Intervista agli Afraid Of Destiny (black metal, Italia)

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Cari lettori, ho qui un’intervista fenomenale a un gruppo che non è da meno. Non rubo altro spazio perché c’è tantissimo da scoprire, da amare e -perché no?- da odiare di questa giovane formazione veneta. Sono sicuro che non resterete indifferenti davanti alle loro affermazioni. [F]

Afraid of Destiny: che cos’è per voi il destino? È stato particolarmente maligno nei vostri confronti, anche umanamente?
Adimere (fondatore unico della band nel lontano 2012, tuttofare): Il destino è quella cosa che decide il tuo futuro. Il destino è già stato scritto, e noi possiamo solo attuare delle scelte che ci mandano da una parte o dall’altra. O è “A” o è “B”, non ci sono mezze vie. Poi parliamo onestamente, chi non ha paura di quello che potrà succedere? Afraid of Destiny è comunque una band molto personale dal punto di vista musicale e lirico, e lo si può notare specialmente in ‘Agony’ in canzoni come ‘Autumn Equinox’.
R.F. (cantante, anche in Catechon, Solitude Project, In Crucem Agere): Non so se chiamarlo ‘destino’ oppure no, ma in poche parole personalmente penso che certe persone siano nate per stare bene e altre no. Che dipenda dalla fortuna, dall’intelligenza, dal contesto in cui si vive non lo so, ma penso sia difficile che una persona nata triste diventi felice. Un po’ come amare e odiare: puoi passare da amore a odio, ma non da odio a amore, stessa cosa con il benessere, puoi stare bene e di colpo stare male ma se sei predisposto a vivere male beh… La disillusione bussa alla tua porta. La seconda domanda è difficile perché è ancora più soggettiva della prima. Una persona che non conosce la sofferenza emotiva può benissimo metterti a confronto con, per esempio, dei civili in tempo di guerra, con una persona malata di cancro o chissà cos’altro. Il punto è che una testa abbiamo, e a malapena a volte capiamo quella. Chi ce lo fa fare di giudicare il pensiero o le emozioni altrui? Ecco perché non so come rispondere alla tua domanda. Sono una persona fortunata, ho amici, ho famiglia, ho lavoro, ho modo di esprimere ciò che provo con la mia “arte”… Ma diciamo che se stessi bene mi dedicherei ad un altro tipo di musica. Non sono nato per essere felice. O almeno finora la penso così.
M.S. (chitarrista, anche lui nei Catechon): Penso che il destino non sia altro che la somma delle decisioni prese da una persona durante la propria esistenza, certo come dice R.F. esistono variabili come il contesto e le condizioni in cui si è nati, però per un buon 70% il destino è dettato da come decidiamo di spendere il nostro tempo e da quanto determinati riusciamo ad essere di fronte alle avversità che esso ci pone contro. Personalmente non mi considero perseguitato negativamente da questo cosiddetto destino e finora, a parte qualche amara sconfitta, penso di aver fatto le scelte giuste, o perlomeno quelle che mi soddisfano da un punto di vista umano.

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Parlo al plurale perché ora siete un gruppo effettivo, ma il progetto è nato alcuni anni fa come one man band. Quando c’è stato questo cambiamento/allargamento dell’organico? Cosa l’ha originato?
Adimere: Il cambiamento è successo in maniera completamente naturale. Conosco R.F. ed M.S. da svariati anni, e mi sono trovato divinamente con loro. Io ho sempre desiderato portare su un palco, grande o piccolo che sia per me ha poco conto, la musica che ho composto nel corso degli anni. R.F. desiderava far parte di un complesso Depressive con cui fare live, ed M.S. desiderava tornare a suonare dal vivo con qualcuno. Le cose sono andate di pari passo, e ci troviamo bene per quanto riguarda composizioni e quant’altro. Stiamo ingranando come band, non più come progetto, e questo fa solo che bene quando si cerca di arrivare da qualche parte.

In quattro anni già due full length e diversi split. Dove trovate l’ispirazione? No scherzo, non dovete rispondere, è una delle domande più brutte che si possono fare in un’intervista. Eppure ricorre spesso. La vostra musica è disponibile su Bandcamp e Youtube e lì rimando a chi sicuramente vorrà ascoltarvi. Voglio chiedervi invece se siete consapevoli di essere una mosca bianca da questo punto di vista, almeno in Italia. Ci sono progetti/gruppi che ritengono di avere una discografia (con annessa pagina su Metal Archives) grazie a un paio di brani pubblicati più volte in diversi formati.
Adimere: L’ispirazione, come tu la chiami, non la si trova da una fonte precisa e si può sfortunatamente dire che, alla fine dei giochi, “tutto fa brodo”. Dico “sfortunatamente” semplicemente perché può arrivare nei momenti più bui della tua vita come anche in quelli più sereni anche se nella maggior parte dei casi si può dire, citando Proust, che “I veri libri devono essere figli non della luce e delle chiacchiere ma dell’oscurità e del silenzio”. Questo pensiero si può traslare tranquillamente su qualsiasi tipologia di forma artistica. L’importante resta comunque cogliere qualsiasi cosa arrivi per usarla a proprio vantaggio, anche se la quantità dei brani prodotti non fa di certo la loro qualità, eccezion fatta per progetti che hanno sfornato album che ritengo capolavori con relativamente poco tempo di distacco l’uno dall’altro, come ad esempio lo possono essere Telepathic With the Deceased e To Violate the Oblivious di Xasthur, o Mysteious Semblance e Spiritual Catharsis di Striborg stesso, due artisti che io adoro. Se ci sono artisti che ritengono di aver fatto una discografia con solo due brani in più formati buon per loro, a noi di certo non cambia nulla. Cerchiamo di fare il nostro, nel nostro piccolo.
R.F.: L’unico split ufficiale è An Answer to the Fake Underground con gli Eyelids, gli altri li rinneghiamo. Non mi prendo la libertà di criticare le band che fanno questo, facciano ciò che vogliono, a me basta che non vengano a rompere le palle a noi, per il resto liberissimi di vantarsi di qualsiasi cosa.
M.S.: Per quanto il mio contributo per ora sia limitato solo alle registrazioni, e parte della composizione, dell’ultimo split ritengo che il motivo di tanta produttività sia la voglia di scrivere e produrre musica, invece di posare per mostrare a tutti quanto TRVE KVLT possiamo essere. Potremo anche fare scena sui social quando abbiamo voglia di divertirci ma alla fine della fiera siamo una band e in quanto tale la musica è il nostro mestiere, nulla di più semplice.

Credete di essere migliorati nella vostra breve e intensa carriera rispetto alle primissime canzoni pubblicate? In cosa invece sapete di essere ancora immaturi o imperfetti?
Adimere: Decisamente. Partendo dalle tecniche di registrazione, che migliorano notevolmente ad ogni album che abbiamo fatto uscire, fino ad arrivare alla musica stessa che cerchiamo di rendere più matura man mano che il tempo passa e quindi meno impulsiva. Basti pensare che il primissimo demo è stato scritto e registrato nell’arco di una sola settimana, mentre Agony ha richiesto un lavoro lungo più di un anno solo per le musiche, mentre per testi e voci il lavoro è durato due anni e mezzo, quasi tre. Per quanto riguarda le immaturità della band sento che ancora manca un vero e proprio sound nostro. Un sound che stiamo comunque cercando di solidificare, e che con Agony siamo quasi riusciti trovare o comunque ad avvicinarvici con discreto successo, a mio parere. Una cosa bella degli Afraid of Destiny è che ogni release è diversa a modo suo, quindi non ci sarà mai nulla di uguale al precedente.
R.F.: Per quello che può valere l’opinione di chi ha messo voce (in tutti i sensi) in solo due lavori della band secondo me è migliorata molto la produzione e la capacità di esprimere emozioni. I suoni di Agony li adoro, dalla prima all’ultima nota. E anche dal primo all’ultimo urlaccio. Inoltre devo dire che la mia voce si adatta meglio alla musica rispetto a quella dei precedenti cantanti, ma qui non è questione di tecnica o altro, semplicemente di gusto personale. Io preferisco cantare invece di urlare. L’imperfezione per me sta nel fatto che ancora non si può dire “questo è un pezzo Afraid of Destiny” ascoltando un solo giro di chitarra come succede per esempio con gruppi quali Mgła. Ma penso che ci sarà tutto il tempo per avere uno stile che ci distingua da tutti gli altri gruppi e che allo stesso tempo trasmetta senza sforzi ciò che vogliamo trasmettere. Se ci si concentra solo su questo si rischia di non trasmettere più nulla, e questa è la mia più grande paura: se una musica basata esclusivamente sui sentimenti non è in grado di far provare qualcosa all’ascoltatore ha fallito. Come medium e come opera d’arte.
M.S.: Personalmente credo che come band dovremmo, pur mantenendo la linea compositiva iniziale, espandere i nostri orizzonti sonori, introducendo scelte armoniche e melodiche al di fuori delle aspettative dell’ascoltatore. Con questo non intendo diventare progressive metal, con buona pace di R.F. che spesso e volentieri mi ammazzerebbe di fronte ad alcune mie proposte musicali, ma permetterci di utilizzare elementi che possano arricchire in maniera sensata un songwriting che si è già rivelato vincente.

Assieme a voi anche gli Eyelids(intervistati qui) hanno già una buona discografia se rapportata agli anni di attività. Come li avete conosciuti? Avete visto in loro degli spiriti affini immediatamente?  In generale cosa pensate degli split album? Hanno un valore aggiunto? Siete soddisfatti dei vostri? L’iniziativa per la realizzazione parte da voi o vi lasciate coinvolgere?
R.F.: Non ricordo nemmeno da quanto conosco D. degli Eyelids. Ricordo bene il giorno che mi ha chiesto un parere sulla sua musica, ne sono rimasto estasiato: un Depressive Black Metal a la Trist in Italia non l’avevo ancora mai sentito. Non in quella qualità compositiva ed emotiva. La demo Departure e in particolare la title track sono irresistibili dal mio punto di vista. Sono molto fortunato ad avere la prima stampa limitata a 25 copie, e di avere addirittura la numero 1! Gli split album sono un tipo di release estremamente underground, anche per questo abbiamo scelto di produrne pochissime copie. Significano supporto, stima, amicizia e fratellanza tra le band. Sono parecchio soddisfatto dello split con gli Eyelids, come lo sono di quello che ho fatto uscire con la band in cui suono la batteria, i Catechon, Italian Black Metal Assault con Infernal Angels e Ad Noctem Funeriis. Ogni split ha un significato secondo me, quello con i Catechon era quello di unire in fratellanza della Fiamma Nera del Black Metal tutta l’Italia, dal Nord e poi passando per il Centro al Sud. Questo split con gli Eyelids è una dimostrazione di ciò che per noi deve essere l’Underground, ovvero una vera e propria fratellanza tra band, al contrario di quello che ultimamente succede soprattutto sui Social Network, ovvero guerre e guerrette tra poveri. Imbarazzante. Per la stessa questione ribadisco che i due split precedenti a An Answer to the Fake Underground li consideriamo non ufficiali e invitiamo i nostri supporter a non acquistarli. I pezzi contenuti in quelle release si possono trovare nell’EP Hatred Towards Myself, questo assolutamente non rinnegato. L’iniziativa di fatto non è partita da nessuno in quanto avevamo entrambi la stessa idea di fare uno split insieme, le cose sono letteralmente andate da sole, dovevano capitare. “Destino” dicevi prima, no? Eheheheh!
Adimere: Io ho conosciuto D. degli Eyelids grazie ad R.F., che mi fece ascoltare Departure prima ancora della prima uscita in formato fisico. Mi sono piaciuti da subito perché il loro è del buonissimo e “sano” Depressive Black Metal senza alcun tipo di compromesso, cosa che in pochi sanno fare, e da quando li ho conosciuti io e D. abbiamo iniziato a sentirci facendo poi nascere questa amicizia tra persone, prima che tra band. In generale l’ho sempre ammirato un sacco, assieme a tutto il resto della band. Per me gli split sono sinonimo di unione tra band con ideali simili e con cui ci si trova bene. Gli split precedenti, che pure io invito a non acquistare in alcun caso, sono stati un grossissimo errore per motivi che riguardo una band coinvolta in entrambi gli split rinnegati, …Click the Switch… End it All…!!! e Life: No More, e che non sto a spiegare. In breve mi limiterò a dire che si è dimostrato che in realtà non c’era la “fratellanza” che dovrebbe esserci in queste situazioni. Questo essendo il primo split vero e proprio ti dico che, da parte mia, c’è stato un coinvolgimento naturale che ha portato al tutto.

E veniamo al vostro ultimo disco, proprio lo split con gli Eyelids. Trentacinque minuti totali, quindi un disco abbastanza sostanzioso. Il titolo è molto rude e diretto. Appena l’ho letto ho pensato “molto poco elegante, è perfetto per un disco black”. Poi ho letto alcuni esilaranti commenti sui social che se fossi stato meno propenso all’ironia avrei trovato deliranti. Si è scritto di “oltraggio”, di “insulto alla scena”, persone non meglio specificate si ritenevano offese, o meglio, facevano presente che qualcuno poteva offendersi. Possiamo ragionare su questo punto? La mia domanda in senso ampio è: perché? Da quando il black metal è diventato così innocuo, impaurito e insicuro da essere scandalizzato da un titolo del genere? Cioè, Gesù decapitato ok, ma la parola “fake” accanto ad “underground” no? Forse è meglio partire dall’inizio. Se la vostra è una risposta, qualcuno avrà posto in essere determinati comportamenti, no?
R.F.: Premetto il fatto che eterosessualmente parlando ti adoro per aver fatto questa domanda. Il titolo, oltre ad essere rude e diretto, ha anche molteplici significati, la maggior parte dei quali non sono stati (secondo me volutamente) colti da chi è rimasto “offeso”. Uno split in sé è una risposta ad un Underground inquinato da guerre tra poveri che nascono letteralmente dal nulla. Sono quasi dieci anni che sono in questa “scena”. Possono essere relativamente pochi, e io posso essere anche molto giovane, ma dal mio punto di vista dieci anni non sono due mesetti. E ho imparato a detestare letteralmente tutto questo ambiente proprio per questo motivo. Praticamente non si è più liberi di esprimere la propria arte e la propria opinione, se non segui un determinato schema devi metterti il cuore in pace, qualcuno arriverà a romperti le palle. Detto questo non è assolutamente un insulto alla “scena”, bensì un invito: “vi invitiamo a fare come noi, a creare fratellanze tra band senza aver paura di dire che qualcosa non va”. Io personalmente credo esattamente ciò che hai detto tu, che An Answer to the Fake Underground sia un titolo più Black Metal di quelli che tanto inneggiano a foreste e a demoni vari. La gente è abituata ormai a questi teatrini demoniaci, ma non a uno schiaffo in faccia come questo. Il Black Metal è diventato impaurito da quando va di moda essere i più TRUE della situazione, se fai qualcosa di diverso allora rovini tutto ciò che il Black Metal è sempre stato dai primi anni novanta. Ma per come la penso io, uno, non siamo più negli anni novanta, due, negli anni novanta non c’erano i Social Network che decidevano le sorti dell’arte e della musica. Il Gesù decapitato è accettato nella società Black Metal, dire che l’Underground è malato non lo è. E per cui paradossalmente, filosoficamente parlando, penso che sia più Black Metal dire ed esprimere questi pensieri. Questo split è dedicato a chi si diletta con le guerre tra band, questo è l’Underground falso. Quello vero per come la vediamo noi è quello fatto di supporto e fratellanza. Tutti noi contro il sistema, che può essere politico, religioso o emotivo. Non tutti contro tutti. E se il titolo di una release di due band “sfigate e depresse” crea più scompiglio di quello di un qualsiasi clone di Darkthrone o Burzum beh, facciamoci due domande, una delle quali potrebbe essere “ma cos’è veramente il Black Metal?”, di sicuro non è una moda e non è una cosa che deve essere accettata sulle paginette di Facebook. Detto questo, come abbiamo scritto nel booklet, noi non abbiamo più intenzione di seguire queste puttanate, ci dedicheremo solo ed esclusivamente alla nostra musica, che a parte questa eccezione, è puro sentimento.
Adimere: Il Black Metal è di base sconvolgere, no? Noi facciamo soltanto musica che cerca di arrivare alle persone, e lo stesso titolo è stato scelto di conseguenza e se con un un semplice titolo siamo stati in grado di sconvolgere e stuzzicare chi fa addirittura a detta loro, Black Metal, vuol dire che stiamo lavorando bene.
M.S.: Troppe seghe mentali, poca musica di qualità che viene sepolta da altrettante seghe mentali, il resto l’ha già spiegato R.F.

Le cinquanta copie dello split sono numerate col sangue. A proposito, sangue di chi e perché? Non aggiungo altro perché la vedo come una cosa abbastanza neutra. Sono malato se per me è normale? Ci sono state reazioni scomposte o qualcosa di simile? Così come averlo pubblicato per Acclaim Records, altra scelta scomoda per chi guarda ai colori politici anche nel black metal.
R.F.: Il sangue è mio, e fa bene a sembrarti netura, d’altronde è una release che tenta di essere Black Metal (almeno negli intenti), per cui di certo non ci si dovrebbe aspettare un arcobaleno acquerellato. Le reazioni scomposte non ci sono state per questa release in particolare ma ci sono state per la prima versione del nostro secondo full length Agony, le quali sono state letteralmente imbrattate del mio sangue: in una recensione ci è stato detto che è un gesto di pessimo gusto. Rispetto il parere ma… Il Black Metal dovrebbe essere di buon gusto per caso? Per la questione Acclaim Records non c’è nulla da dire, nessuno di noi è impegnato politicamente, anzi. La Acclaim è stata la label che ci ha proposto la miglior offerta. Non pensiamo che aver prodotto una release sotto quell’etichetta ci identifichi come persone politicamente schierate, in quanto quella label ha si prodotto musica di destra, ma per la maggior parte musica apolitica. È stata una label estremamente professionale e la consiglio a chiunque voglia far uscire un disco a tiratura molto limitata ma di buona qualità. Ricordo inoltre che i classici dei Nokturnal Mortum sono stati ristampati dalla Osmose… Ora tutti i gruppi sotto quella grande casa dovrebbero essere definiti nazi? Non credo.
Adimere: Afraid of Destiny è una band assolutamente apolitica, ed il fatto che noi siamo stati pubblicati da un’etichetta che in passato ha fatto uscire album schierati non ha nulla a che vedere con la nostra scelta. Abbiamo fatto una ricerca in generale di etichette che potessero pubblicare la nostra tipologia di materiale, abbiamo mandato email a tutte quelle etichette che abbiamo trovato, e loro si sono proposti con l’offerta migliore. Nulla di più, nulla di meno. Per la questione “sangue” fortunatamente non è venuto fuori nulla riguardo shock, scandali o quant’altro, ed alla fine va bene così.

Spesso si parla di “supporto incondizionato” a un determinato gruppo o scena, qualsiasi cosa voglia dire. A mio avviso è questo che uccide la musica. Il modo più sano e proficuo per consentire a un gruppo di andare avanti dovrebbe essere invece “supporto a patto che non facciate musica di merda”. Lì si sconfina nel masochismo. La critica è vista -lo dicevamo prima- come qualcosa di alieno e di cui non tener conto. Cosa ne pensate? Che ve ne fate dei pareri sulle vostre creazioni, delle recensioni (positive o negative che siano) che io e migliaia di altri sfigati scriviamo sul web?
Adimere: Per me il termine supporto ha un solo significato: aiutare chi se lo merita. Questo vuol dire, ovviamente comprare CD, merchandise vario, e chi più ne ha più ne metta. Se a mio parere la band merita io cerco di dare il mio supporto direttamente a loro, ovviamente dentro le mie possibilità economiche. Le recensioni, nel caso del supporto, appunto, sono ininfluenti quando si tratta di un complesso che già conosco. Se il materiale mi piace lo compro, non vedo perché debbano esserci vincoli dovuti a recensioni o pareri comuni. Vedi per esempio Sunbather dei Deafheaven. Quell’album lo ritengo fantastico, e nonostante tutti gli scandali dovuti ai puristi che urlano ancora al “Non è vero Black Metal, durr durr durr!” io l’ho comprato in vinile, e lo ascolto sempre più che volentieri assieme al self-titled di Sacred Son. Le recensioni per Afraid of Destiny sono spunto per cambiare dal punto di vista musicale, sfruttando i consigli per migliorarci in linea generale. Anzi, ringrazio chi ha dedicato del tempo ad ascoltarci, darci consigli, recensirci, criticarci.
R.F.: Una volta anche io supportavo qualsiasi gruppo italiano, perché pensavo che al contrario aiutasse la musica ad espandersi. Questo comportamento, mio e di altre persone, ha fatto si di riempire l’ego di persone sbagliate e bidoni della spazzatura. Io personalmente la maggior parte delle recensioni le vedo come pubblicità gratuita, ma in alcuni casi (come la stupenda recensione di Agony della webzine Sick And Sound) serve proprio a capire se il messaggio è arrivato. E nella maggior parte dei casi è arrivato… Eccome se è arrivato! Siamo più che entusiasti delle nostre recensioni. Le interviste servono anche loro a farsi pubblicità, ma in rari casi come questo servono anche a capire ciò che pensano seriamente i membri di una band, capire il concept dietro il progetto e alle release, e così via. Colgo l’occasione per ringraziarti di queste stupende domande, non ho mai risposto alle domande di un’intervista in maniera così piacevole e approfondita.
M.S.: Non ho mai dato supporto incondizionato a nessuno come non mi aspetto che nessuno lo dia a me, il supporto va guadagnato attraverso il sangue e il sudore speso sulla propria arte nel tentativo di confezionare qualcosa che possa piacere agli altri, oltre che a se stessi. Ovviamente questo piccolo dettaglio passa sopra la coscienza di molti che credono che scopiazzare qua e là dai lavori altrui appiccicandovi sopra l’etichetta di “vera” musica possa salvarli in qualche modo da ogni critica. La critica è giusta, anche quando negativa, purché sia costruita in maniera sensata, basata su una solida argomentazione che non sconfini troppo in preferenze e politiche personali.

Con i generi non sono molto bravo e quando posso chiedo aiuto a chi ne sa più di me, quindi vi prego di illuminarmi perché la rete è un posto in cui c’è tutto e il contrario di tutto. Depressive black metal, suicidal black metal: ma non è comunque black metal? E perché nel libretto dello split dite che il DSBM è il più odiato? Per quali motivi lo è?
Adimere: Il Depressive Black Metal è Black Metal in tutto e per tutto. Come ogni genere ha il suo motivo di esistere, e come ogni genere può piacere come no. Se ti piace bene, mentre nel caso contrario non venire a rompere i coglioni dicendo che non è Black Metal. Per questo esiste questo astio nei suoi confronti. Gusti e tematiche. Quando si parla di depressione bisogna ricordarsi che molti artisti che fanno tuttora Black Metal parlano di depressione nei propri album, o anche ne hanno sofferto. Alcuni esempi? Abyssic Hate, Tryptikon, Melencolia Estatica. Insomma, tutte band che non fanno quello che noi chiamiamo Depressive Black Metal. Poi naturalmente si cade nel ridicolo quando chi ridicolizza questo sottogenere per via delle proprie tematiche va poi ad avere progetti dove trattando delle stesse identiche tematiche. Insomma, da un semplice giudizio diventa in breve il festival dell’ipocrisia.
R.F. Il DSBM da qualche anno a sta parte è diventato il genere più odiato nel Metal in Italia. Ancora di più del Metalcore, il genere che andava tanto di moda smerdare via internet e anche di persona. Io non ho la pretesa né la presunzione di sottolineare il fatto che il DSBM sia Black Metal, per alcuni dire che il Depressive è un sottogenere del Black equivale a bestemmiare. Io credo che ogni artista debba avere la sua personale visione dell’arte, e la nostra arte è questa, che sia Black Metal o che non lo sia. Musicalmente parlando, perché filosoficamente e ideologicamente parlando SECONDO ME è più Black Metal il DSBM di qualsiasi altra cosa, appunto perché è odiato, temuto dai puristi. “Temuto” perché a quanto pare rovina ciò che è il Black Metal ideologicamente parlando e musicalmente parlando, perché la depressione e il suicidio sono argomenti da deboli. Ci si dimentica però di Dead, il quale praticava violento autolesionismo… E che poi si è pure suicidato. Bisognerebbe iniziare a rispettare un po’ di più sia arte che artisti, e se una cosa non piace sticazzi. Tutto qua. E allora non esisterebbero più etichette o altro, esisterebbe il BLACK METAL e basta, il genere che fa paura alle masse. Ma ora è più che accettato. Anche troppo. Vedo ragazzini per strada portare maglie e pendenti con croci inverse come se nulla fosse. Magari entrano pure in chiesa conciati così. Però non ho mai visto nessun ragazzino con una maglia con un polso squarciato come le nostre. Ormai sono pure socialmente accettate le aquile naziste. Eppure ricordo che la persona dietro al progetto Kristallnacht quando si è reso conto che il NSBM non faceva più paura si è levato completamente dall’ambiente. Se il Black Metal è musica che parla di superiorità, di guerra, di Satana e di internet allora no, noi non siamo Black Metal. Ma se come penso io il Black Metal è un genere che parla di odio, di misantropia e che crea paura e scompiglio beh… Forse il Depressive Black Metal va rivalutato un pochino. I Darkthrone dicevano di essere il gruppo più odiato del mondo, ora è diventato quello con il culo più slinguazzato. Ora è chi fa DSBM ad essere odiato. E si, sono felice di essere odiato da chi va contro l’arte.

Quali sono le etichette che secondo voi pubblicano ancora il vero black metal? E quali album hanno sconvolto l’esistenza degli Afraid of Destiny ultimamente?
R.F.: Non so cosa rispondere perché non so quale sia la tua personale concezione di “vero” Black Metal. Posso citarti la Les Créations Clandestines, label che rifiuta qualsiasi tipo di Social Network e qualsiasi band si serva di quei siti, la Talheim Records che è imbattuta in quanto qualità delle release sia dal punto di vista della musica fisica che quella vera e propria, la War Against Yourself, il cui nome parla da solo… Personalmente devo dire che gli album che mi hanno più ispirato ultimamente per gli ultimi testi e per le ultime melodie sono Void Estate degli End of Green e If You Leave dei Daughter. E no, non sono minimamente album Black Metal. Grazie infinite per la più bella intervista a cui abbia mai avuto il piacere di rispondere.
Adimere: Delle label che pubblicano del buonissimo materiale Black Metal, perché ritengo che il termine “vero” Black Metal ormai sia obsoleto per tutta un’infinità di contaminazioni che il genere ha avuto negli anni, per me sono le austriache Cursed Records e Talheim Records, le nostrane ATMF, Avantgarde Music, War Against Yourself. Mentre gli album che hanno sconvolto Afraid of Destiny in questi ultimi mesi sono Phobos Monolith di Mare Cognitum, ed Inori di Kanashimi. Grazie a te per il tempo dedicatoci, ed a presto!

3 pensieri su “Intervista agli Afraid Of Destiny (black metal, Italia)

  1. […] La bellezza non sfiorisce nel giro di un anno, ossia gli album del 2017 che ho ascoltato a ripetizione: Viscera/// – 3: Release Yourself Through Desperate Rituals Chaos Moon – Eschaton Mémoire The Clearing Path – Watershed Between The Firmament and The Realm of Hyperborea Uncreation – Overwhelming Chaos (intervista) La bellezza dell’anno nuovo, ossia gli artisti più attesi del 2019 (qualcosa ho già ascoltato, qualcosa no, ma sono sicuro che il prossimo dicembre, in un post analogo, ci saranno molti di loro): Esogenesi Extirpation Eyelids (intervista) Fulci Altarage Vajass Misery Index Grumo Pig’s blood Jupiterian Ossuarium Afraid of Destiny (intervista) […]

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