Gravetemple – Impassable Fears (Svart Records), 2017

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Con chi abbiamo a che fare? Semplicemente con Steve O’Malley dei Sunn O))), il suo compare nei live Oren Ambarchi, Attila Csihar che conoscete meglio di me e Matt Sanders alle percussioni, attivo in millemila gruppi tra cui Destroyer 666 e Hobbs Angel of Death.

In un periodo di ritorni dal decennio passato come Urn e Shaarimoth (i primi che mi sono venuti in mente), aggiungiamo anche i Gravetemple. The Holy Down del 2007 era un lentissimo e a dire il vero poco dinamico brano di un’ora che non aveva lasciato grandi ricordi di sé. Oggi il suo successore è ben altra cosa. Entriamo subito in media res, è tutto più irrequieto, acre e metallico, si sentono addirittura dei riff doom ogni tanto. Ma presto ci si ritrova con la bava alla bocca e le allucinazioni, mentre Attila continua a sussurrare/urlare sciamaniche litanie e il batterista segue ritmi impossibili da decifrare. Intanto rimbombano note di basso. Da segnalare inoltre (e non sia visto come spoiler) la desolazione e la paura che assalgono l’ascoltatore quando apparentemente tutto tace e resta solo il rumore del paesaggio, quando il drone diventa ambient a metà della tracklist. Tanto che i brani più corti diventano importantissimi nell’economia dell’opera, altro che semplici interludi. Impassable Fears è uno sguardo fisso sulle proprie fobie. Avete le vertigini? Eccovi in cima alla torre di Babele. Siete claustrofobici? Eccovi rinchiusi nella scatola cranica di un ominide. Siete agorafobici? Tutte le pareti sono state abbattute. Siete tanatofobici? Siete già morti.
[F]

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