pensare.


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State per leggere di una delle band più strambe di cui ho scritto su questo blog, anche più di Cryostasium. Già dal nome non c’è da stare tranquilli: 夢遊病者. Capito? Vuol dire “sonnambulo”. Scrivono di aver pubblicato i loro due lavori nel 2037. Il primo dischetto è 統合失調症の飢餓 (Fame schizofrenica) ed è veramente mini, dura il tempo di un caffè al bar. È una roba che solo dal Giappone poteva uscir fuori, ma il piatto forte è il più consistente 5772, stavolta di ventuno agrodolci minuti, che ha avuto una vasta eco in tutto il mondo. O almeno nella parte del mondo che frequento, magari altrove ha avuto più successo Giusy Ferreri. L’imprevedibilità domina la scena, l’attitudine trasversale è innestata sul lo-fi e ci regala suoni estremamente espressivi. Le certezze vengono frantumate al suono (inusuale in questo contesto) di kraut-rock e psichedelia totalmente affogati nel catrame del noise, da cui il cadavere riemerge con rantolo alienato di un black metal. L’album, ostico e provante anche per l’ascoltatore più sicuro di sé, è andato a ruba, ovviamente, e Sentient Ruin ha ben pensato di ristamparlo in cassetta e vinile, mentre Annapurna si è occupata del cd.


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I Come Back From The Dead fanno parte di quel numero di gruppi dal nome un po’ sgraziato e inopportuno, tipo gli Order From Chaos, ma che fanno dischi della madonna. Anche se la loro fondazione risale a quasi dieci anni fa, solo dal 2013 hanno ingranato bene e dopo una demo e un full length, gli spagnoli arrivano oggi a un dischettino di quattro pezzi. Oltre alle loro credenziali come The Coffin Earth’s Entrails, ci sono altre garanzie come la sezione ritmica proveniente dai fortissimi Bokluk (bassista) e dai compianti Machetazo (il batterista era nelle prime demo), nonché il chitarrista dai grinder Nashgul. E poi la copertina: nessuno sa disegnare gli occhi come Cesar Valladares. Va da sé che il disegno di Caro Data Vermibus (Transcending Obscurity Records) meriterebbe di finire in tutti i negozi di ottica del mondo. I CBFTD sono molto old school, i più diretti a causa di alcuni richiami al thrash (Vomits Of A Demonic Infestation), scavano fosse al confine tra Entombed e Dismember da un lato (la contagiosa Carnivorous Craving From Beyond), Celtic Frost e Obituary dall’altro (la title track e la seconda parte di Endless Bloodsheed), tutti da intendere nelle loro prime incarnazioni. In questo EP i suoni sono più abrasivi e morbosi di The Coffin Earth’s Entrails, ma per quanto mi riguarda -questo blog ama troppo la lordura- ancora un pochino troppo puliti. In ogni caso è un ascolto molto divertente e rassicurante, è perfetto per riprendere coraggio dopo i 夢遊病者.

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