Insania.11 – Di Sangue e di Luce (2016)

a4272704616_16

C’è stato un momento, tra la ricezione della mail promozionale e la pressione del tasto play su Bandcamp, in cui ho pensato: “cazzarola, come dico agli Insania.11 che non mi interesso di roba industrial metal o thrash moderno?” Perché quel nome e i titoli in italiano mi avevano ingannato di brutto.

Per fortuna la spiacevole notizia non è mai stata data, il duo lombardo già da libretto e cura dei particolari è molto diverso da quanto sembra. Come si può vedere dai colori molto accesi è tutta una questione… di sangue e di luce. La prima parola che mi viene in mente pensando agli Insania.11 è coraggio. Ce ne vuole tanto a tornare in pista dopo aver pubblicato una demo nel 1994 quando si chiamavano semplicemente Insania. E ce ne vuole altrettanto per aver voluto innestare testi in italiano su un death metal tecnico fortemente influenzato dai Meshuggah. La nostra lingua mostra dei limiti, in particolare la tendenza del cantato ad accentuare sempreeeeh l’ultimaaaaah sillabaaaaah e questo non fa spiccare il volo ai testi. Il tipo di growl utilizzato è quello di un cantante di un’altra epoca, ed è una cosa positiva per me, perché qualcuno con velleità più “moderne” l’avrebbe cantato con una tonalità del tutto incomprensibile e ultra-ribassata. Per quanto riguarda i testi, invece, ce ne sono alcuni che danno un senso alla musica ed altri che sono solo un fiume di frasi, del tutto avulsi rispetto a ciò che gli strumenti stanno creando. Il concept che li lega (è spiegato in modo completo qui) va oltre la dimensione di “gruppo alla prima demo”. Ne consegue che i brani migliori sono proprio quelli in cui avviene questa fusione tra musica e parole, nonché quelli che riescono a effettuare maggiori variazioni e a trovare uno slancio emotivo. Mi riferisco a Nosferat (aspettando l’alba) e a B Naural (i figli del quinto sole), in particolare quest’ultima più lenta e con melodie sottili. Gli altri pezzi pagano pegno ad una struttura e a una costruzione troppo bidimensionale: più che canzoni con un tema portante, sono una bella collezione di riff intricati e drum machine (ottima tra l’altro, a parte i piatti come spesso succede) che si intersecano senza sosta. Ripartire dai punti di forza, trovare altri musicisti che possano completare la tavolozza di suoni e di colori all’interno di una pubblicazione competitiva e eventualmente ripensare al modo di utilizzo dell’italiano, che in questo contesto perde di forza evocativa. Speriamo che non ci sia da aspettare fino al 2030.
[F]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...