Pénitence Onirique – V.I.T.R.I.O.L. (Les Acteurs De L’Ombre Productions) 2016

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Ci sono gruppi italiani col nome italiano che fanno cacare calcestruzzo, ci sono poi degli ottimi gruppi italiani col nome italiano. Ci sono gruppi esteri col nome italiano, ma che era meglio fosse di un’altra lingua, eppure stratosferici (Medico Peste). L’ovvia conclusione che se ne può trarre è che prima o poi ci sarà comunque qualche merda da pestare per arrivare all’estasi.

Ci sono infatti gruppi francesi col nome francese che cantano in francese e alcuni se li filano solo perché cantano in francese, altri perché sono francesi. I Pénitence Onirique, lo ammetto, ve li presento solo perché in ossequio ad una mia infatuazione per i secondi della classe sono essenzialmente degli intrusi nell’estro e nel vulcano che corrisponde al nome di Les Acteurs De L’Ombre Productions. Mentre spaccano le montagne a destra e manca i Regarde Les Hommes Tomber, gli Au-Dessus e i ritornanti Arkhon Infaustus, questa oramai ex one man band si ripara un po’ timidamente nel lettuccio comprato da papà Emperor con le coperte rimboccate da mamma Limbonic Art. Dopo il bacio della buonanotte che fa? Invece di saltare sul letto senza contegno o di fuggire via a fare il teppista, il bimbo (che chiameremo V.I.T.R.I.O.L., guarda che caso) chiude gli occhi e si addormenta. Sogna, quello sì. E anche tanto. Sono piuttosto incubi, come i cinque pezzi del disco, con i confini non proprio definiti, ma con situazioni inequivocabili e ben note, come i riff e la loro consequenzialità, che mai durante il lungo ascolto mi hanno fatto ritornare su un passaggio particolare. È l’atmosfera che vuole candidarsi ad essere il punto di forza, non le canzoni, spesso con del riverbero in eccesso e rimbombi di basso senza soluzione di continuità. Non ci sono tastiere sinfoniche o violini vari, sono le chitarre ad essere molto liquide, con effetti più adatti al black cascadiano che a quello continentale, né si può dire che i Pénitence Onirique siano vicini all’altra parrocchia, quella dei Forteresse, molto più carnali. Ho parlato di un album dello scorso anno perché penso che i Nostri possano fare molto meglio di così, possano darsi una scossa scegliendo di sperimentare come i loro compagni d’etichetta o invece di darsi a qualcosa di più classico. Questa via di mezzo è impietosa: mette in rilievo quasi solo i difetti delle due alternative. C’è da sperare che la trasformazione in una band a più teste pensanti ci regali qualcosa di grande.
[F]

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